LEGGENDA DEL SERPENTE ARCOBALENO


Molto tempo fa viveva un famoso cacciatore. Un giorno, mentre stava tornando a casa portando degli uccelli che aveva cacciato, vide un piccolo serpente dai colori splendenti e vivaci, che aveva un aspetto amichevole. Il cacciatore si fermò e lo osservò per qualche momento. Pensò che poteva essere affamato e così gli gettò uno dei suoi uccelli. Poche settimane dopo, passando per lo stesso luogo con alcuni conigli, vide nuovamente il serpente. Era sempre meraviglioso e aveva un atteggiamento amichevole, ma era cresciuto appena di poco. Gli gettò un coniglio e disse: "Salve", mentre riprendeva il cammino verso casa.

Qualche tempo dopo vide ancora il serpente. Era diventato molto grosso, ma aveva ancora il suo atteggiamento amichevole e sembrava che avesse fame. Il cacciatore stava portando a casa dei tacchini, così si fermò e ne diede un boccone al serpente.

In seguito il cacciatore stava andando a casa portando due daini sulla schiena. Questa volta il serpente dai bei colori, che era diventato molto grosso, sembrava così affamato che il cacciatore provò pena per lui e gli diede un intero daino da mangiare. Quella notte molte per­sone intorno al fuoco danzavano e cantavano, quando arrivò il ser­pente che cominciò anche lui a girare attorno, all'esterno di quelli che danzavano. Quel serpente era così grosso e lungo che circondava i danzatori e quelli ne erano come imprigionati. Il serpente era tutto ricoperto di squame graziosamente colorate e aveva sempre il suo atteggiamento amichevole, ma sembrava anche affamato e la gente cominciava ad aver paura. Cercarono di uccidere il serpente, ma questi ferito cominciò a battere la coda all'impazzata e uccise molte persone.

Dicono che quel serpente era proprio come l'uomo bianco.

P.s. lo credi amico ma..... volti le spalle e ti ''fotte''  

 

                                                                       

L'anima sperimenta la gioia,
dolore e serenità
grazie all'unione con la mente,
le percezioni dei sensi
e le azioni del corpo.

Lascia che la vita che ti gira intorno,
ti attraversi l'anima.

Quando mi vorrai
dovrai solo sussurrare il mio nome nel tuo cuore
ed io sarò lì.

Nella Donna-Sorgente ancora una volta,
cade una goccia dell'Uomo-Acqua,
dà vita all'incontro alla Pioggia-Bambino

" Oh Grande Spirito, la cui voce ascolto nel vento,
il cui respiro dà vita a tutte le cose.
Ascoltami; io ho bisogno della tua forza e della tua saggezza,
lasciami camminare nella bellezza,
e fa che i miei occhi sempre guardino il rosso e purpureo tramonto.
Fa che le mie mani rispettino la natura
in ogni sua forma e che le mie orecchie rapidamente ascoltino la tua voce.
Fa che sia saggio e che possa capire le cose che hai pensato per il mio popolo.
Aiutami a rimanere calmo e forte di fronte a
tutti quelli che verranno contro di me.
Lasciami imparare le lezioni che hai nascosto in ogni foglia ed in ogni roccia.
Aiutami a trovare azioni e pensieri puri per
poter aiutare gli altri.
Aiutami a trovare la compassione senza la opprimente contemplazione di me stesso.
Io cerco la forza, non per essere più grande del mio fratello,
ma per combattere il mio più grande nemico: Me stesso. Fammi sempre essere pronto a venire da te con mani pulite e sguardo alto.
Così quando la vita appassisce, come appassisce il tramonto,
il mio spirito possa venire a te senza vergogna".

La pace non è soltanto
il contrario di guerra:
pace è di più.
Pace è la legge della vita umana.
Pace è quando noi agiamo
in modo giusto
è quando tra ogni singolo essere umano
regna la giustizia

                                     « L'illusione degli uomini, di trovare spiegazioni

                                      nelle religioni artefatte e gioia nelle cose materiali,

                                      somiglia a quella dei bambini che credono di poppare

                                       il latte mentre si succhiano il pollice »

                                               

Vi è molto di folle nella vostra cosidetta civiltà. Come pazzi voi uomini bianchi correte dietro al denaro, finché ne avete così tanto, che non potete vivere abbastanza a lungo per spenderlo. Voi saccheggiate i boschi e la terra, sprecate i combustibili naturali, come se dopo di voi non venisse più alcuna generazione, che ha altrettanto bisogno di tutto questo. Voi parlate sempre di un mondo migliore, mentre costruite bombe sempre più potenti, per distruggere quel mondo che ora avete.

io credo che..... si può solo imparare da loro!!!

LA SPIRITUALITA' DEGLI INDIANI D'AMERICA

NOI SIAMO CONTRO OGNI ABUSO O SPECULAZIONE DA PARTE DI CHI PROPONE CERIMONIE INDIANE A PAGAMENTO, MASCHERATO DA RIMBORSO SPESE O NON. LA PARTECIPAZIONE A QUESTE PSEUDO CERIMONIE METTE IN PERICOLO LA VOSTRA SALUTE. DIFFIDATE DA GUARIGIONI PROPOSTE DA INDIANI E NON, CHE SI DICHIARANO "AUTORIZZATI" O SI SPACCIANO PER SUN DANCERS, PROPINANDO INIPI NEW AGE O ALTRE SCHIFEZZE. DIFFIDATE DA CORSI DI SCIAMANESIMO, DI RUOTA DI MEDICINA, DI DOLCE MEDICINA DELLA SUNDANCE O STRONZATE SIMILI CHE GIRANO IN ITALIA SOPRATTUTTO IN TOSCANA, NULLA HANNO A CHE FARE CON LA CERIMONIALITA' INDIANA.

 

LA STORIA DEGLI INDIANI D'AMERICA

 

INTRODUZIONE


Nonostante la storia degli indigeni d'America sia il punto focale di quella americana, ancora oggi molti sono poco informati su questa materia. Infatti, i sistemi scolastici americani e canadesi danno solo piccoli cenni di questa ricca ed interessante cultura rappresentata dall'eredità indiana.
Mettendo a fuoco una razza speciale come tema centrale, è necessario considerare l'intero arco di storia umana, dalla preistoria ai giorni nostri. Si tratta, anche in questo caso, di centinaia di tribù diverse, sia esistenti sia estinte, ognuna con una sua storia, popolazione (stirpe) e cultura.
Gli studi sugli indiani comprendono vari settori della storia, dell'archeologia, dell'etnologia, della sociologia, della geografia, della politica, della religione, della glottologia, ecc.
Se oggi siamo qui a parlare di usi, costumi, tradizioni, riti, culti religiosi della cultura indiana è grazie a studiosi, autori e cartografi precedenti, uomini come Powell, Hodge, Kroeber, Swanton, Collier, Josephy, Driver e Highwater, che hanno dedicato la loro vita alla ricerca e alla salvaguardia della storia e della cultura degli indigeni americani.


GLI ANTICHI INDIANI

La ricostruzione della preistoria è basata ovviamente su congetture e gli studiosi non sempre sono d'accordo, e se sono d'accordo sul concetto, magari non usano sempre gli stessi termini. Del resto le tecniche di datazione sono lungi dall'essere esatte: la datazione stratigrafica, il radiocarbonio, la dendrocronologia, l'archeomagnetismo, la datazione dell'ossidiana ed altre tecniche devono tener conto di un margine d'errore. Comunque, nonostante le difficoltà intrinseche della materia e la complessità dell'argomento, la preistoria è un'epoca accessibile all'uomo moderno e grazie agli sforzi di archeologi e di altri scienziati, ha una sua forma, una sua definizione e un suo svolgimento.
Dopo decenni di teorie e congetture, si è arrivati alla conclusione che i primi uomini arrivarono nel Nord America dall'Asia attraverso l'istmo dello stretto di Bering, conosciuto come Beringia, durante il periodo pleistocenico.
Ci furono quattro glaciazioni durante i millenni del Pleistocene, con calotte di ghiaccio provenienti dal Nord; le glaciazioni vennero intervallate da periodi interglaciali. La glaciazione di Wisconsin (che corrisponde alla glaciazione di Wurm in Europa) durò circa da 90.000 o 75.000 fino a 8.000 anni a.C.
Si teorizza che in vari periodi durante la glaciazione di Wisconsin una certa quantità d'acqua del pianeta si fosse trasformata in ghiaccio, abbassando notevolmente gli oceani ed esponendo terre ora sommerse. Dove ora si trovano 92 km d'acqua, profonda 54 m nello stretto di Bering, una volta si stendeva una lingua di tundra di circa 1.600 km, che collegava i due continenti. Secondo alcuni studiosi, è possibile che alcune isole di oggi fossero a quel tempo delle montagne torreggianti. La grossa selvaggina dell'era glaciale potrebbe essere migrata attraverso l'istmo e i primi uomini predatori, muniti di lancia, potrebbero averla seguita. Quei paleo-siberiani sarebbero i primi indiani, i veri scopritori del Nuovo Mondo. E' opinione prevalente fra gli studiosi che la migrazione di uomini dall'Asia non sia avvenuta tutta in una volta, ma durante il corso dei millenni e a ondate, dato che i primi indiani viaggiavano in piccoli nuclei famiuliari o a gruppi.
La strada verso sud non fu sempre transitabile. Infatti, nel periodo in cui esisteva la Beringia, il ghiacciaio Wisconsin ostriva il passaggio di ulteriori migrazioni verso sud ed est.
I primi uomini potrebbero aver vissuto per generazioni nell'Alaska, al tempo priva di ghiaccio a causa dello scarso numero di precipitazioni, finché periodi di disgelo crearono passaggi naturali attraverso i ghiacci. A tale proposito, esistono prove geologiche ed archeologiche che dimostrano l'esistenza di un corridoio privo di ghiacci presente per migliaia di anni durante la prima e la media glaciazione Wisconsin lungo la dorsale delle Montagne Rocciose. Poi, durante un altro disgelo, dopo 10.000 anni di intervallo, un secondo corridoio si formò probabilmente verso est, lungo le pianure di Alberta-Saskatchewan. E infine si sviluppò un terzo passaggio nel Wiscnsin seguendo i fiumi Yukon, Peace e Liard.
Da queste rotte, i primi indiani possono essersi dispersi verso est lungo le vallate dei fiumi delle Grandi Pianure, verso ovest attraverso il passaggio meridionale delle Montagne Rocciose al Great Basin, verso sud-ovest al tallone delle Montagne
Rocciose alla California meridionale, o verso sud all'America centrale e meridionale fino alla Terra del fuoco, estremità meridionale del Nuovo Mondo.
L'intera dispersione durò probabilmente per secoli e millenni, poiché gli uomini seguivano la grossa selvaggina. Si ipotizza che ulteriori migrazioni avvennero anche dopo la definitiva sommersione della Beringia. Dal 3.000 al 1.000 a.C gli Eschimesi, gli Aleut e forse anche gli Atapascani utilizzarono canoe di legno e barche di pelle per attraversare lo stretto di Bering.

