RUOTA DELL'ANNO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ottaedro dell'Anno Magico
di Arthea su Ofiuco Arborea.net

 

PERCHE' CREARE UN OTTAEDRO:
Arthea ci dice: "Ho costruito l'ottaedro per poter avere simbolicamente il MIO tempo nelle MIE mani. Se vi piace potete scaricarlo da qui. In esso sono rappresentate le 8 feste dell'Anno Magico collegate al Ciclo della Natura. Per ogni ciclo di tempo sono indicati il significato simbolico, il nome della festa, i simboli astrologici (zodiaco tropico e zodiaco astronomico), i pianeti e gli elementi."

Puoi scaricare l'OTTAEDRO MAGICO
seguendo il link.
Se lavori in pc, clicca con il tasto destro sul link e poi seleziona 'salva oggetto'
Se invece lavori con mac, clicca sul link tenendo premuto il tasto 'alt'

Oppure puoi seguire il link e salvare l'immagine che si apre

Montaggio: Il peso si aggira sui 2 mega e la risoluzione è adatta ad una stampa A4. Una volta stampato incollatelo su un cartoncino abbastanza rigido usando colla Vinavil. Appena asciutto ritagliatelo e quindi piegate i lati e linguette. E' preferibile incollare le linguette con l'Attack. Finito il montaggio si presenterà come nell'immagine. La stampa è permessa solamente per uso personale ossia non a scopo di lucro.

ORIGINI ANTICHE dell'ANNO MAGICO
L’Anno Tropico è composto di 12 mesi ed è legato alla rotazione della Terra attorno al Sole. I 12 mesi sono divisi in 4 Stagioni, ciascuna di 3 mesi. L'alternanza delle stagioni è dovuta all'inclinazione dell'asse terrestre rispetto alla linea che congiunge Terra-Sole. Alle 4 stagioni corrispondono 4 momenti tipici dell'anno per cui la durata del giorno e della notte viene ad essere diversa (solstizi di giugno e di dicembre) o uguale (equinozi di marzo e settembre). Essendo l'arco del Sole descritto al Solstizio d'Estate più ampio, questo rimane sopra l'orizzonte per un tempo maggiore e dunque le ore di luce sono più di quelle notturne. La situazione si presenta invertita al Solstizio d'Inverno, mentre agli equinozi, dove l'arco diurno è pari a quello notturno, le durate del giorno e della notte risultano uguali. Riassumendo:

In Estate il percorso del Sole è più lungo, e così il giorno è più lungo e la notte più corta.
In Inverno il percorso del Sole è più corto, e così il giorno è più corto e la notte più lunga.
Agli Equinozi la durata del giorno e della notte è la stessa.
Il Solstizio d'Inverno viene dunque visto come la porta (in latino ianua, da cui Ianus , il portiere, il dio bifronte) che apre la fase ascensionale del ciclo annuale, riportando la luce (Sol Invictus), mentre il Solstizio d'Estate è collegato all'avanzare del buio, che apre la fase discendente. All'interno degli antichi culti misterici, agrari e stellari, l'alternanza luce -buio, lavoro - riposo, atto - potenza, primavera - inverno, pianta - seme, si trasforma di conseguenza in strumento di conoscenza e rivelazione che indica all'essere umano la via per la trasformazione materiale e spirituale, che si risolve nella necessità di trovare il proprio equilibrio dinamico, cioè il proprio giusto ritmo (euritmia), armonizzandosi ed accordandosi sui ritmi della Natura. Risonanze che collegano tutti gli esseri viventi, il dentro con il fuori, l'alto con il basso.(1)

ORIGINI MODERNE:

Margaret Alice Murray (1863-1963) antropologa ed egittologa britannicaca pubblicò nel 1933 il libro Il Dio delle Streghe nel quale parla di una religione pagana precristiana che lei definisce «la vecchia religione». Nel libro vengono gettate anche le basi del culto della dea e di quattro grandi feste collegate al ciclo delle stagioni, « i Grandi Sabbat » e le quattro feste collegate al ciclo lunare « gli Esbats ». Le feste sono dedicate alla celebrazione di Diana, la triplice dea del libro la Dea Bianca di Robert Graves, e del Dio cornuto della vegetazione , che ricorda l'uomo verde del Ramo d’Oro di James Frazer (1854 - 1941), erroneamente identificato con il Satana cristiano. Da questo libro trarranno ispirazione Gerald Gardner (1884-1964) e Doreen Valiente (1922 - 1999), pionieri della moderna stregoneria, per fondare la Wicca. I nomi delle festività sono soprattutto di origine celtica, ma l'idea di una Ruota dell'Anno strutturata in 8 feste pare sia stata di Ross Nicholls (1902-1975) , amico di Gardner e membro dell'Ancient Druid Order, che la diffuse negli anni '50. (2)



LEGENDA PER LA LETTURA DELL'OTTAEDRO


La forma dell'Ottaedro:
La prima descrizione che abbiamo dei poliedri regolari si trova nel Timeo di Platone, da cui il nome di solidi platonici. Le prime raffigurazioni risalgono invece alla fase finale del neolitico (3) e l'ottaedro è la quinta di queste figure tridimensionali dette anche «Giocattoli di Bacco» (4). Keplero nel suo studio sulle relazioni tra pianeti ed orbite attribuisce l'Ottaedro a Venere, mentre Platone nella comparazione con gli elementi lo considera un intermediario tra il fuoco (tetraedro) e l'acqua (icosaedro) (5) i due elementi associati tradizionalmente alla Stella di Salomone che esprime la coincidenza degli opposti nella figura piana dell'esagono, per mezzo di due triangoli incrociati.

Fascia 1: Riferimenti ai significati simbolici delle varie fasi dell’anno collegati all’agricoltura ricordando che vi è un legame di identità tra la parola Neofita ed il suo corrispettivo greco Neòv futòn che tradotto vuol dire Nuova Pianta e deriva evidentemente dai Culti Misterici iniziatici ed agrari collegati al ritmo delle stagioni.

Fascia 2 Elementi e Pianeti collegati alla simbologia dello Zodiaco Tropico.
Lo Zodiaco (tropico) è la striscia di cielo che si allarga per circa 8° su ambedue i gradi dell’Ellittica (Orbita tracciata dal moto apparente del Sole nel corso di un anno) e all’interno della quale si svolge apparentemente il movimento del Sole e dei Pianeti (6).
Esso ha per convenzione e ragioni di armonia e geometria sacra, un arco di 360° suddivisibile in 12 sezioni uguali di 30 ° rappresentati dai 12 segni zodiacali ed altrettante case astrologiche. Nel corso di un mese (30 giorni) il Sole percorre “apparentemente” ciascun segno. Negli schemi seguenti sono visibile la ruota astrologica e le varie corrispondenze tra i 12 segni, i 7 pianeti ed i 4 elementi.

luna
marte
mercurio
giove
venere
saturno
sole
cancro
ariete
gemelli
sagittario
toro
capricorno
leone
scorpione
vergine
pesci
bilancia
acquario

plutone
nettuno
urano
Oggi giorno vengono usati anche Urano, Nettuno e Plutone che condividono con Giove, Saturno e Marte, rispettivamente le case di Pesci, Acquario e Scorpione (7).


fuoco
terra
acqua
aria
caldo - secco
secco - freddo
freddo - umido
umido - caldo

Fascia 3: Riferimenti legati ai significati simbolici attribuiti alle 8 festività solari.
In questo spazio sono stati riportati i nomi principali dei 4 sabbat , insieme a sintetiche parole chiave, da ricollegare a quelle della Fascia 1 riferite al ciclo agrario ed ad alcune festività del calendario cristiano. Le feste cristiane sono state riportate solo in base al fatto che la maggior parte della ritualistica cristiana si basa su preesistenti culti e festività pagane. Ne sono un esempio i due San Giovanni che altro non sono che le Porte solstiziali di Giano Bifronte, (senza contare che il giorno di San Giovanni è dedicato alla raccolta delle erbe magiche), il 25 dicembre la festa del Sol Invictus, quando cioè si festeggia il ritorno della luce con le giornate che ricominciano ad allungarsi, la festa della Candelora, il Carnevale ed il 29 settembre, festa dei Santissimi Arcangeli in special modo di San Michele arcangelo, ricco di significati esoterici, uno tra tutti il fatto che ad esso siano intitolate chiese che trovandosi lungo impotanti linee sincroniche (le Leylines) collegano antichi centri energetici (9).

Fascia 4: I Nomi principali delle 4 fasi stagionali (i 2 Equinozi ed i 2 Solstizi) , insieme ai nomi celtici ed all'indicazione dell'inizio e della fine dell'anno magico del calendario neopagano, che non coincide con quello cristiano.

Samhain, vigilia del 31 ottobre, inizio dell'anno.
Solstizio d'inverno, 21 dicembre, (Yule).
Imbolc o anche Imbolg, Imbolic, Oimelc, Brigid o Bride,2 febbraio e vigilia.
Equinozio di primavera, 21 marzo, (Ostara o anche Eostre o Eostar).
Beltane o Beltaine, 1 maggio e vigilia.
Solstizio d'estate, 21 giugno, (Litha)
Lughnasadh (scritto anche Lunasa o Lughnasa) oppure Lammas , 1 agosto e vigilia, .
Equinozio d'autunno, 21 settembre , (Mabon o Modron).

Le date riguardano l'emisfero nord, dove queste feste hanno avuto origine, coloro che abitano a sud dell'equatore devono traslare le date, per riflettere l'andamento stagionale del loro emisfero. Ad esempio, quando in Australia si celebra Samhain , in Italia si celebra Beltane.

Fascia 5: Viene indicato il giorno d' inizio delle 8 feste collegato a quello delle 12 costellazioni zodiacali astrologiche, ma anche alle 13 costellazioni astronomiche poste in questo caso tra parentesi.
L'inizio dello Zodiaco Astrologico che si basa sul ciclo delle stagioni, si apre con il segno dell’Ariete, che è il punto dove si trovava nel primo giorno della primavera astronomica al tempo dello studioso greco Ipparco (130 a.C.). A quel tempo, infatti, il Sole compariva durante l'equinozio all'inizio di un gruppo di stelle che formavano la costellazione dell'Ariete, permettendo la coincidenza tra la costellazione visibile ed il segno ad essa associato. Lo Zodiaco Astrologico è quello a cui si fa comunemente riferimento.
Secondo lo Zodiaco Astronomico che studia solo la posizione delle stelle (costellazioni) , il punto equinoziale adesso non coincide più con l’Ariete ma con agli ultimi gradi della costellazione dei Pesci, (che aprono la strada alla famosa "Era dell'Acquario"). Questo perchè in 20 secoli è retrocesso di circa 27°, a causa del fenomeno della precessione degli equinozi (10) , (scoperta proprio da Ipparco), che prevede lo spostamento di 50" l'anno (1° ogni 72 anni) del punto equinoziale. Secondo il sistema dello Zodiaco Astronomico le costellazioni sono 13, invece che 12, poiché viene considerato anche la costellazione dell'Ofiùco o Serpentario, che si trova lungo il cammino apparente del Sole scavalcando l’equatore celeste con un arco di circa 40 gradi. Si trova cioè appena al di sopra della costellazione dello Scorpione che risiede invece in gran parte al di sotto dell'Eclittica.
Per comodità riporto un prospetto generale di comparazione.

Nota: Il simbolo dell'Ofiuco è di origine personale, si tratta del geroglifico egiziano del cobra.

 

ruota ildegarda
L a Ruota dell'anno come tracciata da Ildegarda di Bingen nel XII secolo.
La Ruota dell'Anno ci conduce attraverso le stagioni nel viaggio della Vita, dalla nascita alla giovinezza, la maturità e poi la vecchiaia, la morte e la rinascita. Ogni momento dell'anno corrisponde ad un momento della Vita e in alcuni giorni (come ad esempio solstizi ed equinozi) da tempo immemorabile l'umanità celebra la sacralità di ogni fase della Vita. La Ruota dell'Anno si sviluppa seguendo la danza mitologica della Dea e del Dio, che è una danza di amore, ed è l'energia dell'amore, appunto, che fa girare la ruota. Dal momento che le polarità opposte sono irresistibilmente attratte e si cercano l'un l'altra, il loro movimento è un ciclo di cambiamento e trasformazione. Nascita, crescita, maturità, morte, riposo e rinascita rivelano i misteri dello spirito che cambia forma incessantemente. Celebriamo i Sabba per imparare per imparare dal Divino che si manifesta nel mondo e in noi, e per esprimere la nostra gratitudine. ruotaannno



Samhain
31 ottobre /1 novembre
Sabba maggiore e Capodanno celtico, Samhain (si pronuncia so-in), è noto anche come Halloween. È il momento dell'ultimo raccolto e dell'arrivo dell'inverno.
Tradizionalmente, è il momento in cui si assottigliano i confini tra i mondi e, in equilibrio tra passato e futuro, è possibile entrare in comunicazione con quanto ci è solitamente celato.Durante questa festa possiamo apprendere molte cose da coloro che vivono nel Mondo dello Spirito.

Yule
(Solstizio d'inverno) 20 o 21 dicembre
Yule, la notte più lunga, quando la Dea dà alla luce la vita e il Sole ritorna. Si saluta il Vecchio Sole che se ne va e si dà il benvenuto al Nuovo Sole che rinasce per illuminarci ancora una volta con i suoi caldi e benefici raggi. Chi se lo può permettere programma un periodo di riposo.

Imbolc
2 febbraio
Sabba maggiore, Imbolc (si pronuncia im-bulc), da noi è conosciuto come Candelora, è la festa di Brigid, Dea del fuoco e dell'ispirazione. È la festa della luce crescente, del Sole Bambino che muove i suoi primi passi; è il tempo degli inizi e della luce dell'ispirazione che regna in ogni inizio. Il tema più comune di questa festa è la purificazione: il cerchio viene spazzato e, nella mente, nel corpo e nello spirito ci sbarazziamodi quello che non ci serve più e ci apriamo al cambiamento.

Oestara
(Equinozio di Primavera) tra il 20 e il 23 marzo
L'Equinozio di primavera, Oestara, è il momento sacro in cui luce e tenebre sono in equilibrio ed è anche il momento in cui la Vita riappare sulla terra nella sua pienezza, la natura si risveglia dal sonno invernale e in noi si accendono iniziative e progetti.

Beltane
30 aprile e 1 maggio
Beltane (pronunciato bielt-n) èil momento del sacro incontro della Dea e del Dio, in cui si innamorano, celebrazione dell'estasi di amore che riempie la terra con le gemme della vita. Si dà il benvenuto all'estate che si approssima e si lavora molto in previsione dei raccolti.

