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La Danza della Luna
Introduzione al testo e alle meditazioni

luna

Immagine di Marc Chagall
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La Danza della luna è un percorso rivolto a tutti coloro che desiderano ricontattare la propria energia femminile: è rivolto dunque principalmente alle donne, ma anche agli uomini, perché in ogni essere vivente, a prescindere dal suo sesso, sono contemporaneamente presenti sia l’aspetto maschile sia quello femminile.
Per energia femminile intendo l’energia della “donna antica”: la capacità creativa, la capacità di accettazione, di lasciare e di lasciarsi andare, di essere ricettive e intuitive, di capire e conoscere non tanto attraverso la mente e la razionalità quanto attraverso l’istinto. Tutte queste sono capacità che non usiamo praticamente più: a volte le trascuriamo, ce ne dimentichiamo, a volte facciamo finta di non averle proprio e magari ci fa comodo comportarci come uomini… Ma il femminile è comunque dentro di noi con tutta la sua potenza, e attende il nostro richiamo.

Ho chiamato questo percorso “Danza della Luna” in analogia con la “Danza del Sole”, rituale di iniziazione che i giovani maschi di alcune tribù di nativi americani affrontano per diventare uomini. Questo consiste nel far passare dei lacci di cuoio sotto pelle, all’altezza dei pettorali, e nel farsi appendere ad un palo sotto al sole, fino al raggiungimento della propria “visione” (vi ricordate “Un uomo chiamato cavallo?”) Essi dicono che le donne non ne hanno bisogno, perché “partoriscono” e questa è la loro iniziazione. Questa spiegazione la dice lunga sul carattere costitutivo della femminilità, che è immanente all’essere umano. Se per divenire tale un uomo deve confrontarsi con il palo ed il sole, o in altre civiltà con prove sempre rischiosissime, come la caccia ad animali feroci ecc., ma comunque costituite da ostacoli esterni al corpo umano, una donna durante il parto si confronta solo con sé stessa, lotta solo con il proprio corpo, con un dolore che nasce da dentro di lei ed che va a tormentare lei. Mentre all’uomo vengono inflitti tormenti di origine esterna, nel parto il dolore nasce e ritorna dal e al centro del corpo della donna, che diviene quindi non solo oggetto ma anche agente di tale tormento. Inoltre, se in alcuni rituali di iniziazione maschili, tipo la caccia, può anche succedere che l’uomo esca completamente illeso dall’esperienza, magari solo con un po’ di paura, difficilmente una donna uscirà illesa da un parto. Ed infine, se nei rituali maschili la morte è solo la peggiore delle ipotesi e rappresenta un pericolo, ogni donna che partorisce deve fare i conti con una possibilità di morire che non è mai troppo lontana, e spesso accade addirittura che si invochi la morte per essere liberate dal dolore. Un ragazzo, per diventare uomo, deve superare una prova; una donna è già una donna, e per diventare madre deve superare se stessa.

Il cammino per riappropriarci di noi è molto lungo: è necessario tornare a ritmi di vita semplici, naturali, più vicini al nostro sentire. Il ritmo delle fasi lunari è di sicuro il più immediato, quello cui ci sentiamo intimamente e profondamente legate, visto che ci accompagna nel nostro essere donne per tutta la vita. Prendendo in esame le fasi lunari ad una ad una ed il loro simbolismo, daremo vita a visualizzazioni durante le quali prenderemo contatto con alcuni degli aspetti più belli della femminilità: dalla comprensione all’indipendenza, dalla riflessività alla creatività, dalla cedevolezza all’accettazione e alla bellezza.

Ho scritto questo libro per due motivi. Il primo è che la luna è simbolo della Dea Madre, che sento più vicina a me di tante altre divinità, e che con questo libro posso quindi onorare.
Quando ero bambina facevo un sogno ricorrente. Andavo a spasso con mia madre, che mi teneva per mano. Ad un certo punto ci fermavamo e lei mi diceva: "Aspettami qui, devo andare un momento in un posto ma torno subito." Io aspettavo per un po', ma lei non arrivava e andavo a cercarla. Camminavo fino ad un bivio dove trovavo delle vecchie vestite di nero, sedute, che lavoravano di cucito. Mi dicevano "Dove vai bella bambina?" e io rispondevo :"Sto cercando la mia mamma. L'avete vista passare? E' una signora bionda con gli occhiali e gli orecchini." Le vecchie mi dicevano "Sì, è andata di qui." e mi indicavano una delle due strade che io seguivo, puntualmente consapevole che mia madre era andata dall'altra parte e che le vecchie mi avrebbero raggiunta per mangiarmi. Non so quale sia stato lo stimolo esterno che ha dato vita a questo sogno, se una favola raccontatami per farmi stare buona, una lettura o qualche immagine televisiva. Sta di fatto che non ne ho capito il senso se non a trent'anni, quando ho incontrato la religione della Grande Madre. A quel punto mi sono resa conto che la mamma del sogno era lei, la Dea da cui ero stata lontana fino ad allora, e che le vecchie, sua ulteriore rappresentazione, mi raggiungevano per punirmi non per pura cattiveria ma perché io, pur sapendo qual era la strada da seguire, fino ad allora non l'avevo seguita. E questo è il secondo motivo per cui scrivo questo libro: ho imparato a mie spese e con gravissimi rischi come sia pericoloso non seguire l'istinto, e meditare sulle quattro lune aiuta a farlo.

Per istinto intendo ciò che viene direttamente dalla pancia, dall'utero, ed è lontano sia dal ragionamento che dal cuore o dal senso del dovere; è l’unico tipo di "conoscenza" animale che ti può salvare la vita. Quella specie di ossessione che viene prima dei nostri cerebralismi e che, mentre cerchiamo di convincerci di una cosa, ci ripete, stridula odiosa e petulante "Sai benissimo che non è così". Ritengo sia questo il sapere allo stato puro. Non l'erudizione, lo studio, la cultura, la laurea, ma quello stimolo che ti fa venire la pelle d'oca quando senti il ruggito di una tigre, anche se si tratta solo di un documentario in tivù. Le cose che ci hanno insegnato, l’educazione che ci hanno dato, il peso di condizionamenti culturali di vecchissima data, insieme ad una serie di stimoli quali la televisione, i media, il nostro moderno stile di vita, ci allontanano dall’uso dell’istinto per spingerci a comportarci non come desideriamo, ma come tutti fanno o come gli altri si aspettano che facciamo, o come conviene fare o sta bene fare…
Comportarci seguendo l’istinto, cioè quella conoscenza antica che gli animali hanno mantenuto, ci porta invece a seguire i nostri ritmi, i nostri tempi, a vivere in maniera più semplice e naturale, e ciò ci avvicina a noi stessi, facendoci essere come siamo realmente, facendoci stare meglio.
Perché è quando ci sforziamo e ci costringiamo ad essere ciò che non siamo che ci dissociamo da noi e stiamo male. Bisogna dunque focalizzare l’attenzione su ciò che è il più naturale possibile, connetterci ad un ritmo di vita naturale, e quello della luna è senz’altro il più immediato e a portata di mano di chiunque, senza necessariamente tornare a vivere nelle paludi o abbandonare il proprio ufficio per un lavoro in campagna.
Noi non "sentiamo" più.
Parlavo con una ragazza, qualche anno fa, spiegandole come uno dei miei obiettivi principali fosse potenziare l'istinto, e vivessi secondo determinate regole per realizzarlo. La mia amica mi guardò e mi disse: "Guarda che l'istinto è GIA' potente, il problema è imparare ad ascoltarlo".
Sono parole sante. C'è sempre qualcosa che ci distrae, c'è sempre qualcos'altro che DOBBIAMO fare, che SAREBBE MEGLIO fare, che PRIMA FACCIO QUESTO E POI…
Eppure, nelle rare occasioni in cui riusciamo a "sentire", poi stiamo bene. Ogni mattina vi fermate nel solito bar per il solito cappuccino; dovreste essere in ufficio a quell’ora, ma tanto il capo non arriva mai prima delle nove. Non vi è mai successo che proprio quel mattino in cui decidete di non fermarvi, il capo alle sette e trenta fosse già arrivato? Se vi è capitato e vi siete chiesti cosa vi ha spinti a non seguire il comportamento abituale, ebbene, è stato l’istinto. Non c'è niente da aggiungere allo stato di benessere che proviamo quando abbiamo fatto ciò che sentivamo di dover fare: è una situazione perfetta, forse quel che di umano maggiormente assomiglia all'illuminazione. Meditare sulle quattro lune ci fa riflettere sull’essenza della realtà, che è molto più semplice di tutti gli orpelli con cui il nostro cerebralismo e le nostre sovrastrutture la deturpano.

