LUNA - SIMBOLI- ANTICHITA'

XVIII LA LUNA
da La Via dei Tarocchi


Se La Luna parlasse...


"Mi chiedete di spiegarmi, ma sono talmente lontana dalle parole, dalla logica, dal pensiero discorsivo, dall’intelletto...
Mi trovo in uno stato segreto e indicibile, sono il mistero dove ha inizio ogni conoscenza profonda, quando vi immergete nelle mie acque silenziose senza chiedere nulla, senza cercare di definire nulla, al di fuori di qualsiasi luce.
Più entrate dentro di me, più vi attraggo. Non vi è nulla di chiaro in me. Sono senza fondo, sono tutta sfumature, mi estendo nel regno dell'ombra. Sono un pantano dall'incommensurabile ricchezza, contengo tutti i totem, gli dèi preistorici, i tesori dei tempi passati e futuri.
Sono la matrice.
Al di là dell'Inconscio sono la creazione stessa. Sfuggo a qualsiasi definizione.
So che mi hanno adorata. Da quando gli esseri umani hanno sviluppato una scintilla di Coscienza, mi hanno identificato con essa. Come un cuore d'argento perfetto, illuminavo le tenebre della notte. Ero la luce che secondo il loro vago sospetto regnava nel profondo delle anime cieche. Mi ero tuffata in tutte le oscurità dell'universo. Là dove le entità avide guatavano la più piccola scintilla di Coscienza, dimensioni di follia, di solitudine assoluta, di delirio gelido, di quel silenzio doloroso che si chiama Poesia, ho dovuto riconoscere che per esistere dovevo andare là dove non c'ero.
Sono caduta dentro me stessa, sempre più giù. Mi perdevo scendendo verso nessun luogo finché alla fine "lo", la oscura, ho cessato di esistere. O meglio, ero una concavità infinita, una bocca spalancata che conteneva tutta la sete del mondo. Una vagina senza limiti divenuta aspirazione totale.
Allora, in questa vacuità, in questa assenza di contorni, finalmente ho potuto riflettere la totalità della luce. Una luce ardente che ho trasformato nel suo freddo riflesso, non la luce che genera bensì la luce che illumina.
Non insemino, indico soltanto. Chi riceve la mia luce sa quello che è, niente di più. È più che sufficiente. Per diventare ricezione totale, ho dovuto rifiutarmi di dare. Nella notte, qualunque forma rigida viene annichilita dalla mia luce, a cominciare dal cuore.
Al mio chiarore, l'angelo è angelo, la belva è belva, il pazzo è pazzo, il santo è santo.
Sono lo specchio universale, chiunque può vedersi in me"