Litha
(Solstizio d'estate) 21 o 22 giugno
Il solstizio d'estate, Litha, è il giorno più lungo dell'anno, la festa di Mezza Estate. È il momento dell'unione feconda di Cielo e Terra, momento di compimento, celebrazione di fuoco e allegria.Non è una festa esclusivamente solare perché è una celebrazione del servizio e della condivisione. Siamo in equilibrio fra la luce del sole (il manifesto) e le forze notturne, invisibili... è uno stato di grazia, centratura e bilanciamento.È un sabba maggiore.

Lughnasadh
31 luglio e 1 agosto
Sabba maggiore, Lammas o Lughnasadh (pronunciato lugh-na-sod) segna il culmine dell'estate e dei raccolti. E' una festa di abbondanza e prosperità. Si ringrazia il Sole mentre inizia impercettibilmente il suo declino. Il seme del Sole (padre) è già impiantato nel grembo della Madre. La Terra è alla sua massima abbondanza.

Mabon
(Equinozio d'autunno) 20 o 21 settembre
Mabon annuncia il primo giorno d'autunno e il periodo del secondo raccolto. Un altro momento di equilibrio e di bilanci. È una festa tradizionalmente associata alla celebrazione dei misteri Eleusini, al viaggio di Persefone nel mondo degli inferi. Una festa iniziatica, dunque, ed anche un momento per venire senza paura in contatto con la nostra ombra, o col mondo invisibile, mantenendosi ben centrati nell'equilibrio della stagione. Mabon è comunque un momento di ringraziamento totale, al Sole, alla Luna, alla Natura, alla Terra, ai nosti avi e - perché no? - a noi stessi.

Samhain - Hallowen


Il Cerchio della Luna organizza per Samhain - Halloween una serata aperta di celebrazione

Samhain è il tempo in cui il semestre scuro comincia. È la fine del ciclo agricolo e della raccolta finale. Qualunque cosa lasciato nei campi dopo Samhain, è proibito raccoglierlo poichè ora appartiene agli spiriti della natura. È giunto il tempo di prepararsi per l'oscurità che verrà. È tempo di concludere qualsiasi commercio non finito in estate, è tempo di saldare i debiti e i crediti ed eventualmente di riscuotere gli interessi.
È una delle due " notti degli spiriti ", l'altra è Beltaine. È quando il velo fra i mondi si assottiglia e la comunicazione fra noi e le anime erranti dei morti si fa più facile. I fatati e gli spiriti sono particolarmente attivi in questa notte.
Si hanno le visioni e si traggono gli auspici e si fanno le divinazioni.
È egualmente uno dei tanti momenti di onorare e ospitare gli antenati morti.
Le preghiere e gli alimenti sono lasciati sui gradini della porta ed i portelli degli altari sono lasciati aperti e le sedie supplementari sono messe fuori. I focolari sono puliti ed i focolari domestici sono riaccesi da un falò comune sacro che è acceso per sfregamento. Il dio e la dea patroni di questa festa sono il Dagda ed la Morrigan.

Samhain celtico
Con Beltain è la festa più importante. In queste due feste si pensava che le porte del annwn (regno degli spiriti) e sidhe (regno delle fate) fossero aperte.
A Samhain si celebrava il Capodanno celtico, e poichè il freddo era dominio di Cailleach, i rituali riguardavano il mondo dei morti, attraverso divinazione e narrazione di storie.
A Samhain (sam + fuin =" fine dell'estate" ma usato nell'accezione di "riunione") ogni fuoco viene spento e riacceso solo il giorno successivo.
In verità non esistono testimonianze archeologiche o letterarie per poter affermare esattamente se Samhain indicasse solamente un periodo dell'anno o fosse una divinità. A favore della prima ipotesi vi è il fatto che esistevano altre divinità celtiche con un ruolo simile: per esempio per i Britanni il Dio della Morte era Gwynn ap Nudd, per i Gallesi Arawn, ma gli Irlandesi pare che non avessero tale divinità.
In questo giorno, spiriti e creature fatate invitano i mortali a trascorrere insieme un anno sulla collina delle delizie insieme a loro; in senso inverso agiscono i druidi, che scrivono messaggi per i defunti e li affidano al fuoco. Con il cibo e le bevande dell'aldilà, vino, birra e idromele, si banchetta per tutta la durata della festa, che si svolge da un minimo di 3 giorni a un massimo di 6 settimane, fra riunioni, battaglie, profezie, incantesimi e sacrifici rituali, in onore del dio della fertilità Dagda e della sua sposa Morrighan.
Nel racconto celtico "The Wasting Sickness of Cuchulainn" ("La Devastante Malattia di Cuchulainn"), la festa del Samhain viene celebrata per un totale di 7 giorni, di cui 3 antecedenti e 3 successivi alla notte di festa.
Una leggenda irlandese riferisce che tutte le persone morte l'anno precedente tornassero sulla terra in cerca di nuovi corpi da possedere per l'anno prossimo venturo. Così nei villaggi si spegnava ogni focolare per evitare che gli spiriti maligni soggiornassero nel villaggio: il rito consisteva appunto nello spegnere il Fuoco Sacro sull'altare e riaccendere il Nuovo Fuoco il mattino seguente. Questo simbolizzava l'arrivo del Nuovo Anno. Quando il mattino giungeva, i Druidi portavano le ceneri ardenti del fuoco presso ogni famiglia che provvedeva a riaccendere il focolare domestico. Probabilmente la migliore spiegazione del motivo che spingeva i Celti a spegnere il fuoco non era quello di scoraggiare gli spiriti maligni, bensì questa usanza nasceva dal fatto che tutte le tribù celtiche dovevano riaccendere il fuoco da una sorgente comune, il Sacro Fuoco Druidico che era lasciato bruciare nel Mezzo dell'Irlanda a Usinach (secondo altre fonti a Tlachtga,a 12 miglia dalla sacra collina di Tara).
Le bestie venivano radunate e rinchiuse in recinti per svernare Ciascun gruppo di famiglie (clan) si recava in un villaggio più piccolo e riparato per svernare. Il villaggio vero e proprio si separava, e si sarebbe riunito solo a Beltain. Il clima era sfavorevole a qualsiasi festa pubblica, e per di più nella notte di Samhain i morti e gli spiriti tornavano sulla terra. Nessuno osava avventurarsi fuori dalla propria abitazione. Non c'erano dunque rituali comunitari o feste gaudenti pubbliche (notturne) come invece spesso si è portati a credere. Solo i druidi si riunivano nelle antiche radure delle Selve Sacre o fra i megaliti sparsi lungo i ley, le linee in cui scorreva l'energia della Terra, e lì celebravano solennemente l'Inizio del Nuovo Anno.
Ma vi sono altre usanze di cui parlano fiabe e leggende.
La tradizione popolare riferisce che la notte di Samhain si praticavano dei riti divinatori che riguardavano previsione del tempo, matrimoni e la fortuna per l'anno venturo.
Vi erano due riti: quello dell'immersione delle mele e quello dello sbucciare la mela.
L'immersione delle mele era una divinazione per un matrimonio: la prima persona che mordeva una mela si sarebbe sposata l'anno seguente.
Sbucciare la mela era una divinazione sulla durata della vita. Più lungo era il pezzo di mela sbucciato senza romperlo, più lunga sarebbe stata la vita di chi la sbucciava.
In Scozia la notte di Samhain le persone seppellivano delle pietre nella terra e vengono ricoperte di cenere e vengono lasciate indisturbate. Al mattino se una pietra era stata smossa, significava che la persona che l'aveva seppellita sarebbe morta entro la fine dell'anno.
In Irlanda è tipico, in tutte le famiglie, preparare il cosiddetto colcannon, piatto tipico di questa ricorrenza. Il nome deriva dall'irlandese e significa "cavolo chiazzato": è una ricetta fatta con purè di patate, cavolo tritato e cipolla, servito caldo con molto burro. Solitamente al suo interno si nascondeva una moneta ed il fortunato che la trovava aveva il privilegio di poterla tenere.
Molti importanti eventi mitologici si dice siano accaduti in questo giorno. Fu a Samhain che i Nemediani presero la terribile Tower of Glass costruita dai perfidi Formoriani; che i Tuatha De Danann piu' tardi sconfissero una volta per tutte; quando Pwyll vinse sua moglie Rhiannon da Gwawl; e fu sempre a Samhain che molti altri eventi accaddero nella mitologia Celtica .
Come accadde con gli elementi 'pagani' del cristianesimo, anche alcune feste celtiche passarono nella cultura cristiana, dopo che i romani sottomisero i Celti, e quando, più tardi, la Roma cattolica cercò di convertire i celti pagani. Divenne però chiaro alla Chiesa che i Celti, nonostante la loro apparente sottomissione alla cultura cristiana, continuavano ad aderire testardamente ad alcuni elementi del loro vecchio credo.
Cosi', all'incirca nel settimo secolo A.C., la Chiesa spostò il giorno di Ognissanti, una festa che onorava il martirio dei primi cristiani, da maggio al primo novembre, in modo da unirla agli antichi rituali druidici del 31 ottobre. Non solo, la Chiesa assegnò anche dei nuovi significati cristiani a molti dei simboli residui associati al Samhain. Nel decimo secolo A.C., si consolidò così la tradizione di celebrare il giorno di Ognissanti durante i riti di inizio dell'autunno. In questa giornata si onoravano tutti i morti, non solo i primi santi cristiani, rinforzando così l'associazione con le celebrazioni celtiche di una stagione dell'anno infestata dagli spiriti. Con il passare del tempo questi spiriti, che una volta venivano ritenuti selvaggi e potenti, assunsero un connotato nettamente diabolico e malvagio. La chiesa affermava infatti che gli dei e le dee e tutti gli altri esseri soprannaturali delle religioni antiche fossero di impronta diabolica, che le forze spirituali con cui le persone venivano in contatto erano vere, ma che costituivano delle manifestazioni del diavolo, principe della beffa, che conduceva l'uomo verso l'adorazione di falsi idoli. Così, durante le celebrazioni per Halloween, apparvero rappresentazioni di fantasmi, scheletri, simboli della morte, del diavolo e di altre creature maligne, come le streghe.

Halloween
E' certo che questa esportazione abbia fatto perdere il carattere e l'essenza vera e propria di questa festa, ma sta di fatto che in America ed in Europa la notte di Halloween viene rivisitata come la "notte delle streghe e dei fantasmi". Una sorta di party celebrativo per le creature e gli esseri soprannaturali e diabolici.
Attenzione, dunque, agli incontri notturni con mostri e folletti. Il loro leader indiscusso è sicuramente Jack O'Lantern, uno spiritello burlone che da due millenni, di notte, appare sulla Terra illuminandosi la strada con una candela ricevuta in dono dal diavolo.
Affinché la candela non si spenga, Jack la nasconde dentro una zucca vuota. Quella stessa zucca che, con il passare del tempo, è divenuta il simbolo di Halloween in tutto il mondo.
Ma anche nel nord Italia fino alla fine degli anni '50 si usava mettere lumini in zucche svuotate, raccontare storie di fantasmi ed accendere falò al di fuori di qualsiasi celebrazione cattolica.
Ma da dove deriva la leggenda di Jack O'Lantern? Jack O'Lantern (conosciuto anche come Lantern Man, Hob' O Lantern, Fox Fire, Corpse Candle Will O' The Wisp, o semplicemente Will) nasce da una leggenda irlandese che parla di un imbranato ("Ne'er-do-well" = Non ne combino una giusta) chiamato Stingy Jack. Quest'uomo, noto giocatore d'azzardo e bevitore, durante una notte di Halloween invita il Diavolo a bere con lui nella sua casa. Dopo la bevuta escono nella notte e Jack, sempre in cerca di scommesse, sfida il diavolo affermando che non sarebbe riuscito ad arrampicarsi su un albero. Il Diavolo, sorridendo, salì sull'albero con facilità, e Jack incise una croce sulla corteccia. A questo punto il Demonio era in trappola a causa del simbolo sacro, e Jack gli propose un patto: il Diavolo, se voleva poter tornare a terra, doveva promettere di non tentarlo più: solo allora avrebbe tolto la croce dall'albero. Il Diavolo accettò. Quando, anni dopo, Jack morì le porte del Paradiso gli furono negate a cause dei suoi vizi. Jack si diesse allora verso l'inferno, ma il Diavolo gli impedì l'accesso per vendicarsi del tiro mancino che gli aveva giocato, ma gli diede un tizzone ardente per illuminare il suo cammino nell'oscurità. Jack mise il tizzone in una rapa (o cipolla) svuotata per farlo durare più a lungo, e prese a vagare nell'oscurità. Ogni notte di Halloween, quando le porte dell'Oltretomba si aprono, Jack torna a passeggiare in questo mondo con la sua brace ardente.
Quando agli inizi del secolo ci fu la carestia delle patate in Irlanda, molti Irlandesi immigrarono in America, e portarono con loro le loro antiche tradizioni che risalivano ai tempi dei Celti. In America trovarono le zucche che si adattavano meglio ad essere intagliate rispetto alle cipolle. Da quel momento è nata la tradizionale Zucca di Halloween o appunto Jack O' Lantern.

