GALLERIA DELLE DEE AFRICA & OCEANIA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dee Madri di tradizioni meno note

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Ogni tradizione ha venerato Madre Terra attraverso le figure di Dee Madri cui hanno dato nomi differenti, che per ovvie ragioni sono meno note della stessa Gaia.
Questa ricerca è dedicata alle Dee ALA, MA-EMMA, MAMAPACHA, PERCHTA, TACOMA E TAILLTE'.


ALA, ALE, ANE

La divinità più popolare della tribù Ibo della Nigeria è la madre terra Ala, creatrice di tutto ciò che vive e regina dei morti che provvede alla lealtà reciproca nella società e dà la legge.
Essa viene venerata ancora oggi. E’ la guardiana della moralità, colei su cui si pronunciano i giuramenti e nel cui nome i tribunali giudicano.
L’altare a Lei dedicato occupa il posto centrale in ogni villagio Ibo. È al suo albero sacro che il popolo offre sacrifici al momento della semina, della raccolta dei primi frutti e della mietitura.

MA-EMMA , MAA-EMA

La Madre-Terra degli Estoni era una delle grandi divinità di quel popolo baltico, riverita ovunque un vecchio albero si ergesse da solo in una palude, o dove un mucchio di pietre segnasse le fondamenta di una casa da tempo rasa al suolo dal fuoco.
Poiché essa controllava tutte le creature della terra, gli esseri umani dipendevano da lei per il cibo; per ringraziarla di quanto essa aveva elargito loro, essi le offrivano le primizie di prodotti come il latte, il burro, la lana.
Uno dei giorni più adatti per celebrare le feste in suo onore era quello di mezza estate, quando si accendevano per ricordare la sua fecondità, dei fuochi, intorno a cui si radunavano mandrie di animali, in modo che il fumo sacrificale potesse proteggerli per tutto l’anno. Fiori ed erba, portati da bambini in mezzo al fumo, venivano fatti mangiare agli animali. La serata terminava quand ola donna più eminente del villaggio guidava tre processioni intorno al fuoco, poi metteva per terra del cibo ringraziando ma-Emma con queste parole: "madre, tu hai dato a me, ora io do a te. Accetta da me quello che io ho accettato da te".

MAMAPACHA, AMARA, PACHAMAMA

Gli Incas vedevano la terra come una dea-drago che viveva sotto le montagne; di tanto in tanto essa si scuoteva e in tutto il mondo si verificavano dei terremoti. Mamapacha era anche la Dea dell’agricoltura; si dovevano celebrare riti in suo onore giornalmente per garantire che la quantità di cibo disponibile fosse sufficiente. Durante la semina e il raccolto, le donne lavoravano nei campi per parlare a bassa voce con Mamapacha, versando ogni tanto sulla sua superficie del cibo fatto con il grano come offerta di ringraziamento.

PERCHTA, BERCHTA, PERCHT

Un’antica Dea Madre sopravvissuta nella moderna Germania, Svizzera e Austria sotto il nome di donna cervo.
Essa ha fama di render fertili i campi e favorire la nascita di vitelli forti.
Si dice che la si può talvolta vedere mentre aleggia sui campi per nutrirli, con il suo mantello bianco che assomiglia a una nebbiolina diffusa.
Naturalmente c’è anche la faccia negativa della medaglia: la Dea non sopporta la pigrizia, ispeziona con cura conocchie e arcolai, cercando i pezzetti di lana sciupati; se ne trova, graffia la tessitrice colpevole oppure ancor peggio, le apre la pancia e la imbottisce con gli avanzi di lana.
Essa stessa, tuttavia, ha un aspetto piuttosto trasandato, con i lunghi capelli scarmigliati e le vesti logore. La sua faccia è rugosa come una mela ma i suoi occhi sono belli; il periodo dell’anno che preferisce è quello dei dodici giorni di Natale, che culminano nel giorno di Perchta, quando tutti mangiano le torte di farina e latte in suo onore lasciandone qualche fetta per lei; essa verrà segretamente a gustarle ma se qualcuno cercherà di spiarla o di sorprenderla mentre mangia si troverà cieco per tutto l’anno.