Durante il lungo corso dei secoli, dopo la migrazione di uomini verso il Nuovo Mondo e fino alla fine dell'epoca glaciale, all'incirca nell'8.000 a.C, e per un periodo successivo, il principale modo di vivere era costituito dalla caccia alla grossa selvaggina. La maggior parte dei cacciatori nomadi si vestivano di pelli e pellicce e si rifugiavano in caverne, sotto sporgenze e in capanne di rami ee erano soliti inseguire la selvaggina pleistocenica: lanuginosi mammut, mastodonti, tigri dai denti a sciabola, leoni americani, cammelli, bisonti dalle grossa corna, orsi dal muso corto, lupi feroci, castori giganti, armadilli giganti, tapiri dal muso curvo, buoi muschiati, cavalli selvatici, oltre ad alcuni mammiferi più piccoli. Gli antropologi hanno appreso quanto conoscono dei primi indiani in base agli scheletri e ai manufatti trovati nei luoghi da loro abitati e nei posti di caccia.
Dopo il 25.000 a.C apparvero tra gli indiani paleolitici nuove tecnologie. Venivano usate pietre malleabiie, specialmente pietra focaia, selce ed ossidiana, per fare attrezzi funzionali, come raschini, asce e punte per le lance, particolarmente importanti per la caccia. Le fasi paleo-indiane si distinguono per il tipo di punta della lancia che porta solitamente il nome dell'area dove fu rinvenuta la prima volta. Le fasi principali sono: Sandia, Clovis, Folsom e Plano. Il fatto che tali punte non siano state ritrovate sul lato asiatico dello stretto di Bering indica che l'evoluzione tecnologica che lo riguarda, avvenne nel Nuovo Mondo.
Durante il ritiro definitivo dei ghiacciai settentrionali tra i 9.000 e i 5.000 anni a.C, molti dei grandi mammiferi, dai quali dipendeva il sostentamento dei paleo-indiani, scomparvero, prima nelle latitudini più basse, poi anche nel Nord. Questo esempio di estinzione della grossa selvaggina è uno dei grandi misteri del periodo paleolitico e ci sono varie teorie per cercare una spiegazione. Probabilmente la causa fu un cambiamento climatico. I ghiacciai, sciogliendosi, crearono per tutto il continente un alto tasso di umidità con una vegetazione lussureggiante, fiumi, laghi e paludi abbondanti.
Nel corso dei secoli il clima si era riscaldato e l'ambiente si era inaridito causando gradatamente variazioni stagionali e regionali che forse avevano reso sempre più difficile la vita degli animali. Comunque i grandi mammiferi erano sopravvissuti altri cambiamenti climatici e a periodi interglaciali precedenti. Forse questa volta la differenza consisteva nella presenza di un nuovo superpredatore: l'uomo, con le sue punte di pietra affilate, la sua astuzia e la sua organizzazione.
La pratica, non per necessità, di spingere le mandrie in fuga precipitosa lungo dirupi e paludi a scopo di facilitarne l'uccisione, viene chiamata da certi studiosi "provvedimento eccessivo del pleistocene".
Nonostante le numerose lacune, ipotesi e congetture che rendono difficile il loro lavoro, gli scienziati hanno dedotto alcuni fatti della vita dei paleo-indiani attraverso rinvenimenti archeologici. Tra queste lacune, per esempio, c'è l'incomprensione del ruolo della donna paleo-indiana: alcuni reperti dimostarno che essa lavorava con materiali deperibili, invece che di pietra e di osso. Tuttavia, l'esistenza di punte lanceolate ritrovate nei luoghi abitati e di cacciagione, ci dice molto dei primi indiani e delle loro somiglianze con l'uomo moderno. Essi cercavano cibo e rifugio; si sforzavano di elaborare nuove tecnologie; erano fieri del loro lavoro; sognavano ed agivano. E sopravvissero.

I primi indiani si adattarono. Nel corso dei secoli il clima, la flora e la fauna si sono evoluti, dall'epoca glaciale attraverso l'epoca di spartiacque post-glaciale, fino alle nuove configurazioni delle regioni. Generazione dopo generazione, gli indiani gradualmente allargavano la loro base di vita e inventavano nuove tecnologie.
Dal 6.000 al 1.000 a.C ci fu il cosiddetto periodo arcaico, caratterizzato dal vivere di raccolti, dal cacciare ed intrappolare la piccola selvaggina, dal pescare e raccogliere piante selvatiche commestibili. La vita nel periodo arcaico era essenzialmente migratoria. Quando i raccolti in una zona finivano, gli indiani si tarsferivano in un'altra. In genere erano più stabili dei cacciatori paleolitici: infatti sono stati trovati anche degli insediamenti permanenti, indicati da cumuli assai grandi (ammassi di residui), specialmente vicino ai laghi e ai corsi d'acqua. In questo periodo una varietà di materiali, quali legno, pietra, ossa, corna, conchiglie, pelle, fibre di piante e rame, veniva utilizzata per fabbricare una vasta gamma di utensili e attrezzi speciali per soddisfare i bisogni del particolare modo di vivere di ogni singola regione.
Gli artigiani arcaici fabbricavano lance, coltelli, asce, scuri, mannaie, scalpelli, raschietti, mazze, martelli, incudini, lesini, trapani, mortai e pestelli, armi, arpioni, canne e contenitori. Le loro pentole per cucinare e per conservare il cibo erano di pietra. In questo periodo stoffe e cesti di materiali vegetali intrecciati vennero fatti per la prima volta. Insieme al gran numero di attrezzi nascevano nuovi metodi di preparazione e conservazione degli alimenti. Pietre riscaldate venivano usate per bollire l'acqua ed arrostire semi. Cesti e contenitori di pelle erano usati per immagazzinare il cibo. Gli indiani arcaici furono anche i primi nordamericani a costruire barche e ad addomesticare il cane. Quei primi indiani trasformarono alcuni dei loro materiali in ornamenti, svilupparono credenze e rituali complessi ed elaborarono dei metodi per seppellire i loro morti.
Vista la difficoltà di concepire un sistema preciso di classificazione ed una cronologia esatta dei periodi litico ed arcaico, tale compito ancora più arduo riguardo alle epoche culturali posteriori.
Con i progressi culturali arriva la diversificazione: gli indiani nelle diverse zone del continente progredivano in modi diversi. In termini archeologici, ciò significa che ogni regione ha la sua propria sequenza culturale e le sue categorie (culture, periodi, fasi, tradizoni, ecc.). Infatti, ogni zona archeologica ha il proprio sistema di classificazione, e ciò rende lo studio della preistoria indiana ancora più difficile.
Il termine più comunemente applicato per definire il periodo postarcaico (circa dal 1.000 a.C fino al contatto con l'uomo bianco) è "formativo", parola che implica transizione. In termini generali "formativo" si riferisce all'estensione dell'agricoltura, alla vita stabile nei villaggi, a case, animali addomesticati, ceramica, tessitura, all'uso dell'arco e della freccia, a cerimonie e credenze.

Durante il lungo corso dei secoli, dopo la migrazione di uomini verso il Nuovo Mondo e fino alla fine dell'epoca glaciale, all'incirca nell'8.000 a.C, e per un periodo successivo, il principale modo di vivere era costituito dalla caccia alla grossa selvaggina. La maggior parte dei cacciatori nomadi si vestivano di pelli e pellicce e si rifugiavano in caverne, sotto sporgenze e in capanne di rami ee erano soliti inseguire la selvaggina pleistocenica: lanuginosi mammut, mastodonti, tigri dai denti a sciabola, leoni americani, cammelli, bisonti dalle grossa corna, orsi dal muso corto, lupi feroci, castori giganti, armadilli giganti, tapiri dal muso curvo, buoi muschiati, cavalli selvatici, oltre ad alcuni mammiferi più piccoli. Gli antropologi hanno appreso quanto conoscono dei primi indiani in base agli scheletri e ai manufatti trovati nei luoghi da loro abitati e nei posti di caccia.
Dopo il 25.000 a.C apparvero tra gli indiani paleolitici nuove tecnologie. Venivano usate pietre malleabiie, specialmente pietra focaia, selce ed ossidiana, per fare attrezzi funzionali, come raschini, asce e punte per le lance, particolarmente importanti per la caccia. Le fasi paleo-indiane si distinguono per il tipo di punta della lancia che porta solitamente il nome dell'area dove fu rinvenuta la prima volta. Le fasi principali sono: Sandia, Clovis, Folsom e Plano. Il fatto che tali punte non siano state ritrovate sul lato asiatico dello stretto di Bering indica che l'evoluzione tecnologica che lo riguarda, avvenne nel Nuovo Mondo.
Durante il ritiro definitivo dei ghiacciai settentrionali tra i 9.000 e i 5.000 anni a.C, molti dei grandi mammiferi, dai quali dipendeva il sostentamento dei paleo-indiani, scomparvero, prima nelle latitudini più basse, poi anche nel Nord. Questo esempio di estinzione della grossa selvaggina è uno dei grandi misteri del periodo paleolitico e ci sono varie teorie per cercare una spiegazione. Probabilmente la causa fu un cambiamento climatico. I ghiacciai, sciogliendosi, crearono per tutto il continente un alto tasso di umidità con una vegetazione lussureggiante, fiumi, laghi e paludi abbondanti.
Nel corso dei secoli il clima si era riscaldato e l'ambiente si era inaridito causando gradatamente variazioni stagionali e regionali che forse avevano reso sempre più difficile la vita degli animali. Comunque i grandi mammiferi erano sopravvissuti altri cambiamenti climatici e a periodi interglaciali precedenti. Forse questa volta la differenza consisteva nella presenza di un nuovo superpredatore: l'uomo, con le sue punte di pietra affilate, la sua astuzia e la sua organizzazione.
La pratica, non per necessità, di spingere le mandrie in fuga precipitosa lungo dirupi e paludi a scopo di facilitarne l'uccisione, viene chiamata da certi studiosi "provvedimento eccessivo del pleistocene".
Nonostante le numerose lacune, ipotesi e congetture che rendono difficile il loro lavoro, gli scienziati hanno dedotto alcuni fatti della vita dei paleo-indiani attraverso rinvenimenti archeologici. Tra queste lacune, per esempio, c'è l'incomprensione del ruolo della donna paleo-indiana: alcuni reperti dimostarno che essa lavorava con materiali deperibili, invece che di pietra e di osso. Tuttavia, l'esistenza di punte lanceolate ritrovate nei luoghi abitati e di cacciagione, ci dice molto dei primi indiani e delle loro somiglianze con l'uomo moderno. Essi cercavano cibo e rifugio; si sforzavano di elaborare nuove tecnologie; erano fieri del loro lavoro; sognavano ed agivano. E sopravvissero.

I primi indiani si adattarono. Nel corso dei secoli il clima, la flora e la fauna si sono evoluti, dall'epoca glaciale attraverso l'epoca di spartiacque post-glaciale, fino alle nuove configurazioni delle regioni. Generazione dopo generazione, gli indiani gradualmente allargavano la loro base di vita e inventavano nuove tecnologie.
Dal 6.000 al 1.000 a.C ci fu il cosiddetto periodo arcaico, caratterizzato dal vivere di raccolti, dal cacciare ed intrappolare la piccola selvaggina, dal pescare e raccogliere piante selvatiche commestibili. La vita nel periodo arcaico era essenzialmente migratoria. Quando i raccolti in una zona finivano, gli indiani si tarsferivano in un'altra. In genere erano più stabili dei cacciatori paleolitici: infatti sono stati trovati anche degli insediamenti permanenti, indicati da cumuli assai grandi (ammassi di residui), specialmente vicino ai laghi e ai corsi d'acqua. In questo periodo una varietà di materiali, quali legno, pietra, ossa, corna, conchiglie, pelle, fibre di piante e rame, veniva utilizzata per fabbricare una vasta gamma di utensili e attrezzi speciali per soddisfare i bisogni del particolare modo di vivere di ogni singola regione.
Gli artigiani arcaici fabbricavano lance, coltelli, asce, scuri, mannaie, scalpelli, raschietti, mazze, martelli, incudini, lesini, trapani, mortai e pestelli, armi, arpioni, canne e contenitori. Le loro pentole per cucinare e per conservare il cibo erano di pietra. In questo periodo stoffe e cesti di materiali vegetali intrecciati vennero fatti per la prima volta. Insieme al gran numero di attrezzi nascevano nuovi metodi di preparazione e conservazione degli alimenti. Pietre riscaldate venivano usate per bollire l'acqua ed arrostire semi. Cesti e contenitori di pelle erano usati per immagazzinare il cibo. Gli indiani arcaici furono anche i primi nordamericani a costruire barche e ad addomesticare il cane. Quei primi indiani trasformarono alcuni dei loro materiali in ornamenti, svilupparono credenze e rituali complessi ed elaborarono dei metodi per seppellire i loro morti.