Celebrare Samhain
In questo periodo cominciano gli oscuri, freddi giorni invernali.
Nelle campagne c'è poco lavoro da fare, le foglie cadono dagli alberi e i giorni si accorciano sensibilmente. I poteri naturali della crescita e della luce declinano ed entrano nel loro lungo sonno invernale. Anche gli animali si preparano al letargo.
Come loro anche noi dovremmo rallentare le nostre attività e passare più tempo in casa. Se si ha un caminetto in casa è bello accalcarci intorno al fuoco insieme ai nostri amici e raccontare storie.
Approfittiamo di questo periodo dell'anno, in cui la Natura muore apparentemente, ritirandosi in se stessa come i semi si ritirano nel terreno, per raccoglierci in noi stessi intraprendendo viaggi interiori nella nostra coscienza. Prestiamo attenzione ai sottili mutamenti del corpo, all'adattamento biopsichico del nostro organismo ai brevi e freddi giorni invernali: la mente inizia a scivolare dall'esteriorità all'interiorità. Ora è tempo che la nostra attenzione passi dal lato materiale a quello spirituale.
E' tempo di riflessione, di viaggi interiori per potere scoprire quegli aspetti di noi stessi che necessitano di essere cambiati prima che possa iniziare una nuova vita. Come gli antichi iniziati dobbiamo discendere nel mondo inferiore, ripercorrendo il viaggio delle divinità stagionali: seguiamo la spirale interiore dell'anno vecchio fino ad arrivare al nostro centro interiore e a questo punto ripercorriamo la spirale all'esterno portando fuori il nostro potenziale di vita e creatività che sarà manifesto nel nuovo anno, al tempo stesso conservando in npi la saggezza imparata nel passato.
E' un periodo adatto a tutti i tipi di meditazione e tradizionalmente propizio alle arti divinatorie, essendo un momento di passaggio in cui si incontrano passato, presente e futuro. Possiamo approfittarne per imparare qualche tecnica divinatoria, come i tarocchi o le rune.
Inoltre, siccome le energie di questo tempo hanno a che fare con la morte, possiamo rivolgere i nostri pensieri alle persone che ci hanno lasciato.
Si dice che gli spiriti possono essere ora contattati e consultati ma è preferibile (se crediamo in una vita nell'aldilà) non disturbarli; è meglio prestare attenzione ai piccoli messaggi che ci possono inviare (sogni, ricordi improvvisi, ecc,). E' infatti tempo di riflessione, tempo di considerare l'anno passato e di confrontarci con quel fenomeno della vita su cui non abbiamo nessun controllo: la morte.
Per celebrare degnamente il cerchio completo dell'esistenza dobbiamo riconoscere la realtà della morte e del declino fisico come eventi naturali, non come qualcosa da ignorare o da nascondere. A queste energie ora dobbiamo tributare omaggio ma dobbiamo al tempo stesso ricordare la nuova vita che sopraggiungerà.
Il Re dell'Agrifoglio ci insegna che la morte è una fine ma anche un inizio. Teniamo presente la lezione degli antichi Celti e non indugiamo in tristezze! Invitiamo a cena i nostri amici, vestiamoci da streghe e fantasmi, decoriamo le nostre case con le zucche di Halloween e, se ci va, celebriamo i giochi tradizionali cercando di afferrare con la bocca le sacre mele appese ad un filo o galleggianti in una bacinella di acqua!
Possiamo divertirci a intagliare e scavare zucche e rape, inserendo in esse candele per esporle alle finestre o sui balconi delle nostre case.
E' infine un momento in cui al fine di favorire la nostra rigenerazione, si possono ritualmente abbandonare tutte le cose del passato che dobbiamo o vogliamo lasciare, abbandonare (lasciar morire) le cose che non ci piacciono nella nostra vita. Possiamo quindi scrivere queste cose su foglietti di carta per bruciarli nel nostro fuoco di Samhain, che può anche essere una candela di colore nero o comunque scuro.
Potete dire per tre volte una frase del tipo: "La cosa tal dei tali è venuta in essere, la cosa tal dei tali ha la sua stagione, e la cosa tal dei tali se ne va!". Poi, si brucia il foglietto di carta nella fiamma.
Possiamo poi, più semplicemente, dare via o bruciare quegli oggetti che non ci piacciono più.
E' tempo di abbandonare le cattive abitudini, di cambiare la propria vita! Infatti, prima che la nuova crescita possa iniziare, il suolo deve essere fecondato con i resti dei raccolti dell'anno precedente e con i rifiuti (se non ci fossero morte e decomposizione non ci sarebbe la Vita).
Un rituale senza dubbio più complesso, ma che vale la pena di compiere, può essere eseguito nelle nostre case. Al tramonto del sole, la vigilia di Samhain, si spengono tutte le luci di casa e ci si mette in piedi davanti ad una candela nera o scura. Sentiamo l'anno vecchio che sta per morire, ricordiamo tutte le cose buone o cattive che avete vissuto, ricordiamo le persone a voi care che non ci sono più, e quando ci sentiamo pronti si accende la candela dicendo: " Accolgo con questa luce gli spiriti di coloro che se ne sono andati prima di me. Siate i benvenuti!". Prendiamo una coppa o un bicchiere pieno di vino e beviamone un po', dopo aver detto: " Ai morti! ", lasciandone alcune gocce. Possiamo poi accendere una candela speciale per ciascuno dei vostri amici o parenti morti: possono essere anche candele bianche o colorate. Per accenderle si usa la candela scura, e con la stessa candela accendiamo anche le lanterne-zucche di Hallowe'en, se ne abbiamo fabbricata qualcuna.
Dopo aver fatto questo si prende un piatto o un vassoio dove avremo messo del pane o dei dolci (potete usare i "dolci dei morti" se esistono ricette tipiche nella vostra zona) e invitiamo gli amici invisibili a condividerè con noi il cibo. Lasciamone sempre qualche porzione.
Poi, prendendo la candela scura, andiamo in tutte le stanze e accendiamo tutte le luci, magari solo per pochi minuti.
Andiamo fuori dalla porta d'ingresso e gettiamo una moneta: dovrebbe essere d'argento ma una comune moneta andrà bene ugualmente...
Diciamo: "Denaro sul pavimento, denaro sotto la porta" e lasciamo la moneta sul pavimento per un mese, facendola magari scivolare sotto lo zerbino. Essa porterà fortuna alla nostra casa.
Meditiamo sul significato di questa festa e lasciamo aperta la porta di casa per fare entrare i nostri amici invisibili; lasciamo loro cibo e bevande.

Piccole cose da fare per Samhain:

Raccogliere le ghiande, dando una ghianda agli amici ed ai familiari come augurio di buona fortuna.
Brindare al frutteto
Si brinda al frutteto locale con birra inglese e sidro nei ringraziamenti per una raccolta copiosa. Una parte del raccolto è stata lasciata sugli alberi per chiedere una buona raccolta durante gli anni venturi.
Le mele egualmente sono state sepolte per fornire l' alimento per gli spiriti che attendono per rinascere.
Prima che le zucche fossero introdotte, le rape venivano intagliate al di fuori e venivano illuminate con delle piccole candele. Potevano poi essere disposti sulle finestre o essere portati in processione nel quartiere per allontanare le intenzioni diaboliche.
Venivano raccontate storie spaventose per tutta la notte fino a che il canto del gallo non cacciava tutti i fatati e gli spiriti nuovamente a nascondersi nel loro mondo.
Pietre contrassegnate con i nomi dei proprietari venivano lanciate nel fuoco e ricuperate la mattina successiva. Lo stato della pietra indicava la fortuna della persona per l' anno venturo.

Erbe Di Samhain:
Ghianda e quercia-abbondanza e fertilità
mele -Vita ed immortalità
cedro giallo -usato calmare il dolore
Dittany di Crete- il profumo si dice per aiutare la proiezione astrale
Fumitory- usato per esorcizzare le entità di spirito indesiderate
Nocciola - la saggezza, l' ispirazione e la poesia, i frutti sono mangiate prima della divinazione.
Mulleina - i vecchi gambi sono stati tuffati nel grasso o nella cera e sono stati usati come torce conosciute come "il foglio dei coni della strega" la polvere è stata utilizzata come sostituto per la polvere del cimitero nei vecchi grimori.
Nightshade - trasportare un rametto di nightshade sulla vostra persona per dimenticare i vecchi amori e per proteggere dalle influenze diaboliche ATTENZIONE!!! questa pianta è altamente tossica quindi non mangiatela!!!
Salvia - mangiare la salvia per diventare immortali sia nella saggezza che durante gli anni. Si usa anche come augurio di attrarre i soldi.
Rapa - è una protezione contro la malvagità o il danno
Assenzio romano - si dice che aumenti l'abilità psichica. Bruciato nei cimiteri, è usato per radunare gli spiriti del morto.
Erbe native americane
Grano- mettetelo sull'altare per rappresentare la madre-grano che benedice e nutre i suoi bambini.
Zucca - i Celti hanno creduto che lo spirito d'una persona risedesse nella testa. Intagliare una Jack-o-lantern e disporre una candela all'interno per onorare gli spiriti dei vostri antenati.

Elisir
Questa ricetta è perfetta fra Samhain e Ostara e aiuta anche quando avete problemi di raffreddore o influenza, magari prima di andare a letto. Ma riscalda anche l' atmosfera di una fredda serata invernale fra amici!
Arancia
Limone
Rhum
Zucchero di canna
In un pentolino mettete a bollire in una tazzina da caffè d'acqua e 1/2 solo la parte arancione della buccia di mezza arancia(la parte bianca è più amara), due pezzettini del giallo della scorza di limone e una fettina intera di arancia. Aggiungete lo zucchero di canna a piacere e fatelo sciogliere bene (di solito un paio di cucchiaini scarsi, è sempre possibile fare una piccola aggiunta dopo). Lasciate bollire un po' a fuoco basso. Spegnete e versate il tutto in una tazza. Versate 3/4 della stessa tazzina da caffè di Rhum e bevete molto caldo.
Se lo fate per più persone mettete un po' meno acqua, cercando di considerare quanta ne evaporerà bollendo (o al limite aggiungete più Rhum, a seconda dei gusti)

 

Meditazione per Samhain – La catena delle Antenate


La meditazione guidata costituisce forse il rito più semplice che si possa effettuare.
Tutto ciò che vì occorre è la ricettività che vi permetta di scavare una nicchia silenziosa all'interno di voi stesse assieme alla volontà che si manifesti quanto è parte del mistero. L'uso della parola meditazione evoca spesso sofisticate tecniche di respirazione e interminabilí momenti trascorsi rimanendo seduti in scomode posizioni. Per fortuna, non deve necessariamente essere così; sovente basta chiudere gli occhi e acquietare i pensieri fino a sentire il centro del proprio essere, quell'aspetto di sé che è costante e perfetto.
La meditazione guidata è una modalità che permette di strutturare un'esperienza nell'ambito di questo spazio.

Sedetevi su un comodo giaciglio in una stanza silenziosa, dove avete la certezza di non essere disturbate.
Non sarebbe male se la stanza fosse illuminata da luci soffuse, meglio ancora se queste luci provengono dalle candele; la luce della candela delinea in maniera ottimale il passaggio dalla quotidianità a un'esistenza più primordiale, laddove l'illuminazione era assicurata dal fuoco anziché dall'elettricità.
All'interno di questa nicchia, permettetevi di dimenticare tutti i crucci e le preoccupazioni che hanno scandito la vostra giornata. Attraverso questo gesto che consiste nel distaccarsi dalla vostra consueta esistenza, avete fatto sì che il vostro spazio divenga sacro, «separato da» ogni altra cosa.


Potete leggere la meditazione che segue prima di inziare e poi percorrerne le fasi principali, oppure potete farla leggere a qualcuno per voi, o ancora registrarla su un nastro da ascoltare poi.

Meditazione
Inizia portando la tua attenzione al tuo respiro…all’aria che entra nei polmoni… e che ne esce… al petto che si gonfia… e si sgonfia… stai preparandoti ad un viaggio interiore….
Puoi percorrere con la mente tutto il tuo corpo e portare rilassamento a tutte le sue parti: la testa… il collo.. le spalle… le braccia.. il petto…la schiena… l’addome e i fianchi… le anche…le gambe… giù fino ai piedi...

Immagina di essere un albero, le radici profonde... il tronco diritto, in cui scorre la linfa vitale... la chioma aperta, i rami che si spingono in alto, verso il cielo...un albero d’autunno... e puoi sentire le tue foglie dai bellissimi colori, gialli, arancio, rossi, che lentamente cominciano a staccarsi e e dondolare verso terra… E se c'è qualche cosa nella tua vita che è completa, qualche fase che sta terminando, qualcosa di cui senti il bisogno di liberarti, fai un respiro profondo e assorbi il potere della foglia di lasciarsi andare...

E come una foglia ti lasci andare e scendi, lentamente, verso terra, magari ondeggiando... pian piano scendi verso il basso lasciandoti andare fino a trovare una posizione sdraiata, comoda, … e ti trovi sulla terra, giacendo sulle altre sorelle foglie che si accumulano corpo su corpo...

Ma la terra su cui ti trovi non è una barriera solida: è porosa, spugnosa, un labirinto di cellule e di spazi brulicante di miliardi di esseri viventi... Fai un respiro profondo e ti riconsegni alla terra, e lei si protende per abbracciarti... e puoi riposare…nella quiete…nel silenzio interiore…in cui entrare dentro di te, mantenendo la coscienza lì dove è, presente e insieme distaccata, semplicemende lasciandola essere aperta, senza fare rumore… perché è nel tuo profondo che ora ti stai incamminando…

… Ascolti il tuo respiro… fino in fondo…l’aria che entra ed esce dai polmoni…ed entri dentro di te… ad ogni respiro più rilassata, scendendo… pian piano, verso il basso, per la via che porta nel luogo antico dove abitano le memorie, le memorie della tua vita, delle persone che sono state per te importanti e ora non ci sono più e anche altre memorie, più lontane…
e questo è anche il luogo delle tue radici, del tuo legame con chi è stato prima di te, i tuoi antenati e le tue antenate, … le donnne che hanno portato via via nel loro ventre la vita, che sono la linea da cui provieni, nel tempo, nei secoli e in luoghi magari lontani… osserva chi sono… c’è qualcosa di importante che scorre da loro a te .. puoi ora comprendene il significato… cogliere un aspetto che non avevi contattato prima…

lì si apre la porta per quel luogo non-luogo, che è il luogo di confine fra i mondi… puoi immaginare di stare sulla soglia di quellla porta, di quel passaggio… e lì stare, tranquillamente, in attesa… forse qualcuno apparirà dall’altra parte, qualcuno con un mesaggio, qualcosa da dire o tue domande a cui rispondere… o sarà dalle tue momorie sepolte che emergerà una figura…. Qualcuno che hai conosciuto o di cui hai una traccia… Stai in ascolto…hai l’occasione di comunicare con lei o con lui… cosa vuoi dire?… e cosa risponde? …
Prenditi tempo e lascia che quello che deve essere sia, in questo incontro… per guarire se c’è qualcosa da guarire…per accogliere i doni che ti sta portando…….. accorgiti dei legami che avete… ascolta se sono un bene per entrambi o se ora ci sia qualcosa da sciogliere… in nome della libertà…

E arriva il momento di salutare… ringraziare…lasciare che prosegua lungo la sua strada…verso il luogo che è il suo, ora lontano dal tuo… mantenendone dentro di te il ricordo… e offrendo da parte tua luce, amore, libertà…

e puoi fermarti ancora un poco nel luogo delle memorie… e onorare le antenate, gli antenati, le tue radici…il tuo passato lontano e le radici di quel passato… questa catena di doni che giunge fino a te… puoi rendere omagggio, ora, a tutto questo…

… E. pian piano, cominci a riemergere dalle profondità di te stessa, torni ad ascoltare il tuo respiro, l’aria che entra ed esce dai polmoni,….etc…

 

ARIANRHOD
di Kris Waldherr



Un'immagine di Arianrhod tratta dal sito
http://www.witchcraft.org/


La Ruota d'Argento
La vita e la morte costituiscono altrettanti aspetti della medesima condizione - l'una non può prescindere dall'altra, in un dualismo difficile da accettare fintanto che esistiamo, respiriamo e amiamo. Il sipario mobile che le separa era recepito dai Celti alla stregua di una ruota d'argento destinata a oscillare perennemente nel cielo. Questa ruota d'argento era in possesso di Arianrhod, dea della morte che governava peraltro la Luna e il destino.