Potenza femminile ricettiva

La Luna è uno dei simboli più antichi dell'umanità, rappresenia l'archetipo femminile materno per eccellenza, la Madre cosmica. La sua qualità fondamentale è la ricettività: la luna, pianeta satellite, riflette la luce del sole. Ci troviamo nel pieno cuore della notte, ma una notte illuminata da questa umile ricettività. È anche il mondo dei sogni, dell'immaginario e dell'inconscio, tradizionalmente associati alla notte.
I Tarocchi rappresentano la luna, come il sole, con una faccia. Ma non ci guarda negli occhi. È una luna crescente che si presenta di profilo. È in formazione.
Una parte di essa rimane invisibile. In questo aspetto simboleggia il mistero dell'anima, il segreto processo della gestazione, tutto quello che è nascosto. Il suo non è il volto di una giovinetta, ma è impregnato di una saggezza antica che si irradia nei raggi arancione. I raggi rossi che si alternano con i precedenti indicano una grande capacità vitale, un'estrema fecondità come prigioniera, occulta.
In primo piano predomina l'azzurro, simbolo di spiritualicà e intuizione.
La Luna è collegata ai ritmi biologici, all’acqua, alle maree, ai cicli femminili, al passaggio dalla vita alla morte.
Sotto l'astro propriamente detto vi sono due animali uno di fronte all'altro, inseriti in un paesaggio di cui si vedono due torri. Sembrerebbero cani, lupi forse, oppure un cane e un lupo. Ululano alla Luna e si nutrono di essa, delle gocce variopinte che elargisce.Vi si può vedere un simbolo di fratellanza, due fratelli che reclamano il nutrimento (materiale, emozionale o intellettuale) alla madre, due fratelli amanti o nemici.
L'animale azzurro rappresenta un essere più spirituale. La lingua verde è ricettiva. Tiene la coda sollevata e, dietro di lui, la corona di merli della torre è aperta, anch'essa ricettiva. Il cane di colore rosa carne, che potrebbe rappresentare la materia, tiene la coda abbassata e ha una lingua rossa attiva. Si trova davanti a una torre chiusa, senza porte visibili.
Ai piedi della torre si vedono tre gradini bianchi che ricordano gli scalini iniziatici de La Torre, ma ciononostante la torre è chiusa, anche i merli sono ricoperti da altri che sono complementari, come due mandibole serrate. Si potrebbe dedurre che il corpo materiale, concreto e denso, è rivolto all'azione e viene chiamato a ricevere soltanto attraverso lo spirito, simboleggiato dal cane azzurro.
Comunque si noti che l'orecchio visibile di ciascun cane ha un colore complementare rispetto all'altro, così come nel simbolo dello yin e dello yang ciascun polo presenta il germe del polo opposto. Le zampe anteriori dei due cani delimitano una fetta del paesaggio che ricorda un blasone a tre strisce: quella superiore di colore verde scuro, che rappresenta lo spazio su cui splende la Luna, corrisponde a uno spirito ricettivo in profonda meditazione.
La striscia di mezzo corrisponde al livello in cui si trovano i cani. Vi crescono due piante, che rappresentano una vita emozionale ricca.
La striscia inferiore, prossima all'acqua che sta alla base della carta, corrisponde alla gestazione profonda della dimensione sessuale e corporea. Vi si trovano tre gocce rosse che rimandano all'animalità.
La distesa d'acqua che si trova nella parte inferiore è circoscritta come se fosse una piscina, ma è increspata da flutti che ricordano le onde e le maree. Potrebbe anche essere un porto. La prima sponda, nella parte inferiore della carta, è composta da rocce e da una vegetazione naturale, selvatica. Ma all'estremità opposta è delimitata da linee rette, tre linee nere che racchiudono due linee azzurre, come a indicare che l'inconscio viene limitato dal dualismo razionale. Al centro delle acque uterine si trova un granchio nel quale possiamo vedere un simbolo dell'Io che aspira al contatto con la Luna. Questo contatto già esiste, in quanto il crostaceo e l'astro hanno gli stessi colori. Il granchio desidera l'unione con la Luna senza sapere che come tutti gli altri elementi della carta è già in comunione con lei. Lo si può vedere immerso nelle profondità dell'acqua oppure, al contrario, che galleggia in superficie. In entrambi i casi ci esorta a entrare in contatto con l'intuizione, il tesoro occulto che tutti ci portiamo dentro. Inoltre si noti che stringe tra le chele due palline a modo di offerta. L’ego ha qualcosa da offrire nel lavoro spirituale.
Così, dunque, a seconda del punto di vista, questa carta rappresenterà la comunicazione intuitiva profonda, oppure al contrario sarà la carta della solitudine, della separazione. Verrebbe da immaginare che il granchio sia uscito dall'acqua per rubare le palline che tiene tra le chele e che i cani stiano litigando, e che tutti si sentano abbandonati dalla Luna e dalla sua forza spirituale. Le gocce che risalgono verso il satellite possono rappresentare la sua capacità ricettiva, ma anche, in senso negativo, un insaziabile assorbimento di energia. La carta rimanda allora al caos mentale, alla follia.
Se contiamo il numero di linee che troviamo ai lati della scritta LA LUNE, sul bordo inferiore della carta, se ne contano 1O a sinistra e 7 + 4 a destra, con uno spazio tra le due parti che, sommato, dà 12.
Il 1O rimanda alla Ruota di Fortuna e, così come in quell'Arcano, anche qui ci sono tre animali. Ma gli animali della Ruota di Fortuna non hanno ancora trovato la forza che li metterà in movimento; invece si può dire che il granchio e i cani vengano spinti dalla forza magnetica della Luna.
Quanto all'Arcano XII, L'Appeso, è strettamente connesso alla Luna, in quanto rappresenta una sosta, una gestazione spirituale, uno stato di ricezione. Ma nella Luna, lo stato di ricezione è universale: per terra spuntano gocce rosse e azzurre che stanno per risalire fino all'astro. Questa circolazione è il segno di uno scambio energetico tra la Terra e la Luna.

In una lettura
Questa carta rimanda in genere al mondo della madre, a tutti gli aspetti dell’inconscio, dell’intuizione, del mistero intimo dell'essere. La lettura potrà orientarsi dunque sulla relazione del o della consultante con la madre o con la sua idea di femminilità.
Per una donna questa carta può essere il presagio di una realizzazione profonda.
Per un uomo, esorta a coltivare qualità tradizionalmente femminili come la sensibilità, l’intuizione...
La Luna è di buon augurio per chiunque desideri dedicarsi alla poesia, alla lettura dei Tarocchi o a qualunque disciplina basata sulla ricettività.
Nella Luna riecheggiano anche la paura del buio, gli incubi e ogni genere di inquietudini legate all'ignoto, a volte all’abbandono.
Può simboleggiare angosce indefinite ma anche un viaggio al di là dei mari o l’arrivo in un porto. Fa propendere verso i sogni e verso tutti quegli stati d'animo generalmente associati al carattere "lunare" o "lunatico".
L’infìnita potenzialità ricettiva è la sua maggiore ricchezza.


Parole chiave
Notte • Intuizione • Femminilità • Madre cosmica • Sogno • Ricettività • Riflettere • Mistero • Attrazione • Im maginazione • Magnetismo • Gestazione • Follia • Poesia • Incertezza • Fasi..

Alcune interpretazioni tradizionali di questa carta
Intuizione • Notte • Sogno • Visioni oniriche • Superstizione • Poesia • Predizioni • Immaginazione • Inconscio profondo • Sensualità • Verità occulta (da svelare) • Follia • Solitudine • Terrore notturno • Gestazione • Richiesta senza limiti • "Vampiro" di energia • Bambino in cerca dell'amore materno • Amore che unisce • Depressione • Segreto • Traversata del mare • Oceano • Ricettività • Vita oscura della materia • Ideale che si vuole raggiungere • Femminilità • Archetipo materno cosmico...