TACOMA, DAH-KO-BEED, TACOBUD, TAKKOBAD, TAKOBID, TEHOMA

La grande Dea terra dei monti Cascade (Nord America) era incarnata nella vetta nevosa del monte Rainier. Presso i Salish, i Nisqualli, i Puyallup, gli Yakima e altri popoli di quell’aera, Tacoma era la protettrice delle acque del paese che apportavano il nutrimento sotto forma di salmone che risaliva la corrente per andare a deporre le uova.
Su di lei fiorivano le leggende che solitamente la collegavano alle altre montagne delle Cascade e dell’Olimpo.
Una di queste leggende narra che essa in origine era un’enorme donna che aveva un marito in comune con altre due mogli. L’uomo, stufo delle loro continue liti le collocò una distante dall’altra: due su un versante del Puget Sound e Tacoma sul versante opposto dove non mancava lo spazio per la sua grande massa. Tutto ciò non le impedì comunqe di seguitare a lanciare improperi alle sue co-mogli.
Secondo un’altra versione, il marito e una delle altre due non la lasciavano riposare un momento, finchè un giorno lei si stancò, si mise a sedere e rimase irremovibile continuando tuttavia a odiare l’altra moglie contro la cui testa gettò dei carboni ardenti: sarebbe questa la ragione per cui oggi il monte Constance è calvo.
Un altro racconto ancora dice che Tacoma, anche in questo caso una montagna, quando era una giovane montagna-donna, sposò un principe della montagna.
Ma non avendo ancora al momento del matrimonio ultimata la sua crescita, dopo poco aveva superato il marito in grandezza. Così per dar spazio al marito e al suo popolo, essa attraversò il Puget Sound, portandosi via i frutti selvatici e il salmone.
Tacoma crebbe talmente da diventare una montagna-mostro, perché mangiava qualsiasi cosa ponesse piede sulle sue pendici; divorava voracemente gli animali come le persone umane. Infine il grande dio Changer la trasformò in una volpe e sfidò Tacoma a ingoiarlo, dopo essersi magicamente attaccato a un’altra montagna. Quando Tacoma tentò di ingoiare il dio, ingurgitò un’enorme quantità di pietre e di acqua ma non riuscì a smuovere Changer.
Fece un altro tentativo e .. scoppiò: il suo sangue bollente correva giù, lungo le sue pendici.
Il suo cadavere è rimasto lì, ricoperto di neve, un corpo di donna pietrificato.


TAILLTE

Nell’antica irlanda si diceva che la Dea dell’agosto fosse madre della luce, incarnata nel dio Lug. Una delle grandi dee-terra del luogo, Taillte, viveva sulla magica collina di tara, da cui diresse il taglio di un’immensa foresta, il bosco di Cuan. Occorse un mese per creare il piano di Oenach Taillten, dove Taillte costruì poi il suo palazzo; esso è indicato ancora oggi sulle mappe dell’Irlanda come Teltown, vicino a Kells. In suo onore veniva celebrata ogni anno una festa, che durava tutto il mese di agosto. Questa usanza durò per generazioni e generazioni e sussisteva ancora nel medioevo: i riti religiosi erano accompagnati da fiere ed esibizioni sportive. Infine l’usanza si estinse, ma venne ripristinata all’inizio del nostro secolo, in un tentativo di far rivivere la cultura irlandese sotto il nome di Giochi Taillteani, una sorta di Olimpiadi locali.

 

OSHUN
La messaggera di Olordumare

Testo e ricerca di Manuela Caregnato per http://www.ilcerchiodellaluna.it

Oshun di Kris Waldherr. Per altre immagini vai alla pagina Immagini di Oshun

Oshun, chiamata anche Caridad, Oxum, Ochùn, Oxum o Osun, è parte della mitologia Yoruba e della Santeria* ed è un’Orisha**. E’ la Santa patrona di Cuba e viene anche chiamata con il nome di “Vergine della carità del Cobra”.
Sebbene sia la più giovane tra le Orisha femminili, ha meritato il titolo di Iyalode o Grande Regina del cielo, ed è così che viene rappresentata nella mente dei cubani, che hanno nei suoi confronti una profonda devozione.