C’è poi un’altra considerazione da fare: noi assomigliamo alla luna perché come lei cambiamo di continuo. Non siamo mai uguali a noi stessi: passiamo da momenti di grande forza ed energia, di creatività, di buonumore, a momenti in cui ci sentiamo stanchi, non abbiamo voglia di fare nulla, desideriamo soltanto stare soli, isolarci da tutto e da tutti, come la luna passa dalla fase crescente alla piena e alla calante, per poi sparire, rinnovarsi e ricominciare.
La società in cui viviamo non accetta questi cambiamenti, e considera come segni di debolezza ogni modificazione del nostro stato d’animo o della nostra energia. Dobbiamo sempre essere ugualmente efficienti, ugualmente produttivi, ugualmente rapidi e attivi, ugualmente giovani…e dobbiamo essere tutti ugualmente belli, magri e di buonumore.
Ecco dunque che ci propinano gli antidolorifici per far passare i dolori mestruali, il mal di testa, il mal di schiena, con il noto messaggio finale: “…e puoi SUBITO ritornare a fare quello che stavi facendo”.
Ecco che la menopausa è “curata” con terapie ormonali che prolungano la fertilità, e la vecchiaia con interventi chirurgici e quant’altro per dimostrare “ancora” vent’anni, anche a settanta…
Tutto ciò che non è compatibile con un’immagine di gioventù, attività, efficienza e produttività diventa inutile: diventano inutili le donne in menopausa, i vecchi, e perché no, i disoccupati, i ciccioni, i malati, i pazzi…

Mantenere il ritmo che la società moderna ci impone è faticoso, perché è un ritmo lineare, costante, incompatibile con la nostra tendenza alla ciclicità, e mi pare che ne stiamo pagando il prezzo anche in termini di salute e serenità. Ciò che è naturale è l’alternanza, la ciclicità: la ritroviamo nel passaggio dal giorno alla notte, dalla luce al buio, dalla primavera all’estate, all’autunno e all’inverno, e su più vasta scala nella nostra stessa vita, che nasce, cresce, invecchia e muore.
Quando esplode una malattia dunque, anziché intestardirci a prendere pillole per terminare il lavoro, forse dovremmo fermarci ad ascoltare il nostro corpo…Una donna è bellissima e perfetta a qualunque età, perché è unica e tutto il suo corpo meraviglioso parla delle sue esperienze straordinarie… E lo sguardo, la voce e le parole di un vecchio, forse possono dirci molto, se solo non avessimo la presunzione di avere fretta e di non avere il tempo di ascoltarlo...

A chi dunque è dedicato questo libro? A tutti coloro che stanno facendo fatica, che si sentono lontani da sé, lontani da casa, a chi si rende conto che non sta facendo la cosa giusta, a chi sa benissimo quel che dovrebbe fare ma non ha il coraggio di farlo, a chi ha paura di non farcela e a chi non ce la farà proprio. Alle donne, specialmente, che considero tutte mie sorelle, e che troppo spesso si accaniscono l’una contro l’altra in un’insana imitazione di competitività maschile.
A tutte le madri, a tutte le vergini, a tutte le megere che un tempo sono state bellissime e che ormai sono solo vecchie, (SOLO?) ma che quando ti guardano ti trapassano con lo sguardo e con loro non puoi mentire, perché sanno già tutto, anche ciò che tu credi di riuscire a nascondere.
Alla madre di tutte le madri, quella da cui discendiamo tutti, e agli uomini, quelli che cercano di capirci e anche quelli a cui non interessa farlo, perché comunque senza di loro la specie non andrebbe avanti.
A mia figlia Viviana e a mio marito, che mi hanno resa madre.
E a mia mamma, che mi ha fatto il dono più grande: quello di farmi nascere donna, e di poter sperimentare così dentro al mio corpo tutte le stagioni della luna.

 

 

La Danza della Luna: suggerimenti
testo

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Vorrei dare alcuni suggerimenti pratici sull’utilizzo di questo libro e sull’esecuzione degli esercizi descritti.

Potete scegliere di esercitarvi in questo modo in questo modo:
A) a vostro piacimento, secondo l’estro del momento, scegliere una fase lunare su cui eseguire la meditazione per esaltare la facoltà o la caratteristica cui quella fase presiede o anche solo per il gusto di farlo, senza nessun fine pratico;
B) eseguire l’intero ciclo di meditazione delle quattro fasi durante il mese, ripetendolo per più mesi o addirittura per l’intero anno, per armonizzare la vostra vita con l’energia della natura e della luna.

Le fasi lunari compaiono su molti calendari e giornali, anche quotidiani, e per i primi tempi potete basarvi su quelli per iniziare al momento giusto la vostra meditazione. Tenete presente però che ad un certo punto sentirete dentro di voi il ritmo della luna: le vostre fasi ed ondate di energia crescente o calante saranno direttamente collegate a quelle della luna, per cui seguitele senza indugio, senza più basarvi su supporti esterni.

Per le donne: non stupitevi se dopo qualche mese di connessione all’energia lunare il vostro ciclo si regolerà con quello della luna, e probabilmente le mestruazioni coincideranno col novilunio o col plenilunio.
Per gli uomini: è probabile che impariate a percepire l’energia femminile e che quindi comprendiate meglio le donne, mentre rimane piuttosto dubbio che anche a voi vengano le mestruazioni…

Ogni esercizio è una traccia: interpretatelo ed eseguitelo liberamente, secondo la vostra intuizione e il vostro estro.
Questi esercizi servono a farvi sentire più rilassati e più sciolti: lasciate dunque da parte la seriosità e la rigidità, e prendeteli con leggerezza come un gioco.
Eseguiteli da soli o in compagnia, come meglio credete.

Prima di ogni esercizio è bene comunque:
1) verificare di essere in un luogo sicuro in tutti i sensi; se dovete stare attenti a che non vi rubino il portafogli non potete abbandonarvi alla meditazione, il che è come non farla.
2) non avere distrazioni del tipo “non so se ho chiuso il gas”, “che cos’ha quello là da guardare”, “chi è che suona proprio adesso”.

In definitiva sentirsi a proprio agio e tranquilli, sotto tutti gli aspetti.
Scegliete voi l’ambiente che preferite. Personalmente preferisco eseguire gli esercizi in casa mia, dopo aver accuratamente staccato telefono e campanello ed aver chiuso la porta a chiave, nonché aver mandato mio marito e mia figlia da mia madre, ma devo ammettere che dalle finestre del mio appartamento godo della vista sulla luna praticamente tutta la notte. Ad ogni modo non c’è nessuna controindicazione ad eseguirli all’aperto. Tutto va bene, purché per voi il posto sia sicuro.
Se credete, mettete una musica di sottofondo che vi aiuti a rilassarvi: sono ottime quelle che riproducono i suoni del frangersi del mare per la meditazione sulla luna calante o crescente, quelli che riproducono i suoni dei lupi per la luna piena, e quelli dei delfini o delle balene per la luna nuova, ma vanno benissimo anche i sottofondi di musica Reiki o qualsiasi tipo di musica new age, o comunque che vi rilassi.
Bruciate delle essenze che vi rilassano o vi piacciono, in coni o bastoncini o sui diffusori; sono essenze tipicamente lunari l’ylang-ylang, il gelsomino, il mirto, il papavero, il cocco, il sandalo, la camomilla e la rosa.

Ci sono anche dei cibi legati alla luna, di cui potete cibarvi per aumentare la vostra simbiosi durante i giorni in cui decidete di eseguire le meditazioni: banane, cavoli, cetrioli, zucche, zucchine, meloni, angurie, funghi, alghe, crescione, prezzemolo, inoltre il latte e lo yogurt.
E’ noto che gli occidentali non sanno meditare: gli orientali dicono che il nostro cervello si muove come le scimmie, cioè saltando da un pensiero all’altro in continuazione come le scimmie tra i rami di un albero. Del resto meditare non appartiene alla cultura occidentale, per la quale è senz’altro più indicato agire. Dunque cercate di rendere “pratica” la meditazione sulla luna applicandola alle attività quotidiane; imparate a vedere la spirale della luna nelle cose di tutti i giorni. Per esempio, abituatevi a considerarvi connessi alla luna piena ogni volta che la vostra creatività si libera: quando costruite qualcosa, di qualunque genere, quando state lavorando volentieri, quando fate l’amore, quando state cucendo, dipingendo, facendo una torta… Abituatevi a considerarvi connessi alla luna calante ogni volta che vi sentite stanchi, e avete bisogno di riposare, di ricaricarvi, di riflettere, ed evitate in questi periodi dispersioni di energia iniziando attività che non portereste a termine… Prendetevi allora un periodo di luna nuova (o luna nera), chiudetevi in casa, o se preferite andatevene in un posto che conoscete solo voi, dove siete sicuri di poter stare da soli, e concedetevi di non fare nulla, di fermarvi per un po’, senza pensare, senza riflettere, ma stando semplicemente lì, in “cova”….Ma fatelo davvero! e state a vedere che succede. Molto spesso questa è già di per sé una vera e propria “cura” a certi mali. E consideratevi pure collegati alla luna crescente quando vi sentite al top della vostra forza, della vostra energia: quando vi sentite frizzare, quando siete eccitati, carichi, pieni di idee, progetti e voglia di iniziare nuove cose. In generale tenete presente che la luna fornisce due tipi di energia: attiva e propizia per “fare” durante la fase crescente e calante, meditativa e propizia per “pensare” durante i due poli di luna piena e luna nuova.
Piano piano imparerete a percepire anche l’energia della natura, e vi renderete conto di come la carica e lo sprint della fase crescente siano per esempio tipici della primavera, o il desiderio di ritirarsi e di meditare della fase calante/nuova siano tipici dell’autunno/inverno….
E poi siate coerenti: ad esempio non imponetevi una meditazione della luna piena se state facendo un trasloco o se siete giù di corda perché avete appena perso il lavoro o il vostro partner vi ha lasciato.