 

 

Il principio primario lunare

Le espressioni "principio primario" ed "archetipo" si riferiscono ad un'antichissima dottrina delle tipologie, la cui origine si sottrae ad ogni indagine storica, giacché le sue tracce si perdono nella notte dei tempi. Secondo la concezione della filosofìa ermetica, i principi primari sono esistiti fin dall’inizio e, per così dire, sono una parte preesistente ed originaria della creazione. Anche secondo le tesi della psicologia
junghiana, gli archetipi sono qualcosa di immanente e non un'ideazione dell'uomo.
L’uomo dispone di modelli psichici basilari innati, ossia, con la nascita, l'anima scivola in un determinato tessuto di modelli comportamentali.
I dieci principi primari utilizzati nella filosofia ermetica sono, ancora più degli archetipi e degli elementi, sostanzialmente e generalmente partecipi su basi fisiche di tutto, anche delle vicende spirituali e mentali del nostro mondo.

La luna è il principio primario femminile per eccellenza. Quanto centrale potrà forse essere in futuro suo ruolo lo possiamo intuire considerando l'impressionante rinascita che la luna, con tutti i suoi aspetti, vive attualmente nella popolazione. Si potrebbe parlare addirittura di un boom della luna, con il quale nessun altro principio primario è im grado di competere, nemmeno marginalmente. Anche se la tendenza riguarda attualmente soprattutto aspetti marginali della società, da queste avvisaglie si possono cogliere i segnali di un futuro più femminile.
La tendenza verso la luna è cominciata a vari livelli, certe volte anche molto spettacolari, come i viaggi degli astronauti verso il satellite della terra. Ma ne fa parte anche l'uso di indicare sugli orologi, oltre all’orbita del sole anche le fasi lunari.
Oggi in agricoltura si ricomincia a piantare e raccogliere sempre più spesso tenendo presente il ciclo lunare, a tagliare la legna regolandosi sulle fasi della luna e a prendere gli appuntamenti medici a seconda dell’influenza più o meno favorevole della luna: si tratta solo dell’inizio di una rinnovata presa di coscienza degli effetti dei principi primari, dei quali il più importante è, appunto, la luna.
Che questo principio primario femminile sia considerato ora di gran lunga il più importante ha a che a che fare con un bisogno di recupero, dopo anni di preferenza dei principi primari maschili.

L'ormone da attribuire al principio lunare è l'estrogeno. E il più femminile tra gli ormoni femminili. Tutti gli sforzi materni sono sotto la sua influenza così come anche tutti gli sforzi tendenti a realizzare la maternità: per esempio la disponibilità a concedersi, la ricerca dell'unione, la sensazione di piacere ai genitali e il desiderio di concepire. L’estrogeno favorisce quel piacere che porta frutti. Nel regno animale si parlerebbe di disponibilità all’accoppiamento.

Il principio lunare vale sia per la madre che per il bambino. Esso comprende psicologicamente sia la maturità, sia la regressione ed in generale la schiettezza.
L’orgasmo vaginale, che dipende dal partner, appartiene a questo principio. Allo stesso modo come il partecipare, il confidarsi e il lasciarsi guidare.
Ne fa parte tutto ciò che è morbido, impressionabile ed influenzabile. Lo stesso vale per la sessualità affettuosa, che è esigente solo nei riguardi del seme.

Mentre il principio di Venere diventa attivo per il piacere, la luna reclama, per sé e per i figli che dovranno nascere, la sicurezza, la durata e la protezione. Insomma, la sua meta è comunque più il figlio che il partner, il quale, senza che ci siano cattive intenzioni, è più che altro il mezzo per ottenere il figlio.

Il fatto che le donne, ultimamente, abbiano sempre più spesso problemi di concepimento, e che rimangano in volontariamente senza figli, colpisce duramente soprattutto la natura lunare della donna. C'è da aspettarsi che questo principio diventi effettivo o addirittura si scateni in diversi campi sostitutivi. Questi livelli sostitutivi, scelti inconsapevolmente, sono spesso problematici e quasi mai piacevoli.
A questo riguardo la femminile pienezza lunare che si manifesta a livello fisico ma non in occasione di una gravidanza, è un "affare di scambio" ancora innocuo.


Nel principio lunare regna, accanto a quella fertilità avvolgente, soprattutto l’esperienza soggettiva. Una certa dipendenza dall’umore è innegabile, e questa, a sua volta, risente dcll'impronta del ciclo. La prima metà del ciclo - la fase estrogena “che può portare a qualcosa” in riferimento alla gravidanza - è marcatamente lunare.
Anche il seno, per quanto concerne il suo aspetto nutriente che mira soprattutto al bambino donandogli nutrimento e forza, sottostà al principio della luna.

II mito conosce come essere tipicamente lunare Selene, che diede cinquanta figlie ad Endimione e che simboleggia la forza che si rinnova continuamente e la fecondità della natura.
Il principio lunare è, d’altra parte, strettamente legato, in tutti i suoi processi, con la natura ed il naturale.
L’ orientamento verso la fertilità e tutto ciò che è materno dipende di conseguenza dalla luna. Così come, vista dalla nostra prospettiva terrestre la luna cresce e decresce ritmicamente nel ciclo, è compito del principio lunare oscillare con il ritmo della vita ed essere legato con tutti i processi naturali, in special modo con la fertilità. Così la donna (in cui agisce prevalentemente il principio) lunare è la donna materna fertile, mentre la donna (in cui agisce prevalentemente il principio di) Venere è l’amante erotica, alla quale "capitano" i figli quasi incidentalmente.