Il mito
La mitologia vuole che Arianrhod fosse la figlia più potente di Danu, la grande dea madre dei Celù. Come la Luna, il viso di Arianrhod era diafano e misteriosamente bello. Il suo compito consisteva nel condurre le anime dei trapassati al suo castello, Caer Arianrhod, nelle aurore boreali, o luci del nord. Ed è lì che i trapassati attendevano che la ruota di Arianrhod girasse, fornendo loro l'opportunità di rinascere e di vivere una nuova esistenza.
Secondo altre credenze, il castello della dea sarebbe stato ubicato su un'ísola abbandonata da tutti, al largo della costa anglosassone. Laggiù, lei e le sue ancelle spettrali accoglievano il ritorno a casa dei trapassati, reduci dal loro viaggio di una vita.

Rito per Arianrhod: Samhaìn - Onorare la Morte
Samhain, la festa di Arianrhod, dea della morte, si celebra il 31 ottobre. Questa ricorrenza è più nota come Halloween, o la Vigilia di Ognissanti. In coincidenza di quella serata, il sipario che divide la vita dalla morte è più sottile che mai - e i movimenti della ruota d'argento di Arianrhod sono percettibili.

E' diffusa la credenza secondo cui gli spiriti dei morti vaghino attraverso la terra per benedire o maledire i vivi. Per placarli, un antico rito prevedeva offerte di cibo e vino; alcuni vi fanno risalire l'usanza, attualmente in voga, di andare di casa in casa chiedendo dolci la sera di Hallowen - Samhain costituisce altresì il cancello che si schiude al passaggio dell'inverno, la metà oscura dell'anno.

Poco importa se abbiamo agito con accortezza nelle nostre relazioni: quando muore qualcuno, ci ritroviamo sovente con il fardello dei gesti incompiuti - parole che vorremmo aver pronunciato, sentimenti inespressi. Samhain ci fornisce una meravigliosa opportunità per sancire la chiusura non solo con i trapassati, ma anche con quelle persone con cui per qualsiasi motivo non siamo più in contatto. t il momento più propizio per guarire le ferite, per contemplare la nostra mortalità.

Con l'approssimarsi di Samhain, prima che vi rechiate a festini o a cerimonie, concedetevi un po' di tempo per rimanere da sole. Ponete una tovaglia di tela nera su un tavolo e accendete una candela nera. Collocate sul tavolo tutti quegli oggetti che sono evocativi di Arianrhod, dea della morte - una piccola ruota d'argento, una piuma di corvo, fiori recisi, ossa bianche. Ponete anche un'urna ignifuga sul vostro altare e prendete un foglio di carta e una matita.

Alla luce della candela nera, pensate alle persone da cui siete separate, non importa se con il corpo o con l'anima.
Lasciate che le vostre emozioni e i vostri pensieri assumano ogni tipo dì forma: che cosa avreste voluto dire prima che fosse troppo tardi? Che cosa è rimasto in sospeso? Che cosa vi manca di più in quelle persone? Quali aspetti della loro vita avete integrato nella vostra?

Quando siete pronte, annotate le vostre risposte. Fate con calma. Affinché il rito funzioni appieno, sarebbe opportuno occuparsi di una sola persona per seduta. Se necessario, potrete ripetere questo rito in una notte di luna nera.

Una volta terminato di scrivere, rileggete le vostre risposte. A questo punto, introducete il foglio di carta nell'urna e bruciatelo. Immaginate che il fumo prodotto dalla carta che brucia trasporti i vostri pensieri in quel regno lontano dove si è recata la persona a cui tenete.

Osservate il fuoco che trasforma il vostro foglio in cenere e quindi in polvere. Non appena si saranno raffreddate, portate le vostre ceneri all'aperto e lasciate che il vento freddo di Arianrhod le sospinga dove lei desidera.

 

ule - Solstizio d'inverno Il Cerchio della Luna propone per Il solstizio d'inverno (Yule) una celebrazione aperta

Mentre l'anno volge al termine, le notti si allungano e le ore di luce sono sempre più brevi, fino al giorno del Solstizio invernale, il 21 dicembre. II respiro della natura è sospeso, nell'attesa di una trasformazione, e il tempo stesso pare fermarsi. E' uno dei momenti di passaggio dell'anno, forse il piö drammatico e paradossale: l'oscuritá regna sovrana, ma nel momento del suo trionfo cede alla luce che, lentamente, inizia a prevalere sulle brume invernali.

Dopo il Solstizio, la notte piö lunga dell'anno, le giornate ricominciano poco alla volta ad allungarsi.
Come tutti i momenti di passaggio, Yule è un periodo carico di valenze simboliche e magiche, dominato da miti e simboli provenienti da un passato lontanissimo.

Il Natale e' la versione cristiana della rinascita del sole, fissato secondo la tradizione al 25 dicembre dal papa Giulio I (337 -352) per il duplice scopo di celebrare Gesö Cristo come "Sole di giustizia" e creare una celebrazione alternativa alla piö popolare festa pagana. Sin dai tempi antichi dalla Siberia alle Isole Britanniche, passando per l'Europa Centrale e il Mediterraneo, era tutto un fiorire di riti e cosmogonie che celebravano le nozze fatali della notte piö lunga col giorno più breve.

Due temi principali si intrecciavano e si sovrapponevano, come i temi musicali di una grande sinfonia. Uno era la morte del Vecchio Sole e la nascita del Sole Bambino, l'altra era il tema vegetale che narrava la sconfitta del Dio Agrifoglio, Re dell'Anno Calante, ad opera del Dio Quercia, Re dell'Anno Crescente.

Un terzo tema, forse meno antico e nato con le prime civiltá agrarie, celebrava sullo sfondo la nascita-germinazione di un Dio del Grano... Se il sole è un dio, il diminuire del suo calore e della sua luce À visto come segno di vecchiaia e declino. Occorre cacciare l'oscuritá prima che il sole scompaia per sempre.

Le genti dell'antichitá, che si consideravano parte del grande cerchio della vita, ritenevano che ogni loro azione, anche la piö piccola, potesse influenzare i grandi cicli del cosmo. Così si celebravano riti per assicurare la rigenerazione del sole e si accendevano falž per sostenerne la forza e per incoraggiarne, tramite la cosiddetta "magia simpatica" la rinascita e la ripresa della sua marcia trionfale.

Presso i celti era in uso un rito in cui le donne attendevano, immerse nell’oscurità, l’arrivo della luce-candela portata dagli uomini con cui veniva acceso il fuoco, per poi festeggiare tutti insieme la luce intorno al fuoco.

Yule, o Farlas, è insieme festa di morte, trasformazione e rinascita. Il Re Oscuro, il Vecchio Sole, muore e si trasforma nel Sole Bambino che rinasce dall'utero della Dea: all'alba la Grande Madre Terra dá alla luce il Sole Dio.
La Dea è la vita dentro la morte, perche' anche se ora À regina del gelo e dell'oscuritá, mette al mondo il Figlio della Promessa, il Sole suo amante, che la rifeconderá riportando calore e luce al suo regno. Anche se i più freddi giorni dell'inverno ancora devono venire, sappiamo che con la rinascita del sole la primavera ritorna.


La pianta sacra del Solstizio d'Inverno è il vischio, pianta simbolo della vita in quanto le sue bacche bianche e traslucide somigliano allo sperma maschile. Il vischio, pianta sacra ai druidi, era considerata una pianta discesa dal cielo, figlia del fulmine, e quindi emanazione divina. Equiparato alla vita attraverso la sua somiglianza allo sperma, ed unito alla quercia, il sacro albero dell'eternitá, questa pianta partecipa sia del simbolismo dell'eternitá che di quello dell'istante, simbolo di rigenerazione ma anche di immortalitá. Ancora oggi baciarsi sotto il vischio èun gesto propiziatorio di fortuna e la prima persona a entrare in casa dopo Farlas deve portare con se' un ramo di vischio. Queste usanze solstiziali sono state trasferite al gennaio, il Capodanno dell'attuale
calendariocivile.

Celebrare Farlas o Yule

La natura in questo tempo si riposa per prepararsi a vivere un nuovo ciclo e anche per noi sarebbe fisicamente opportuna una pausa, approfittando magari delle vacanze natalizie per dedicarci alla lettura, alla meditazione, a esercizi di rilassamento.
Una cosa piacevole sarebbe l'idromassaggio, una pratica rilassante e al tempo stesso simboleggiante le acque uterine da cui vogliamo rinascere per l'anno a venire. Purtroppo tutto congiura contro un salutare riposo solstiziale. Infatti questo periodo dell'anno, per l'accumularsi di celebrazioni, feste e acquisti di regali puž portare a stress e ansia. La forzata allegria, la routine quotidiana, il consumismo esaperato, sono tutti elementi che possono condurre a sentimenti di depressione e isolamento. Sará la minor quantitá di luce solare, sará l'essere costretti a mostrare un aspetto felice, ma questo è uno dei periodi dell'anno con il più alto picco di suicidi...
Tuttavia, se ricordiamo che questo tempo è quello in cui siamo piö lontani dal sole e contemporaneamente anche consapevoli della sua rinascita, possiamo provare a trattenere questa piccola luce in noi. Il Solstizio può essere per noi un momento molto calmo e importante, in cui nella silenziosa e oscura profonditá del nostro essere, noi contattiamo la scintilla del nuovo sole. Questa è anche una opportunitá per gioire e abbandonarci a sentimenti di ottimismo e di speranza: come il sole risorge, anche noi possiamo uscire dalle tenebre invernali rigenerati.

Ci sono tanti modi per celebrare a livello spirituale questa festa: possiamo decorare la nostra casa con le piante di Farlas oppure fare un albero solstiziale. Non un solito albero natalizio, bensì un albero decorato con tante piccole raffigurazioni del sole.

O ancora possiamo alzarci all'alba e salutare il nuovo sole. Si possono accendere candele o luci per rappresentare la nascita delle nostre speranze per il nuovo anno.

Possiamo anche compiere una celebrazione più rituale, con l'accensione del ciocco. Anche se non abbiamo un caminetto in casa possiamo accenderlo nel nostro giardino, o in un prato insieme ai nostri amici. Si prende un grosso pezzo di legno di quercia e lo si orna con rametti di varie piante: il tasso (a indicare la morte dell'anno calante), l'agrifoglio (l'anno calante stesso), l'edera (la pianta del dio solstiziale) e la betulla (l'albero delle nascite e dei nuovi inizi). Si legano i rametti al ciocco usando un nastro rosso. Se abbiamo celebrato questo rito anche l'anno precedente e abbiamo un pezzo non combusto del vecchio ciocco, accenderemo il fuoco con questo, Si dice: "Come il vecchio ciocco èconsumato, così lo sia anche l'anno vecchio". Quando il ciocco prende fuoco si dice: "Come il nuovo ciocco À acceso, cosœ inizi il nuovo anno". Una volta che il fuoco è acceso osserviamo le sue fiamme e meditiamo sulla rinascita della luce e sulla nostra rinascita interiore. Accogliamo le nostre speranze, i nostri sogni per il futuro e salutiamo questa luce dicendo: "Benvenuta, luce del nuovo sole!". Brindiamo con vin brulè e consumiamo dolci, lasciando una parte del nostro festino per la Madre Terra. Piö tardi le ceneri del ciocco potranno essere sparse nel nostro giardino o nei vasi delle piante che teniamo in casa per propiziare la salute e la fertilitá della vegetazione.

Un altro modo per celebrare Farlas èquello del ramo dei desideri, un rituale della tradizione celtica bretone. Nove giorni prima del Solstizio occorre procurarsi un ramo secco di buone dimensioni, pitturarlo con vernice dorata e appenderlo nell'anticamera della propria abitazione, con un pennarello e alcune strisce di carta rossa da tenere lœ vicino. Chiunque entri in casa se vuole, potrá scrivere un proprio desiderio su una striscia di carta, che verrá ripiegata per garantire la segretezza del desiderio e legata al ramo con un nastrino colorato. Quando nove giorni dopo si accende il fuoco del Solstizio (nel caminetto di casa o in un falž nel giardino o nel campo) il ramo viene sistemato sulla legna da ardere e i desideri che sono appesi ad esso bruciando saliranno col fumo sempre piö in alto, finche' verranno accolti da entitá celesti e chissá, forse esauditi. Per quanto riguarda il cibo, gli alimenti tradizionali sono le noci, la frutta come mele e pere, i dolci con il cumino dei prati, bagnati col sidro. Le bevande adatte sono il Wassil, il Lambswool, il té di ibisco o di zenzero.

Olio per Yule

5mL di olio di pino
5mL di olio di cannella
5mL di olio di oliva
1 cucchiaio di radice di zenzero rotta a piccoli pezzi
3 cucchiai di sale marino
Usatelo per ungere le candele (la cannella irrita la pelle!)


Il vischio
Era molto importante per i Gallo-Celti. Le consuetudini sull'uso del vischio come elemento apportatore di buona sorte derivano in effetti in buona parte dalle antiche tradizioni celtiche, costumi di una popolazione che considerava questa pianta come magica (perché, pur senza radici, riusciva a vivere su un'altra specie) e sacra. Lo poteva raccogliere infatti solo il sommo sacerdote, con l'aiuto di un falcetto d'oro. Gli altri sacerdoti, coperti da candide vesti, lo deponevano (dopo averlo recuperato al volo su una pezza di lino immacolato) in una catinella (pure d'oro) riempita d'acqua e lo mostravano al popolo per la venerazione di rito. E per guarire (per i Celti il vischio era "colui che guarisce tutto; il simbolo della vita che trionfa sul torpore invernale) distribuivano l'acqua che lo aveva bagnato ai malati o a chi, comunque, dalle malattie voleva essere preservato. I Celti consideravano il vischio una pianta donata dalle divinità e ritenevano che questo arboscello fosse nato dove era caduta la folgore, simbolo della discesa della divinità sulla terra. Plinio il Vecchio riferisce che il vischio venerato dai Celti era quello che cresceva sulla quercia, considerato l'albero del dio dei cieli e della folgore perché su di esso cadevano spesso i fulmini. Si credeva che la pianticella cadesse dal cielo insieme ai lampi. Questa congettura - scrive il Frazer nel suo "Ramo d'oro" - è confermata dal nome di "scopa del fulmine" che viene dato al vischio nel cantone svizzero di Argau. "Perché questo epiteto - continua il Frazer - implica chiaramente la stessa connessione tra il parassita e il fulmine; anzi la scopa del fulmine è un nome comune in Germania per ogni escrescenza cespugliosa o a guisa di nido che cresca su un ramo perché gli ignoranti credono realmente che questi organismi parassitici siano un prodotto del fulmine". Tagliando dunque il vischio con i mistici riti ci si procura tutte le proprietà magiche del fulmine.