La più bella tra le belle, Oshun è Dea d’amore e di femminilità e nell’iconografia più autentica viene rappresentata come una splendida giovane mulatta, sempre allegra e sorridente, amante della danza, e delle feste, ove si reca sempre accompagnata dal suono dei suoi campanelli.
E’ sposa di Chango e amica intima di Eleggua, che la protegge. Simbolizza la maternità, il parto, l’amore materno, la famiglia, la casa e la patria, ma anche la cucina, il sentimento e l’immaginazione, nonché le faccende economiche.
Sebbene sia la più giovane tra tutte, può sostituire qualsiasi Orisha, persino Obbatala. In Nigeria viene adorata perché Le si attribuisce la creazione del feto all’interno dell’utero. Infatti, insieme a Yemayà, presiede l’embrione, mentre Obbatala è lo scultore che dona la forma umana ed il dono della parola.

Le figlie di questa Dea coltivano l’ospitalità, la caritatevolezza, la compassione e la sensibilità. Sono molto materne e comprensive ed hanno una grande memoria, sono fantasiose, romantiche e generose, emotive e suscettibili.

Nata dalla bocca del fiume e del mare, Oshùn è la patrona di tutte le acque, specialmente quelle dolci di fiume, sorgente e cascata, alle cui rive si può incontrarLa e venerarLa. E’ lì che Lei vive e la troviamo spesso in compagnia di Yemaya. Attraverso l’acqua insieme con il miele, di cui altrettanto è patrona, offre le sue cure e le sue guarigioni. Tra i suoi amati compiti vi è quello in special modo quello di assistere le gestanti e le partorienti.

E’ la più allegra, civettuola e scanzonata di tutte, ama scherzare, giocare, truccarsi, profumarsi e guardarsi allo specchio, ed è capace di flirtare con tutti, e si dice che nessuno possa resistere al suo fascino, sia che si tratti di Orisha o di uomini.
Nondimeno ha un lato molto serio, e può essere molto combattiva, specialmente quando lotta per difendere i suoi figli. E’ molto sensuale ma anche molto sensibile e le sue benedizioni rendono la vita degna di essere vissuta.


Il mito
Si dice che fu la prima cuoca che gli Orisha abbiano mai avuto, ma poiché era molto distratta dovette faticare molto per essere presa in seria considerazione. Tra le tante storie che parlano di Lei, una narra che scambiò i suoi lunghi capelli con Yemayà per ottenere dei vestiti che l’avevano colpita per i colori sgargianti. Poi, con i capelli rimasti, si fece meravigliose acconciature.

In un’altra storia si narra che dovette prostituirsi per nutrire i suoi figli, e così le altre orisha glieli portarono via di casa. Allora Lei si ammalò di dolore e vestì lo stesso abito bianco per giorni e giorni, finchè questo divenne giallo. Ma Ajè-Shaluga, un altro Orisha, La vide mentre lavava il suo vestito al fiume e si innamorò perdutamente di Lei. La ricoprì di denaro e di gemme che raccolse dal fondo del fiume in cui viveva. Si sposarono e lei potè riavere i suoi figli.
Si dice soprattutto che con le sue irresistibili arti femminili sedusse Ogùn, inducendolo a uscire dal bosco, ed è così che salvò il mondo.


I suoi volti
Diversi sono i volti, o cammini, ma forse è più giusto dire i passaggi, che riguardano questa Dea, che viene chiamata con più nomi e rappresentata in modi differenti:

Yeyè Morò La più allegra e civetta di tutte, ha una grande sintonia con Eggùn, motivo per cui molti Iucumi la considerano “mungungu” o “regina ngangà”.

Ochùn Kayodè
Come Yeyè Morò passa la vita danzando ed è molto allegra. Xangò la prese in sposa ed era molto rispettata ed amata. I suoi caracoles sono marrone scuro e porta una chiave d’oro che le donò Elegguà, con la quale apre le porte della felicità e i cuori delle genti, e per questo tutti la amano.

Ibu Ikole Nel suo cammino come Ibu Ikole Le si accredita la salvezza del mondo quando fece un’immenso servizio volando fino al cielo transformata in uccello. Ikole infatti significa “messaggera della casa di Olodumare”. Si prende anche molto cura della casa e della pulizia. Indossa una collana d’ambra e corallo.