Alla fine degli esercizi proposti suggerisco di:
1) Riprendere il contatto con l’ambiente circostante, cioè rientrare a poco a poco e con dolcezza nel presente, aprendo gli occhi, muovendo le dita dei piedi e delle mani, stirandovi e sgranchendovi sempre lentamente e sgranchendo ogni muscolo del corpo;
2) Scaricare a terra l’energia in eccesso, in questo modo: accucciatevi carponi, appoggiando a terra i dorsi dei piedi, le gambe, le ginocchia, gli avambracci, le mani e la fronte; sentite il peso del vostro corpo che preme a terra e immaginate che questo peso sia l’energia in eccesso che fluisce da voi alla terra.

Ma soprattutto vi raccomando: in ogni caso, seguite sempre ciò che l’istinto vi suggerisce di fare.

 

La Danza della Luna Piena
luna piena

Immagine tratta dal sito http://www.ifir.edu.ar/~planetario/

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, Luna Nuova, Luna Crescente

Proviamo ad osservare la luna due o tre giorni prima che sia piena e poi a confrontarla quando ha raggiunto la fase: ci colpisce l’incompletezza della fase precedente. Certo, la luna è sempre bellissima ed in ogni momento del suo ciclo offre uno spettacolo molto romantico; però prima che raggiunga la fase siamo presi da una sorta di ansia: è l’attesa di vederla compiuta. Ci manca qualcosa, desideriamo vederla completata; nonostante sia già bella così sappiamo che può esserlo ancora di più. E quando finalmente raggiunge il culmine, ecco che anche noi ci sentiamo completi: finalmente, ora è perfetta. E’ perfetto il suo cerchio, perfetta la sua luce argentea: sembra perfino inverosimile che non brilli di luce propria.
La luna pare contemplare se stessa, sembra serena e distaccata. Leopardi, nel suo “Canto notturno di un pastore errante dell’Asia” le si rivolgeva definendola silenziosa, vergine, intatta, e concludeva la sua riflessione dicendo “…tu mortal non sei, e forse del mio dir poco ti cale”. L’immagine è di freddezza, lontananza, insensibilità: “silenziosa” implica che non ci sarà comunicazione, “vergine” e “intatta” significano inattingibile, non toccata dalla condizione umana. In realtà la posizione della luna è più che altro di olimpica serenità, e il suo è il distacco che viene dalla conoscenza, come Buddha che raggiunse il distacco dalle cose terrene – e quindi la pace - dopo averle tutte conosciute.

La luna piena simboleggia l’apice dell’energia creativa e vitale e possiamo chiamarla Luna Madre. Come una madre contiene in sé l’infanzia e la giovinezza e ha davanti a sé la vecchiaia, ma anche la discendenza della specie, la luna piena contiene in sé le precedenti fasi di luna nuova e crescente ed ha davanti a sé la fase calante e ancora la luna nuova; essa è un cerchio, una spirale, contiene il suo passato e i suoi mille futuri, la sua eterna, continua e autonoma rigenerazione. Inoltre è conclusa e non ha bisogno di nient’altro, come una madre che forma un cerchio concluso/conchiuso con il proprio figlio e si distacca da tutto il resto. Osservate una madre che tenga suo figlio tra le braccia quando è appena nato: essi si guardano, si tengono stretti, hanno bisogno l’uno dell’altro e non hanno bisogno di nessun altro, né desiderano intrusioni di alcun tipo nel loro cerchio magico. La madre nutre il figlio dal suo seno e si nutre dell’amore del piccolo. Non so se esista nient’altro di così completo, concluso, “accompli”, come dicono i francesi. Forse, proprio solo la luna piena.

La pienezza della luna richiama la sazietà e l’appagamento che seguono la realizzazione di qualcosa. Ogni volta che terminiamo ciò su cui abbiamo lavorato con passione, con gusto, per il puro piacere di fare, senza secondi fini o per ottenere qualcos’altro, ecco che sperimentiamo l’energia della luna piena: sazi, realizzati, appagati, ci fermiamo a contemplare il nostro lavoro che brilla della luce che noi vi abbiamo infuso, della nostra energia. E’ la stessa sensazione della madre che guarda suo figlio e lo vede così bello da vederlo risplendere, e in realtà sono i suoi occhi a risplendere d’amore. Un lavoro che, come un figlio, sia frutto della nostra passione e della nostra creatività, ci fa sentire al tempo stesso svuotati e sazi: svuotati perché vi abbiamo profuso la nostra energia, sazi perché il lavoro fatto è parte di noi e ci completa.

La luna piena è simbolo di totalità perché condensa in sé concetti opposti. Mostra una luminosità incontaminata, suggerisce l’idea di purezza, eppure è una luna “esperta”: infatti ha compiuto un cammino per giungere al punto in cui è, dunque “conosce”, ha sperimentato, ha la vecchiaia davanti a sé. Simboleggia la purezza della maternità. Una donna che diventa madre mostra lo stesso volto della luna piena: è esperta della vita, dell’amore, della sessualità e del dolore, tanto che ha concepito e partorito, eppure a nessuno viene in mente di associarla alla lussuria e ai piaceri della carne, ma la si guarda con rispetto, con la stessa reverenza che si tributa ad una vergine, anzi, forse anche maggiore.
La luna piena è anche la luna dell’equilibrio, del “mezzo del cammin di nostra vita”, come direbbe Dante: contiene infatti ciò che è stato, ma non è ancora giunta alla fine; ha realizzato e completato ciò che doveva, ma ha ancora della strada da fare, perché deve invecchiare.
Essa è raggiungimento del punto massimo senza traccia di tensione né di sforzo: le sue energie sono al top, ha raggiunto l’apice, il proprio limite in perfetta naturalezza, seguendo il suo flusso. E’ la luna della perfezione: è giunta al punto dopo il quale non si può andare, perché dopo inizia il declino, la decadenza, la morte. E per questo si concede una pausa, e si ferma a contemplarsi.

Se dunque scegliete di meditare sulla luna piena, queste sono le potenzialità che essa stimolerà in voi, e di cui potrete godere:
la completezza, la compiutezza, la totalità, la perfezione, la pienezza, la sazietà, l’appagamento, la realizzazione, la serenità che viene dall’aver completato un ciclo, la contemplazione della propria opera fine a se stessa, il distacco, la luce perfetta, la rotondità perfetta, la conoscenza di fresca data, di esperienza recente, il contenere in sé il passato, il presente e il futuro, la creatività, la capacità di dare vita, il potere creativo inesauribile, inestinguibile ed eterno, l’equilibrio, il giusto mezzo, il punto perfetto, il punto massimo.

Meditazioni

Esercizio n. 1 – Il seme.
Scegliete una serata di luna piena, in qualsiasi momento della notte.
Stendetevi a terra, in posizione comoda, rilassata.
Iniziate a respirare tranquillamente, concentrandovi sulla luna. Prendete atto della sua forma tonda, piena, perfetta, e della sua luce bianca che si staglia contro il cielo. Pensate a quanto è vecchia, a quanti giorni, mesi, anni, secoli ha visto passare, ripetendo sempre uguale il suo ciclo, tornando sempre a riempirsi, raggiungendo ogni volta la forma e la luce perfette e la pienezza e completezza che la caratterizzano.
A questo punto pensate ad un frutto, non importa quale, purché contenga dei semi.
Visualizzateli. Nel seme è l’origine della vita: in esso sono contenuti altri frutti, che contengono altri semi, all’infinito.

Ripetete dentro di voi questa successione:
“Ogni luna piena contiene in sé tutte le lune che verranno, così come questo frutto contiene in sé tutti i frutti che verranno, così come nel mio ventre ci sono tutte le vite che verranno…”La Danza della Luna

Ripetete la successione molte volte, visualizzando di volta in volta le lune infinite, i frutti infiniti, le vite infinite che verranno, e sentite pulsare i semi che dormono dentro di voi, e guardate come anche la luce della luna sia pulsante...
Tutto intorno a noi è pieno di vita e freme di vitalità.

Ripetete ora questa successione:
“Dentro di me ci sono infinite potenzialità, come nei semi di un frutto e nelle lune future…..
ho infinite possibilità di scelta...
contengo infinite vite con le loro storie ed i loro meravigliosi destini…..
posso fare tutto ciò che desidero…
il ciclo della luna è infinito…”

Quando vi sentite sazi, fermatevi. Fate un lungo respiro, o meglio ancora concedetevi un sospiro. Sorridete a voi stessi, sentitevi appagati, in pace con tutti e con tutto, completi. Guardate distaccati ogni conflitto, ormai non vi tocca più, e state nella pace.