Il simbolo del principio lunare è la coppa o la falce lunare un simbolo del concepire, quindi tutto femminile.

Tra le espressioni problematiche del principio lunare ci sono gli sbalzi di umore, che troviamo già nella parola latina luna e con ancora maggiore evidenza nel francese luné ("di umore..."). L'inglese lunatic ("pazzo") fa riferimento alla pazzia insita in questo principio, che ci è noto anche per i sonnambuli. Anche la carta della "Luna" nei Tarocchi evidenzia i pericoli nella parte oscura della luna.
In generale troviamo qui una evidente dipendenza dagli umori. Questa si può naturalmente esprimere in maniera positiva, ma può anche manifestarsi nel sentirsi offesi, in cupa tetraggine fino ad arrivare a degenerare in allucinazioni funeste.

Ai livelli liberati, verso i quali il principio lunare può evolversi, troviamo un'alta sensibilità e capacità di immedesimarsi, partecipazione premurosa, incondizionato amore materno e umana compassione.

Antiche rappresentazioni della divinità lunare

Il pilastro di pietra



Il pilastro sul portone del santuario di venere a Paphos

La più antica rappresentazione della divinità lunare, e forse la più universale, era un cono o un pilastro di pietra, che possedeva un carattere particolarmente sacro. A volte era di origine meteoritica, una cosa favolosa che cadde sulla terra dal cielo. L'origine miracolosa dì queste pietre deve aver grandemente accresciuto il timore e la venerazione di cui l'uomo le circondava. In altri casi la pietra non fu lasciata nella sua forma naturale ma venne lavorata. In Melanesia, per esempio, è adorata come uno degli aspetti della luna, una pietra a forma di mezzaluna. In genere si ritrova insieme ad una pietra circolare che rappresenta la luna piena.
Anche il colore delle pietre era vario; a volte erano bianche, altre volte nere, in corrispondenza all'aspetto chiaro od oscuro della divinità lunare. A Pafo in Cipro, Baaleth o Astarte era rappresentata da un cono, o una piramide, di colore bianco. Un cono analogo rappresentava Astarte a Biblo e Artemide a Perge in Panfilia mentre una pietra meteoritica nera era adorata come Cibele a Pessinunte in Galazía. Coni di arenaria vennero alla luce nel santuario della Signora di Turchese tra i precipizi del Monte Sinai, e ciò indica che la Grande Dea Luna era adorata su questa Montagna della Luna sotto forma di un cono, prima che Mosè vi ricevesse le Tavole della Legge.
In Caldea la Grande Dea, Magna Dea, che era dea della Luna, era adorata sotto forma di una pietra nera, su cui c'è un segno che viene chiamato l'Impronta di Afrodite. Per qualche motivo la forma greca del nome è stata associata a questo segno, che è una depressione ovale, e sta a significare lo 'yoni’ o genitali femminili. E’ il segno di Artemide, la dea del libero amore sessuale.
La pietra che rappresenta la Luna non appare sempre esattamente nella stessa forma. A volte è semplicemente un tumulo rotondeggiante, somigliante all' 'Omphalos', che probabilmente è la rappresentazione più antica della terra madre, più spesso però ha una forma allungata, simile ad un cono o a un pilastro, che in molti casi è inciso o lavorato.
Goblet d'Alviella suggerisce che la forma della statua sia venuta fuori, per così dire, dalla pietra. La pietra era la rappresentazione originaria della dea luna che assunse a poco a poco caratteristiche umane.
Le colonne non sono falliche, come spesso è stato supposto. Hanno una storia completamente differente dalle 'Erme' con cui vengono a volte confuse, e che in genere sono contrassegnate con un simbolo fallico, una freccia o un triangolo acuto, simili a quelli comunemente presenti su altri pilastri fallici, che rappresentano il potere o l'efficacia maschile del grande uomo in onore del quale erano eretti. Corrisponde al simbolo femminile spesso ritrovato sulle pietre sacre della Madre Luna, che è un simbolo del potere generativo della donna e dell’attrazione sessuale che esercita sugli uomini, con una connotazione leggermente differente dalla coppa, calice, e il graal, che sono simboli dell'utero e rappresentano le qualità materne della donna più che la sua attrazione sessuale. Tuttavia le due idee non sono troppo diverse e spesso si confondono l'una con l'altra. Perciò in queste figure di pietra è evidente che si è tentato di rappresentare la donna, la sua forma, la sua sessualità, la sua essenza femminile.