Ololodi Secondo una versione questa è una Dea vestita da guerriera. E’ molto forte e i suoi nemici non hanno alcuna possibilità di sconfiggerla quando si arrabbia per difendere i suoi figli. Indossa una campana ed un machete. La sua corona è piena di coralli e la sua collana è fatta di perle, corallo, avorio e acquamarina. Secondo un’altra vive nel fondo del fiume, da cui emerge con i suoi pesci, una stella e la mezza luna. E’ molto serena. E’ un po’ sorda e lenta nel rispondere alle invocazioni. Molto casalinga, è una signora di grande rispetto. Si occupa solo di faccende veramente serie. Si usa chiamarla agitando con forza un agogò o una campanella, oppure con una trombetta di platino a forma di corno. Non ama danzare.

Ibu Akuaro E’ la regina senza corona. Vive dove il fiume incontra il mare, pertanto è regina di acque dolci e salate. E’ colei che prepara i filtri d’amore. Si è soliti farLe offerte con miele e molto oro e profumi e una bottiglia di sidro dolce. Prima di recarsi al luogo di culto, si deve ingraziarsi Yemayà, sua madre adottiva che la salvò. Akuara, per molti Lucumì, è uno dei più antichi passaggi di Ochùn, e viene da Dajomi. La sua collana è color giallo chiaro, verde e bianco e contiene corallo. Porta con sé un oggetto di legno di mango che assume diverse figure con cui lei ama danzare.

Ibu Aña E’ la Ochùn dei tamburi. Nel suonarli si è soliti evocare il suo nome (Ana) per tenere il tempo. E’ colei che non sente il tamburo ma va diretta verso lui. E’ molto amata dai suonatori di tamburo de “las reglas cubana”.

Ibu Iñani Vive nella sabbia della riva del fiume. E’ famosa per le sue controversie e possiede un ventaglio bronzeo fatto di campanelline.

Ibu Yumu Tesse maglie e cesti per i pescatori. Vecchia e sorda, è molto severa ed è legata ad Oggùn, di cui abitualmente si considera essere la moglie. E’ la più ricca di tutte, e non ama le feste. E’ colei che fa crescere il ventre anche senza alcuna gravidanza. Porta ai suoi figli la prosperità commerciale in qualsiasi lavoro essi intraprendano.

Ibu Oddonki Sta presso il fiume quando questo va in piena e si riempie di fango. Ha una cesta e una spada.

Ibu Oddoi Sta nel letto del fiume in secca. La sua corona contiene un girasole pendente.

Oggale Lei è anziana e presiede le massaie. La sua corona ha una chiave pendente.

Okuanda E’ colei che fu gettata nel fiume morta, colei che liberò Shangò. La sua corona finisce con una croce pendente.

Addesa La simbolizza la corona ed il pavone.

Ayede E’ colei che più sembra una regina. La sua corona è rivestiva di tessuto giallo e di piume di pappagallo e usignolo. E’ elegante, una gran signora, che ama la musica e le feste ma è anche giudiziosa e fedele moglie di Xangò. Terribilmete gelosa, i suoi occhi sprizzano odio quando un’altra Orisha cerca di conquistarlo.

Okuose Oddo E’ Colei che emerse morta dal fiume. Vive dentro una fontana e ha cinque bottiglie contenenti acque di diversi fiumi.

Bumi E’ Colei che si reca al fiume per prendere l’acqua. Ha una collana d’ambra e una gerla per l’acqua.

Ede Rappresentata da un gambero, è una buona camminatrice. La sua corona contiene 101 pezzi di bronzo e 101 braccialetti.

Latu Elegba Mangia un’anguria e vive al centro del fiume. Non ha corona.

Eleke Oni E’ Oshun la guerriera. Vive vicino all’albero del Paradiso e indossa una collana fatta di semi. Non ha corona, ma quattro collane. E’ molto forte.

Itu Mu Veste come un uomo, è un’amazzone. E’ sempre con Inle e Osajano.

Tinibu Vive con Orun. Esce di notte e ama andare in barca. E’ la sorella di Miwa ed è adorata ma non è incarnata e non ha un corpo umano.

Aja Jura E’ una guerriera e non ha corona ma un’elmetto.

Aremu Condeamo
Veste in bianco ed è molto misteriosa. La sua collana è di ambra e corallo.

Sekesè E’ molto seria. Taluni popoli africani, come i Takùa e gli Ihebu usano porgere il proprio figlio tra le Sue braccia. E’ moglie fedele di Xangò e le si attribuisce questo figlio, il Xangò Ibeji.