Variante
Focalizzate la vostra attenzione anche su tutto ciò che precede: la luna piena che vedete ora davanti a voi è figlia di infinite lune passate, così come un frutto proviene da un albero nato da altri semi, e anche voi siete figli dei figli di qualcun altro, all’indietro, all’infinito…

Esercizio n. 2 – L’abbraccio
In una serata di luna piena, in qualsiasi momento della notte, mettetevi come al solito in una posizione comoda vicino al compagno che avete scelto per eseguire questo esercizio, e respirate profondamente e con calma.
Cercate di non pensare al contatto fisico che state per avere, ma concentratevi su di voi.
Osservate il vostro corpo, partendo dalla punta dei piedi, passando alle gambe, alle ginocchia, alle cosce, al bacino, alla pancia, allo stomaco, poi guardate i palmi delle vostre mani, le dita in ogni parte, quindi gli avambracci e le braccia, poi le spalle, il petto, e pensate al vostro viso. Pensate che ognuna di queste parti è bellissima e compiuta, nonostante le sue imperfezioni, e funziona bene, vi è utile, è importante per voi. Sorridete dunque mentalmente ad ogni parte di voi, del vostro corpo.
Ora pensate a quando siete nati: ogni parte del vostro corpo era già così, com’è adesso, solo più piccola, solo con dimensioni diverse, ma era già compiuta, così come lo era al momento in cui siete stati partoriti. Voi eravate già perfetti quando eravate ancora contenuti nel grembo materno, e vostra madre vi conteneva perfettamente, con il ventre liscio, rotondo e teso come la luna piena.
Immaginate a questo punto il bambino che eravate e concentratevi su di lui, e visualizzatelo, abbracciato alla madre, dopo aver poppato, addormentato, sazio, tranquillo, caldo, completo, appagato. Desiderate essere di nuovo il bambino di quell’immagine. Siatelo, dunque.
Rivolgetevi al vostro compagno e fatevi abbracciare: assumete la posizione che vi viene spontanea, purché vi permetta di rilassarvi, abbandonarvi, farvi sostenere.
Nessuna paura, adesso, nessuna preoccupazione: la persona che vi abbraccia vi ama, potete fidarvi di lei, non avete bisogno di pensare a nulla. Assaporate la tranquillità di questo abbraccio, di questa notte, di questo momento, e lasciate che il presente si dilati. Sentitevi amati, protetti, sicuri. I bambini lo sanno bene: non hanno bisogno che di coccole e di tenerezza, e anche noi.
Rimanete in quella posizione fin quando lo desiderate, e non preoccupatevi di addormentarvi: capita sempre anche ai bambini.
Questo esercizio va eseguito con una persona con la quale si ha confidenza, poiché consta di un contatto fisico che non tutti accettano da un estraneo. L’ideale sarebbe eseguirlo con la propria madre, ma vanno bene anche il compagno o la compagna, un amico o un fratello, in ogni caso una persona con cui si sente di potersi lasciar andare.

Suggerimento per la persona che abbraccia
Chi abbraccia ha un compito molto delicato: deve sostenere sì, ma con leggerezza, senza far percepire tensioni, fretta o impazienza. Deve dunque cercare di ascoltare l’esigenza dell’altro: sarà l’altro a staccarsi, quando lo riterrà opportuno. Abbracciare come una Madre significa accettare la persona che chiede di essere abbracciata, dimenticandoci di noi, mettere da parte momentaneamente le nostre esigenze e i nostri desideri per far posto a quelli dell’altro, come avviene in amore.

Esercizio n. 3 – La luna nelle mani

Ora siete seduti a terra con le gambe incrociate e la schiena dritta e rilassata. Allungate il collo, rilassate le spalle, inspirate ed espirate. Siete sereni, distesi, allo stesso tempo regali e estremamente semplici, come la luna.
I palmi delle vostre mani sono appoggiati al pavimento, vicino ai vostri fianchi, e voi respirate tranquillamente, ma profondamente, pensando che adesso alzerete le mani.
Staccate le mani dal pavimento, e distendetele, allungando le dita, allargandole, sentendole estendersi e riscaldarsi, dolcemente, senza sforzo, in maniera estremamente naturale. Guardate la luna piena, respirate, e sollevate le braccia: le vostre dita si allungano, sono grandi, enormi, infinite, da esse escono filamenti di luce che le tirano verso l’esterno, verso l’alto, come se doveste abbracciare l’intero campo visivo, per congiungerle ai contorni della grande luna davanti a voi….
Immaginate di racchiudere le mani attorno alla luna e di afferrarla, tenendola davanti a voi come un’enorme palla bianca; abbassatela all’altezza del petto, e guardatela pulsare…..
La luna si rimpicciolisce piano piano tra le vostre mani, raggiungendo le dimensioni di un melone, poi di una mela, poi di una palla da tennis, poi di un uovo…le punte delle vostre dita si avvicinano ed arrivano a congiungersi: le sentirete pulsanti, piene del potere della luna, che ora è entrata nelle vostre mani. Memorizzate questa sensazione e la successione di movimenti che vi ha portato ad essa: le vostre braccia che si sollevano e formano un semicerchio, la luna tra le vostre mani, le dita che si congiungono e la luna dentro le vostre mani, davanti al vostro cuore, e conservatela dentro di voi. Potrete rievocarla, ogni volta che desidererete ricaricarvi dell’energia della luna piena, limitandovi a congiungere le punte delle dita all’altezza del vostro petto.

Questi esercizi hanno due funzioni:
Innanzitutto ci rilassano e ci danno fiducia in noi stessi; specialmente quando attraversiamo una fase di rottura o la fine di qualsiasi situazione, può capitare di assumere un atteggiamento di chiusura e di pessimismo verso il futuro. Immaginando di avere davanti a noi molte strade aperte, molte e diverse possibilità di scelta, seppur ancora in embrione e non del tutto chiare, possiamo rinfrancarci, tranquillizzarci, ed assumere di conseguenza un atteggiamento positivo.
Inoltre ci fanno prendere coscienza di come il processo vitale, creativo, sia inarrestabile, e del fatto che siamo legati come il filo d’argento della luna al passato e al futuro. Diveniamo così il centro di noi stessi e della vita, ma soprattutto ci rendiamo conto di non essere soli, di appartenere, di “far parte”, di “essere” parte del ciclo inarrestabile ed onnipotente della creazione.

 

La Danza della Luna Calante
luna calante


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Contrariamente alla luna piena, la luna calante non si espande all’universo ma si ritira dolcemente su sé stessa e va verso il declino. Ha raggiunto l’apice dello splendore ed ora sta inesorabilmente scomparendo. Il suo futuro è il nulla: dopo, ci sarà soltanto la luna nera. Non importa ora se sappiamo che poi il ciclo si ripeterà, perché l’energia di questa fase è l’energia del non futuro, l’energia involutiva o negativa.
Ogni volta che si sente parlare di negatività ci si spaventa, o quanto meno ci si inquieta. La mente corre subito alla magia nera, al malocchio, alla possibilità che accada qualcosa di brutto, un evento tragico o catastrofico. In realtà, il negativo è naturale e fa parte della vita, è uno dei suoi aspetti, come il positivo. Dire dunque che la luna di questo periodo è foriera di energie negative non significa che dobbiamo chiuderci in casa e attaccare aglio e ferri di cavallo sulla porta, e aspettare la fase successiva per uscire. Significa solo che le energie sono in fase involutiva, dunque vanno utilizzate in modo diverso rispetto alle altre fasi.
Che cosa si può fare quando si ha raggiunto il top? Osserviamo la natura: che cosa fa la luna, quando è completa? Non ricomincia subito, non diventa ancora più grande di quel che è, o più tonda o più luminosa. Cala.
La negatività è tutta qui. E’ semplice e non fa paura.
Che cosa fanno gli animali selvatici quando si avvicina l’inverno e sanno d’istinto che non troveranno da mangiare? Vanno in letargo. Non perdono certo tempo ed energie ad accoppiarsi proprio adesso, visto che durante l’inverno non troverebbero cibo per sfamare i piccoli. Metaforicamente questo significa che è inutile sprecare adesso le forze perché non ne abbiamo più, le abbiamo già usate tutte per raggiungere il massimo nella fase precedente. Seguiamo la natura ed il suo insegnamento: non sforziamoci, non ricominciamo subito, ma fermiamoci. Non avremmo le forze per portare avanti nuovi lavori. Possiamo invece sfruttare questa fase in altri modi: imparare dalle esperienze passate, vedere ciò di cui abbiamo bisogno, e allontanare o disfare ciò che non ci interessa più.