Tuttavia per esprimere i gradi di sviluppo occorrono altri termini. Nell'America centrale, per esempio, dove gli indiani raggiunsero il grado più alto di vita organizzata, in quanto costruirono delle città, viene usato il termine "classico", riferito ad un culmine culturale che comporta suddivisioni come "preclassico" e "postclassico".
Un altro termine ancora, che si riferisce al culmine di una cultura, quello dell' "epoca aurea", viene a volte usato per le culture avanzate del Nord del Messico, come quella degli Anasazi, Hohokam e Mogollon del Sud-Ovest o dei "Mound Builders" dell'Est.. Deve essere ricordata anche un'altra classificazione culturale. Alcuni studiosi usano il termine "mesoindiano" invece di "formativo" o "preclassico" per distinguere il periodo in cui venne intrododtta l'agricoltura nella Mesoamerica (tra il 7.000 e il 5.000 a.C.) dalla cultura arcaica di altri luighi sul continente.
Se un gruppo di popoli meritasse l'etichetta di "cultura madre" o "civiltà madre" mesoamericana, questo sarebbe quello degli Olmechi delle giungle, delle praterie e delle paludi della costa del Golfo del Messico. Nella cultura olmeca si svilupparono i villaggi, anche se non proprio come delle città vere, almeno come grandi centri di cerimonie ed economici. Le tribù divennero complesse strutture sociali. L'artigianato ed il lavoro manuale si evolsero verso l'arte, e l'architettura divenne raffinata e di proporzione colossale. I rituali si trasformarono in sistemi numerici e gli eventi del calendario in scritture geroglifiche. L'agricoltura si estendeva tramite una rete di relazioni commerciali.
Questa cultura fiorente, nota come olmeca, influenzò infatti tutte le altre culture sorte in seguito in Mesoamerica: i Maya, i Teotihuacan, i Totonachi, gli zapotechi e, attraverso di loro, i Toltechi, i Mixtechi e gli Aztechi, come altri popoli più a nord e a sud.
Come le maggiori civiltà mesoamericane la società olmeca era teocratica, con classi fisse di sacerdoti, burocrati, mercanti ed artigiani nei centri abitati. La popolazione agricola praticava un'agricoltura basata sul dissodamento del terreno (abbattendo e bruciano gli alberi per far posto ai campi) al fine di sostenere gli altri ceti della società.
Per quanto riguarda i manufatti, gli olmechi sono noti per le teste giganti di basalto (alcune di un peso di 20 tonnellate) con lineamenti spessi ed un copricapo simile ad un elmo, ed anche per statuette di giada, terracotta e pietra, con facce feline, i "baby-faces, che rappresentavano il discendente di un dio olmeco, il giaguaro, dio della pioggia, e le sue compagne umane. Il grande serpente piumato, un tema ricorrente in Mesoamerica, è un'altra raffigurazione frequente. Gli Olmechi sono anche noti per le larghe steli (lastre di pietra scolpite) , per le pavimentazioni di serpentino ricoperte di mosaici, per gli specchi concavi di magnetite per accendere fuochi e per la ceramica orlata di bianco.
Gli Olmechi, progredendo, svilupparono un sistema numerico e inventarono un calendario, come anche una scrittura geroglifica, che furono poi in auge presso i Maya per i secoli successivi. Infatti, visti i legami linguistici e culturali tra i due popoli e la non conoscenza di cosa sia accaduto agli Olmechi dopo il declino culturale, alcuni studiosi hanno ipotizzato che siano migrati verso sud-est e diventati i diretti antenati dei Maya. I Maya sono stati definiti i "Greci del Nuovo Mondo": questo paragone esprime l'alto livello della civiltà e dell'intelletto di questo popolo. I Maya ereditarono un ricco lascito culturale dai primi popoli mesoamericani ed in particolare dagli Olmechi. La loro grandezza non deriva tanto dall'innovazione quanto dal perfezionamento dei modi di vivere esistenti, come rivelano i loro complicati sistemi matematici, astronomici, il calendario, la loro scrittura geroglifica, sia pittografica che ideografica e forse anche con i glifi che rappresentavano suoni e sillabe, il loro stile artistico realistico, sia quello della pittura sia quello dei bassorilievi, e infine la loro architettura raffinata, incluse le piramidi dai lati scoscesi, le volte a mensoloni, le creste dei tetti.
Il mondo dei Maya, come quello degli Oltechi, ruotava intorno ai centri cerimoniali. Si conoscono almeno 116 zone dei Maya nel Messico di oggi, in Guatemala, in Honduras e in San Salvador. Molti di questi centri avevano magnifiche strutture in pietra, templi a forma di piramide, piattaforme astronomiche od osservatori, palazzi, monasteri, bagni, campi per il gioco della palla, piazze, ponti, acquedotti e bacini. Tikal, per esempio; una delle zone più importanti della cultura classica di pianura, ritrovato in Guatemala, disponeva di 3.000 strutture comprendenti sei templi a forma di piramide, si estendeva per circa 2 km quadrati ed aveva una popolazione di circa 100.000 abitanti.
Benché la società dei Maya fosse rigorosamente strutturata secondo le diverse classi (sacerdoti, oligarchi ereditari, artigiani e contadini), non esiste nessuna prova di un sistema politico più ampio che unisse i vari centri popolati, o di una capitale dominante. Essi non erano bellicosi e non cercavano di combattere i popoli vicini. Stabilivano comunque relazioni comerciali di vasta portata. Erano un popolo marinaro e alcuni commercianti viaggiavano con piroghe larghe, scavate in un solo tronco, con un massimo di 25 rematori.
Non si conosce il motivo per cui i Maya dei centri classici della pianura siano caduti in uno stato di declino culturale intorno al 900 d.C. Una teoria credibile indica questo declino come conseguenza del decadimento dell'agricoltura e a causa della popolazione crescente e dello sfruttamento intensivo del terreno che portò anche ad un'insurrezione dei contadini contro i sacerdoti e i nobili reggenti. In ogni caso, da quel momento in poi la cultura dei Maya prosperò soprattutto al sud, nelle regioni montuose del Guatemala.
Dopo il 1.000 d.C. si sviluppò un altro ceppo della cultura Maya nella penisola dello Yucatan, per effetto di un'invasione di popoli Toltechi che si unirono ai Maya ed adottarono le loro tradizioni e la loro estetica. Nacquero allora dei centri cerimoniali come Chichen, Itza, Mayapan e Tulum.
I Chichimechi nomadi o "figli del cane" arrivarono nella vallata del Messico dalle regioni settentrionali, in piccoli gruppi e dall'VIII secolo in poi. Ma solo nel X secolo una di queste tribù nomadi, quella Tolteca-Chichimeca, riuscì a prendere il sopravvento sulle altre. Il loro capo si chiamava Mixcoatl.
Studiando le culture locali si scoprì che costruirono una grande città, Tula, situata sulla cima di un monte e ben difendibile. Nel 968 Topiltzin, figlio di Mixcoatl, giunse al potere. E' difficile distinguere la realtà dalla leggenda, poiché la maggior parte di ciò che sappiamo della storia tolteca, è stato tramandato attraverso miti e poesie azteche, nelle quali sia il padre sia il figlio vengono considerati come divinità: Mixcoatl come dio della caccia, Topiltzin come Quetzalcoatl, ossia l'antico Serpente Piumato di cui prese il nome. E' noto comunque che Topiltzin-Quetzalcoatl stabilì un impero tolteco con città-stato indipendenti. tentò di aumentare il livello culturale del suo popolo e grazie alla sua opera il nome "tolteco" divenne sinonimo di "civilizzato" nella tradizione seguente. Topiltzin-Quetzalcoatl incoraggiò l'architettura, e i Toltechi divennero eccellenti costruttori: costruirono palazzi con atri di colonne e affreschi, piramidi enormi, giardini circondati da un muro per il gioco della palla.
Topiltzin incentivò la lavorazione dei metalli, e i Toltechi modellarono oggetti d'oro e d'argento finissimi. Nuove forme di ceramica apparvero nella cultura tolteca: la tessitura, i lavori con piume e la scrittura geroglifica si svilupparono ulteriormente. Egli diede impulso all'agricoltura, che diede come risultato la produzione di specie migliori di granoturco, di yucca e di cotone.
Secondo la tradizione il pacifico Topiltzin-Quetzalcoatl perse il potere quando cercò di abolire i sacrifici umani, che erano praticati su vasta scala. Come risultato, i suoi seguaci, cioè quelli del Serpente Piumato benigno, venivano sopraffatti da quelli del dio Tezcatlipoca, la divinità della notte.
Non è nota la natura esatta di questa lotta di potere. Non si sa neppure cosa successe a Topiltzin-Quetzalcoatl e al suo seguito dopo la presunta sconfitta. Forse le due divinità rappresentavano elementi teocratici e militaristi della società tolteca. Forse furono loro quei Toltechi che invasero lo Yucatan e contribuirono alla rinascita della cultura dei Maya, il periodo corrisponderebbe. Se quel gran re continuasse a vivere non si sa, la leggenda di Quetzalcoatl comunque divenne talmente popolare in tutta l'America centrale che ancora secoli dopo, Montezuma II, l'imperatore degli Aztechi, credette che Cortes, il conquistatore spagnolo, fosse il dio che ritornava.
Per quanto riguarda i Toltechi che rimasero al potere a Tula e nella vallata del Messico, si sa che furono perseguitati da una serie di calamità, quali siccità, fuoco ed invasioni dei nomadi del nord. Erano tornati al punto di partenza; una volta erano stati i "figli del cane", i conquistatori, ora toccava a loro essere conquistati. Tula fu distrutta nel 1160.
Come i Toltechi prima di loro, che ora divennero tributari, i Mexica erano un popolo chichimeco, migrato dal nord nella vallata del Messico. La data del loro arrivo nella regione è il 1168. Durante gli anni successivi vissero come nomadi ai margini delle culture locali e servirono a volte come mercenari dell'esercito, con i loro archi e frecce micidiali. Stando alle apparenze, fondarono due insediamenti su isolotti paludosi nel lago Texcoco, e cioè Tlatelolco e Tenochtitlan, intorno al 1325.
Tenochtitlan, l'area dove oggi sorge Città del Messico, si estese; cesti di vimine venivano fissati sul basso fondo del lago e caricati con limo ed altri materiali vegetali creando delle chinampas, isole artificiali per l'agricoltura. E' possibile che Tenochtitlan conquistasse e assorbisse Tlateloco. Gli abitanti di Tenochtitlan, che si chiamavano Tenocha, lottarono tenacemente per avere il predominio sulle città-stato rivali della vallata. Il fatto più saliente fu l'alleanza con gli Alcohua di Texcoco contro i Tepanec, altro popolo arrivato da poco nella vallata e grande rivale dei Tenocha.
I Tenocha presero il nome nuovo di Aztechi dal leggendario Aztlan, da cui presumibilmente derivano, e cominciarono a sottomettere molti degli altri popoli del Messico centrale. Tenochtitlan diventò una città con centinaia di edifici e collegata con un complesso sistema di canali, con una popolazione stimata di circa 300.000 abitanti. L'intero impero azteco arrivò a comprendere circa 5.000.000 di individui. Le conquiste erano utili agli Aztechi per due ragioni: in primo luogo veniva mantenuto l'impero commerciale che avevano creato. Infatti, oro, argento, rame, perle, giada, turchese ed ossidaina erano prodotti importanti per il loro commercio, così come cereali, fagioli, zucche, pomodori, cotone, cacao, mango, papaya e avocado e in più cani addomesticati e tacchini. Gli stessi beni venivano a volte consegnati come tributi dai popoli sconfitti che in cambio non ricevevano nulla. Ma gli Aztechi pretendevano molto di più dai popoli conquistati: oltre ai loro beni, volevano anche gli individui. Infatti, in secondo luogo, la loro attività militare mirava a fare dei prigionieri per i sacrifici umani che assolvevano le funzioni statali di mantenere l'ordine.
La religione compenetrò la vita degli Aztechi. Ognuna delle loro divinità, di cui molte già adorate dai primi popoli mesoamericani, come per esempio il Quetzalcoatl, aveva il proprio culto. Huitzilopochtli, dio della guerra, era un'invenzione degli Aztechi e richiedeva il tributo maggiore. Migliaia di prigionieri venivano trucidati in cima ai templi-piramide e i loro cuori strappati dai sacerdoti. Gli Aztechi non diedero origine al sacrificio umano nell'America centrale, però lo svilupparono a inusuali estremi di crudeltà e fanatismo. I sacerdoti, benché rappresentassero la funzione centrale della società azteca, non erano così potenti come nelle altre teocrazie mesoamericane. All'apice del sistema delle classi c'era il Capo degli Uomini, scelto da una stirpe reale dai nobili dei clan cittadini, dai ricchi commercianti e dai capi guerrieri. Sotto c'erano i cittadini comuni, compresi artigiani ed agricoltori e il gruppo di operai non specializzati; ancora più sotto c'erano gli schiavi.
Di tutte le "civiltà perdute", quella degli Aztechi è la più conosciuta poiché era al culmine proprio al momento dell'arrivo degli europei. Benché gli spagnoli abbiano distrutto rapidamente la cultura azteca, templi, sculture, scritture, hanno conservato notevoli informazioni su di essa. Comunque, nonostante tutto quello che si sa degli Aztechi, rimane un paradosso sconcertante: da un lato ci fu una cultura complessa, sofisticata, con scopi altamente intellettuali e un senso raffinato dell'estetica, dall'altro una cultura feroce che si alimentava della morte ritualistica di individui.
Gli Olmechi, i Maya, i Toltechi e gli Aztechi furono grandi dominatori durante il loro apogeo culturale e vengono descritti assieme ai loro centri principali. Teotihuacan fu una grande città-stato, e non è noto quale fu il popolo che la fondò e la portò al suo importante ruolo nel periodo classico. Chiunque fossero stati, i Teotihuacan raggiunsero il loro apice culturale nella vallata del Messico, mentre i Maya fiorirono nel Sud-Est. L'influenza incrociata tra i due popoli ebbe la sua parte nella grandezza di entrambi.
Teotihuacan, oltre a svilupparsi come centro cerimoniale, divenne la prima vera città dell'America centrale, una metropoli ben disegnata che copriva un'area di circa 20 km2 con una popolazione che raggiunse le 125.000 unità. Gli abitanti costruirono piazze, viali, canali, parchi, fognature, mercati, officine, condomini (blocchi formati da adobe e da intonaco ad un piano e con molti vani) e templi a piramide. Due piramùidi massicce, la Piramide del Sole alta 60 m e la più piccola Piramide della Luna, furono collegate con la via principale della città, il Viale dei Morti, lungo 4.800 m. Anche la cittadella, una recinzione larga e quadrata di edifici che includeva il tempio di Quetzalcoatl, era unita al viale.
La religione e la politica nella società divisa per ceti di Teotihuacan. I suoi edifici ospitavano i capi religiosi e la nobiltà. I contadini abitavano nei villaggi vicini. Con l'introduzione di migliori tecniche agricole come l'irrigazione e la chinampas si produceva cibo sufficiente per la popolazione urbana che cresceva vertiginosamente.
Da Teotihuacan, centro dinamico di religione, commercio e arte, la cultura azteca si allargò a molte regioni della Mesoamerica. I termi di natura militare si ritrovano raramente nella moltitudine di affreschi della città, il che significa che il commercio, e non la guerra, aveva un ruolo dominante nella mente degli Aztechi.