Fumikè E’ legata a Obatalà, che le concesse il dono di dare la vita e la nascita di nuove persone sulla terra. Lei dona figli alle donne sterili e ama molto i bambini. Quando una donna non può rimanere incinta, Le si fa un sacchetto di erbe del monte di Ochùn, poi lo si imbeve nel miele; Una volta che la donna rimane incinta, per non perderlo si lega un cordone giallo al ventre perché la pancia continui a crescere e la creatura non si disperda.

Funkè E’ saggia ed ha grandi conoscenze sulla magia. Viene dalla terra Takùa. Sposa di Xangò, apprese i segreti della magia e divinazione. Suo padrino è Orulà.

Niwè Vive nei giunchi del fiume. E’ molto associata con Nanà Burukù ed entrambe costruiscono ceste per i pescatori. Viene rappresentata in un’immagine molto scura.
La si saluta con un Yalodde.


Iconografia e attributi

Il suo colore è il giallo però le si attribuiscono anche i coralli i verdi. Il suo giorno è il sabato e i suoi numeri il 5, 10, 15 e 25.
Il ricettacolo è una zuppiera multicolore, con predominanza del giallo, piena di acqua di fiume con cinque otaes, che devono essere raccolte all’alba dal fondo di un fiume e se guardan en tinajas de barro.
Suoi attributi sono il legno di sandalo e la piuma di pavone reale, il ventaglio, i pesciolini, i gamberi, le conchiglie, le bottigliette, gli specchi, i gioielli, i coralli marini, e tutti gli oggetti per la bellezza femminile.
I suoi simboli sono cinque manillas, cinque odané, una mezza luna, due remi, una stella, un sole e da una a cinque campanelle. A seconda del diverso cammino, i suoi simboli possono variare. Ochún Kolé ad esempio oltre a tutto quanto detto, ha anche cinque acque, cinque spole di filo, un machete, un mortaio e una corona con ventun pezzi.
Indossa pietre gialle e ambra. Ochún Olodí, Ibú e Ochún Gumíi le indossano rosse, verde smeraldo o giallo. Ochún Ikole porta oro e ambra. Sia Ochùn che Yemayà indossano coralli.
E’ vestita con una gonna gialla ed una cintura a fascia, che sopra al ventre ha un oggetto a forma di rombo. Al bordo del vestito ha un festone di puntas con cascabelitos colgantes.
I suoi animali sono i galli, le colombe, gli iguana, jicotea, patos, chivos castrados, venados (quando era amante di Ochosi), le galline, codornices (nel cammino di Ochún Ibú Akuara), i pavoni reali, i canarini e caimani.
I cibi a Lei cari sono dolcetti di gofio con miele, mele e caramello. Arance dolci di Cina, la scarola, acelga, chayote, tamal, riso giallo e farina di mais. Ekó, ekrú y olelé con azafrán. Dolci al cocco e tutti gli altri tipi di dolci. Ochinchin è il cibo liturgico che le si offre al fiume prima dell’iniziazione di un Iyawò. Tutti i pesci e i frutti di mare, e in particolare i gamberetti, Le vengono posti come dono. Il cibo si insaporisce e guarnisce con mandorle, berro, canistel, flor de agua, espinaca, perejil, boniato e calabaza.
I suoi fiori sono il girasole, il fior di guacamole e il bottone d’oro.
I suoi profuni sono il beriberi e il sándalo.
I suoi balli sono tutti, purchè sensuali e belli. Quando si alza, ride come Yemayà ed agita le braccia per far suonare i suoi braccialetti d’oro. Le sue mani scorrono lungo il suo corpo come i torrenti e i ruscelli scorrono lungo le colline. Generalmente danza con voluttuosità e tiene le mani tese in avanti, come se implorasse, mentre fa suggestive contorsioni col bacino ed i fianchi. Vuole, esige miele Pide, símbolo della dolcezza e dell’essenza amorosa della vita.
Protegge le parti del corpo come il basso ventre e le parti genitali, il sangue, il mestruo ed ogni tipo di emorraggia.


Invocare Ochun
Ecco una preghiera a lei dedicata:

Hail Ochun!
Alafia Ochun!

Olofi è con Te,
Regina di Bellezza e Amore, che così abbondantemente provvedi alle nostre necessità!
Ochun, la più amata e tenera!
Ochun, la madre più compassionevole!
Ochun, maferefun (grazie!)
per tutte le benedizioni
che fai piovere su di noi!
Yeye Cari
Mama Kena
Miracolosa fontana d'Amore
Ti amo per sempre!!!