Se la luna calante non ha futuro davanti a sé, essa però contiene il passato. Se questo non è un buon momento per pianificare né per programmare perché le energie tendono a scemare e la creatività e l’estroversione diminuiscono, escludiamo ogni inizio di nuove attività ed ogni progettualità e guardiamo alle nostre spalle. Rivolgiamoci al passato, a ciò che abbiamo fatto finora. Vediamo a che punto siamo arrivati. Rielaboriamo le esperienze appena acquisite, raccogliamo ciò che abbiamo seminato. La luna calante è la luna della raccolta: paragonabile all’autunno e alla vecchiaia, è propizia per raccogliere i frutti e fare scorta per l’inverno. Facciamo il punto della situazione in modo da vedere cos’abbiamo raggiunto, cos’abbiamo imparato, cosa ancora dobbiamo raggiungere e imparare, e soprattutto ciò che realmente è importante per noi, alla luce delle esperienze fatte.
Questa fase è ideale per portare a termine ciò che è sospeso, o per allontanare e allontanarci da ciò di cui non abbiamo più bisogno. Sfruttiamo allora il suo potere liberatorio e di disfacimento.
Poiché si tratta di una luna che se ne va, si allontana, diminuisce, allontaniamo e oscuriamo tutte le cose che ci danno fastidio, ci turbano, ci preoccupano. Approfittiamo per far scemare anche le nostre crisi, di qualunque tipo esse siano. I momenti di crisi hanno un andamento parabolico: assomigliano alle contrazioni uterine, iniziano piano piano, aumentano sempre più, raggiungono l’apice e poi scemano così come sono cresciuti.
Facciamo pulizia: possiamo alleggerirci di ciò che ci trasciniamo appresso per abitudine, ma che non ha più uno scopo per noi. Guardiamo gli alberi, da sempre nostri grandi maestri. Alle soglie dell’inverno essi lasciano cadere le foglie, di cui non hanno momentaneamente bisogno, e limitano al massimo il dispendio energetico concentrando l’energia vitale nelle radici, al riparo nel ventre della terra. In pratica si concentrano su ciò che è davvero importante. Imitiamoli. Alleggeriamoci a livello psicologico, lasciando cadere come foglie secche i nostri schemi mentali, i ruoli scontati, la prevedibilità, le abitudini cattive, sbagliate, l’intero passato se vogliamo.
Alleggeriamoci anche a livello materiale. Tutti sanno che questo è il momento ideale per tagliarsi i capelli ed iniziare una dieta. Ma perché non rendere più “libero”, più leggero anche il nostro appartamento, lo spazio in cui viviamo? Proviamo a guardarci attorno: com’è il nostro arredamento? Quanti sono i soprammobili, i quadretti, le fotografie, i vasi, le stampe, i fiori finti o secchi e pieni di polvere e le famigerate bomboniere che non ci piacciono, ma che abbiamo sempre tenuto per abitudine o per far piacere agli altri?
E nei cassetti, negli armadi, quanti sono gli oggetti, le scarpe, i capi d’abbigliamento che continuiamo a tenere nonostante non li mettiamo più da anni, o non ci vadano più bene, o non ci piacciano più? Proviamo a sfruttare l’energia della fase lunare discendente per fare spazio anche nella nostra casa, nell’ambiente che occupiamo. Sicuramente poi ci sentiremo più leggeri, più liberi, rinnovati. Magari, chi lo sa, anche più magri…
E senz’altro faremo circolare un’energia nuova intorno a noi.

Un’ultima riflessione: probabilmente è il momento peggiore per mettersi a discutere, a litigare o per incarognirsi contro le persone che ci circondano, perché anche questo atteggiamento richiede un notevole dispendio di energie. Seguite il corso della natura e della luna; se vedete che tutto tende ad affievolirsi non opponetevi a questo ritmo, ma lasciate andare.

Meditazioni

Esercizio n. 1 - L’ululato
Notte di luna calante: come per gli esercizi precedenti, tempo e vista permettendo osservate la luna nel suo volgere al declino, respirando tranquillamente.
Focalizzate l’ attenzione su un pensiero che vi dà preoccupazione, sia esso materiale, psicologico o emotivo, tangibile o intangibile. Visualizzatelo come un nodo che occupa il centro del vostro petto. Sentitelo, pesa sul vostro petto: guardatelo, osservatelo, riconoscetelo. Ammettete che vi fa mancare il respiro, che vi dà fastidio.
Ora immaginatelo mentre risale lento dal centro del petto verso la gola, e sentitelo palpitare proprio lì, all’altezza della ghiandola tiroide. Guardatelo: ascoltate il fastidio che vi provoca, sentitelo gonfiarsi. Non deglutite, non cercate di ricacciarlo indietro ma lasciatelo dov’è, senza preoccuparvi: non vi soffocherà.
Immaginate a questo punto di essere un lupo: avete girovagato per tutta la notte nella foresta, annusando l’aria in cerca di tracce, poi vi siete messi a correre su per la china di una montagna, ed ora che avete raggiunto la cima vi siete fermati, ansimando. Vi siete accucciati sulle zampe posteriori e guardate la luna calante, il cielo buio, il dirupo sotto di voi, il bosco nero, la vallata immensa... Quel nodo alla gola chiede di uscire. Immaginate dunque di aprire la bocca, e di lasciar uscire un lamento: scegliete voi la vocale che preferite, sarà dapprima esile, appena mormorata, ma a poco a poco acquisterà intensità, diverrà più acuta, più forte, più potente, e si trasformerà nel vostro ululato. Un perfetto, meraviglioso, stupendo ululato esce ora dalla vostra gola, portando con sé il nodo nero che vi opprimeva. Prolungate l’ululato il più possibile. Se necessario, riprendete fiato e ripetete più volte.
L’ululato ora è davanti a voi: fluttua per un momento, poi si allontana nell’oscurità, sulla vallata, sfuma verso l’orizzonte buio, cala piano piano, torna flebile, sottile, e a poco a poco si estingue del tutto.
Inspirate profondamente, espirate, e riprendete il contatto con l’ambiente circostante.

Variante
E’ possibile, anziché immaginare, emettere realmente un ululato, un grido, un lamento o semplicemente una vocale, come insegnano in alcuni corsi di preparazione al parto nella tecnica chiamata “canto carnatico”, utilizzata per gestire il dolore delle doglie. E’ chiaro che per fare ciò si deve valutare la possibilità che i vicini di casa o altre persone sentano quello che state facendo e vi chiedano spiegazioni il mattino seguente…

Esercizio n. 2 – L’albero d’inverno
Sedetevi a terra con le gambe incrociate, il busto ed il collo eretti, le spalle e le braccia rilassate, allungate lungo i fianchi.
Tenete le mani appoggiate al pavimento, senza pressione né sforzo.
Chiudete gli occhi. Respirate tranquillamente e immaginate di essere un albero: le vostre gambe e piedi sono le radici di quell’albero, il vostro busto è il fusto, la vostra testa e i vostri capelli sono i rami e le foglie. Il sangue che scorre nelle vostre vene è la linfa dell’albero, e voi siete come l’albero, ed ora vi comporterete esattamente come lui.
Passerà il vento, e ondulerete leggermente imitando il movimento delle fronde.
Siete connessi al cielo con le fronde e alla terra con le radici; siete un ponte tra il cielo e la terra, vedete dall’alto della vostra chioma panorami lontani che sfuggono all’occhio umano; ospitate uccelli e nidi, siete un albero in tutto e per tutto.
Ora immaginate che ciò che volete allontanare da voi o da cui volete distaccarvi sia le vostre foglie. Sta sopraggiungendo l’inverno. La linfa che vi attraversa non è sufficiente, non arriva alle punte dei rami e alle foglie, e queste scoloriscono, si seccano, si accartocciano, diventano fragili, deboli, friabili, senza vita…
Passa di nuovo il vento e le stacca, le solleva nell’aria e le porta lontano…Non guardatele: non vi servono più, non fanno più parte di voi. Concentrate invece l’attenzione sulle radici, e sentitele salde, sprofondate nella terra, ricche di linfa: questo è ciò che conta, questo è il vostro centro. Non perdete tempo a nutrire foglie secche destinate a cadere. Non perdete tempo ed energia con pensieri inutili, individuate ciò che conta e solo su questo concentratevi.
Inspirate, espirate, riaprite gli occhi; guardatevi i piedi e le gambe, il bacino, il petto, le braccia e le mani; sgranchitevi dolcemente e rialzatevi.

Funzioni

Spesso i problemi che abbiamo ci disturbano fisicamente, o perché sono concreti o perché le nostre sensazioni nei loro riguardi si traducono in malesseri fisici e somatizzazioni. Visualizzare un problema come se fosse un corpo fisico però, ci dà il vantaggio di poter agire materialmente, concretamente su di esso: possiamo così immaginare di portarlo all’esterno di noi, di cacciarlo via, di espellerlo, ed infine di distaccarcene, prendere le distanze. Possiamo in sostanza scegliere di non farci coinvolgere, e decidere di mantenere sereno distacco riguardo a ciò che ci dà ansia. Quindi non ci lasciamo più agire dal problema in questione, non ci facciamo più dominare, ma diventiamo noi gli attori della situazione e siamo noi che, in un certo senso, “dettiamo le regole”. Spesso è proprio un atteggiamento obiettivo e uno spostamento di ottica che consente di ridimensionare problemi all’apparenza insuperabili.

La Danza della Luna Nuova
luna nuova

Sara di Antonio Corradini (XVIII secolo), tratta dalla pagina http://www.itinerariafvg.it/velata.html

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La luna nuova o nera ha un significato ambivalente. Poiché manca nel cielo, ma solo temporaneamente, poiché in essa coincidono la fine di un ciclo e l’inizio di un altro, poiché c’è senza mostrarsi e si mostra nascosta, essa è al tempo stesso la luna della fine ma anche dell’origine.
Essa rappresenta ciò che non c’è più, ciò che è finito, la conclusione di un processo, in una parola simboleggia la Morte fisica e metaforica, ed è collegata alla stagione dell’inverno.
Nella nostra società è raro assistere alla morte fisica reale. E’ un evento medicalizzato: i malati terminali, i vecchi in fin di vita, le persone in coma sono ricoverate in ospedale e muoiono lontane dalla famiglia, a volte purtroppo da sole. Assistiamo quasi esclusivamente a scene di morte fisica virtuali: siamo abituati alla televisione e la morte documentata nei telegiornali ci fa lo stesso effetto di quella fittizia in un film.
Era diverso nelle nostre campagne, fino a non molti anni fa. Quando ero bambina i vecchi non andavano nelle case di riposo, ma restavano in casa accuditi dai familiari, e spesso morivano nel loro letto. I funerali partivano dalle case private: la camera ardente veniva allestita in sala, i familiari e gli amici vegliavano la salma. I genitori e spesso i nonni, spiegavano con naturalezza e semplicità ciò che era accaduto, mentre oggi si tende ad evitare di parlare di morte ad un bambino. Ricordo che una volta, nel corso di una conversazione con un conoscente, avendo appreso che un tale era morto mia nonna commentò: “Meglio, poveretto, meglio”. Io dissi “Come sei cattiva, nonna. Perché sei contenta che sia morto?” E lei, con molta calma, mi spiegò: “Perché era molto malato, stava male, e ora ha smesso di soffrire”.
Così va vista la Morte, così non fa paura. Non va considerata fine ma soluzione: sia in concreto che metaforicamente, morte significa soluzione, passaggio ad altra situazione, magari preludio alla possibilità di cambiare in meglio.