Molti elementi della cultura di Teotihuacan si diffusero tra altri popoli: la scrittura geroglifica, i sistemi di calendario, gli stili architettonici, le tecniche agrarie e il culto di specifiche divinità quali Quetzalcoatl (il Serpente Piumato) e Tlaloc (il Dio della Pioggia), come anche la pratica del sacrificio umano.
La città esportava anche manufatti artistici, utensili, attrezzi, gioielli, indumenti, sculture di ossidiana e la ceramica alta, sottile e color arancione.
Il declino di Teotihuacan si manifestò nell'ottavo secolo. Siccità, una crisi nell'agricoltura, incendi, ribellioni, invasioni, tutti fattori che ebbero la loro parte in questo declino. Le rovine della città vennero chiamate dagli Aztechi posteriori "la dimora degli dei".

Il Sud-Ovest si estende dall'attuale Utah meridionale e dal Colorado, attraverso Arizona, Nuovo Messico e un angolo del Texas, fino alla parte settentrionale del Messico. In quel territorio accidentato e arido di montagna, con canyon e deserto (prima del contatto con l'uomo bianco), raggiunse il suo più alto grado di sviluppo a nord delle civiltà agrarie avanzate dell'America centrale. Questo fatto è spiegato da due fattori: primo, la vicinanza della regione all'America centrale, culla dell'agricoltura indiana; secondo, l'ambiente aspro del Sud-Ovest, con la sua selvaggina e le sue piante selvatiche non molto commestibili, fecero sì che l'agricoltura divenisse un'alternativa necessaria.
Sotto l'influenza del Sud, nacquero dall'America centrale, tre culture specifiche dominanti sulla base della precedente tradizione arcaica Cochse-Deserto: la Mogollon, la Hohokam e la Anasazi. Per ognuna di esse l'adozione dell'agricoltura comportò la vita sedentaria in villaggi con conseguente sviluppo degli attrezzi, arti e mestieri, specie quello della ceramica. Sebbene ognuna di esse avesse caratteristiche specifiche, erano collegate tra di loro e ognuna venne influenzata dall'altra.
Nelle regioni dell'Est e del Midwest del Nord America, le culture avanzate con grandi popolazioni poterono esistere anche senza agricoltura praticata su vasta scala, grazie alle piante commestibili e alla selvaggina abbondante. Tra queste culture vi era quella dei "Mound Builders" anche chiamata Adena e Hopewell, che avevano i loro centri abitati nell'Ohio. La cultura degli Adena durò dal 1.000 a.C al 200 d.C, quella degli Hopewell dal 300 a.C al 700 d.C
Benche le due culture condividessero molte delle loro caratteristiche e coesistessero per cinque secoli, la loro esatta relazione è sconosciuta. Non si sa, infatti, se gli Adena fossero, e in quale misura, gli avi dei Hopewell, oppure se tra i due popoli vi siano stati conflitti. Non è neache risaputo da dove i due popoli fossero arrivati: alcuni studiosi ritengono che fossero originari dell'America centrale, altri delle regioni dei Grandi Laghi, e non si sa cosa successe loro quando le proprie culture finirono. Fino al secolo XIX si credette, alcuni cumuli ritrovati intorno a tutta la zona orientale, fossero opera di europei poi perduti, ma la scienza ha provato, con scavi e ritrovamenti di manufatti, che erano opera di popoli indigeni e quindi espressione di antiche culture indiane.
La cultura degli Adena si diffuse dalla valle del fiume Ohio verso i territori del Kentucky, Indiana, Pennsylvania e New York. Alcune tribù Hopewell si stabilirono più tardi vicino alla Baia di Chesapeake e in Alabama. Il nome degli Adena deriva da un campo nei pressi di Chillicothe in Ohio, dove si trova un grande tumulo, il che prova che il territorio fosse il centro della loro cultura.
Ci sono prove che tra gli Adena ci fosse un'agricoltura rudimentale: la coltivazione dei girasoli, delle zucche e di altri frutti delle cucurbitacee e chenopodiacee erano risorse che servivano alla loro alimentazione. E' risaputo che coltivavano il tabacco e che forse veniva usato per cerimonie. Tuttavia erano principalmente dei cacciatori e raccoglitori, che sfruttarono, come altre popolazioni che abitavano le zone boschive, la ricca flora e fauna del loro territorio che era così abbondante da permettere una vita piuttosto sedentaria anziché nomade.
Come già detto quando si è parlato delle incertezze dei luoghi di insediamento delle due culture, quella degli Hopewell ebbe molti tratti caratteristici degli Adena, ma accresciuti: sterri più larghi e più numerosi, funerali più ricchi, cerimonie più intense, più raffinatezza negli oggetti artistici, un sistema gerarchico più più rigido, una crescente divisione del lavoro e una più intensiva agricoltura. Inoltre la cultura degli Hopewell copriva un'area più grande, estendendosi dal suo centro alle vallate dei fiumi Ohio ed Illinois verso il Midwest e l'Est. Il popolo degli Hopewell, chiunque fosse e qualunque fosse la sua origine, stabilì una rete commerciale assai estesa: presso i loro siti sono stati reperiti materiali di tutte le parti del continente, ossidiana delle Colline Nere e delle Montagne Rocciose, rame dei Grandi Laghi, conchiglie delle coste del Golfo e dell'Oceano Atlantico, mica dei Monti Appalachi, argento del Canada e teschi e denti di alligatori della Florida. Tutte queste prove dimostrano che la sfera d'influenza degli Hopewell si era allargata tramite il commercio e la religione (il termine Hopewell si riferisce sia ad un culto sia ad una cultura) e non attraverso conq uiste. I sacerdoti-reggenti ebbero forse la posizione più alta, mentre i mercanti e i guerrieri erano a loro inferiori.
Dato che la popolazione degli Hopewell cresceva, anche la loro dipendenza dall'agricoltura era maggiore e coltivavano anche delle varietà di piante commestibili. Non è escluso che avessero commerci anche di generi commestibili con popoli vicini. I loro villaggi erano situati vicino ad acque e consistevano in costruzioni circolari (wigwam) od ovali con tetti a cupola, coperti di pelli di animali, strati di corteccia, stuoie di fibre vegetali, ecc.
Gli Hopewell, come gli Adena, costruirono una varietà di strutture con la terra. La laoro cultura vantava artigiani eccellenti, specialisti nella loro società assai ben strutturata. Erano maestri nel fare oggetti sia funzionali che artistici e operavano in uno stile astratto e figurativo.
Ma cosa capitò a quei favolosi artisti, a quei costruttori ambiziosi, a quei mercanti energici? Come mai la loro cultura decadde? Le teorie sono molte, come per altre culture scomparse: cambiamenti del clima, raccolti scarsi, epidemie, guerre civili, invasioni o semplicemente stanchezza progressiva. Qualunque sia stata la causa, un'altra cultura sarà pronta a dominare sullo stesso territorio. Altri tumuli saranno costruiti, vicino ai fiumi e con dei templi sulla sommità.
Gli indiani appartenenti alla cultura successiva avevano una vasta struttura sociale ed un sistema rigido di classi. Erano ossessionati dalla morte. Costruirono dei tumuli non solo come quelli degli Adena e degli Hopewell, ma vi aggiunsero dei templi enormi prendendo il nome di "Temple Mound Builders" (costruttori di tumuli con templi). Essi furono influenzati dali Adena e dagli Hopewell e dai popoli dell'America centrale. Anche se ciò non è ancora provato, vi sono caratteri simili: tecniche agricole, stili artistici, uso dei tumuli con templi e piazze aperte nei villaggi, tutti simili a quelli della regione sopra citata. I contatti certamente sono stati stabiliti da indiani mercanti che viaggiavano in barca verso il Nord, attraversando il Golfo del Messico, o via terra.
Come nell'America centrale, anche nel Mississipi fu possibile lo sviluppo della cultura grazie alle migliorate tecniche agrarie. Avendo cibo sufficiente, una popolazione numerosa poté vivere nello stesso posto anche per un lungo periodo. A partire dal 700 d.C nell'area del Mississipi nacquero parecchi centri cerimoniali e commerciali, fino a tempi posteriori al primo contatto con l'uomo bianco, e si svilupparono arrivando lungo la bassa vallata del Mississipi, attraverso la maggior parte del Sud-Est, dalle attuali Florida e Oklahoma fino al Wisconsin.
Il sito più grande e più famoso si trova a Cahokia in Illinois, vicino a St. Louis. L'area del villaggio, che si estendeva per 7 km lungo il fiume Illinois, conteneva 85 tumuli con templi e sepolture ed ebbe un numero massimo di 75.000 abitanti. Tra i centri importanti della cultura del Mississipi si annoverano Moundvill nell'attuale Alabama, Etowah e Ocmulgee in Georgia, Spiro in Oklahoma e Hiwasee Island nel tennesee. Ai primi del secolo XVII i grandi centri del Mississipi vennero abbandonati. L'eccessiva popolazione fu forse una delle cause, assieme alle carestie, alle condizioni climatiche variate, alle lotte politiche oppure alle malattie che precedettero quelle portate poi dall'uomo bianco. Comunque le prove dell'esistenza di questa cultura, all'arrivo dell'uomo bianco, erano tutte ormai sottoterra e furono scoperte dopo secoli dagli archeologi.
Una sola cultura simile sopravvisse fino al XVIII secolo con diversi contatti con l'uomo bianco, quella dei Natchez. I francesi che vissero tra di loro e che poi li distrussero, adottarono parte dei loro modi di vivere. Come i primi popoli del Mississipi, i Natchez avevano un tumulo centrale con un tempio ed una piazza aperta intorno, ed altri tumuli satelliti che servivano da abitazioni o da tombe. Il reggente supremo dei Natchez era il Gran Sole che viveva su uno di questi tumuli. Su altri viveva la madre, chiamata Donna Bianca che era sua consigliera, assieme ai fratelli chiamati Soli, tra i quali si sceglievano i capi per le guerre e il sacerdote supremo; le sorelle erano chiamate Donne Sole. Esistevano molte classi: sotto la famiglia reale stavano i nobili e gli uomini onorevoli, quindi i cittadini comuni. Tutti i nobili potevano sposare i comuni e, quando uno moriva, il compagno o la compagna lo seguivano nell'aldilà. Con la fine della cultura dei Natchez, finì la cultura del Mississipi. Alcuni tratti sopravvissero tra gli altri indiani del Sud-Est come i Creek, ma ormai senza più la costruzione dei tumuli.