Le leggende che considerano il vischio strettamente connesso al cielo e alla guarigione di tutti i mali si ritrovano anche in altre civiltà del mondo come ad esempio presso gli Ainu giapponesi o presso i Valo, una popolazione africana.
Inoltre queste usanze, chiamate anche druidiche (i sacerdoti dei Celti erano infatti i Druidi), continuarono (specie in Francia) anche dopo la cristianizzazione. La natura del vischio, la sua nascita dal cielo e il suo legame con i solstizi non potevano infatti non ispirare ai cristiani il simbolo del Cristo, luce del mondo, nato in modo misterioso. "Come il vischio è ospite di un albero, così il Cristo - scrive Alfredo Catabiani nel suo "Florario" - è ospite dell'umanità, un albero che non lo generò nello stesso modo con cui genera gli uomini".


tratto da:http://gazzettino.quinordest.it:80/VisualizzaArticolo.php3?Luogo=Udine&Codice=3610683&Pagina=AMBIENTE%20%26%20NATURA


L'albero Solstiziale e l'albero di Natale



Sono origini molto antiche, quelle che collocano il famoso abete nelle feste del Solstizio d’inverno, ovvero il Natale.
I popoli germanici, lo usavano nei loro riti pagani, per festeggiare il passaggio dall’autunno all’inverno. In seguito era usanza bruciarlo nella stufa, in un rito di magia simpatica (secondo cui il simile attira il simile), in modo che con il fuoco si propiziasse il ritorno del sole.
Fu scelto l’abete perché è un albero sempre verde, che porta speranza nell’animo degli uomini visto che non muore mai, neppure nel periodo più freddo e difficile dell’anno.
Era un simbolo fallico, di fertilità ed abbondanza associato alle divinità maschili di forza e vitalità. Ecco che addobbarlo, prendeva quindi i connotati di un piccolo rito casalingo che portava fortuna ed abbondanza alla famiglia.
Il Solstizio d’inverno, è il momento in cui la divinità maschile muore, per poi rinascere in primavera. Questo ciclo di morte-nascita, lo si ritrova in moltissime culture, oltre quella cristiana. E’ presente in Egitto, con la morte di Osiride e nel mito di Adone che si evirò proprio sotto ad un pino.

Addobbare l’albero di Natale con le luci, accendendolo di mille riflessi, ricorda il rituale del grande falò dell’abete, che spesso si prolungava fino all’attuale festa della Befana. In alcune popolazioni europee, con il fuoco dell’abete, si bruciava simbolicamente le negatività del passato, e le streghe leggevano nel fuoco i presagi per il futuro.
La tradizione dell’albero prese piede in Italia nel 1800, quando la regina Margherita, moglie di Umberto I, ne fece allestire uno in un salone del Quirinale, dove la famiglia reale abitava. La novità piacque moltissimo e l’usanza si diffuse tra le famiglie italiane in breve tempo.

Molte leggende cristiane sono poi nate nel tempo attorno all’albero di Natale, come quella americana che racconta di un bambino che si era perso in un bosco alla vigilia di Natale si addormentò sotto un abete. Per proteggerlo dal freddo, l’abete si piegò fino a racchiudere il bambino tra i suoi rami. La mattina i compaesani trovarono il bambino che dormiva tranquillo sotto l’abete, tutto ricoperto da cristalli che luccicavano alla luce del sole. In ricordo di quell’episodio, cominciarono a decorare l’albero di Natale.

Quest’anno, non acquistate alberi vivi, i tempi sono cambiati e non è proprio il caso di far soffrire una pianta per egoismo e piacere personale!

Una meditazione per il tempo di passaggio da Yule a Capodanno


Questa è una semplice meditazione che potete fare in qualsiasi momento nel periodo di passaggio da Yule a Capodanno, una meditazione per ripulire il cuore.

La meditazione guidata costituisce forse il rito più semplice che si possa effettuare.
Tutto ciò che vì occorre è la ricettività che vi permetta di scavare una nicchia silenziosa all'interno di voi stesse assieme alla volontà che si manifesti quanto è parte del mistero. L'uso della parola meditazione evoca spesso sofisticate tecniche di respirazione e interminabilí momenti trascorsi rimanendo seduti in scomode posizioni. Per fortuna, non deve necessariamente essere così; sovente basta chiudere gli occhi e acquietare i pensieri fino a sentire il centro del proprio essere, quell'aspetto di sé che è costante e perfetto.
La meditazione guidata è una modalità che permette di strutturare un'esperienza nell'ambito di questo spazio.

Sedetevi su un comodo giaciglio in una stanza silenziosa, dove avete la certezza di non essere disturbate.
Non sarebbe male se la stanza fosse illuminata da luci soffuse, meglio ancora se queste luci provengono dalle candele; la luce della candela delinea in maniera ottimale il passaggio dalla quotidianità a un'esistenza più primordiale, laddove l'illuminazione era assicurata dal fuoco anziché dall'elettricità.
All'interno di questa nicchia, permettetevi di dimenticare tutti i crucci e le preoccupazioni che hanno scandito la vostra giornata. Attraverso questo gesto che consiste nel distaccarsi dalla vostra consueta esistenza, avete fatto sì che il vostro spazio divenga sacro, «separato da» ogni altra cosa.

Meditazione
Chiudi gli occhi, prendi contatto con te stessa e porta l'attenzione al tuo respiro... fai tre bei respiri profondi, espirando a lungo... ascolta il tuo corpo... le tue sensazioni....
e comincia a riportare alla mente l'anno che sta per chiudersi... lascia che i momenti più importanti riaffiorino alla tua mente... molte cose sono accadute... c'è molta ricchezza portata da questo anno... molta vita... cose accadute... incontri...
e probabilmente ci saranno anche cose di cui non sei contenta... eventi che ti sono pesati... persone con cui hai avuto problemi.. scontentezze verso te stessa... sospesi che senti esseci dentro di te... nel tuo cuore.. che è come appannato, velato...

bene: è il momento di lasciar andare ciò che può essere lasciato andare... di perdonare chi può essere perdonato... immagina davvero di raccogliere dal tuo cuore, accarezzandolo, tutta la sporcizia e la polvere che si sono accumulate... immagina di raccoglierla nelle mani... accarezzando piano...
continua fino a che non senti il tuo cuore splendere nuovamente... brillante, pulito... e nelle tue mani essersi raccolto tutto ciò che non appartiene alla tua essenza più autentica...

bene, ora puoi affidarlo alla terra... lascia che scivoli dalle tue mani e   venga accolto dalla terra, che tutto accoglie, tutto trasforma, tutto purifica...

ringrazia la terra e resta un momento in contatto con la tua quiete interiore.

 

Meditazione per Imbolc – La Fonte della Giovinezza


La meditazione guidata costituisce forse il rito più semplice che si possa effettuare.
Tutto ciò che vì occorre è la ricettività che vi permetta di scavare una nicchia silenziosa all'interno di voi stesse assieme alla volontà che si manifesti quanto è parte del mistero. L'uso della parola meditazione evoca spesso sofisticate tecniche di respirazione e interminabilí momenti trascorsi rimanendo seduti in scomode posizioni. Per fortuna, non deve necessariamente essere così; sovente basta chiudere gli occhi e acquietare i pensieri fino a sentire il centro del proprio essere, quell'aspetto di sé che è costante e perfetto.
La meditazione guidata è una modalità che permette di strutturare un'esperienza nell'ambito di questo spazio.

Sedetevi su un comodo giaciglio in una stanza silenziosa, dove avete la certezza di non essere disturbate.
Non sarebbe male se la stanza fosse illuminata da luci soffuse, meglio ancora se queste luci provengono dalle candele; la luce della candela delinea in maniera ottimale il passaggio dalla quotidianità a un'esistenza più primordiale, laddove l'illuminazione era assicurata dal fuoco anziché dall'elettricità.
All'interno di questa nicchia, permettetevi di dimenticare tutti i crucci e le preoccupazioni che hanno scandito la vostra giornata. Attraverso questo gesto che consiste nel distaccarsi dalla vostra consueta esistenza, avete fatto sì che il vostro spazio divenga sacro, «separato da» ogni altra cosa.


Potete leggere la meditazione che segue prima di inziare e poi percorrerne le fasi principali, oppure potete farla leggere a qualcuno per voi, o ancora registrarla su un nastro da ascoltare poi.

Meditazione
Inizia portando la tua attenzione al tuo respiro…all’aria che entra nei polmoni… e che ne esce… al petto che si gonfia… e si sgonfia… stai preparandoti ad un viaggio interiore…. Puoi percorrere con la mente tutto il tuo corpo e portare rilassamento a tutte le sue parti: la testa… il collo.. le spalle… le braccia.. il petto…la schiena… l’addome e i fianchi… le anche…le gambe… giù fino ai piedi...

Ora puoi immaginare di trovarti, in una bellissima giornata di fine inverno in cui sembra già primavera, in aperta campagna, in un paesaggio dolce …cammini lungo una strada.. l’aria è fresca e ti accarezza la pelle del viso… il tuo corpo è caldo nelle vesti.. osservi il cielo…i suoi colori… la luce del sole che è già forte…e i campi… senti il profumo che sale dalla terra intiepidita dal sole…mille fruscii e piccoli rumori giungono alle tue orecchie…senti la tua connessione con la natura che ti circonda…

D’un tratto, noti un antico arco di pietra, un sentiero che lo attraversa e conduce ad un boschetto di alberi… l’arco è decorato con bassorilievi che rappresentano foglie, due serpenti che salgono lungo i montanti…
ti fermi un attimo prima di attraversarlo…prima di entrare nello spazo sacro… quindi lo attraversi.. e prosegui sul sentiero… è antico e le pietre sono state levigate dal passaggio dei molti pellegrini che hanno imboccato quella via…senti l’eco dei tuoi passi e dentro di te quella sensazione particolare che dà il percorrere una via sacra…ti sembra di percepire la traccia di quanti, nei secoli, sono stati lì prima di te… e contemporaneamente senti di essere te stessa come poche volte sei stata… pronta per una nuova esperienza, in cui possono emergere cose importanti per te… da cui potrai tornare cambiata…apri gli occhi, le orecchie, la mente…

il sentiero si inoltra tra gli alberi…puoi vedere il sole che fa capolino fra i rami… la luce che filtra…e le piccole gemme, dolcemente ricoperte di peluria, presagio di vita…gli odori ti risvegliano le narici… e puoi sentire il sussurrare della brezza fra rami… e, leggero, un mormorio di acqua che scorre… fino a che sbuchi in una radura cosparsa di bucaneve in fiore…e lì si trova una fonte.

E’ la fonte della Giovinezza, ora ricordi… il luogo che sei venuta a visitare…
una fonte di acqua purissima e cristallina… fonte di Vita che sgorga dalla Madre Terra… ti avvicini pian piano e ti fermi a contemplare l’acqua e i suoi mille riflessi…
Se ne hai voglia, puoi bagnarti le mani e il viso con l’acqua…la sua energia radiante ti avvolge…

Ora noti, di fianco alla fonte un calice… è il calice che viene usato per attingere e bere alla fonte… osservalo… nota il colore, il materiale con cui è fatto… lo prendi in mano e, con un gesto lento e consapevole, lo riempi con l’acqua della giovinezza e comincia a bere… lasci che la magica energia della fonte scorra con l’acqua dentro di te… tutta la polvere accumulata dentro di te nell’inverno sterile sembra scorrere via mano a mano …senti la purezza dell’acqua che penetra nelle tue cellule, una ad una…che illumina il tuo corpo…ti rinnovi… profondamente… completamente… terminato di bere ti senti così pulita… chiara…splendente…ringiovanita… nuovamente fertile…e creativa…

Dopo averlo sciacquato, rimetti il calice dove l’avevi trovato e torni a contemplare la fonte, la cui energia ora senti risuonare anche dentro di te… e mentre sei assorta in questa sensazione, una figura biancovestia appare accanto alla fonte… una donna bellissima…luminosa…la Signora della fonte………

Puoi domandarle qualcosa, se lo vuoi…parlarle di qualcosa che ti sta a cuore… o semplicemente stare alla Sua presenza………

Lei ha qualcosa per te: un dono… una parola…un oggetto…una cosa speciale per te ora……… accetti… e ringrazi la Signora… per la sua presenza…per il suo dono…restando lì, mentre Lei scompare e tu senti ora la sua presenza dentro di te…

è il momento, se lo vuoi, di lasciare qualcosa in offerta alla fonte, qualcosa che magari avevi portato con te…solo se lo senti…e ti fermi ancora un pochino a guardare la fonte…

poi ti riavvii lungo il sentiero antico… riattraversi il boschetto…passi sotto l’arco di pietra.. e sbuchi nella campagna illuminata dal sole…lungo la strada…

e, lentamente, comincia a tornare qui e ora, a tornare al tuo respiro… all’aria che entra e a quella che esce dai polmoni…al tuo corpo seduto… in questa stanza… e quando te la sentirai aprirai gli occhi…

Imbolc: la festa della luna crescente


Immagine tratta dalla pagina http://usuarios.lycos.es/ynisvitrin/rueda.htm

Il Cerchio della Luna propone per Imbolc una serata aperta di celebrazione

Siamo piene di grazia.
piene di grazia come una donna
che ha appena partorito,
o come l'alba che partorisce il sole.
piene di grazia
per illuminare di bello ciò che ascoltiamo,
e ciò che ci ascolta.
lentamente, verso il Nuovo

(valentina, barbara, noemi)

E' l'energia di Imbolc: grazia, purezza, luce e rinascita.

La luce che è nata al Solstizio di Inverno comincia a manifestarsi all’inizio del mese di febbraio: le giornate si allungano poco alla volta e anche se la stagione invernale continua a mantenere la sua gelida morsa, ci accorgiamo che qualcosa sta cambiando. Le genti antiche erano molto più attente di noi ai mutamenti stagionali, anche per motivi di sopravvivenza. Questo era il più difficile periodo dell’anno poiché le riserve alimentari accumulate per l’inverno cominciavano a scarseggiare. Pertanto, i segni che annunciavano il ritorno della primavera erano accolti con uno stato d’animo che oggi, al riparo delle nostre case riscaldate e ben fornite, facciamo fatica ad immaginare.