Morire, sia fisicamente che simbolicamente, è difficile, duro e penoso, come venire al mondo, come ogni passaggio. La colpa di tale difficoltà è nostra: siamo molto legati alla nostra situazione presente, crediamo sia tutto ciò che abbiamo, vi attribuiamo un’importanza maggiore di quanto abbia in realtà, e abbandonarla ci sembra un evento catastrofico che definiamo appunto “la fine”.
Mettendoci in quest’ottica compiamo due errori. In primo luogo confondiamo l’emozione con ciò che la provoca; confondiamo la paura di lasciar andare, la paura del cambiamento, la paura della morte con la morte stessa, forse perché essendo intimamente coinvolti non riusciamo ad essere obiettivi.
In realtà la morte non ha niente a che vedere con la nostra paura. Essa non coincide con l’emozione che suscita – la paura - ma con l’azione che è - il passaggio o il cambiamento o la morte fisica reale, ed è lo strumento che ci consente di andare oltre. In secondo luogo ci autolimitiamo: noi non siamo solo ciò che siamo hic et nunc né ciò che abbiamo ora, il lavoro, la casa, il partner ecc. Possiamo essere tutt’altro, e chissà cosa potremmo essere in futuro. Aggrappandoci con ostinazione alla situazione presente non pensiamo che può anche capitarci di meglio.
La chiave di volta del passaggio è l’accettazione di un’assenza momentanea di certezze durante la quale saremo in balia del caos: passare implica che abbandoniamo ciò a cui siamo legati e abituati, e che accettiamo un periodo senza chiarezza, senza riferimenti; probabilmente anche di stasi, di immobilità, di impossibilità di agire, senza scopo apparente. Questo vuole dirci la luna nera: essa si annulla, si oscura per poter tornare a risplendere.
E’ una luna velata, la sua assenza è soltanto apparente, contiene in sé il germe della luna futura. Anche noi accettiamo di fermarci per un po’ al buio. Evitiamo di pensare e di agitarci, riposiamoci, stiamo in attesa, stiamo a vedere cosa accade: gli eventi sanno già come andare, le situazioni si risolvono da sole, le cose vanno a posto senza il nostro nevrotico intervento.

“Passare” e “andare oltre” sono sinonimi, ma sono anche l’uno causa dell’altro: infatti per “andare oltre” bisogna “passare”.
Per crescere, la luna deve prima morire. Nel Vangelo si dice che il seme deve marcire nella terra per germogliare, e lo stesso Gesù rimase tre giorni nell’Aldilà prima di riapparire. Perché venga la primavera deve passare l’inverno. Ecco perché la luna nera è detta anche luna nuova e luna dell’origine.
Sotto questo aspetto mi sembra splendidamente rappresentata dalla donna velata. La donna velata è una vecchia amica, un’habituée dei nostri sogni e della nostra realtà, e prima o poi tutti dobbiamo fare i conti con lei.

Qualche anno fa ho fatto questi sogni “a puntate”. La prima volta ho sognato di trovarmi in una casa che esiste realmente: essa confinava con quella dove sono nata ed era abitata da una coppia di anziani che andavo spesso a trovare da bambina, e che ora sono morti . Nel sogno entravo in cucina, vedevo la tavola apparecchiata e le sedie scostate, sapevo che i proprietari avevano appena terminato il pranzo ed erano usciti, e che sarebbero tornati di lì a poco. Nonostante nella realtà frequentassi spesso quel luogo, nel sogno non mi sentivo a mio agio perché mi trovavo in casa di qualcuno durante la sua assenza. Poi sorgeva un senso di angoscia: forse i proprietari non sarebbero tornati affatto, forse erano morti. Improvvisamente sentivo dei passi al piano di sopra, venivo assalita dal panico e fuggivo. Mi svegliavo sudata e turbata, col batticuore.
La seconda volta ripetevo il sogno, ma c’era mia madre con me e quando sentivo i passi al piano di sopra e volevo scappare ella mi tratteneva: mi diceva “Aspetta un momento, aspetta un momento”. Io avevo paura, e non capivo perché mi trattenesse e mi costringesse a sopportare qualcosa che mi spaventava così tanto. I passi si facevano più vicini e scendevano le scale, ed io scappavo fuori, e mi svegliavo. A questo punto ero così turbata che per un certo periodo avevo perfino paura di addormentarmi da sola. Sapevo chi stava scendendo da quelle scale, e ne ero terrorizzata. La terza volta mia madre riusciva a trattenermi e mi costringeva a guardare chi scendeva dalle scale: era una giovane donna della mia età, simile a me, interamente coperta di veli bianchi dalla testa ai piedi.
L’apparizione era assolutamente innocua: non era né brutta, né spaventosa, né minacciosa o malintenzionata, non parlava né faceva nulla; quasi mi somigliava, anzi a dire la verità ero proprio io. Era il fatto di doverla affrontare, di doverla vedere, di doverla guardare che mi sconvolgeva, e un attimo prima che comparisse credevo che avrei fatto un infarto per la paura.
Ho chiesto un’interpretazione di questo sogno. Mi hanno detto che quella donna è il fantasma di una mia vita precedente che vive in quella casa perché lì è accaduto qualcosa che mi ha fatto stare male. E’ senz’altro un’interpretazione suggestiva, però credo esista una lettura più semplice. Mi lasciava perplessa il ruolo di mia madre nel sogno: non capivo perché fosse così sadica da costringermi ad avere paura, e nel contempo avevo fiducia in lei e capivo che non mi avrebbe mai obbligata a fare qualcosa che mi potesse danneggiare. Perché mi diceva “Aspetta, aspetta ancora un momento”? Io volevo scappare e lei mi tratteneva. Mi obbligava a fare ciò che non volevo, ma cos’è che non volevo fare? Non volevo guardare, non volevo vedere. Mi sono resa conto che la radice del mio terrore non era in ciò che avrebbe potuto farmi la donna velata, ma nell’azione del vederla. A questo punto ho fatto un’equazione: la donna velata è il mio problema, quindi la paura di affrontarla è la paura di affrontare il mio problema.

La donna velata è simbolo di qualunque cosa ci spaventi o ci preoccupi. Non è cattiva, non ci vuole fare del male; i suoi veli ci spaventano perché sembra che nascondano chissà che mostro, ma siamo noi a metterglieli, perché siamo noi a non volerla vedere.
Se però ci poniamo nell’ottica in cui ciò il nostro incubo in realtà vuole insegnarci qualcosa, possiamo capire cosa vuole dirci se comunichiamo con l’incubo. Non possiamo ignorare ciò che ci turba. Se abbiamo un problema e fingiamo di non averlo, se ci ostiniamo ad ignorarlo, esso lungi dallo scomparire rimane tragicamente lì col fiato sul nostro collo, a perseguitarci, e molto probabilmente salterà fuori ingigantito proprio nel momento meno opportuno. Se ci siamo resi conto che quel problema esiste, dobbiamo semplicemente prenderne atto. Dobbiamo ammettere la sua esistenza, “riconoscerlo”, perché solo così possiamo anche “conoscerlo” e capire come risolverlo. La donna velata dunque è un vero e proprio maestro: essa ha non solo lo scopo di insegnarci qualcosa attraverso le nostre paure, ma anche di spingerci ad affrontare i nostri problemi. Tramite questo simbolo allora la luna nuova acquisisce la sua più importante valenza, divenendo la luna dell’insegnamento profondo. Ci fa capire cosa siamo, e ci insegna ad accettarci. Se nella fase precedente lavoravamo sulle nostre esperienze, ora siamo già oltre e lavoriamo su noi stessi. Siamo completamente inerti, immobili, ripiegati su di noi, involti, rivolti al nostro interno, come se fosse giunta la morte o fossimo ancora allo stadio fetale: non agiamo più noi fisicamente ma agisce la nostra anima, che lavora per astrarre, per sintetizzare tutto il passato al fine di produrne conoscenza.

Meditazioni

Esercizio n. 1 – Il cane
Molto probabilmente dalle finestre dei nostri appartamenti di città le stelle non si vedono, e forse, visto il clima pazzo degli ultimi anni e l’inquinamento atmosferico, nemmeno dalle finestre delle case di campagna si riesce più a vedere molto, ma una cosa è certa: la luna, quando c’è, si vede. E manca nel cielo ormai da tre giorni. Ecco il momento giusto per eseguire questo esercizio.