L’Albero della Luna



Sacro Albero Lunare di Babilonia

In aggiunta al cono o al pilastro di pietra, si è ritrovato frequentemente come emblema della luna un pilastro di legno o un albero. Il sacro Albero della Luna risale molto indietro nel tempo, e ricompare continuamente nell'arte religiosa.
A volte il sacro albero lunare è raffigurato come un vero albero, o una pianta, con nei rami la luna crescente o il dio luna. Altre volte è piuttosto stilizzato. Può anche apparire come un semplice palo tronco: in alcuni casi è trasformato e semplificato al punto da assomigliare ai pilastri di pietra di cui abbiamo già parlato. L'albero tronco figura nei miti legati a molte divinità lunarii. In alcune religioni lunari l'abbattimento dell'albero divenne una importante della ripetizione rituale della morte o passione del dio: la bara contenente il corpo di Ositide era racchiusa nel tronco dell'albero, i cui rami erano sfrondati in modo da formare un tetto per il palazzo dei re; Diana, la Grande Dea, fu portata dalla Grecia in Italia nascosta in un fascio di legna. E, più istruttivo di tutti, durante la festa del lutto in onore di Attis, veniva tagliato un pino, al quale erano recisi i rami, e il morto dio Attis era unito al tronco. L'intero rituale rappresentava 1a sua castrazione e morte dinanzi alla madre, in quanto l'albero, qui come ovunque, era un simbolo sia della madre che abbraccia e cinge il figlio, sia del figlio stesso, il quale da questo abbraccio è castrato e ucciso.
Un tema analogo si ritrova nell'albero Wak-Wak della Persia, dell'Arabia, della Turchia e dell'India. Era un albero sacro dal quale pendevano corpi morti e sul quale, inoltre, fiorivano teste umane. E’ un albero di morte e di vita, Il termine Wak-Wak è molto simile al termine wakan, che come tabù significa spirituale, consacrato, meraviglioso, ed è usato anche per le donne nel periodo mestruale.
L'Ascera, che è menzionato così di frequente nell'Antico Testamento, era un albero convenzionale e veniva trattato come se fosse la stessa dea Astarte. I profeti condannavano l'adorazione dell'Ascera, delle Lune Nuove, e dei Sabbath durante i quali si svolgeva il suo rito. Questi elementi e i boschetti nei quali venivano eretti gli Ascera sono tutte parti del rituale delle dee lunari. Perciò contro la Madre Luna, che regnò nel Sinai prima dell'avvento di Yahweh, il monoteismo degli ebrei ebbe il suo grande scontro.



Tre forme del sacro Albero Lunare assiro

L'albero lunare spesso è raffigurato ricoperto di frutta e luci, come il nostro albero di Natale. In un'immagine assira è ricoperto di nastrini come il nostro 'albero di maggio'. Può darsi che in quei giorni lontani intorno ad esso avesse luogo una danza, come quella che ancora oggi viene compiuta intorno all''albero di maggio' il Giorno di Maggio. In quella danza a come nella nostra, i nastri che venivano intrecciati rappresentavano l'ornamento dell'albero spoglio con foglie, fiori, e frutta di brillanti colori. A volte l'albero è mostrato racchiuso in una scorta di reliquario o santuario oppure è circondato da un graticcio, diventando così un giardino in miniatura. Va ricordato che la Dea Luna era adorata in una grotta, in un boschettc, naturale o in un giardino. Nelle poesie e nei testi religiosi spesso è detto che I' “Albero cresce nel centro del giardino". La pietra sacra di Pafo è in genere mostrata entro un graticcio che trasforma il santuario in giardino.
In alcune raffigurazioni micenee si vede il sacro olivo che cresce in un santuario. Alle volte la luna non è tra i rami dell'albero ma sta nascosta nel luogo segreto al centro.
In alcune chiese greche son stati trovati una croce o un palo ritti su una mezzaluna. Sono immagini di origine pre-cristiana e la croce o il palo rappresentano probabilmente un albero tronco.
In altre pitture l'albero è modificato in modo da somigliare ad un loto o a un giglio. Questa modificazione è presente sia nelle rappresentazioni assire che in quelle egiziane. Il frutto dell’albero è la fonte da cui è estratta la bevanda dell'immortalità, il sapere segreto, e l'ispirazione, così apprezzati dagli dei e così gelosamente custoditi da essi. La credenza nei meravigliosi poteri di questo albero è molto precedente alla storia degli alberi "nel centro del giardino" contenuto nella Genesi, tuttavia non possiamo non restare stupiti dall'analogia tra i poteri attribuiti a questi alberi e al loro ambiente. Nel giardino dell'Eden il frutto della conoscenza e il frutto dell'immortalità crescevano su alberi separati. Più spesso questi due doni sono ritenuti il frutto di un solo albero che cresce nella " parte centrale della terra", come riporta un antico inno.
Questo inno, noto come Inno di Eridu, è uno dei più antichi poemi religiosi fra quelli che ci sono pervenuti dal remoto passato. Eridu era il centro di una antica civiltà ai confini del golfo Persico. E’ probabile che i popoli chiamati più tardi Caldei avessero qui la loro origine e in seguito siano migrati verso l'Eufrate, dove fondarono la città di Ur. L'inno commemora l'albero della luna e i suoi frutti:

La sua radice (o frutto) di chiaro cristallo si allungava nel profondo.
La sua sedia era il luogo centrale della terra;
Il suo fogliame era il divano di Zikum, la madre (primordiale).
Nel cuore della sacra casa che spande la sua ombra come una foresta
nessun uomo è mai penetrato,
Là (è la casa della) madre potente, che passa attraverso il cielo
(Nel) suo centro stava Tammuz.