Se sovrapponiamo la Ruota dell’Anno al nostro moderno calendario, la prima festa che incontriamo cade l’1 febbraio.

Presso i Celti l’1 febbraio era Imbolc (pronuncia Immol’c) detta anche Oimelc o Imbolg. L’etimologia della parola è controversa ma i significati rinviano tutti al senso profondo di questa festa. Infatti Imbolc pare derivare da Imb-folc, cioè “grande pioggia’ e in molte località dei paesi celtici questa data è chiamata anche “Festa della Pioggia”: ciò può riferirsi ai mutamenti climatici della stagione ma anche all’idea di una lustrazione che purifica dalle impurità invernali.
Invece Oimelc significa “lattazione delle pecore” mentre Imbolg vorrebbe dire ‘nel sacco” inteso nel senso di “nel grembo” con riferimento simbolico al risveglio della Natura nel grembo della Madre Terra e con un riferimento più materiale agli agnelli, nuova fonte di cibo e di ricchezza, che la previdenza della Natura e degli allevatori avrebbe fatto nascere all’inizio della buona stagione.
L’allattamento degli agnelli garantiva un rifornimento provvidenziale di proteine. Il nuovo latte, il burro, il formaggio costituivano spesso la differenza tra la vita e la morte per bambini e anziani nei freddi giorni di febbraio.

Imbolc è una delle quattro feste celtiche, dette “feste del fuoco” perché l’accensione rituale di fuochi e falò ne costituiscono una caratteristica essenziale. In questa ricorrenza il fuoco è però considerato sotto il suo aspetto di luce, questo è infatti il periodo della luce crescente. Gli antichi Celti, consapevoli dei sottili mutamenti di stagione come tutte le genti del passato, celebravano in maniera adeguata questo tempo di risveglio della Natura. Non vi erano grandi celebrazioni tribali in questo buio e freddo periodo dell’anno, tuttavia le donne dei villaggi si radunavano per celebrare insieme la Dea della Luce (le celebrazioni iniziavano la vigilia, perché per i Celti ogni giorno iniziava all’imbrunire del giorno precedente).

Brigid
Nell’Europa celtica era infatti onorata Brigit (conosciuta anche come Brighid o Brigantia), dea del triplice fuoco; infatti era la patrona dei fabbri, dei poeti e dei guaritori. Il suo nome deriva dalla radice “breo” (fuoco): il fuoco della fucina si univa a quello dell’ispirazione artistica e dell’energia guaritrice.
Brigit, figlia del Grande Dio Dagda e controparte celtica di Athena-Minerva, è la conservatrice della tradizione, perché per gli antichi Celti la poesia era un’arte sacra che trascendeva la semplice composizione di versi e diventava magia, rito, personificazione della memoria ancestrale delle popolazioni.

La capacità di lavorare i metalli era ritenuta anche essa una professione magica e le figure di fabbri semi-divini si stagliano nelle mitologie non solo europee ma anche extra-europee; l’alchimia medievale fu l’ultima espressione tradizionale di questa concezione sacra della metallurgia.

Sotto l’egida di Brigit erano anche i misteri druidici della guarigione, e di questo sono testimonianza le numerose “sorgenti di Brigit”. Diffuse un po’ ovunque nelle Isole Britanniche, alcune di esse hanno preservato fino ad oggi numerose tradizioni circa le loro qualità guaritrici. Ancora oggi, ai rami degli alberi che sorgono nelle loro vicinanze, i contadini appendono strisce di stoffa o nastri a indicare le malattie da cui vogliono essere guariti.

Sacri a Brigit erano la ruota del filatoio, la coppa e lo specchio.
Lo specchio è strumento di divinazione e simboleggia l’immagine dell’Altro Mondo cui hanno accesso eroi e iniziati.
La ruota del filatoio è il centro ruotante del cosmo, il volgere della Ruota dell’Anno e anche la ruota che fila i fili delle nostre vite.
La coppa è il grembo della Dea da cui tutte le cose nascono.

Cristianizzata come Santa Bridget o Bride, come viene chiamata familiarmente in gaelico, essa venne ritenuta la miracolosa levatrice o madre adottiva di Gesù Cristo e la sua festa si celebra appunto l’1 febbraio, giorno di Santa Bridget o Là Fhéile Brfd.
Riguardo questa santa, di cui è tanto dubbia l’esistenza storica quanto certa la sua derivazione pagana, si diceva che avesse il potere di moltiplicare cibi e bevande per nutrire i poveri, potendo trasformare in birra perfino l’acqua in cui si lavava!
A Santa Bridget fu consacrato il monastero irlandese di Kildare, dove un fuoco in suo onore era mantenuto perpetuamente acceso da diciannove monache. Ogni suora a turno vegliava sul fuoco per un’intera giornata di un ciclo di venti giorni; quando giungeva il turno della diciannovesima suora ella doveva pronunciare la formula rituale “Bridget proteggi il tuo fuoco. Questa è la tua notte”. Il ventesimo giorno si diceva fosse la stessa Bridget a tenere miracolosamente acceso il fuoco. Il numero diciannove richiama il ciclo lunare metonico che si ripete identico ogni diciannove anni solari.
Inutile ricordare come questa usanza ricordasse il collegio delle Vestali che tenevano sempre acceso il sacro fuoco di vesta nell’antica Roma, ma più probabilmente la devozione delle suore di Kildare si ricollega alle Galliceniae, una leggendaria sorellanza di druidesse che sorvegliavano gelosamente il loro recinto sacro dall’intrusione degli uomini e i cui riti furono mantenuti attraverso molte generazioni.
Allo stesso modo, nel monastero di Kildare solo alle donne era concesso di entrare nel recinto dove bruciava il fuoco, che veniva tenuto acceso con mantici, come ricorda Geraldo di Cambria nel 120 secolo. Il fuoco bruciò ininterrottamente dal tempo della leggendaria fondazione del santuario, nel 60 secolo, fino al regno di Enrico VIII, quando la Riforma protestante pose fine a questa devozione più pagana che cattolica.

Riti tradizionali di Imbolc
I riti di Brigit celebrati a Imbolc ci sono stati tramandati dal folklore scozzese e irlandese.

Il letto di Bride
Nelle Isole Ebridi (che forse devono il loro nome proprio a Brigit o Bride) le donne dei villaggi si radunano insieme in qualche casa e fabbricano un’ immagine dell’antica Dea, la vestono di bianco e pongono un cristallo sulla posizione del cuore. In Scozia, la vigilia di Santa Bridget le donne vestono un fascio di spighe di avena con abiti femminili e lo depongono in una cesta, il “letto di Brid”, con a fianco un bastone di forma fallica. Poi esse gridano tre volte “Brid è venuta, Brid è benvenuta!”, indi lasciano bruciare torce e candele vicino al “letto” tutta la notte.
Se la mattina dopo trovano l’impronta del bastone nelle ceneri del focolare, ne traggono un presagio di prosperità per l’anno a venire. Il significato di questa usanza è chiaro: le donne preparano un luogo per accogliere la Dea e invitano allo stesso tempo il potere fecondante maschile a unirsi a lei. Anche nell’isola di Man veniva compiuta una cerimonia simile, chiamata Laa’l Breesley. Nell’Inghilterra del Nord, terra dell’antica Brigantia, la ricorrenza veniva denominata “Giorno delle Levatrici”.

La croce di Brigid
In Irlanda, si preparano con giunchi e rametti le cosiddette croci di Brigit, a quattro bracci uguali racchiusi in un cerchio, cioè la figura della ruota solare (che è simbolo appropriato per una divinità del fuoco e della luce); lo stesso giorno vengono bruciate le croci preparate l’anno prima e conservate fino ad allora.La fabbricazione delle croci di Brigit deriva forse da un’antica usanza precristiana collegata alla preparazione dei semi di grano per la semina.

Questi oggetti simbolici, confezionati con materiale vegetale, ci ricordano tra l’altro che la luce ed il calore sono indispensabili alla vegetazione che si rinnova in continuazione, anno dopo anno. Le spighe di avena (o grano, orzo, ecc.) usate per fabbricare le bambole di Brigit, provengono dall’ultimo covone del raccolto dell’anno precedente. Questo ultimo covone, in molte tradizioni europee è chiamato la Madre del Grano (o dell’Orzo, dell’Avena, ecc.) e la bambola propiziatoria confezionata con le sue spighe è la Fanciulla del Grano (o dell’Orzo, dell’Avena, ecc.).Si credeva cioè che lo spirito del cereale o la stessa Dea del Grano risiedesse nell’ultimo covone mietuto: come le spighe del vecchio raccolto sono il seme di quello successivo, così la vecchia divinità dell’autunno e dell’inverno si trasformava nella giovane Dea della primavera, in quella infinita catena di immortalità che è il ciclo di nascita, morte e rinascita. E Brigit rappresenta appunto la giovane Dea della primavera.

Una leggenda
Un antico codice irlandese, il Libro di Lisrnore, riporta una curiosa leggenda. Si narra che a Roma i ragazzi usavano giocare ad un gioco da tavolo in cui una vecchia megera liberava un drago mentre dall’altra parte una giovane fanciulla lasciava libero un agnello che sconfiggeva il drago. La megera allora scagliava un leone contro la fanciulla, la quale però provocava a sua volta una grandine che abbatteva il leone. Papa Bonifacio, dopo aver interrogato i ragazzi e aver saputo che il gioco era stato insegnato loro dalla Sibilla, lo proibì.
La megera non è altro che la Vecchia Dea dell’Inverno sconfitta dalla Giovane Dea della Primavera. Essendo questa leggenda stata raccolta in un ambito culturale celtico, si può supporre che la Vecchia altri non era che la Cailleach a cui si contrappone Brigit. Il riferimento all’agnello è un altro simbolo del periodo di Imbolc, anche se i commentatori medievali lo considerarono l’emblema di Gesù Cristo.
In realtà è la Vecchia Dea che si rinnova trasformandosi in Giovane Dea, così come il Vecchio Grano diviene il nuovo raccolto. I Carmina Gadelica, una raccolta di miti, proverbi e poemi gaelici di Scozia, raccolti e trascritti alla fine dell’800 dal folklorista scozzese Alexander Carmichael, riportano la seguente filastrocca:

“La mattina del Giorno di Bride
Il serpente uscirà fuori dalla tana
Non molesterò il serpente
Né il serpente molesterà me”


Il serpente appare come uno degli animali-totem di Brigit. In molte culture il serpente o drago è simbolo dello spirito della terra e delle forze naturali di crescita, decadimento e rinnovamento. Nel giorno di Bride il serpente si risveglia dal suo sonno invernale e i contadini ne traevano il presagio della fine imminente della cattiva stagione. Il serpente è uno dei molti aspetti dell’antica Dea della terra: la muta della sua pelle simboleggia il rinnovamento della Natura e anche la sua dualità Infatti in gaelico “neamh” (cielo) è simile a “naimh” (veleno), provenendo entrambi dalla radice “nem”. La Vecchia Dea e la Giovane Dea sono la stessa persona! (nelle fiabe l’eroe che coraggiosamente bacia una vecchia megera si ritrova di fronte una bellissima fanciulla...)

La Dea Februa
In un’altra area culturale europea, nell’antica Roma, i primi giorni di febbraio erano sacri alla dea Februa o a Giunone Februata. “Februare” in latino significa purificare, quindi febbraio è il mese delle purificazioni (anche la febbre è un modo di purificarsi usato dal nostro corpo!).
Processioni in onore di Februa percorrevano la città con fiaccole accese, simbolo di luce e allo stesso tempo, di purificazione.

La Candelora
Un’altra usanza, legata anche a rituali di fertilità erano i Lupercali: i Luperci, sacerdoti di Fauno, correvano per le strade vestiti solo con una pelle di capra e con una frusta (anche essa fabbricata con strisce di pelle di capra) con la quale battevano le giovani spose per propiziarne la fertilità (e quindi la capacità di partorire).
La Chiesa, per combattere queste usanze, istituì processioni con candele, alle quali a partire dall’11° secolo aggiunse la benedizione delle candele per gli altari. Col nome di Candelora o Candlemas (nei paesi anglosassoni) è nota la festa cristiana del 2 febbraio, denominata “Presentazione del Signore al Tempio”. Ma è evidente che la nuova religione non ha potuto modificare il significato autentico della festa, un significato che è profondamente incarnato nella Natura e nello spirito umano.
Il legame della festa con le candele, la purificazione e l’infanzia, sopravvisse nell’usanza medievale di condurre le donne in chiesa dopo il parto a portare candele accese.

L’idea di una purificazione rituale in questo periodo è rimasta forte nel folklore europeo. Ad esempio le decorazioni vegetali natalizie vengono messe da parte e bruciate alla Candelora per evitare che i folletti che in esse si sono nascosti infestino le case.

Il concetto di purificazione è presupposto di una nuova vita: si eliminano le impurità del passato per far posto alle cose nuove. Alcuni gruppi neopagani europei festeggiano Imbolc accendendo candele che sporgono da una bacinella di acqua. Il significato è quello della luce della nuova vita che emerge dalle acque del grembo materno, le acque lustrali di Imbolc che lavano via le scorie invernali. Un antico detto celtico ricordava come fosse una buona cosa lavarsi mani e viso a Imbolc!

La pianta sacra di Imbolc è il bucaneve. E’ il primo fiore dell’anno a sbocciare e il suo colore bianco ricorda allo stesso tempo la purezza della Giovane Dea e il latte che nutre gli agnelli.

Celebrare Imbolc
Fisicamente è opportuno praticare una dieta più leggera, dopo che i banchetti delle feste invernali e la forzata sedentarietà trascorsa al chiuso delle nostre case, hanno appesantito il nostro fisico. Possiamo anche decidere di fare una bella pulizia in casa! E’ utile purificare la nostra casa e il nostro corpo con il fumo dell’incenso: vanno benissimo anche i bastoncini di incenso profumati che si trovano ovunque in commercio. Scegliamo pure l’aroma che ci piace di più e lasciamo che il fumo sottile pulisca i nostri corpi energetici.

Psicologicamente è il momento di purificare la nostra mente dai cattivi pensieri e dai sentimenti inadeguati. Una bella pulizia mentale, che ci consenta di fare entrare in noi la luce della Natura rinnovata e di partecipare al risveglio del cosmo dalla lunga notte invernale.

Spiritualmente può essere utile la celebrazione di piccoli rituali legati ai simboli della festa.