Sdraiatevi a terra in posizione supina, imitando la posizione di un cane a cuccia: tenete le gambe leggermente divaricate, le braccia piegate, gli avambracci vicini al petto e le mani vicine al viso, ai lati del naso.
Rilassatevi e respirate tranquillamente; il respiro rimbalza sulle mani, dunque potete controllarlo molto facilmente: seguitelo, concentratevi su di esso, non pensate ad altro.
Di tanto in tanto alzate lo sguardo, se occorre alzate il capo, per guardare il cielo: la luna non c’è ancora, ma verrà …
Socchiudete gli occhi, e fissate un punto basso vicino al vostro naso, così come accade quando si è assorti, come il cane a cuccia mentre sonnecchia.
Siete perfettamente rilassati, perfettamente a vostro agio. Non siete assenti, non siete estraniati: anzi, lo stato di totale rilassamento vi permette di essere completamente dentro alle cose, molto presenti, e tutti i vostri sensi sono dilatati e amplificati…
Fissare il punto basso vicino al vostro naso vi evita distrazioni visive, dando potere all’udito e all’olfatto…
Annusate l’aria…Ascoltate ogni rumore…Sentite come si amplifica, se rinunciate al potere ingannatore della vista…
State aspettando, aspettando che torni la luna con la sua luce…
State aspettando degli sviluppi, dei cambiamenti, delle novità…
Siate fiduciosi: i momenti di attesa servono a rigenerarci, a recuperare le forze, ci preparano all’azione che verrà…
Non ha senso opporsi al flusso degli eventi… Essi sono perfettamente concatenati, non occorre un nostro intervento per risolvere una situazione negativa…
La soluzione giungerà da sé, naturalmente, morbidamente…senza alcuno sforzo…
State tranquilli, accettate l’attesa, e trasformatela in un tempo per voi, per stare con voi stessi, senza nessun’altra finalità che il farvi compagnia e il riposarvi…
Abbandonatevi alla calma della notte…E’ nella notte che fluttuano i consigli, le soluzioni, le idee…Così come è nella notte che nascono i bambini…Lasciate da parte ogni pensiero, lasciate emergere la soluzione che fluttua nella notte del vostro inconscio…
Godetevi per un po’ la pace e la calma di questa notte, poi iniziate a stirarvi (da quanto tempo non lo fate più?), mettetevi a sedere, guardatevi attorno, e riprendete consapevolezza del luogo dove vi trovate.

L’ideale sarebbe svolgere questo esercizio prima di andare a dormire. Molto probabilmente, col mattino successivo o con la luna piena arriverà la soluzione che cercate.

Variante
Potete svolgere quest’esercizio anche solamente per recuperare le forze, senza necessariamente prepararvi ad una azione.

Esercizio n. 2 – L’incontro
Concentratevi sul problema che vi assilla, o su ciò che vi è “ostile”, “nemico” e immaginatelo come una donna interamente coperta di veli bianchi, come la luna che non c’è...
Respirate con calma, poi immaginate di camminare verso questa donna: lei vi guarda, immobile, attraverso i suoi veli…
Parlate con garbo, lentamente, e chiedetele “Chi sei?
Immaginate che vi risponda con il nome del vostro problema, ad esempio “Sono la tua preoccupazione per il lavoro
Chiedete: “Cosa sei venuta ad insegnarmi? Perché io so che tu sei qui per insegnarmi qualcosa, e ho paura di te, ma non ne avrò più quando ti avrò conosciuta…
Pensate che la dea velata è parte di noi, la parte di noi che non vogliamo riconoscere, e ci fa soffrire perché lotta per emergere e farsi accettare…
Essa è ciò che sappiamo già ma non siamo capaci di ammettere…
Tendetele la mano, chiedetele di condurvi alla soluzione, chiedetele di farsi conoscere, ditele che siete disposti ad accettarla, ad accoglierla...
Parlatele con dolcezza, parlatevi con dolcezza… Accarezzatela, se credete, ma non tentate di sollevare i suoi veli…né chiedetele di farlo…lei è fatta così, esiste solo con quei veli, essi sono parte di lei, sono la sua essenza…
Non forzatela: siate calmi, pacati, perché ha bisogno di molta dolcezza…
Anche se non dovesse rispondervi, ringraziatela, e chiedetele il permesso di congedarvi, e quando sentite che potete farlo, aprite gli occhi e riprendete contatto con l’ambiente circostante.
E’ utile frequentare la dea velata e abituarsi alla sua presenza. Ella fa parte di noi: perché ostinarsi a non riconoscerlo?

Funzioni
Esercizi di questo tipo ci abituano a non irrigidirci, a non arroccarci su posizioni da cui non trarremmo alcun vantaggio. Piuttosto privilegiamo la morbidezza, l’accettazione, e se proprio non ci sentiamo pronti per incontrare ed accogliere ciò che ci disturba, quanto meno non ostiniamoci a combatterlo, ma fermiamoci a riposare e a recuperare le forze.

 

La Danza della Luna Crescente


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, Luna Nuova

La luna crescente è la luna dinamica per eccellenza. Infatti, provenendo da un periodo di raccoglimento e riposo, è caratterizzata da un’energia frizzante, saltellante, giocosa e rappresenta il nuovo, la giovinezza e la primavera.
Durante questa fase ci sentiamo irrequieti, eccitati, attivi, con tanta voglia di fare. Siamo pieni di forza, desideriamo uscire, conoscere persone e situazioni nuove, sperimentare; siamo sensibili agli stimoli esterni e tutto può rappresentare per noi una possibilità di sviluppo.

Questa fase favorisce ogni processo di apertura ed è ideale per cercare, conoscere ed imparare: via libera dunque a tutto ciò che ci mette in contatto con l’”altro” o l’”altrove”, si tratti di viaggi, amicizie, studi, novità.
Durante questa fase tutte le strade sono aperte. Affiorano idee, progetti, si vagliano possibilità, si prendono in considerazione alternative senza alcuna esclusione. Il risultato di tanta apertura sarà nuova conoscenza, crescita, passaggio da uno stato di consapevolezza ad un altro, iniziazione. Ecco perché l’energia di questa fase concede il rinnovamento, la sensazione di poter fare ogni cosa, di avere molta forza, coraggio, energia selvaggia e indomita, forse anche senso di onnipotenza. E’ senz’altro un periodo molto bello, sia perché sembra di non avere limiti – del resto le idee non ancora confrontate con la realtà davvero non hanno confini – sia soprattutto perché, nonostante la forte socievolezza ed i numerosi contatti con gli “altri”, riusciamo a mantenere molto salda l’individualità e non ci lasciamo influenzare da nessuno: il desiderio di apertura e contatto con l’esterno è fortissimo, pur rimanendo superficiale, a livello di piacere della conoscenza, del confronto, della curiosità.
La fase crescente concede l’indipendenza. Siamo in grado di trovare il nostro spazio, ritagliare dei momenti solo nostri per progettare, imparare, conoscere e ricercare, tutte azioni non finalizzate, ma dettate soltanto dal piacere di fare ciò che abbiamo voglia di fare in quel preciso momento, indipendentemente da successive realizzazioni pratiche.
Il possibile aspetto negativo di quest’energia è che, trascinati da tanta foga in interessi eterogenei corriamo il rischio di essere dispersivi, di non riuscire ad incanalare bene la nostra energia e magari di “perdere tempo” iniziando cose che non porteremo a termine (ad ogni modo ci penseranno le fasi successive a fare pulizia di ciò che non ci serve).
Il simbolo che meglio di ogni altro rappresenta l’energia di questa luna è Artemide, la vergine cacciatrice, venerata nelle congreghe di streghe sotto il nome romano di Diana. Figlia di Zeus e di Leto, sorella di Apollo, è armata con frecce forgiate da Efesto e dai Ciclopi, e si muove su carri più rapidi del vento, avuti in dono da Pan. Vive sulle montagne e nei boschi, ed è sempre accompagnata da cani. Nell’Inno ad Artemide di Callimaco, ella così si rivolge al padre Zeus:

“Dammi (…) la verginità eterna (…)
Dammi archi e frecce,
dammi da portare le torce
e da cingere sino al ginocchio la tunica frangiata,
per cacciare le bestie selvagge”