Questo albero sacro è la "casa della potente madre che passa attraverso il cielo", una splendida descrizione della luna. Nel centro c'è Tammuz, Il Verde, figlio della Madre Luna, Ishtar, che è esso stesso la Giovane Luna.
"La sua radice si allungava nel profondo" sottolinea che il potere del. la luna si estende anche nel mondo infero. nel quadro della vita negli inferi del dio lunare e anche qui troviamo che l'albero della luna ha il suo posto. Il verso "nel cuore della sua sacra casa ... nessun uomo è mai penetrato sottolinea che il significato della Dea Lunare e del suo albero lunare è un mistero, e in effetti essa potrebbe essere chiamata ,la Madre dei Misteri.


Animali e dee lunari
Frequentemente l'albero della luna è rappresentato sorvegliato o attaccato da animali o mostri. Nelle raffigurazioni assire e fenicie gli animali sono leoni, unicorni, capre o mostri alati. Questi corrispondono a Tifone o Set della storia egiziana, e al più antico Demone dell'Oscurità, che, nei miti, attaccò il Dio della Luna e lo uccise. Ma nel santuario della luna gli animali hanno un altro significato, poiché il dio della luna venne sostituito più tardi da una dea lunare, madre di tutte le creature viventi, rappresentazione della feconda natura femminile. Questa dea spesso è rappresentata nel suo aspetto polimastico, non soltanto nelle statue molto antiche, ma anche in quelle più tarde, la cui bellezza e perfezione è indice di un alto livello di cultura dell'artista. 1 suoi molti seni testimoniano del suo universale istinto materno e nutritivo, e accennano anche alla sua origine animale. Nelle braccia e tutto intorno alle lunghe vesti sono raggruppati i suoi piccoli animali.
Quanto più ci spingiamo all'indietro nella nostra ricerca delle origini e del significato della Dea Lunare tanto più vicino arriviamo al concetto animale. Ecate una volta, nel confuso passato, era il Cane tricefalo della Luna; Artemide era un'Orsa; Iside era Hathor la Dea-Mucca; Cibele una Leonessa o una dea con Iside leone. Sedeva su un trono leonino e viaggiava su un carro tirato da leoni; e Atargatis
Regina del Cielo, è mostrata mentre cavalca un leone, con il-capo circondato da raggi. Negli ultimi secoli del culto egiziano di Osiride si diceva che Apis, il Toro, fosse lo spirito di Osiride. Questa credenza costituisce un indizio diretto dell'evoluzione del pensiero religioso.
Prima la divinità lunare era un animale, quindi ad essere un animale è lo spirito del dio. Più tardi il dio, o la dea, è servito da animali. Ancor più tardi questi servitori animali furono sostituiti da esseri umani che portavano maschere animali, eseguivano danze animalí, ed erano chiamati con nomi di animali.

L’Orsa e il cinghiale
E’ stato detto, ad esempio, che le bambine ateniesi danzavano come orse per Artemide di Brauronia, la Dea-Orsa, mentre gli uomini-Orsi servivano la dea lunare celtica, che una volta si era manifestata sotto forma di orsa.
L'orsa, in effetti, rappresenta l'aspetto feroce e terribile della Dea stessa, che non solo crea la vita ma la distrugge anche. In seguito i due aspetti della Dea vennero parzialmente separati e differenziati, cosicché nella famosa Afrodite piangente del Libano, l'animale, in questo caso un cinghiale invece di un orso, sta uccidendo il giovane Adone, mentre Afrodite si lamenta nella più profonda afflizione. Tuttavia il cinghiale è anche la stessa Afrodite.

Leoni e leonesse: l’animale simbolo dell’istinto femminile
I servitori animali e gli emblemi animali che circondano la dea nei suoi santuari debbono aver continuamente rammentato agli adoratori di epoche più tarde quegli aspetti più selvaggi della sua natura dalla quale dea si era parzialmente evoluta. Essa tiene ancora presso di sé i suoi nimali poiché non può essere compresa se non alla luce del suo passato.
Il significato psicologico di questa graduale trasformazione della forma è chiaro. In tempi estremamente antichi, all'inizio della civiltà, l'istinto femminile era percepito come interamente animale. Quindi la ferocia della madre in difesa dei suoi piccoli e la voracità della sua brama per il maschio nella stagione degli amori, erano le più ovvie e dominanti caratteristiche sia delle bestie che delle donne. Con il progredire della civiltà, le donne iniziarono a sviluppare qualcosa di molto simile all'emozione che chiamiamo amore, e la dea delle donne si elevò gradualmente sopra la sua natura animale. Ora viene rappresentata come una donna, che conserva però in grande misura la fierezza del suo istinto femminile. Cavalca il suo leone, fa nascere i suoi animali, adorna il suo capo con corni di mucca ed è servita dalle sue bestie, mentre allo stesso tempo ascende in qualche modo le feroci passioni animali che questi animali rappresentano.
Questa situazione non è del tutto scomparsa dalla nostra attuale civiltà. Le nostre donne hanno imparato i modi e le emozioni umane - pietà, amore, sollecitudine - ma non troppo al di sotto della superficie assopita nell’inconscio, è celata la vecchia forma primitiva dell’istinto femminile, pronta di nuovo a saltar fuori ed anche, forse, a riaffermare il suo potere sulla coscienza in qualsiasi situazione veramente critica.