Qui di seguito vengono proposti tre riti che possono essere eseguiti per celebrare Imbolc.

Accendere una candela
Un rituale molto semplice può essere quello di accendere una candela bianca (colore di purificazione) dicendo “Accendo la fiamma di Brigit per illuminare il cammino della mia vita”.
Si mediti per un po’ di tempo sui significati della festa: sul nostro bisogno di purificazione, sulla necessità di abbandonare cose e aspetti della nostra vita che non ci piacciono più, sulle nuove cose che vogliamo portare nelle nostre esistenze.
Poi si porti la candela accesa nelle varie stanze della nostra abitazione, facendo il giro degli ambienti in senso orario (magicamente è la direzione propizia, che porta energia). Alla fine si spenga la candela dicendo “Spengo la fiamma di Brigit per farla vivere in me” e si visualizzi la luce della candela che entra in noi.

Festeggiare Brigid in una famiglia
Se si vuole compiere qualcosa di più tradizionale, gli uomini possono uscire dopo l’imbrunire della vigilia di Imbolc, per andare a raccogliere un dono per Brigit (pietra, conchiglia, penna di uccello) da riportare in casa. Le donne invece possono trascorrere la vigilia di Imbolc pulendo la casa e immaginando di ramazzare via le energie morte dell’inverno: la Vecchia dell’Inverno è cacciata fuori dall’uscio di casa con la scopa.
Poi, sempre le donne, con rametti raccolti in precedenza preparano un letto per Brigit dove depongono una bambola fabbricata con spighe tenute da parte per l’occasione, e danno il benvenuto alla Dea accendendo una candela bianca e meditando sulla nuova vita che sta tornando.
Anche gli uomini, ritornati in casa con il dono per Brigit possono accendere una candela bianca e meditare sul ritorno della luce e della buona stagione.

Accendere tre candele
Un rituale invece più complesso, che possono eseguire tutti, consiste nel procurarsi tre candele (sempre di colore bianco!), e disporle in un triangolo, con la punta rivolta verso nord. Nel centro del triangolo così disposto si pone un calice di acqua (simbolo della purificazione) o di latte (simbolo del nutrimento della nuova vita).
Dopo un breve rilassamento, seduti o in piedi, ci si muove verso la candela a nord, la si accende e si dice “Signora dell’Inverno, ti dico addio, la tua stagione è terminata”. Si visualizzi il gelido potere dell’inverno che si allontana. Dopo avere sostato un po’, ci si sposta alla candela di sud-est, la si accende e si dice “Signora della Primavera, ti offro un caloroso benvenuto, la terra è il tuo letto”. Si visualizzi il gioioso potere della primavera che si avvicina. Dopo un po’ si va alla candela di sud-ovest, la si accende e si dice “Signora dell’Estate, presto io ti chiamerò e risveglierò il tuo amante”. Si visualizzi il potere ancora lontano della bella stagione, desideroso di nascere e pulsante di vita nel sottosuolo.
Quando ci si sente pronti, si va al centro del triangolo, si raccoglie il calice e si dice “Io bevo il potere della Triplice Dea. Possa questo potere diffondersi su tutta la terra per segnare la nascita della primavera”. Si beve dal calice e si immagina il potere che fluisce in noi, attraverso di noi per risvegliare la Natura. A questo punto si può inserire qualche usanza ricordata in precedenza, cioè la fabbricazione del letto di Brigit o l’arsione delle decorazione vegetali delle feste invernali. Oppure si può semplicemente concludere la cerimonia andando a ciascuna delle candele, nell’ordine in cui sono state accese: si spengono dicendo mentalmente o ad alta voce “Va’ fuoco e caccia l’inverno, riscalda la terra e risveglia la primavera”. Ovviamente in tutti questi piccoli rituali le parole delle formule possono essere adattate e se lo desideriamo, possiamo utilizzare brevi frasi che noi stessi avremo composto, secondo le nostre capacità e la nostra sensibilit

Oestara, Equinozio di Primavera

Foto di Arthea da: www.artificisambrosia.it

... il Suo potere è aprire
la sua promessa non può mai venire meno

Lei risveglia tutti i semi dormienti,
L'arcobaleno è il suo simbolo,
Adesso il potere dell'inverno ha ceduto il passo,
Con la forza dell'amore, tutte le catene sono state spezzate

Tutto ciò che è stato perduto viene ritrovato
in una nuova forma, in un nuovo modo...*



Il Cerchio della Luna propone per Oestara una serata aperta di celebrazione

E' la magia del nuovo inizio, nel meraviglioso equilibrio di luce e buio dell'Equinozio di Primavera (da equum nocti, uguale alla notte). Siamo al Mattino del Mondo, nella luce crescente e chiara che rende i giorni del buio un ricordo che inizia ad annebbiarsi.

Nell'equilibrio, nell'armonia di luce e buio, luna e sole, maschile e femminile, ci viene incontro un mondo nuovo, ricco di promesse, di fertilità, di apertura, di possibilità e colori. La Primavera, stagione di espansione, di creatività e di danza gioiosa.

La natura ci viene incontro nella grazia e nella vitalità della sua fanciullezza e tradizionalmente le feste legate all'equinozio celebravano dee fanciulle come Persefone-Kore, dea greca dal duplice volto di fanciulla e regina degli inferi:


Kore dall'Acropoli

Io sono Kore: la giovinezza, l’innocenza, la leggerezza.
Sono la Dea del Fiore, una stagione nella natura e nella vita di ogni donna.
Io ho conosciuto l’oscurità dell’Ade, ho assaggiato i chicchi della melagrana
ritrovando così il mio nome: Persefone, la Terribile,
Silenziosa Signora del Regno dei Morti.
Solo dopo aver varcato la soglia del buio,
traversato il mondo delle ombre, posso risalire alla luce
tenendo fra le mani la sacra melagrana,
simbolo dell’eterno ritorno.**


E accanto alla Dea Fanciulla, si festeggiava il Dio fanciullo, come Pan:


Pan in bronzo, Metropolitan Museum of Art, 4° a.C.

Musa cantami il caro figlio di Ermes, bicorne,
dai piedi di capra, amante del frastuono, che vaga
per le valli boscose in compagnia con le Ninfe danzatrici:
esse amano percorrere le cime delle rupi scoscese,
invocando Pan, il dio dei pascoli, dai capelli lucenti,
irsuto, che frequenta tutte le alture nevose
e le cime dei monti e i sentieri pietrosi.
...
... al tramonto,
tornando da caccia, intona sulla zampogna una dolce
melodia: non lo vince nel canto
l'uccello che a primavera effonde un lamento
con voce di miele tra i fiori e le foglie.
Allora si uniscono al suo canto le Ninfe montane
dalla limpida voce, danzando con passi rapidi presso la fonte
profonda, e l'eco risuona dalla vetta del monte.
Il dio ora danza in tondo, ora entra nel mezzo,
con rapidi passi - porta sul dorso una fulva pelle
di lince - e si esalta nel cuore a quel canto ritmato,
sul tenero prato dove il croco e il giacinto
odoroso si mescolano all'erba, fiorendo in gran copia.
...
***


E dunque l'Equinozio è anche il momento dell'incontro della Dea e del Dio fanciulli e della loro danza. E' infatti per tutti il momento in cui si esce dall'interiorità del lungo inverno e avviene il primo incontro con l'Altro, con l'avventura e la magia della scoperta di ciò che non è noi, con l'innamoramento e la trasformazione.
E' il primo incrociarsi degli sguardi, il sorriso che scaturisce, la luce di quello che è già un nuovo mondo.

E’ il momento adatto per aprirsi ai sentimenti e viverli nella loro totalità, per rinascere con la Natura e fondersi con la Madre Terra, celebrarla e gioire della Vita che sboccia e si manifesta in tutte le sue forme.



Se vogliamo celebrare l'Equinozio, possiamo farlo con semplici azioni, ricordando che la Primavera ci porta verso il mondo e l'azione concreta in esso. Possiamo ad esempio, in sintonia con l’energia di Oestara:

Svuotare i cassetti, eliminando tutto ciò che non serve e che fa ristagnare l’energia nella stanza.
Camminare nella natura per riconoscere i cambiamenti della Terra mentre si risveglia.
Circondarsi di fiori per ricordare la nostra appartenenza alla natura.
Stendere sulla tavola una tovaglia verde e candele color pastello.
Piantare dei semi in giardino o nei vasi: prendersi l’impegno di crescere le piantine con amore.
Aprire le finestre all’aria di primavera.
Imparare a creare qualcosa con le mani.
Fare un cerchio di arance che rappresentino il sole, pensando a tutto quello che il sole ci dona.
Dipingere delle uova con i simboli del sole e della luna o con delle qualità e di seguito mangiarle per incorporare l’energia del simbolo. Queste uova sono “semi spirituali” che vengono piantati al nostro interno e che germoglieranno durante l’anno.
Meditare sull’immagine dei semi.
Meditare sugli inizi, sull’aria, sull’alba.
Regalare alla Terra del miele, un cristallo o una monetina.
Comprare un libro su una materia completamente nuova che ci affascina e leggerlo.
Fare qualcosa di nuovo, di mai fatto prima …
Aspettare l’alba davanti ad un piccolo falò con amici.

 

Oestara, Equinozio di Primavera

Foto di Arthea da: www.artificisambrosia.it

... il Suo potere è aprire
la sua promessa non può mai venire meno

Lei risveglia tutti i semi dormienti,
L'arcobaleno è il suo simbolo,
Adesso il potere dell'inverno ha ceduto il passo,
Con la forza dell'amore, tutte le catene sono state spezzate

Tutto ciò che è stato perduto viene ritrovato
in una nuova forma, in un nuovo modo...*



Il Cerchio della Luna propone per Oestara una serata aperta di celebrazione

E' la magia del nuovo inizio, nel meraviglioso equilibrio di luce e buio dell'Equinozio di Primavera (da equum nocti, uguale alla notte). Siamo al Mattino del Mondo, nella luce crescente e chiara che rende i giorni del buio un ricordo che inizia ad annebbiarsi.

Nell'equilibrio, nell'armonia di luce e buio, luna e sole, maschile e femminile, ci viene incontro un mondo nuovo, ricco di promesse, di fertilità, di apertura, di possibilità e colori. La Primavera, stagione di espansione, di creatività e di danza gioiosa.

La natura ci viene incontro nella grazia e nella vitalità della sua fanciullezza e tradizionalmente le feste legate all'equinozio celebravano dee fanciulle come Persefone-Kore, dea greca dal duplice volto di fanciulla e regina degli inferi:


Kore dall'Acropoli

Io sono Kore: la giovinezza, l’innocenza, la leggerezza.
Sono la Dea del Fiore, una stagione nella natura e nella vita di ogni donna.
Io ho conosciuto l’oscurità dell’Ade, ho assaggiato i chicchi della melagrana
ritrovando così il mio nome: Persefone, la Terribile,
Silenziosa Signora del Regno dei Morti.
Solo dopo aver varcato la soglia del buio,
traversato il mondo delle ombre, posso risalire alla luce
tenendo fra le mani la sacra melagrana,
simbolo dell’eterno ritorno.**


E accanto alla Dea Fanciulla, si festeggiava il Dio fanciullo, come Pan:


Pan in bronzo, Metropolitan Museum of Art, 4° a.C.

Musa cantami il caro figlio di Ermes, bicorne,
dai piedi di capra, amante del frastuono, che vaga
per le valli boscose in compagnia con le Ninfe danzatrici:
esse amano percorrere le cime delle rupi scoscese,
invocando Pan, il dio dei pascoli, dai capelli lucenti,
irsuto, che frequenta tutte le alture nevose
e le cime dei monti e i sentieri pietrosi.
...
... al tramonto,
tornando da caccia, intona sulla zampogna una dolce
melodia: non lo vince nel canto
l'uccello che a primavera effonde un lamento
con voce di miele tra i fiori e le foglie.
Allora si uniscono al suo canto le Ninfe montane
dalla limpida voce, danzando con passi rapidi presso la fonte
profonda, e l'eco risuona dalla vetta del monte.
Il dio ora danza in tondo, ora entra nel mezzo,
con rapidi passi - porta sul dorso una fulva pelle
di lince - e si esalta nel cuore a quel canto ritmato,
sul tenero prato dove il croco e il giacinto
odoroso si mescolano all'erba, fiorendo in gran copia.
...
***


E dunque l'Equinozio è anche il momento dell'incontro della Dea e del Dio fanciulli e della loro danza. E' infatti per tutti il momento in cui si esce dall'interiorità del lungo inverno e avviene il primo incontro con l'Altro, con l'avventura e la magia della scoperta di ciò che non è noi, con l'innamoramento e la trasformazione.
E' il primo incrociarsi degli sguardi, il sorriso che scaturisce, la luce di quello che è già un nuovo mondo.

E’ il momento adatto per aprirsi ai sentimenti e viverli nella loro totalità, per rinascere con la Natura e fondersi con la Madre Terra, celebrarla e gioire della Vita che sboccia e si manifesta in tutte le sue forme.



Se vogliamo celebrare l'Equinozio, possiamo farlo con semplici azioni, ricordando che la Primavera ci porta verso il mondo e l'azione concreta in esso. Possiamo ad esempio, in sintonia con l’energia di Oestara:

Svuotare i cassetti, eliminando tutto ciò che non serve e che fa ristagnare l’energia nella stanza.
Camminare nella natura per riconoscere i cambiamenti della Terra mentre si risveglia.
Circondarsi di fiori per ricordare la nostra appartenenza alla natura.
Stendere sulla tavola una tovaglia verde e candele color pastello.
Piantare dei semi in giardino o nei vasi: prendersi l’impegno di crescere le piantine con amore.
Aprire le finestre all’aria di primavera.
Imparare a creare qualcosa con le mani.
Fare un cerchio di arance che rappresentino il sole, pensando a tutto quello che il sole ci dona.
Dipingere delle uova con i simboli del sole e della luna o con delle qualità e di seguito mangiarle per incorporare l’energia del simbolo. Queste uova sono “semi spirituali” che vengono piantati al nostro interno e che germoglieranno durante l’anno.
Meditare sull’immagine dei semi.
Meditare sugli inizi, sull’aria, sull’alba.
Regalare alla Terra del miele, un cristallo o una monetina.
Comprare un libro su una materia completamente nuova che ci affascina e leggerlo.
Fare qualcosa di nuovo, di mai fatto prima …
Aspettare l’alba davanti ad un piccolo falò con amici.