LA PENETRAZIONE DEI BIANCHI NELL'AMERICA DEL NORD

L'esplorazione del Nord America da parte dell'uomo bianco durò più di quattro secoli, dal XV al XX. Durante il periodo coloniale, fino alla rivoluzione americana, cinque nazioni europee inviarono spedizioni sotto le loro bandiere e presero possesso del territorio scoperto: Spagna, Francia, Inghilterra, Paesi Bassi e Russia. Il Portogallo ebbe anche una parte attiva nella prima esplorazione, stabilendosi poi nell'America del Sud. E la Svezia occupò il territorio nella Baia di Delaware dal 1638 al 1654. Persone singole, provenienti da paesi europei, fecero viaggi di esplorazione in nome dei cinque maggiori Stati aventi diritto. Poi, più avanti, esploratori canadesi e statunitensi, si incrociarono sul continente, scoprendo le terre selvagge rimaste per l'insediamento dell'uomo bianco.
I molti fattori per cui gli europei e i loro discendenti esplorarono il cosiddetto Nuovo Mondo, sono compresi nel concetto del Rinascimento, periodo che fece emergere l'Europa dal Medioevo: dal punto di vista politico c'era una tendenza verso uno Stato-nazione unificato e centralizzato, partendo dal sistema feudale. L'esplorazione divenne perciò un obbiettivo nazionale. Dal punto di vista economico c'era un fabbi-sogno crescente di nuovi mercati e di importazioni specifiche per una popolazione in rapida espansione (l'Estremo Oriente poteva procurare per esempio le spezie necessarie alla conservazione dei cibi). In più il sistema economico del mercantilismo o bullionismo, in cui il potere e la ricchezza di una nazione venivano determinati dalla quantità di oro e di argento posseduta era diventato dominante e stimolante per la ricerca di nuove risorse di metalli preziosi. Le pelli erano un'altra fonte di ricchezza e di potenza.
Nel settore religioso c'era una violenta competizione tra i convertiti al cattolicesimo tradizionale e quelli al protestantesimo nato dalla Riforma. Visto che i vari governi avevano religioni ufficiali, la gara tra le Chiese faceva parte delle rivalità nazionali ed era un incentivo in più per finanziare spedizioni.
Dal punto di vista scientifico e tecnologico erano avvenuti maggiori progressi nell'ambito della navigazione, così come importanti passi avanti erano stati fatti nel disegno di carte nautiche e nella cartografia in generale. Le imbarcazioni europee erano ora in grado di tenere gli oceani, in quanto univano le migliori qualità delle navi mercantili pesanti a vela quadra e a fasciame sovrapposto che viaggiavano lungo la costa atlantica e nel Mare del Nord, alle caratteristiche delle navi più lunghe e lisce a vela latina, con due alberi, costruite in legno nel Mediterraneo. Infine, per quanto riguarda la filosofia e le aspirazioni, il Rinascimento comportò nuovi impulsi verso il sapere e un nuovo desiderio dell'avventura. L'Europa era quindi preparata all'esplorazione. Stati, Chiese e le singole persone avevano tutti i loro motivi per esplorarer il Nuovo Mondo: potere, prestigio, gloria, ricchezza e curiosità.
L'esplorazione non si sviluppò solo in seguito al Rinascimento, ma ebbe un suo proprio sviluppo, in quanto le notizie sul Nord America e sui suoi abitanti, rivoluzionarono la visione del mondo da parte degli europei. Per le generazioni successive, che soffrivano per la sovrappopolazione, per la povertà e le persecuzioni religiose in Europa, l'America del Nord divenne un simbolo di speranza e di vita nuova. Come risultato, tutti questi avvenimenti, più o meno giustificati, avvenivano a spese delle popolazionio indigene del Nord America.
Tutte le spedizioni effettuate dalle maggiori potenze erano guidate da esploratori che non erano cittadini di quelle nazioni: Colombo, che navigò per la Spagna nel 1492, era italiano; Caboto, al servizio dell'Inghilterra, era anch'esso italiano come il Verrazzano che navigava al servizio della Francia. Nel 1524 l'inglese Hudson esplorava per conto dell'Olanda, nel 1741 il danese Bering era al servizio della Russia. Gli spagnoli penetrarono nel Nord America dal Sud, attraverso i Caraibi, la Florida ed il Messico. La Francia avanzava da nord-est, lungo il fiume S. Lorenzo, i Grandi Laghi, i fiumi Ohio e Mississipi, con penetrazioni verso nord-ovest dalla costa del Golfo. L'Inghilterra si spostava generalmente dalla costa dell'Atlantico verso ovest, ed era inoltre attiva nelle zone artiche in cerca del passaggio a nord-ovest. L'Olanda penetrave in direzione nord-ovest e la Russia dall'ovest, attraverso la Siberia fino all'Alaska e poi verso sud fino alla California. Nei secoli successivi esploratori statunitensi e canadesi progredirono da est ad ovest, spingendosi saltuariamente in direzione est dalla costa dell'Oceano Pacifico.
L'attività principale, esercitata durante le esplorazioni e l'apertura delle terre selvagge a nord del Messico, era il commercio di pellicce che provocò intensi contatti tra l'uomo bianco e gli indiani. Tutte le potenze coloniali si occuparono dello sfruttamento commerciale delle pelli di animali. Francia, Inghilterra, Olanda, Russia e un po' meno la Spagna, volevano soddisfare la grande richiesta di pellicce dell'Europa, in particolare quelle di castoro per i cappellai. Le rivalità tra gli Stati europei e tra le tribù indiane riguardo al commercio di pellicce erano la causa di numerose guerre e lotte intertribali.