La mucca e il toro
L'aspetto rapace della Dea Lunare è rappresentato dal leone o dalla pantera; l'aspetto materno e nutritivo molto spesso è rappresentato dalla mucca, le cui corna ricordano immediatamente la “luna cornuta”. Nella sua forma umana la dea è spesso accompagnata da una capra, una mucca, o un toro. In un carro simile a quello che in alcune raffigurazioni porta la luna attraverso il cielo nel suo viaggio notturno, Cibele, incoronata da un radioso diadema, è trasportata nello stesso viaggio. La Dea della Luna è spesso mostrata con una acconciatura di piccoli corni, una figura ornamentale comune sia all'arte babilonese che a quella greca.
La Dea Lunare è perciò la mucca celeste e suo figlio, la giovane luna, è il Toro Bambino. Pasifae, la minoica Regina della Luna, Colei che Brilla per Tutti, era la madre del sacro Torello. In un inno latino medioevale è descritto come il “Selvaggio Unicorno catturato e ammansito dalla Vergire”.

L’agnello, la lepre
Il Torello, figlio della Madre Luna, è l'eroe che viene sulla terra e mostra agli uomini la via della salvezza. Sta tra la terra e il cielo, poiché è un uomo, soggetto alla morte come l'uomo, ma è anche il Figlio della Vergine Madre Luna, l'Eterno e Non-nato. Condivide la natura dell'uomo e quella degli dei. All'iniziato di Osiride veniva insegnata una formula magica da usare come lasciapassare per il mondo degli dei quando, dopo morto, avrebbe cercato di entrarvi. Doveva proclamare se stesso “Figlio della Terra e del Cielo Stellato”. Cristo stesso, nel suo aspetto mitologico, era un bambino divino, il sacro Unicorno ammansito dalla Vergine e quindi, forse, trasformato nell'Ariete, la capra o, come è più comunemente detto, l'Agnello. Questo aspetto pone in risalto le sue qualità pacifiche. E’ completamente docile e accogliente. Ciò in quanto il Figlio della Madre Luna che ha sempre accettato il suo fato senza mai tentare di contrastarlo, sebbene fosse condannato ogni anno a morire. Questa mitezza è spesso la principale caratteristica dell'eroe lunare, come, per esempio, quando è la lepre ad avere questo ruolo. Proprio in ragione della sua docilità e mancanza di belligeranza, la lepre riesce spesso a trovare la strada, dove un attacco più diretto e ostinato porterebbe al disastro. In tal modo la lepre diviene il capo o guida. Anche questo tratto di gentilezza corrisponde ad un aspetto della natura femminile che è l'esatto opposto degli impulsi crudeli o feroci rappresentati dai leoni e dalle pantere della Dea. La natura femminile, come la luna, è sia luce che oscurità, e la luce. a differenza di quella del sole è tiepida e calma, rappresentata da animali gentili e timidi come la lepre.


Gli animali alati, la colomba



Luna Alata assira.

Rimangono da considerare altri due elementi della natura femminile. Nei miti e nelle raffigurazioni religiose sono rappresentati da creature alate e dal serpente. Nel santuario della dea lunare si vedono spesso uccelli, specialmente colombe, mentre i suoi servitori animali spesso sono alati.I corni della stessa luna crescente sono a volte sostituiti da ali, come se la luna stesse volando attraverso il cielo. Questa luna alata talvolta contiene il Dio Luna, Sinn. In una pittura due fiotti d'acqua, che può essere pioggia, o più probabilmente nettare, o soma, la bevanda della luna, scendono sulla terra dove sono raccolti in un vaso o calice.
A volte la stessa Dea Luna ha le ali della luna. Sull'arca di Cipselo è rappresentata Diana alata, ed anche Artemide spesso ha delle alte ali ricurve, oppure può essere rappresentata con la testa d'uccello. Piccioni e colombe sono comuni nei templi di Afrodite; e Ishtar, durante il diluvio, sceglie una colomba come sua messaggera, un dettaglio della storia che appare anche nella versione ebraica di Noè e della sua arca. La colomba, inviata a vedere se le acque stavano decrescendo, vola verso un olivo e afferra col becco una foglia verde. In Grecia e forse anche in Mesopotamia, l'olivo rappresentava l'albero lunare.
La luce della luna che brilla dal cielo e porta l' illuminazione e la saggezza sulla terra è spesso personificata da un uccello, in genere una colomba. La Sophia, la Santa Sapienza degli gnostici, è, infatti la luce della Madre Celeste ed è equiparata alla Santa Colomba dello Spirito.
Per gli gnostici, infatti, lo Spirito Santo è femminile, e rappresenta in realtà, l'essenza femminile, l'Eros. Questa è la più tarda ed evoluta forma della dea lunare soltanto vagamente pre figurata nei nei miti che
stiamo considerando. Gli scritti dei Padri, di cui parleremo in seguito, ci indicano che lo stesso simbolismo che ebbe origine negli antichi culti della dea lunare sarà preservato nelle forme che ci sono state consacrate dalla dottrina cristiana. Ma la Santa Colomba, che può ancora essere ritrovata nelle chiese cristiane, e nella dottrina cristiana è venerata come il Messaggero di Dio, Portatrice di Sapienza, era nota fin dai tempi più antichi come messaggera e incarnazione della Magna Mater, Colei che Risplende per Tutti.