Rito per Oshùn
Sarebbe bello poter celebrare il rito nei pressi della riva di un fiume, in un luogo pianeggiate al riparo da sguardi indiscreti. Altrimenti a casa, prevedendo di poter eventualmente recarsi ad un fiume.
Preparare su un tavolo o un piano un altare per Oshun, che comprenda una noce di cocco al suo centro, del miele e dei doni floreali, a seconda della stagione.
Da sole o con delle amiche, preparare anche noi stesse all'evento abbigliandoci con abiti particolarmente seducenti e campanelli ai polsi.
Dopo aver dedicato qualche minuto a connetterci con noi stesse, dare inizio ad uno spazio e un tempo sacri aprendo un cerchio o facendolo con le modalità con cui siamo solite farlo ed invocare Oshun con parole proprie o con la preghiera sopra citata.
Accompagnate da una musica ritmata e gioiosa, fare una danza libera in gruppo se si è in un cerchio, oppure da sole.
Danzare a lungo, ridere, ruotare su sè stesse e sentire la gioia della musica ....
Quindi fermarsi un minuto in silenzio, assaporando l'energia della Dea e interiorizzandola.
Se possibile, a questo punto, recarsi alla riva di un fiume, rompere il cocco contro una pietra, berne il latte lasciandone un poco dentro, aggiungere del miele da spalmare sulle pareti della noce di cocco, e porgere alle acque il cocco, ed eventuali fiori, in dono a Oshùn.
Tornare eventualmente a casa, chiudere lo spazio sacro, ringraziare e benedire.

 

OYA
Ricerca di Anna Pirera per http://www.ilcerchiodellaluna.it



Un'immagine di Oya di Francisco Santos
(Altre immagini alla pagina
immagini di Oya
)


Oya, Dea del cambiamento
Oya, potente e misteriosa dea degli Yoruba in Nigeria,è l'Orisha che governa il vento e i cambiamenti naturali più forti e impetuosi: tornadi, terremoti, inondazioni, cicloni.

Oya in realtà ha molti volti e incarna diverse potenze femminili:

È la regina del vento di cambiamento.
Talvolta è chiamata "Madre del Caos", apportatrice di grandi cambiamenti e spesso anche della devastazione che costringe la gente a rivaluate e ricostruire. Viene da molti vista come una dea che non sopporta la stagnazione: per spingerti al cambiamento, ella attira la tua attenzione in modo drammatico, come un tornado. Se non ti svegli, ella irrompe e ti sveglia con forza. Può essere l'ispirazione per la resa di ciò che è vecchio e la nascita gloriosa del nuovo.

Oya ha molto potere: talvolta danza la sua danza spiraliforme con le armi in pugno - il machete, spada della verità, per scacciare i fantasmi, in quanto è l'unica Dea in grado di farlo.
Dea guerriera, è patrona della capacità feminile di essere autorevole e governare.

Oya non ha vie di mezzo: se piange, sulla terra scende una pioggia torrenziale.
Oya è improvvisa come il vento: nessuno può essere certo dei movimenti di Oya, nessuno può catturare il suo sorriso. Ieri, Oya era una pecora gentile; oggi, un bufalo infuriato; domani chissà, forse un arcobaleno. Può portare fortuna improvvisa e luce che irrompe nella vita.
I suoi aspetti sono numerosi come i suoi molti colori: tutti quelli dell'arcobaleno, più il nero e il rosso burgundo.

Oya è anche signora del fuoco, anch'esso, naturalmente, nel suo aspetto di fuoco improvviso, esplosivo; spesso è rappresentata con il fuoco in mano.

Oya è aria e vento, e dunque respiro, in particolare il primo e l'ultimo, da cui il suo ruolo di accompagnatrice dei morti; I cimiteri vengono infatti chiamati "giardini di Oya".
Il vento che strappa gli alberi dalle loro radici e che scoperchia le case è lo stesso vento, la stessa aria che noi utilizziamo per parlare. Essa, generato dal nostro anelito vitale, crea le parole a cui possiamo attingere per consolidare la nostra forza.