Da parte degli indiani c'era una grande resistenza contro i mercanti europei che invadevani i loro territori. Il mercato della pelliccia rimase attivo fin dopo i tempi coloniali che ebbe una parte importante nel favorire nuovi insediamenti dell'uomo bianco. Dal XVII al XIX secolo, il commercio delle pellicce ebbe molta influenza sugli indiani e in vari modi. Gli indiani erano ricercati dai cacciatori per avere pelli e di conseguenza essi presero contatto con la cultura dell'uomo bianco. In cambio dei loro beni gli indiani ricevettero prodotti europei, specialmente quelli pratici come utensili e arnesi di ferro, ma anche quelli decorativi come stoffe colorate e perle. Gli indiani ricevettero anche armi da fuoco e liquori, che ebbero un peso enorme sulla loro vita. Un secondo effetto deleterio, derivante dal commercio con l'uomo bianco, fu il diffondersi delle malattie europee tra le popolazioni indiane. Un terzo effetto fu la rottura dell'equilibrio naturale che esisteva tra i mammiferi pelosi, a causa della loro eccessiva distruzione. Infine, il commercio delle pellicce aveva anche un'influenza a lungo termine, derivante dall'invasione dei bianchi che era seguita da stabilimenti commerciali, posti militari e coloni.
Nei primi tempi della colonizzazione, i francesi sfruttarono per lo più il commercio delle pelli, mentre gli spagnoli si dedicarono soprattutto all'estrazione dei minerali e all'allevamento del bestiame. Nei territori colonizzati dagli inglesi predominava l'agricoltura. Il commercio franco-indiano delle pellicce iniziò con Jacques Cartier nel 1534, lungo il fiume S. Lorenzo. La loro intenzione era stata quella di trovare un passaggio a nord-ovest per raggiungere l'Oriente, e invece trovarono il ricco commercio delle pellicce e l'interesse degli indiani che desideravano i prodotti europei.
Basandosi sui risultati delle spezioni di Cartier, Samuel de Champlain arrivò nella Nuova Francia nel 1603 con lo scopo di avviare trattative con gli indiani per lo sfruttamento delle pelli. Durante gli anni successivi, Champlain esplorava le foreste settentrionali stipulando accordi commerciali con le varie tribù che fornivano poi le loro pellicce alle stazioni commerciali francesi. Port Royal in Acadia, Città del Quebec e Montreal diventarono fiorenti centri del commercio.
Le tribù orientali, tra cui i Micmac, i Montagnais, i Naskapi, gli Abnaki e i Cree erano tutte coinvolte nel commercio di pelli con i francesi.
Durante gli anni che vanno dal 1616 al 1649, gli Huroni svilupparono, assieme alle tribù degli Ottawa e Nipissing, un impero commerciale tra indiani, che si estendeva dai Grandi Laghi alla Baia di Hudson e al fiume S. Lorenzo. Ognuna delle tre parti contraenti aveva la sua propria via di trasporto e di viaggi per mezzo di canoe, ed effettuava anche scambi con la tribù dei Tobacco e dei Neutral. Facendo da intermediari gli Huroni smerciavano prodotti agricoli in cambio di pelli con altre tribù, e le portavano ai francesi a Città di Quebec o a Montreal, in cambio di prodotti europei. Così le loro flottiglie di canoe cariche di questi prodotti come tessuti, perle, colori, coltellini, asce e pentole, completavano questo circolo commerciale, ritornado dalle tribù fornitrici di pelli a trattare le loro percentuali di guadagno. Quel complesso sistema di relazioni commerciali durò fino al XVII secolo e terminò con l'espansione militare economica della Lega Irochese delle Cinque Nazioni.
Nel frattempo, comunque, molti francesi, alcuni sostenuti da Champlain, altri dalla Chiesa cattolica, si avventurarono lungo i fiumi in terre selvagge, alla ricerca di nuove fonti per avere delle pelli. Quella nuova attività che riguardava la traversata e l'esplorazione di foreste e terre ignote, provocò la nascita di una nuova razza di francesi, i "coureurs di bois", che operavano indipendentemente, senza concessioni e senza obbedire a regolamenti, vivendo in mezzo agli indiani e commerciando in pelli. Da qui prese origine una nuova razza, i Meticci, mezzosangue di discendenza francese e Cree.
Nella Nuova Francia il miraggio dei guadagni ottenuti con il commercio delle pelli e le oscillazioni del mercato erano la forza più potente della politica e di qualunque programmazione. La Compagnia della Nuova Francia (o Compagnia dei Cento Associati), fondata nel 1672 per dare una sistemazione alla colonia e favorire lo sviluppo del commercio, ignorò l'organizzazione precedente a favore del guadagno derivante dal commercio delle pelli. Anche la Chiesa cattolica aveva la sua partecipazione tramite i suoi missionari gesuiti. Solo quando il commercio fu interrotto durante le "Guerre del Castoro", le popolazioni tornarono all'agricoltura, praticandola su vasta scala.
Nonostante oscillazioni ed interruzioni, il commercio francese delle pellicce continuava ad espandersi in nuove regioni. La Nuova Francia estese quest'area dai Grandi Laghi sino al Mississippi, nota ai francesi come Louisiana. Alla ricerca di nuovi mercati i francesi esplorarono i corsi del Missouri, del Platte e del red River. Erano soliti portare con loro la maggior parte della tribù, dai Grandi Laghi attraverso il Mississippi: gli uomini proteggevano gli esploratori e andavano a caccia per conto loro e le donne lavoravano le pelli
Intanto, mercanti francesi estesero i loro mercati nella parte meridionale della Louisiana, partendo dagli insediamenti lungo la costa del Golfo in direzione nord-ovest lungo il Mississippi e il Red River. Nuova Orleans, fondata nel 1718, divenne un centro commerciale assai laborioso e vivece. Durante il secolo XVIII i francesi stabilirono rapporti commerciali con i Taovaya, che facevano da intermediari per loro, come avevano fatto un secolo prima gli Huroni. I Taovaya e i francesi fondarono i villaggi gemelli di San Bernardo e San Teodoro a est dei Comanche, con cui erano in rapporti commerciali. Gli spagnoli si offesero per la presenza francese e per la vendita ai Comanche di armi da fuoco, e cercarono dio espellere i francesi dal territorio, ma non ebbero successo. Sia i coureurs de bois sia i Taovaya rimasero attivi dopo il 1763 e l'annessione spagnola della Louisiana. Comunque, le restrizioni nel commercio fecero ben presto inaridire la fonte del loro benessere.
L'Inghilterra aveva ereditato il commercio con gli Irochesi dagli olandesi nel 1664 e cercò di svilupparlo specialmente nella Baia di Hudson. Il diritto vantato su quell'area si basava sul viaggio fatto da Henry Hudson nel 1610, ma solo dalla spezione per via terra di Pierre Radisson e Sieur des Groseilliers nel 1668 e 1669 e dalla successiva istituzione della Compagnia della Baia di Hudson nel 1670, si incominciò a sfruttare quella vasta zona ricca di pellicce. Gli inglesi, invece di mandare i loro mercanti all'interno per raccogliere le pellicce, fondarono stazioni commerciali per lo scambio con gli indiani, alla foce dei grandi fiumi che scorrevano attraverso il suolo canadese per sfociare nella Baia. Le navi andavano e venivano di solito nel periodo estivo, quando le acque a nord erano sgombre dal ghiaccio. E siccome le merci inglesi erano meno costose e di migliore qualità di quelle francesi, gli inglesi si mostrarono più competitivi anche per quelle tribù che in precedenza avevano tarttato solo con i francesi.
In quel periodo l'Inghilterra non conosceva ancora l'estensione della Terra di Rupert, come venne chiamata la sua proprietà a nord dal principe Rupert, finanziatore e primo governatore della Compagnia della Baia di Hudson. Anche i francesi vantarono diritti sulla Baiai di Hudson e mandarono diverse spedizioni militari contro le stazioni commerciali degli inglesi con qualche successo, finché, dopo il 1713 e il trattato di Utrecht, abbandonarono tali imprese. La Francia continuava comunque ad avere un ruolo dominante nel commercio delle pellicce fino alla vittoria finale degli inglesi nelle guerre franco-indiane e fino al Trattato di Parigi del 1763.
Durante il conflitto franco-inglese, anche la Russia a sviluppare il suo commercio. Il viaggio di esplorazione di Vitus Bering nel 1741 ebbe una fase di intensa attività dei promyshlenniki, che erano russi commercianti di pellicce e che avevano esteso la loro attività dalla Siberia all'Alaska. Intorno al 1784 i russi fondarono i loro primo insediamento in Nord America, sull'isola Kodiak, centro commerciale stagionale. Nel 1812 possedevano anche un insediamento in California.
La Compagnia della Baia di Hudson si imbatté anche in forti rivali come la Compagnia del Nord-Ovest, fondata dagli scozzesi nel 1784, che a quel tempo dominava il commercio delle pellicce con Montreal come base. Questa rivalità provocò un periodo di esplorazioni, in cui nuovi contatti furono stabiliti con le tribù dell'Ovest canadese. Le due compagnie vennero fuse nel 1821 sotto il nome della compagnia più vecchia.
Negli Stati Uniti il commercio delle pellicce cominciò ad espandersi ai primi del XIX secolo. Nel 1808 John Jacob Astor fondò la Compagnia Americana delle Pellicce alla quale seguirono varie consociate, tra cui la Compagnia delle Pellicce del Pacifico con una stazione commerciale importante ad Astoria in Oregon e la Compagnia del Sud-Ovest che operava nei Grandi Laghi. Un anno dopo, la famiglia Chouteau, originaria di New Orleans, fondò la Compagnia delle Pellicce di St. Louis-Missouri. Ambedue le imprese finanziarono spedizioni nelle terre ignote dell'Ovest. Nel 1816 il Congresso promulgò una legge che escluse i mercanti inglesi dal territorio degli Stati Uniti. Quando John Jacob Astor morì nel 1848, era diventato l'uomo più ricco d'America.
Un altro imprenditore americano, William Henry Ashley, divenne una potenza economica e accumulò un patrimonio con le pellicce, partecipando a diverse spedizioni, specie nelle Montagne Rocciose. Molto uomini che lavorarono e trattarono con lui vennero chiamati in seguito "uomini delle montagne". Attivi come cacciatori e mercanti negli anni '20 e '30, viaggiarono lungo i sentieri e i passaggi indiani dell'Ovest. Come i Voyageurs e i coureurs de bois, gli uomini delle montagne approfittarono dei contatti con gli indiani per imparare le tecniche di sopravvivenza in terre selvagge. E per quanto riguarda lo stile di vita, fra tutti i coloni bianchi del Nord America gli uomini delle montagne erano quelli che più assomigliavano per costumi agli indiani.
Durante quegli anni, anche il governo statunitense aveva una parte nel commercio delle pellicce, in quanto organizzava una rete di ditte commerciali governative, chiamata factory system. Durante gli anni dal 1790 al 1799 il Congresso promulgò quattro leggi di commercio e di traffici riguardanti i rapporti con gli indiani. Tali leggi prevedevano l'assunzione di agenti indiani e la concessione a commercianti federali di poter trattare con gli indiani nel campo delle pellicce. Nel 1806 un "Ufficio di Commercio Indiano" fu creato nel dicastero della guerra per gestire le stazioni commerciali federali. Il "Sistema delle Stazioni Commerciali" fu abolito nel 1822, anno in cui vennero conferite concessioni a mercanti indipendenti che riuscirono meglio a far fronte alla crescente richiesta di pellicce.
Il mercato delle pellicce iniziò un periodo di declino a partire dal 1840, dovuto al fatto che il cappello di pelliccia di castoro era andato fuori moda. Oltre alla moda anche altri fattori provocarono la fine del boom delle pellicce: la distruzione eccessiva degli animali e l'aumento degli insediamenti agricoli.Nel 1867 la Russia abbandonò la sua impresa nord-americana, vendendo l'Alaska agli Stati Uniti e nel 1869 la Compagnia della Baia di Hudson vendette le sue vaste proprietà territoriali al governo canadese. Per quanto riguarda gli uomini delle montagne e gli altri cacciatori, la loro attività continuò ancora per molto tempo e molti di loro fecero il mestiere di scout e di giude per l'esercito e per i coloni. Alcuni divennero indispensabili per i coloni che da loro impararono a sopravvivere nelle lotte contro gli indiani.
Il modo di vivere duro dei commercianti di pellicce, dei voyageurs e dei coureurs de bois francesi, degli esploratori della Compagnia della Baia di Hudson e degli uomini delle montagne americani, divenne mitico come quello dei cowboys. Essi erano di sicuro coraggiosi, forti e individualisti e, fra tutti coloro che penetrarono nel territorio americano, furono quelli che più rispettarono il modo di vivere degli indiani. Naturalmente vi erano dei commercianti che disprezzavano gli indiani e usavano mezzi illeciti come l'alcool per imbrogliarli.