Il serpente
Gli animali di cui abbiamo già visto il rapporto con la Dea Lunare sono animali yin, per usare il termine cinese, e rappresentano i vari aspetti dell'istinto femminile; ma oltre a questi animali yin la luna è sempre stata strettamente associata con i serpenti, e ciò per vari motivi. In primo luogo al serpente era attribuito il potere di auto-rinnovamento per la sua capacità di cambiare o rinnovare la pelle. Questo potere era sentito come molto prossimo al potere della luna che si rinnovava ogni mese, dopo la sua morte apparente. Il carattere di continua trasforma zione e rinnovamento, sia della luna che del serpente, ha dato origine alle credenze che ascrivono il potere di immortalità a volte alla luna a volte al serpente. I miti antichi e primitivi narrano anche che il dono dell'immortalità fu portato agli uomini a volte dalla luna e a volte da un serpente. In altri casi il serpente rivela agli uomini la virtù che è nascosta nel frutto dell'albero della luna o nella bevanda del soma che può essere estratta da esso.
Il serpente, tuttavia, è associato con la luna per un altro motivo. I serpenti vivono in cavità oscure e scendono attraverso crepe nella terra e nelle rocce. Vivono in una regione sotterranea che per gli antichi era il mondo degli inferi. Il loro movimento è segreto e misterioso, hanno il sangue freddo e sono inaccessibili al sentimento umano. Per tutti questi motivi sono sempre stati considerati in rapporto con il mondo infero e con le ombre dei morti. Nella sua fase oscura anche la luna ha a che fare con il mondo degli inferi e con le potenze ctonie, e in questo aspetto le divinità lunari possono apparire, come tutte le divinità infere, sotto forma di serpenti. Ecate, ad esempio, la dea della luna oscura, era essa stessa in parte serpente, oppure veniva mostrata con dei serpenti nei capelli, mentre Ishtar si diceva che fosse ricoperta di scaglie come un serpente.
C'è un terzo ruolo giocato dal serpente nel culto della Dea Luna, ed esattamente quello di rappresentazione del phallus. Pallas o Priapo era adorato nel tempio di Vesta, dove a volte veniva rappresentato sotto forma di serpente; mentre la sede di Pan era nel tempio di Selene. Quasi in tutti i posti in cui veniva adorata, la Dea Luna era servita da sacerdotesse e in genere le sue guardiane erano vergini, spesso ierodule, o prostitute sacre. Poiché il serpente è legato al suo culto, non sorprende che le ancelle si prendessero cura anche di questa creatura. Su alcuni gioielli Ofiti Cibele, la grande Dea Luna, è riprodotta mentre offre una coppa ad un serpente, e a Spircus, nel tempio di Apollo, uno degli ultimi arrivati tra gli dei, era tenuto un serpente sacro, forse una reminiscenza di un culto più antico usurpato dagli Olimpi. Questo serpente era nutrito da una vergine che, cosa abbastanza significativa, doveva compiere il servizio nuda. La grande madre terrestre Demetra, nel suo tempio di Eleusi era servita da un serpente, detto Kychreus e l'unione mistica con un serpente costituiva probabilmente il rituale centrale dei misteri eleusini della Grande Madre. Il tema del Serpente ritorna in un altro luogo piuttosto insospettato. Il Dio del Monte Sinai il cui nome significa Montagna della Luna, era servito da uomini chiamati Leviti. Questi Leviti portavano la mezzaluna come diadema sul capo. Hommel dice che la parola Levi, che significa inghirlandare intrecciare, e essere devoto, è usata nelle iscrizioni minoiche in connessione con il dio Wadd che era Dio dell'Amore e Dio della Luna.
Nei miti e anche nelle credenze primitive spesso viene detto che i serpenti avevano frequenti rapporti con le donne e che queste potevano restarne incinte. In alcuni luoghi si riteneva anche che il morso di un serpente fosse la causa della prima mestruazione di una fanciulla, e che le donne fossero particolarmente esposte ad attirare l’amore del serpente durante la mestruazione. Per questo motivo le donne di alcune tribù, quando avevano le mestruazioni, non volevano andare tra i cespugli o presso una fonte, per la paura di essere messe incinte da un serpente; mentre in altri casi, potevano compiere dei pellegrinaggi per questo stesso scopo ad una fonte che si credeva fosse abitata da un serpente sacro.

Il pesce
In molte leggende il serpente è sostituito da un pesce, che è quindi circondato delle stesse paure e tabù che sono caratteristicamente legati al serpente. La stessa Dea Luna era a volte rappresentata per metà come pesce, e in questa forma è forse la precorritrice delle nostre sirene. Ishtar per esempio, sotto forma di Derketo era una sorta di pesce leviatano. Era il grande drago balena che produsse il disastroso diluvio, lamentandosi poi che i suoi piccoli erano stati resi come i pesci del mare. Il figlio del re, che cadde fuori dalla barca di Iside ed affogò, fu chiamato il Pescatore, un titolo che il cristianesimo ortodosso, come anche gli gnostici, attribuiscono a Cristo, sebbene, a volte, con un cambiamento di metafora che è molto frequente nella mitologia, venga chiamato Ichthyos, il Pesce. In un inno medievale è detto "Pesciolino che la Vergine prese nella fontana Egli è perciò pescatore e pesce, un ruolo duplice che è connesso con la funzione eroica del dio, il quale, avendo natura umana e divina può, mediante la sua passione, assimilare in una certa misura l'umano al divino.