Oya è anche la patrona del tortuoso fiume Niger. Ha nove figli, i nove affluenti del fiume Niger. Ama il vino rosso. Il suo giorno è mercoledì.
In Brasile è chiamata Yansa (portatrice del fuoco, è una delle più importanti divinità della Macumba); a Cuba, Olla; a Haiti, Aido-Wedo; a New Orlean, Brigette.


I miti
Nella santeria, Oya ha il compito di inviare questi venti al fine di annunciare agli esseri umani l'approssimarsi del suo sposo Shango (Changó), dio del tuono. La coppia risiede in un palazzo di rame situato nel cielo, da cui scrutano gli Yoruba. Chiunque commetta azioni sgradite a Oya e a Shango è destinato a ricevere la loro visita sotto forma di incendi, nubifragi, saette e fiumi che straripano.
Un giorno Shango, prima di andare in battaglia, preparò la pozione che ha il potere di fargli sputare fuoco dalla bocca e dal naso. Oyà, che io spiava da dietro la porta, non appena fu sola uscì dal suo nascondiglio e bevve quanto era
rimasto della magica bevanda. Subito anche dal suo naso e dalla sua bocca uscirono lingue dì fuoco. Quando, al suo ritorno a casa, Changó vide che la moglie aveva gli stessi suoi poteri andò su tutte le furie. Chiese una spiegazione, ma ormai era troppo tardi: da quel momento, anche Oya governava il fuoco. Non a caso, la santeria la identifica anche con Nostra Signora de la Candelaria, che in spagnolo significa «conflagrazione».
Oyà è una orisha guerriera e ha un comportamento molto aggressivo, che la porta talora a ingaggiare feroci battaglie con Shango di cui non apprezza l'eccessivo interesse per le donne.
Ma poiché la loro potenza si equivale, i loro scontri di solito non hanno esito. La sola cosa che suscita i timori di Changó è un teschio umano, che Oyà si affretta a mostrargli quando vuole spaventarlo. E Shango, d'altra parte, le rende la pariglia mostrandole una testa di ariete, uno dei suoi attributi che ha il potere di terrorizzare la consorte e di ridurla in soggezione.

Una storia su di Lei racconta di un cacciatore che aveva visto una bellissima fanciulla emergere da una pelle di bufalo e recarsi al mercato. Il cacciatore rubò la pelle di bufalo, che la fanciulla aveva nascosto, costringendola così a diventare sua moglie. Ma le altre mogli, gelose, rivelarono alla fanciulla la sua vera natura ed ella, in collera, corse nei campi alla ricerca dell'uomo che l'aveva tradita. Alla fine però barattò la vita dell'uomo per un piatto del suo cibo preferito.

Invocare Oya
Oya è una dea che esige il massimo rispetto. Apprezzata per il suo linguaggio ammaliante ma profondo, è considerata dai più una sorta di ambasciatrice della sovranità femminile.
Per questo motivo, le donne Yoruba si rivolgono a Oya affinché suggerisca loro le parole necessarie al superamento di situazioni scabrose.