LE GUERRE INDIANE

Sin dall'arrivo dell'uomo bianco, la storia degli indiani è stata un susseguirsi di guerre dai tempi coloniali fin quasi a cavallo di questo secolo. Lo scontro tra le due culture, quella indiana e quella bianca con le alleanze di varie tribù con gli europei a scapito di altri indiani, venne chiamato Guerra dei 4 secoli.
All'interno di quella saga di conflitti c'è molta della stessa stroia indiana: la distruzione della cultura, il movimento delle tribù, la cessione di milioni di acri di terreno, la mutevole politica delle potenze coloniali europee, Stati Uniti e Canada nei confronti degli indiani e la vita di molti grandi personaggi. Il tema delle guerre indiane è ricco di suggestioni. per la maggior parte degli storici europei, con il loro atteggiamente dichiaratamente filo-europeo, gli indiani erano un ostacolo e una minaccia all'espansione pacifica dell'uomo bianco e provocatori di violenze di frontiera. La prevenzione antica nei confronti degli indiani alimentava a sua volta l'opinione popolare, secondo cui gli indiani erano selvaggi, i coloni vittime e i pionieri, i soldati e i cowboys, eroi.
Ma con il mutare della prospettiva storica i ruoli si sono invertiti. Mentre la cultura indiana suscita un senso di meraviglia, la distruzione sistematica di quella cultura non può provocare che un senso di risentimento.
Parlare in termini generali o dare un'interpretazione morale all'una o all'altra parte, può indurre in errore. si parla per esempio molto della pratica dello scotennamento e quale delle parti la praticò per prima. Ma è ancora da stabilire se questa pratica era in uso prima dell'arrivo dell'uomo bianco. Comunque si può affermare che gli europei furono i primi a codificare tale pratica, mettendo taglie sulla testa e sugli scalpi degli indiani. In ogni caso, nel corso delle battaglie, sia gli indiani sia gli europei si diedero alla pratica dello scotennamento e ambedue commisero torture. Comunque non tutti i bianchi possono essere paragonati a personaggi come Andrew Jackson e John Chivington, razzisti e noti per le loro crudeltà contro gli indiani, né tutti gli indiani possono essere incolpati per le crudeltà usater da alcune tribù contro pacifici coloni.
Vi erano guerrieri indiani che non avevano alcuna pietà, ma anche altri che lottavano solo per l'onore personale senza alcun piacere di uccidere. Per dare un esempio, gli indiani delle Pianure avevano un costume secondo cui la bravura più grande di un guerriero era quella di avvicinarsi il più possibile ad un nemico durante la battaglia, toccarlo con una mazza, senza però infliggergli ferite. Vi erano dei coloni bianchi, commercianti e missionari, che difendevano i diritti degli indiani ed altri che non pensavano ad altro che sfruttare gli indigeni per il proprio tornaconto.
A volte la politica ufficiale dei bianchi cercava di proteggere gli indiani dalle invasioni di frontiera da parte dei bianchi e a volte quella politica provocava l'estinzione degli indiani stessi.
Il fatto che spesso gli indiani lottassero insieme all'uomo bianco contro altri indiani, durante il periodo del Contatto, era una conseguenza del loro modo di vivere anteriore. Per gli indiani era predominante il valore della tribù su quello della razza, come per i bianchi che consideravano di più la loro nazionalità e la loro religione, della razza. Alcune contese intertribali duravano per generazioni. La guerra aveva una varietà di funzioni sulla cultura delle tribù, era un rituale, un rito di passaggio all'età virile, o un mezzo per provare qualità simili a quelle di un dio, come dimostrano le società delle Pianure, o un mezzo necessario per procurare il sostentamento per la tribù, che avveniva attraverso delle incursioni, come facevano gli Apache del Sud-Ovest. Aveva anche uno scopo politico che serviva a stabilire delle confederazioni tribali, come nel caso della Lega Irochese del Nord-Est. La guerra poteva essere anche la politica ufficiale dello Stato, come tra gli Aztechi del Mesoamerica, che mantenevano la loro struttura sociale mediante l'espansione militare.
Comunque, nonostante le molte contraddizioni ed eccezioni, e per il fatto che le guerre non si possono vedere solo sotto l'aspetto dello scontro tra l'indiano e l'uomo bianco, vengono generalmente interpretate come resistenza dell'indiano all'invasione dell'uomo bianco.
Siccome gli indiani volevano proteggere i loro popoli, la loro cultura e il loro territorio dallo sfruttamento da parte di estranei, che credevano per lo più alla supremazia della razza bianca, la violenza che gli indiani usavano viene vista a posteriori con maggiore comprensione che quella usata dai bianchi invasori.
Si possono addurre maggiori giustificazioni sul conto degli indiani, in quanto specifiche insurrezioni erano causate da imbrogli dei mercanti bianchi, dall'obbligo di vendere i loro territori, dal lavoro forzato e dalla schiavitù, oltre che nella soppressione della cultura indiana e dalla violazione dei trattati da parte dell'uomo bianco, che non rispettava i confini dei territori e non pagava le annualità stipulate. Un'altra considerazione generalizzata diceva che gli indiani, nei primi contatti con l'uomo bianco, erano per lo più pacifici, curiosi e fiduciosi. Considerando la palese minaccia portata dai bianchi, il loro atteggiamento fiducioso esprime molto del loro carattere originale e raggiunge il livello di un'umanità quasi moderna in tutti gli anni seguenti pieni di difficoltà e di violenze.
In buona sostanza, gli indiani persero la "Guerra dei 4 secoli" non per mancanza di valore e di capacità. A detta di tutti avevano guerrieri molto abili e delle ottime tattiche di guerriglia: il tenersi nascosti e provare iniziative individuali sono tattiche adottate da molti eserciti moderni. Vennero sconfitti dal numero soverchiante di soldati e dalla loro mancanza di unità. Se gli indiani avessero mantenuto un fronte unico nei vari momenti storici, avrebbero avuto il controllo del continente fino ai tempi moderni e anche uno Stato indiano indipendente, all'interno degli Stati Uniti. Per quanto riguarda questo aspetto, se l'uomo bianco avesse trattato gli indiani in maniera illuminata e democratica, una tale entità politica potrbbe esistere anche oggi.
Visto quanto la cultura e la filosofia indiana offrono all'umanità di oggi, specie sotto l'aspetto di una concezione ecologica del mondo, molti riscriverebbero la storia, con gli indiani con una storia ed un destino diversi.

All'inizio si era stabilita una pace. Anche se precaria, era pur sempre una pace, senza cui la colonia di Jamestown non sarebbe sopravvissuta. A causa delle malattie, solo 150 dei 900 coloni inglesi iniziali rimasero dopo i primi tre anni. Gli indiani della Confederazione di Powhatan avrebbero potuto distruggere la colonia nei primi tempi in cui lottava per sopravvivere. Ma sono ignoti i motivi per cui preferirono non sconfiggerli. La decisione in merito alla pace o alla guerra era nelle mani di Wahunsonacock o re di Powhatan, come lo chiamarono i coloni inglesi. Il padre aveva fondato la potente Confederazione delle tribù della costa paludosa e Wahunsonacock l'aveva ulteriormente rafforzata. Forse i motivi di mantenere la pace erano politici: magari credeva che tramite l'influenza degli inglesi avrebbe potuto espandere il suo impero. Il rapporto tra il capitano Smith, capo della colonia fino al 1609, e Wahunsonacock aveva l'aspetto di una pace duratura. Le leggende raccontano del ruolo che ebbe Pocahontas, figlia del re, per conservare la pace, dato che provava simpatia per i coloni fin da bambina e che salvò la vita a Smith. Il suo matrimonio con John Rolfe, avvvenuto molti anni dopo, contribuì a mantenere la stabilità nel periodo in cui la richiesta di tabacco europea era aumentata parecchio ed erano anche arrivati con le navi nuovi coloni, provocando invasioni di territorio e incidenti sanguinosi. Comunque la pace durò altri quattro anni dalla morte di Wahunsonacock. Benché suo fratello Opechancanough, suo successore, si fosse impegnato a mantenere la pace, in realtà cospirava vendetta per le molte offese arrecate agli indiani. Tuttavia, nonostante il rancore di Opechancanough, la pace sarebbe stata mantenuta se gli inglesi non avessero giustiziato un indiano sospettato di aver ucciso un mercante bianco. Dopo quell'incidente, Opechancanough decise, nel 1622, di attaccare i coloni inglesi nei campi di tabacco, uccidendo 347 persone, tra uomini, donne e bambini. Da quel momento avevano come principale scopo sterminare gli indiani con ogni mezzo.
Invitando gli indiani ad un consiglio di pace, allo scopo di stipulare un trattato, i coloni avvelenarono i fiduciosi rappresentati delle tribù che li avevano attaccati; il vecchio ed astuto Opechancanough riuscì comunque a scappare. Le scaramucce durararono ad intervalli per dieci anni, finché nel 1632, a causa della stanchezza di ambedue le parti, si raggiunse un accordo di pace.
Ma Opechancanough macchinava vendetta e i suoi guerrieri assalirono la colonia il 18 aprile 1644, quando egli aveva superato i 100 anni di età. Gli indiani uccisero 400-500 inglesi, su una popolazione di 8.000 individui, in veloci attacchi su insediamenti esterni. I coloni, sotto il comando del governatore William Berkeley, si organizzarono presto, sferrando un contattacco: piccoli gruppi ben armati percorsero il territorio indiano, asselendo e distruggendo i villaggi. Nel 1646 i soldati inglesi catturarono Opechancanough. Portarono il vecchio ed emaciato capo tribù sulla sua lettiga a Jamestown, dove fu ucciso da una guardia adirata.

LA RIBELLIONE DI BACON

Nella seconda metà del secolo XVII gli attacchi contro gli indiani della Virginia e del Maryland assunsero un significato di ribellione contro l'autorità regia. Dal 1646, dopo la morte di Opechancanough, la fragile pace tra indiani e uomini bianchi fu spesso compromessa anche per la richiesta sempre crescente di nuove terre da parte dei coloni e per reciproci atti di violenza.. Dopo assalti di ritorsione su insediamenti remoti di inglesi da parte dei Susquehannock, una forza della milizia del Maryland e della Virginia circondò il villaggio principale della tribù. Quando 5 capi tribù si avvicinarono con la bandiera bianca per parlamentare, alcuni soldati li uccisero. Gli altri guerrieri sfuggirono all'assedio, uccidendo durante la ritirata, 10 soldati addormentati e iniziarono un'altra ondata di violenza e vendetta, uccidendo cinque coloni per ognuno dei loro capi. Le inchieste sulle diverse atrocità commesse nei confronti degli indiani non portarono altro che una multa nei riguardi di un maggiore del Maryland. Gli indiani, vedendosi senza risarcimento, continuarono nelle loro sanguinose incursioni.
E' a questo punto che fu coinvolto Nathaniel Bacon, cugino più giovane del governatore settantenne della Virginia, Sir William Berkeley. Bacon non aveva nessun rispetto e riguardo né per l'autorità regale né per gli indiani. Si unì ad un gruppo di vigilanti decisi a risolvere da soli il problema degli indiani, senza aspettare un arruolamento di soldati, e si mise in moto sia contro le pacifiche tribù degli Ocaneechi e Monacan sia contro quelle guerriere dei Susquehannock.
Quando Berkeley venne a sapere delle attività del cugino, lo fece arrestare, rimettendolo poi in libertà con un'ammonizione. Ma il giovane ed arrabbiato Bacon condusse un esercito di pionieri a Jamestown e con la minaccia di violenza, costrinse il Parlamento della Virginia ad incaricarlo del comando supremo della guerra contro gli indiani e ad introdurre delle riforme economiche a favore dei piccoli agricoltori riguardo al loro rapporto con l'aristocrazia. Bacon, allora, iniziò una campagna contro i Pamunkey, indiani che erano stati leali nei confronti dell'uomo bianco per lunghi anni. I Pamunkey fuggirono, nascondendosi nella Palude del Gran Dragone, ma quando vennero scoperti, pur non opponendo resistenza, furono massacrati ugualmente.
Nel frattempo, il governatore Berkeley annullava a Jamestown l'incarico di Bacon dichiarando che era stato estorto all'assemblea e classificando suo cugino come ribelle e traditore. In seguito a queste accuse, Bacon guidò il suo esercito ribelle a Jamestown, con la strategia di usare le mogli degli aristocratici come scudo per i propri uomini, mentre stavano preparando la difesa. Dopo lotte violente, i ribelli conquistarono la città, ma invece di di cercare di tenerla, la abbandonaro in fiamme. Poco dopo, il 26 ottobre 1675, Bacon mrì di una grave malattia, forse tubercolosi. Con la fine della ribellione di Bacon, le tribù delle regioni tornarono in pace. Paradossalmente l'odio e il maltrattamento verso gli indiani avevano provocato riforme necessarie per i coloni in campo civile e agricolo. Come, del resto, nelle successive guerre franco-indiane, gli indiani erano capitati in mezzo a contese fra coloni.