La verginità di Artemide è una richiesta metaforica di indipendenza dal destino, comune alla maggior parte delle donne, di sposarsi ed avere figli: indica non tanto assenza di rapporti carnali quanto “non maternità”, dunque libertà dal concepimento. Lo stesso concepimento è non solo fisico, ma anche figurato: allo stesso modo, la luna di questa fase incentiva l’indipendenza fisica e psichica, la libertà da conseguenze future, e così i progetti ideati in fase di luna crescente non necessariamente vedranno la luce.
Chiedendo al padre degli strumenti di caccia, la dea dimostra di voler difendersi e procurarsi il cibo da sé, senza dipendere da un uomo: rappresenta coloro che bastano a sé stessi, appartengono solo a sé, - la verginità - e che non avendo da badare a familiari e prole hanno la possibilità di ritagliarsi uno spazio per fare ciò che desiderano – il pensare solo a sé.
E’ anche un meraviglioso esempio di presa d’atto della propria responsabilità: sia di me ciò che io sola saprò farne.
Oserei estendere il mito di Artemide alle madri alle prime armi, che possono avere spesso la sensazione di essere sole contro tutti, anche contro il proprio compagno, e alle madri sole o “alternative”, che scelgono di vivere la maternità a modo proprio e non accettano interferenze di nessun genere, scontrandosi con i familiari e la società e rischiando di restare isolate. Vale per le madri che scelgono di proseguire la gravidanza nonostante non abbiano un compagno che le aiuti o una famiglia che le sostenga, vale per le madri che decidono di fare da sé.
Artemide, come il cacciatore, è colei che sta all’aperto, a contatto con l’esterno, e che va alla ricerca di una preda. Apertura e ricerca sono due delle caratteristiche dominanti della fase crescente. Nella caccia c’è una componente di progettualità: è una ricerca, ci si arma, ci si procura il necessario, si studia il territorio, si battono tutte le strade all’inseguimento della preda, ed è nella ricerca stessa, forse, più che nel portare a casa il bottino, che il cacciatore trova piacere e soddisfazione, così come chi è guidato dall’energia crescente prova piacere nel “progettare” indipendentemente da realizzazioni future, godendosi il presente, l’hic et nunc, cogliendo l’attimo.
Anche la torcia ci ricollega alla simbologia della fase crescente: infatti è lo strumento di cui ci si serve per vedere, per cercare nel buio, ed è quindi metafora di conoscenza.
Infine, poiché Artemide nella versione romana Diana era venerata dalle streghe, simboleggia la sorellanza: l’energia delle congreghe, i cerchi o circoli, le amicizie, tutte le situazioni che implicano socialità, socievolezza, apertura all’altro, e allo stesso tempo indipendenza dagli uomini, dunque più in generale indipendenza da tutto ciò che è “complementare”. Non dimentichiamo che l’appartenenza ad un “circolo” di qualunque tipo implica un’iniziazione, concetto che rimanda alla ricerca e alla caccia.

Potete sfruttare l’energia della luna crescente qualora vogliate stimolare questi campi:
gli “inizi”o l’iniziazione, la progettualità, la ricerca, l’apertura, l’indipendenza, il bastare a sé stessi, la responsabilità di sé e delle proprie azioni, lo svago, l’apprendimento, la socievolezza, l’amicizia,
le nuove conoscenze, tutto ciò che deve crescere ed espandersi.

Meditazioni

Esercizio n. 1 – L’arciere
In fase di luna crescente, in un momento in cui siete ben riposati, ponetevi nella posizione dell’arciere, in piedi con la gamba sinistra in avanti e le braccia tese verso terra come se imbracciaste un arco. Il vostro corpo è perfettamente teso ed elastico, come la corda dell’arco; siete perfettamente eretti, il collo è allungato verso l’alto, la testa dritta, lo sguardo fisso davanti a voi; la vostra è una posizione che ispira rispetto, siete molto fieri, regali, quasi più alti della vostra reale statura.
Fissate un punto davanti a voi: lì c’è il bersaglio, la preda, l’obiettivo, ciò che volete raggiungere. Non importa se non vi è perfettamente chiaro: conta la chiarezza della sua posizione, esattamente davanti a voi.

Voi siete l’arciere: un personaggio mitico, di forza fisica, volontà e determinazione, dal braccio fermo, che non conosce esitazione alcuna, dallo sguardo acuto e penetrante, in grado di discernere, distinguere, centrare, e soprattutto, di colpire il bersaglio.
Ora afferrate l’arco immaginario e fissate il bersaglio davanti a voi: vi accompagni la consapevolezza che, per centrarlo, la freccia, l’arco, il braccio, lo sguardo e l’occhio devono essere un tutto unico: un unico respiro, un unico scatto, un unico colpo senza possibilità di scampo….
Ergetevi in tutta la vostra mitica potenza, radicate gambe e piedi saldamente a terra; tra voi e ciò che desiderate ottenere esiste un unico flusso di energia. Il bersaglio sta per essere vostro: ne avrete rispetto e lo onorerete.
Sentite il potere salire dal terreno, penetrare nei vostri piedi, attraversare elastico il vostro corpo, trasformarsi in decisione e scorrere nel vostro braccio…
Il braccio, la potenza della corda, la freccia, il tragitto, il cuore del bersaglio…..il centro…

Tra voi e ciò che desiderate ottenere esiste un unico flusso di energia. Ineluttabilmente, la preda vi appartiene perchè vi è sempre appartenuta, non sarebbe potuta appartenere ad altri che a voi…Fa già parte di voi, è già dentro di voi…
Ringraziatela per essersi data con generosità e slancio. Amatela, rispettatela, fate in modo di onorarla.
Che essa non sia mai un capriccio passeggero, che non sia stata sacrificata inutilmente.
La meta è raggiunta, la caccia terminata; rilassatevi, ora, e posate il vostro arco.

Esercizio n. 2 – La corsa
Coricatevi in posizione fetale, o nella posizione che assumete quando desiderate addormentarvi.
Ora però non dormirete, ma vi concentrerete sulla seguente visualizzazione.
State correndo nella boscaglia. Osservate la scena dall’esterno: osservatevi mentre correte tra i cespugli; non sempre vi vedete, perché a volte sparite tra la macchia. Osservatevi correre molto velocemente: anche se nella realtà siete pigri, lenti, pesanti, qui non c’è nessun ostacolo fisico perché in realtà, ciò che vedete correre è la vostra anima. Ecco perché siete nudi.
Guardate i vostri pugni stretti, i capelli gettati all’indietro dalla velocità, il procedere a balzi agili, come un’antilope o una gazzella, le gambe che compiono lunghissime falcate…
Ora entrate nella corsa, ossia non limitatevi più a guardare la scena dall’esterno, ma dall’interno… siete proprio voi a correre, state correndo a gran velocità…
Sentite la velocità sulla vostra faccia, sentitevi stringere i pugni…sentite lo scatto delle gambe, l’infinita potenza dei vostri muscoli…sentite la falcata e la lunghezza dei vostri balzi...sembra quasi di volare…siete velocissimi e leggerissimi, eppure molto, molto “fisici”, reali…le fronde vi colpiscono mentre attraversate la boscaglia…i cespugli vi graffiano...ma non avvertite dolore…perché la potenza della vostra corsa non lo permette….
E’ bellissimo correre così, continuare a correre verso nessuna meta eppure a perdifiato, come dei bambini, per il gusto di correre, di sentire le gambe e le braccia e la faccia tesi in avanti, in avanti e ancora in avanti…
Eppure non c’è traccia di fatica. Non avvertite alcuno sforzo, ma solo il piacere dello slancio, il godimento dell’impeto che vi spinge avanti…sentitelo, questo slancio…prendetene coscienza, mentre correte, e localizzatelo all’interno del vostro corpo, esattamente al centro, tra l’ombelico e l’inguine, ma non in superficie bensì in mezzo, sopra alla vescica…
La corsa può continuare all’infinito, non vi stancherà. Anzi: più correte e più vi sentite bene, vi sentite carichi, pieni di energia e forza…E proprio a questo serve la corsa dell’anima: a ricaricarvi, a fare il pieno di energie.

Fermatevi, quando ritenete di aver incamerato energia a sufficienza.
Riprendete contatto con l’ambiente circostante.

Funzioni
Tutti gli esercizi suggeriti sono dominati dalla consapevolezza: infatti, nella loro esecuzione noi non ci limitiamo a “sognare ad occhi aperti”, ma scegliamo le immagini e le situazioni in cui immergerci e anziché lasciarci trascinare dalle fantasticherie siamo noi a guidarle.
Negli esercizi descritti in questa fase lunare però entra in gioco una caratteristica nuova: la consapevolezza è soprattutto fisica. Infatti diventa molto importante concentrarsi sulle sensazioni fisiche, in modo da percepire le situazioni proprio con il corpo. Per far questo, si deve far leva sulla volontà che a livello fisico diventa forza, azione. Noterete che per descrivere questi esercizi ho usato verbi come “Dovere” e “volere” mentre negli altri ricorrevo più spesso a “potere”: nei primi è implicito il concetto di necessità ed obbligo, nel secondo invece di possibilità. Sarà molto importante avere ben presente la forza del nostro corpo. Dovete sentire ogni vostro muscolo elastico, teso e scattante. Tutto il vostro corpo in tal modo può divenire pura volontà, pura determinazione. Questo non significa assolutamente che si deve atteggiarsi, men che meno assumere un atteggiamento di aggressività o di prevaricazione verso il mondo circostante: si tratta semplicemente di “esserci dentro nel corpo”, di sentirlo, e di conseguenza sentire tutto il proprio potenziale, tutte le possibilità del nostro corpo. Sarà come essere un predatore, un leone in agguato, un attimo prima di spiccare il balzo fatale per la preda: scattante, rapido, lucido e pericoloso, guardingo e vigile, all’erta con tutti i sensi. Si tratta di percepire fisicamente tutta la propria forza e di tenerla lì, immobile, senza esternarla. E’ questo che può dare sicurezza in sé: non il fatto di dimostrare di essere forti, ma il sentirsi forti. Non il dimostrare qualsiasi cosa, ma l’esserlo.