Rito per Oya 1: la danza del vento di cambiamento
Resistere al cambiamento spesso produce dei cambiamenti ancora più forti. Scegliere di accettare il cambiamento significa scorrere con lui. Oya ci insegna che, nei momenti in cui il cambiamento giunge - e quando lo fa, solitamente, lo fa in modo inequivocabile, alla dirompente maniera di Oya - aggrapparti alla tua vita di prima non serve a niente, è anzi estremamente pericoloso: si rischia di farsi davvero male. Permetti dunque a te stessa di essere "scompigliata" dal cambiamento, preparati alla crescita; entra profondamente nella danza caotica del cambiamento e verrai ampiamente benedetta dalla ricchezza delle nuove possibilità. È giunto il momento per qualche cosa di completamente diverso. La Dea ci dice che la terra deve essere rivoltata prima che quasiasi seme possa essere piantato e che il cambiamento sempre ti porterà ciò di cui hai bisogno sulla strada dell'interezza.
Se ti trovi in uno di questi momenti "di Oya", o se senti che è in arrivo, puoi dedicarti un tempo per danzare il vento di cambiamento, per entrare in esso, incarnare lo spirito di Oya ed essere la regina e protagonista del cambiamento.
È importante renderci conto che non si tratta di accettare - supinamente - cambiamenti che magari sembrano per certi aspetti 'passare sopra la nostra testa'. Anche nei momenti in cui un tornado sembra investire la nostra vita, Oya ci riporta al nostro potere profondo e ci ricorda che tutto ciò che ci accade è scelto e voluto da una parte di noi per creare nuova vita e nuove occasioni. In qualsiasi circostanza, possiamo scegliere come vivere ciò che ci accade, scegliere se sentirci vittime o protagoniste.
Ci vogliono un luogo e un tempo adatti - l'importante, come sempre, è essere sicure di non essere interrotte o disturbate e avere abbastanza tempo a disposizione - magari al crepuscolo o all'alba e in uno spazio che lasci la possibilità di danzare e muoversi liberamente. Se il cambiamento che sentiamo è davvero forte anche la luna nera potrebbe essere un momento adatto.
Possiamo scegliere di essere sole o con altre che condividono con noi il nostro cammino. Se si tratta di un gruppo la danza può essere fatta da tutte o solo da chi se la sente al centro del cerchio.
IAperto il cerchio, dedichiamo particolare attenzione all'elemento aria ed invochiamo Oya.
Dopo aver meditato su cosa sta cambiando nella nostra vita e sugli aspetti di essa coinvolti, iniziamo la danza. Una musica molto adatta è il Bolero di Ravel - ad alto volume - o un altro brano che vi sembra adatto, purchè sia abbastanza lungo da darvi il tempo di entrare profondamente nella danza. Danzando, lasciate che i molti aspetti della vostra vitavortichino con voi: voi siete sempre il centro e il motore. Se lo sentite, potete danzare con la bacchettta in mano, per sentire il vostro potere al centro del cambiamento. Può accadere che verso la fine della musica si apra una nuova luce e una nuova direzione come no; in entrambi i casi, all'acme, pronunciate un "e sia!" per suggellare il vostro potere.

Rito per Oya 2: trasformare le parole - Creare un tempio

Non di rado ci ritroviamo a essere incapaci di proferire parola proprio nei momenti più cruciali. Le parole che potrebbero rivelarsi decisive per noi si rifiutano di sorgere alle nostre labbra, oppure non riusciamo a pronunciarle a causa dei timori e delle insicurezze che ci assillano.
Oya viene spesso invocata dalle donne afflitte da questo problema. Il suo dono dell'eloquenza può contribuire a farci imparare a parlare con disinvoltura e cognizione di causa, consentendoci di padroneggiare qualunque situazione.
In Nigeria, i «templi» in onore di Oya sono allestiti in un angolo della casa, laddove gli altari vengono sovente plasmati con del terriccio. Un vaso coperto di argilla funge da «colonna portante». Amuleti e oggetti magici sono disposti intorno al vaso: le corone di rame simboleggiano il palazzo di rame che essa divide con Shango; una spada rappresenta la capacità di Oya di formulare un eloquio incisivo; strati di perle di vetro rosso, arancione o marrone, corna di bufalo e squame di locusta costituiscono altrettanti simboli della dea.
Per ricevere il dono di Oya che consiste nell'articolare un discorso fluente e chiaro, create un tempio presso cui raccogliervi per invocarla. Utilizzate quegli oggetti che identificano la forza delle parole pronunciate da una donna - potrebbe trattarsi di simboli tradizionali della dea oppure di oggetti legati al vostro vissuto. Se desiderate compiacere appieno Oya, offritele dei piattini colmi dei cibi che essa predilige, quali melanzane e akara, torte a base di fagioli.
Riflettere sul modo in cui un'altra persona affronterebbe le nostre situazioni spinose potrebbe essere un valido sistema per osservarle con altri occhi. Mentre create il vostro tempio in onore di Oya, ripensate alle circostanze in cui vi siete sentite in soggezione, se noti addirittura incapaci di parlare. Se foste state delle dee, che cosa avreste detto? In che misura ciò sarebbe stato diverso dalle vostre consuete parole?
Ponete una collana di perle rosse e marrone sul vostro tempio, per santificarle con l'energia della dea. Secondo numerose tecniche di meditazione tradizionali, l'area situata al centro della gola costituisce un potente chakra, o centro energetico; indossare le perle di Oya in corrispondenza di quell'area potrebbe aiutare a sbloccarla, permettendovi di comunicare in modo più completo ed efficace. Non dimenticate di indossarle la prossima volta che dovrete parlare con la stessa autorevolezza di una dea.