LA GUERRA DEI PEQUOT

Mentre aumentava il numero della popolazione bianca e l'espansione verso le terre indiane, aumentavano anche i disaccordi che resero sempre più probabile lo scoppio di una guerra.
I Pequot della valle del fiume Connecticut furono i primi a reagire alla pressione. Intanto, mentre commerciavano con gli olandesi, divennero nemici degli inglesi. La situazione era matura per una guerra. Gli incidenti che affrettarono la guerra dei Pequot coinvolsero due commercianti della costa, John Stone e John Oldham, i quali morirono nelle mani degli indiani rispettivamente nel 1633 e nel 1636. Una pace piuttosto insicura fu mantenuta per ancora due anni dopo la morte di Stone, ma essa non resse di più ad un altro incidente del genere. Subito dopo che si venne a saper da John Gallup, altro commerciante della costa, che si era trovato sulla nave sequestrata al largo di Block Island, e che aveva lottato con gli indiani a bordo, gli ufficiali della Baia di Massachusett ordinarono un'immediata spedizione punitiva. Il capitano John Endecott e i suoi 90 uomini scesero a Block Island, uccidendo ogni indiano maschio che riuscirono a trovare, per lo più tra la tribù dei Narraganset, e bruciarono i loro villaggi. Poi il corpo di spedizione vece vela verso il Connecticut in cerca dei Paquot per chiedere delle riparazioni, pur contro l'esplicito consiglio dei coloni di Fort Saybrook, che temevano una guerra di più vaste proporzioni. Come i coloni di Fort Saybrook avevano presagito, la questione dei Pequot si allargò, diventando un loro problema. Benché il capo tribù dei Pequot non riuscisse a combinare un'alleanza con i Narraganset, era molto avanti nel preparere la guerra. I suoi guerrieri strinsero d'assedio Fort Saybrook durante l'inverno del 1636/37 ed assalirono gli insediamenti esterni. I coloni della Nuova Inghilterra raccolsero le loro forze armate e il capitano John Mason fu il primo a scendere in campo con un esercito di 80 uomini di Hartford insieme ad un gruppo di Mohegan alleati. La strategia originaria era quella di attaccare gli indiani dalla foce del fiume Pequot, ma Mason decise di fare un'incursione attraverso il territorio dei Narraganset, chiedendo ulteriore sostegno agli indiani alleati, allo scopo di portare un attacco di sorpresa su uno dei maggiori villaggi dei Pequot. Sia i Narraganset sia i Niantic si unirono a loro.
L'assalto al villaggio dei Pequot avvenne il 25 maggio 1637. Dopo il fallimento del primo attacco a sorpresa, il combattimento ebbe una svolta quando i coloni riuscirono ad incendiare i wigwam dei Pequot e a ritirarsi. I Pequot che sfuggirono alle fiamme vennero falcidiati, molti da Narraganset e e dai Mohegan in attesa nelle vicinanze. Quelli che rimasero indietro, tra cui donne e bambini, morirono tra le fiamme. Le vittime tra i Pequot furono tra le 600 e le 1.000 unità.
Nel luglio del 1637 una forza di coloni intrappolò un gruppo di Pequot che si era nascosto in un pantano vicino a New Haven. Alcuni Paquot, tra cui il loro capo Sassacus, riuscirono a scappare nel territorio dei Mohawk, ma poi furono decapitati dai membri di quella tribù, preoccupati di dover provare ai coloni di non aver avuto alcuna parte nell'insurrezione dei Pequot.
L'uso del nome tribale dei Pequot fu vietato e i nomi dei luoghi dei Pequot furono aboliti. Una tribù e la sua cultura vennero in questo modo cancellate per sempre.

LE GUERRE DEL CASTORO

Dati precisi non esistono e i fatti veri e propri si confondono con la leggenda. Comunque, si ritiene che intorno al 1560-70 il mistico hurone Deganawida e il suo discepolo mohawk, Hiawatha, fondarono la Confederazione Irochese o Lega delle Cinque Nazioni, che comprendeva le tribù dei Mohawk, Oneida, Onondaga, Cayuga e i Seneca nell'attuale Stato di New York. Lo scopo principale di questa unione era quello di porre fine alle incessanti controversie tra vicini e stabilire un'alleanza contro le tribù più distanti. Ma per alcuni di loro, come per esempio Deganawida e Hiawatha, la visione era più ampia e accompagnata da nobili sentimenti: volevano istituire una "Gran Pace" che doveva eventualmente comprendere tutto il mondo conosciuto agli Irochese. Molto più tardi quella lega un po' utopistica sarebbe dovuta servire come modello ai "padri creatori" dell'America che avrebbero promulgato la Costituzione.
Per i primi coloni questa lega costituiva una forza potente da combattere. I francesi si allearono con i popoli di lingua algonchiana e con gli Huroni (popolo irochese che non faceva però parte della lega). Gli olandesi, invece, rappresentanti della Compagnia Olandese delle Indie Occidentali e fondata nel 1621, fecero un'alleanza con le Cinque Nazioni.
La chiave era il commercio, in particolar modo quello lucroso delle pellicce. La presenza europea sul continente disturbava equilibri già esistenti da lungo tempo, quello ecologico per l'insaziabile richiesta di pellicce di castoro e quello politico a causa delle grandi rivalità fra tribù.
Mentre i rapporti commerciali tra Huroni e francesi fiorivano nella Nuova Francia, le Cinque Nazioni stavano esaurendo le proprie risorse di pelli e cominciarono a guardare le ricche terre dei vicini. Verso la metà del secolo decisero di attaccare il monopolio degli Huroni. Se le Cinque Nazioni volevano sopravvivere sia come confederazione sia come tribù separate, dovevano procurarsi nuovi rigornimenti di pellicce che costituivano la loro linfa vitale. Le guerre che intrapresero durarono a lungo. La lega iniziò una grande offensiva contro gli Huroni nel 1649, costringendoli a lasciare le loro terre. Gli avamposti gesuiti, fondati dai francesi, caddero nelle mani degli Irochesi. Più avanti, gli Irochesi attaccarono e sconfissero i Tobacco, i Neutral e gli Erie. Tutte le tribù che si trovavano nelle vicinanze del territorio dei Seneca vennero praticamente annientate. Poi gli attacchi degli Irochesi colpirono anche più a ovest, contro gli Ottawa, gli Illinois ed i Miami. I Mohawk, unendo le Cinque Nazioni, guerreggiarono con i Mahican della Valle dell'Hudson, fino a raggiungere una pace a lungo termine nel 1664.
L'insuccesso che gli Irochesi ebbero nella conquista del Forte St. Louis in mano degli Illinois, nel 1684, contribuì a far cessare le azioni militari della Lega iniziate per avere il monopolio del commercio in quelle regioni. Durante gli anni successivi, gli Irochesi dominarono l'intero territorio che va dal fiume Ottawa al fiume Cumberland a sud e dal Lago Ontario fino al Maine.

LE RIBELLIONI CONTRO GLI OLANDESI

Nei primi anni della nascita della Nuova Olanda, l'economia delle colonie olandesi viveva sul commercio con gli indiani, per lo più costituito da metalli e tessuti scambiati con pelli e wampum. Nel 1617 la Compagnia Unita della Nuova Olanda fondò una stazione commerciale sul corso superiore dell'Hudson, nel territorio dei Mahican. Nel 1621, dopo la fondazione della Compagnia Olandese delle Indie Occidentali, i commercianti olandesi cominciarono a costruire nuovi avamposti.
La politica olandese mirava a trattare le tribù indiane come nazioni sovrane e acquistare le loro terre, allo scopo di evitare possibili pretese riguardo a quelle terre da parte di altri popoli europei. Gli indiani, inesperti sulla concezione europea di proprietà e delle conseguenze che la rinuncia ai propri diritti portava con sé, erano contenti di ricevere i beni che venivano loro consegnati in cambio dello sfruttamento del loro territorio. Nel 1626 gli indiani locali vendettero i diritti concernenti l'isola di Manhattan agli olandesi per beni commerciali equivalenti a 60.000 fiorini (anche se gli olandesi avevano già acquistato l'isola dai Canarsee, dovettero trattare di nuovo con i Manhattan che erano di fatto i padroni del territorio).
Nonostante l'aumento della popolazione bianca e le tensioni razziali conseguenti, gli olandesi riuscirono, nell'interesse del commercio, a mantenere la loro neutralità rispetto alle tribù che guerreggiavano tra loro sia per motivi territoriali che commerciali, per esempio i Mohawk contro i Mahican, nelle Guerre del Castoro, e i Delaware contro i Susquehannock. Nel 1632 la Compagnia Olandese delle Indie Occidentali preferì entrare in negoziati con i Delaware, dopo il massacro di 32 coloni di Swaanendael sulla riva occidentale della Baia di Delaware, calmando gli indiani con regali e provvedendo ad un aumento del commercio con loro, invece di chiamare in campo l'esercito.
Ma negli anni successivi quella politica di pace e neutralità cambiò. In primo luogo c'era una crescente richiesta di territori agricoli da concedere sotto il sistema del latifondo; in secondo luogo, quando le risorse di pellicce della costa si esaurirono, gli olandesi non ebbero più bisogno dell'aiuto delle tribù dell'est, e quindi il territorio indiano fu ritenuto molto più importante dell'amicizia con gli indiani; terzo, il monopolio commerciale della Compagnia Olandese delle Indie Occidentali terminò negli anni Trenta del secolo XVII, dato il crescente numero dei commercianti indipendenti e le difficoltà maggiori per regolare le frontiere. Un altro motivo fu che nel 1639 Willem Kieft divenne governatore generale della Nuova Olanda in sostituzione di Wouter Van Twiller. La soluzione che Kieft adottò contro gli indiani che si opponevano all'espansione degli olandesi, fu la vessazione e lo sterminio e intraprese questa soluzione con efficienza e crudeltà.
Il suo primo atto contro gli indiani fu quello di imporre una nuova tassa, pagabile in granoturco, pellicce o wampum, su tutti gli indiani della valle. Quando nel 1641 la violenza divampò su Staten Island per la distruzione dei campi di grano dei Raritan causata dal bestiame degli olandesi, Kieft offrì delle taglie per la testa o per lo scalpo degli indiani coinvolti. L'anno dopo, per dimostare la sua forza, percorse alla testa di un esercito i villaggi indiani nelle vicinanze di New Amsterdam. Infine, nel 1643, il governatore generale incoraggiò il cosiddetto "Massacro di Pavonia" o "Strage degli innocenti".
Quando un gruppo di Mohawk andò a valle per esigere tributi da un raggruppamento di Wappinger, essi fuggirono a Pavonia e a New Amsterdam per cercare scampo. Kieft, non solo rifiutò la protezione, ma inviò anche dei soldati olandesi per tricidare i rifugiati, compresi donne e bambini. Alla fine i guerrieri Mohawk ammazzarono 70 indiani e presero gli altri come schiavi.
Infuriati per questo massacro, gli indiani iniziarono a far scorrerie sugli insediamenti esterni, dalla Baia di Delaware alla valle del fiume Connecticut. Il commercio e l'agricoltura vennero interrotti dappertutto nella Nuova Olanda e i coloni fuggirono da New Amsterdam che gli indiani tenevano in stato di assedio. Fu in quel periodo che gli abitanti costruirono un muro di difesa a sud di Manhattan, dove ora si trova Wall Street. La sommossa durò più di anno, finché un esercito di soldati inglesi e olandesi, sotto la guida del capitano John Underhill, iniziò una campagna micidiale per tutta la regione, falcidiando e attaccando gruppi di indiani, distruggendo i loro villaggi e raccolti.
Nel 1644 gli indiani ridotti di numero e stremati dalla fame, erano pronti per aprire i negoziati. Kieft ed altri ufficiali della Compagnia Olandese delle Indie Occidentali cessarono lo sterminio anche per le pressioni che ricevevano da parte dei commercianti e degli agricoltori che desideravano la stabilità economica e che ritenevano la spietata strage una barbarie immorale.
Lo stato di pace generale durò fino al 1655. La violenza si spostò poi verso nord, lungo il fiume Hudson. Gli indiani Esophus si ribellarono contro gli agricoltori olandesi che vivevano in mezzo a loro, assalendo la città di Wiltwyck e circondando gli insediamenti allo scopo di cacciare i coloni una volta per tutte. I soldati di Stuyvesant scapparono a monte e, attraverso i propri rappresentanti, il governatore generale notificò agli indiani di partecipare ad un convegno per fare il punto della situazione. Ma quando una delegazione dei capi tribù degli Esophus arrivò a Wiltwyck, i soldati li trucidarono durante il sonno. Per rappresagli gli indiani catturarono otto soldati e li briciarono vivi.

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