 

 

Gli Elementi all'Equinozio di Primavera


L'Equinozio di Primavera è forse il periodo in cui gli elementi - aria, fuoco, acqua e terra - sono nel loro momento più luminoso. L'aria è percorsa da venti allegri, la trasformazione arietina del fuoco è evidente ovunque, le piogge primaverili portano acqua alla nuova vita della vegetazione e la terra è più rigogliosa che mai. Abbiamo pensato quindi di proporre qui alcune delle invocazioni agli elementi che usiamo nel Cerchio della Luna per celebrare Oestara.

Aria
Salute a te, stella dell'Est,
regina dell'aurora, brezza del mattino.
Dal tuo respiro nasce il vento
che soffia gentile fra i rami in fiore
e leggero cosparge la terra di pollini e amore
Tue sono la freschezza, la gioia e l'allegria
la musica, l'incanto, la risata e la poesia
In te riconosciamo i nostri occhi fanciulli,
la nostra leggerezza e la spensieratezza
che ci fa volare e sentire nei cuori
il soffio della primavera che nasce.



Fuoco
Salute a te, stella del Sud,
raggio di sole, fonte di vita, energia e calore.
Dei tuoi raggi si riscalda la terra,
dai tu forma alla vita, colore ai fiori
e doni forza, coraggio e vigore.
In te riconosciamo la passione
che accende i nostri cuori
e dà forma ai nostri sogni e alle nostre visioni
Sei tu fuoco vivo della Creazione
che nutri il nostro desiderio infinito ... di essere.

Acqua
Salute a te, stella dell'Ovest,
pioggia leggera, sorgente e fiume.
Dalla tue acque germoglia la vita,
è fertile la terra e umido il bosco
In te che sei intuizione e rigenerazione,
riconosciamo il nostro sentire profondo,
le emozioni, i sentimenti, l'abbandono.
E possiamo scivolare nel flusso
lasciandoci amare dalla corrente di vita
che dirige il nostro crescere.

Terra
Salute a te, stella del Nord,
Madre dei monti, degli alberi e degli animali,
sul tuo fertile corpo cresce la vita,
che tu nutri e sostieni e ami.
In te riconosciamo la nostra forza vitale,
la concretezza del passo,
il tocco della mano e l'abbondanza del cuore.
Ci insegni a rinascere e rifiorire
con la forza della terra che sempre si risveglia.

 

 

Beltane

Beltane di Helen Reed, tratta da http://eu.art.com/

Il momento
Rodmas - Beltane è un momento in cui le energie della luce e della vita si manifestano nel loro aspetto più gioioso e trionfale.
Questo è un tempo in cui celebriamo il ritorno dell'estate e della fertilità, periodo di scampagnate e feste all'aperto.
E' un periodo dell'anno in cui di solito ci sentiamo fisicamente bene, in cui i nostri bioritmi si sono adattati alle accresciute ore di luce e ci siamo lasciati alle spalle i momenti critici della fine dell'inverno e dell'inizio della primavera.
Quindi è il momento adatto per operare, per condurre a realizzazione le cose che ci siamo prefissati di compiere.
Anche psicologicamente i nostri pensieri si volgono all'esterno, per fare e operare.
Questa estroversione stagionale fa sì che questa sia un'epoca propizia ai nuovi amori e alle nuove amicizie, come anche al rafforzamento delle relazioni già esistenti.
E' il momento di passare più tempo con gli altri. E' anche tempo di stimolare la nostra creatività e la nostra fertilità interiore.

Origini e significati
Beltane (fuoco luminoso) o Primomaggio è il giorno con cui incomincia la fase estiva delle attività legate alla terra e una volta era il momento in cui il bestiame veniva portato ai pascoli dopo lo svernamento e la benedizione dei falò accesi a Beltane, appunto i fuochi di Beltane – ricorda la Rede:

"Quando la Ruota incomincia a girare
comincino i fuochi di Beltain a bruciare.”


Tradizionalmente si saltava attraverso i falò di Beltane per predire l’altezza del raccolto dai salti effettuati.

Beltane celebra l’amore, l’attrazione, il corteggiamento, l’unione, e tutti quei piccoli e grandi desideri istintivi che chiamiamo “febbri” o “amori” primaverili.
Molto prima che fossero inventate le elezioni di miss “quellochevolete” o, specialmente in USA, a fine corso venissero incoronati la reginetta ed il re del Liceo (o simili), i villaggi eleggevano una bella giovane coppia per rappresentare il re e la regina di Maggio, che nei paesi anglosassoni venivano chiamati John Thomas e Lady Jane. Comunque alla festa di Beltane il popolo danzava intorno al palo piantato al centro dello spiazzo dove si teneva la festa, un palo ben piantato a terra che si innalzava verso il cielo, un palo simbolo di vitalità; e non serve che vi illumini su che simbologia traspare in un palo piantato nel ventre di Madre Terra. Poi si raccoglievano i fiori e si passavano notti insieme sotto le stelle nel bosco.

Beltane è il tempo del latte e del miele, il periodo che più degli altri i Pagani dedicano al piacere. Dopo il risveglio primaverile i corpi sono pieni di energia. Adesso siamo nelle ore del mattino immaginario dellla Ruota dell’Anno. Il tempo migliore per sbocciare e fiorire, desiderio e soddisfazione. Quindi la mucca e l’ape sono entrambe i simboli più conosciuti della Dea per questa nostra festa pagana.
La grande capacità della mucca di produrre latte in quantità per il vitello e per la gente rispecchia il prodigio e la meraviglia per l’allattamento al seno delle madri con i loro bambini. La bellezza della Dea e di tutte le donne che allattano è vividamente illustrata in un mucchio di dipinti dal Rinascimento in poi, basti pensare alle Marie che allattano il bambin Gesù.
E la creazione del miele da parte delle api una volta era considerata una vera meraviglia della natura. La spiegazione scientifica della produzione del miele che coinvolge enzimi ed il polline dei fiori non era stata chiarita fino al 19° secolo. E il miele è la sostanza naturale che veniva considerata come la più buona del mondo.
Il simbolo dei corni della mucca è collegato con la Madre Terra, la Dispensatrice di Latte – linfa vitale, nella maggior parte delle culture.
Nell’Egitto Iside portava una specie di copricapo che faceva parte dell’acconciatura con una luna racchiusa ed abbracciata da due corna vaccine.
Invece Hathor è la mucca celestiale, e le gocce del suo latte spruzzate qua e là hanno dato origine elle stelle che illuminano la notte: la Via Lattea.
Che dire poi della cornucopia di origine romana? Un corno pieno di ricchezze, simbolo della fertile Madre Terra; simbolo di Fortuna e in genere simbolo di ringraziamento.

Un importante ritrovamento degli scavi archeologici di Marija Gimbutas è la figura d’argilla di testa e corna bovine circondate da api. La figura è oltretutto da rimarcare per la rassomiglianza con gli organi interni della riproduzione femminile: utero, trombe di Fallopio e ovaie visti di fronte ricordano schematicamente proprio la testa di una mucca, vedi il Linguaggio della Dea, della stessa Gimbutas, illustrazione 411.

Meredith Stricker dice che la radice verbale ungherese per “madre”, anya o meh, può essere ritrovata in svariate maniere nelle espressioni magiare per ape, ventre, utero, concepire, pungiglione, ape regina, cervice, embrione, feto e molte definizioni simili.

In Lituania, l’antica arte della Divinazione (eseguita per lo più da donne) consisteva nel versare cera d’api nell’acqua e nell’interpretare le forme che vi apparivano.
Api, miele ed oro sono stati per lungo tempo associati alla Dea, come simboli di lavoro armonioso, cooperazione, modestia, regalità, e come benedizioni o favori meritati. Gli apicoltori europei credettero che le api fossero custodi della moralità, e che quella virtù fosse necessaria per la produzione del miele, e che le api non avrebbero dato il miele se il produttore non fosse stato anche lui buono ed onesto. Lottare, rubare e mentire davano un alveare abbandonato. Si attiravano le api in molte maniere come lasciando una scrofa (simbolo divino della necessità della morte che, comunque ineluttabile, portava e faceva susseguire una rigenerata fertilità) mangiare da un alveare vuoto, oppure pulendo lo stesso alveare con fiori freschi. In entrambi i casi osserviamo una coincidenza di simboli dell’alveare come luogo di dolcezza, ma anche come simbolo di qualcosa che dona la vita, come utero.
Come molti altri insetti, le api simboleggiano inoltre l’immortalità e la longevità. Il re franco Childric I si fede seppellire con trecento api dorate finemente lavorate. Le stesse api furono intessute sullo strascico che Napoleone I indossò il giorno dell’incoronazione.
Inoltre, anticamente si credeva che cera d’api e miele preservassero da invecchiamento e morte. Nella tradizione germanica, si riteneva che le api sbucassero sulla terra da un paradiso sotterraneo, dove vivevano con le fate; e l’idromele – il liquore che si ottiene dal miele fermentato – dava il dono della profezia e del canto. Zeus bambino fu nutrito dalle api nella grotta del Dio. In Grecia, i tempi dedicati ad Demetra erano curati da sacerdotesse conosciute come le “melisse”, cioè le api.
Il dio indiano Vishnu è spesso visto come un’ape blu appoggiata su un fiore di loto, che rappresenta la Dea. Secondo la leggenda cristiana, le api furono generate dalle lacrime di Cristo, il che ricorda la divinità nordica Freya, le cui lacrime erano dorate. I Babilonesi costruirono templi che consacrarono poi con il miele ed in Perù veniva offerto miele al Dio Sole.
Ad un neonato in India si dava questa benedizione:
Ti dono questo miele, che gli Dei ti proteggano, e che tu possa vivere centinaia di autunni in questo mondo.


Beltane è una delle feste principali nel calendario popolare ed è celebrato con miele, focacce di farina d’avena e formaggi. Il motivo di questo è ovvio. Cercando simboli per l’altare di Beltane, ricordate che la mucca e l’ape saranno le immagini della Dea; loro creano il miracolo del latte e del miele.

Celebrazioni

Possiamo celebrare questa festa in vari modi. Seguendo le tradizioni possiamo piantare un palo di maggio in un prato e danzare con i nostri amici. Oppure possiamo mettere ghirlande di fiori attorno ad un albero.
Un'altra tradizionale attività di Rodmas è attaccare nastri rossi (colore della passione) a cespugli di biancospino per propiziare amore, fortuna o guarigione.
Si possono accendere due piccoli fuochi e passare in mezzo ad essi per purificarci, sentendo la loro energia riempire i nostri corpi quando attraversiamo il loro spazio.
Se vogliamo si può celebrare questa data in modo più rituale:
La vigilia del primo maggio accendiamo un piccolo fuoco all'aperto o (se desideriamo restare in casa o non abbiamo la possibilità di trovare uno spazio adatto) una candela rossa dicendo:
"Signore del Bosco porta i tuoi doni di fecondità perche' la terra si desti dal suo sonno".
Poi si accendiamo un secondo fuoco a sinistra del primo (o una candela color verde) dicendo:
"Bella Signora della Terra, gioisci. Il Grande Cervo viene a cercare la sua sposa perche' l'estate è arrivata".
Poi passiamo in mezzo ai due fuochi per tre volte, salutando l'estate che è arrivata e gridando "Bel!".
Si medita sui misteri della fertilità, con riferimento sia al fiorire della Natura, sia alla nostra fertilità interiore.
Possiamo infine consumare ritualmente vino e dolci (lasciandone sempre una parte per la Madre Terra e le sue creature).
Questo è un rituale che sarebbe preferibile celebrare con altre persone o ancor meglio, col proprio partner. In quest'ultimo caso il rito può terminare nel modo in cui terminavano i festeggiamenti intorno ai fuochi di Rodmas o al palo di Maggio: con un bel "matrimonio" silvestre nel nome di Robin Hood e di Lady Marian (e
non è necessario procreare un "figlio di maggio"!)...

Cammino esoterico
Abbiamo visto come Samhain e Yule avessero soprattutto delle finalità materiali e servissero a soddisfare dei bisogni primari come il denaro, il lavoro, la sfera della materialità in genere. Dal lato spirituale la loro funzione è stata quella di rendere meno duro ed arroccato l'accesso all'Inconscio lunare onde poterlo, in seguito, purificare: gli ermetisti chiamavano questa azione l'unione dell'acqua con il fuoco, del fisso con il volatile, dell'Aquila con il Serpente.
In questi due Festival l'infinito spirituale è stato solo intravisto, intuito potremmo dire, mentre la prima vera opera di purificazione e di elevazione è avvenuta con Imbolc (La Candelora).
L'azione di Imbolc è stata infatti quella di rimuovere dall'Inconscio lunare gran parte della componente dolorosa, legata ai ricordi e spesso totalmente inconscia, capace però di scatenare quegli schemi comportamentali di difesa, di chiusura o di aggressione.
Grazie all'azione catartica di Imbolc l'Io ha potuto, guidato da una volontà più forte e liberato dalla schiavitù del dolore, provare nuove esperienze, materiali e spirituali, onde crearsi nuovi schemi di comportamento, e questa è l'azione principe del Festival di Equinox che abbraccia un intero Anno a partire dalla sua esecuzione. All'Equinozio, inoltre, viene posta una particolare attenzione alla realizzazione personale nella sfera affettiva, poiché, come si è detto, la certezza di non essere soli e di essere importanti per almeno un'altra persona è un'altra premessa indispensabile per poter proseguire con serenità il cammino intrapreso.
Con Equinox termina la cosiddetta fase solve, la quale ha lo scopo di fornire una maggiore "fluidità" al nostro essere e di sciogliere i nodi dolorosi dell'inconscio lunare, in modo da rendere la persona di nuovo disponibile alle nuove esperienze, rinnovando tutte le energie e le potenzialità.
A Beltane (Calendimaggio) inizia la seconda parte del cammino, quella che gli antichi chiamavano fase coagula, cioè dopo aver rese fluide, rinnovate, disponibili le nostre potenzialità ed essersi cimentati in nuovi cammini, ora si tratta di consolidare i risultati raggiunti, onde poter ambire a più elevati traguardi sia nell'ambito spirituale che in quello materiale.

 

Invocazioni per Beltane

Beltane di Helen Reed, tratta da http://eu.art.com/

Alla Dea

Dea dell'Amore
dai molti nomi
Afrodite, Freya, Yemanya,
Hathor, Inanna, Blodeweed.
Tu che sorridi,
Regina dei fiori,
profumo di miele,
riflessi di sole.

sii la benvenuta.


Al Dio

Dio dell'Amore,
dai molti volti,
Dioniso dai ricci ribelli,
Krishna dal flauto che incanta,
Kerumnus potenza del cervo,
profumo di muschio selvatico.
Presenza del dio
che non ammette recinti
e non conosce ostacoli.

sii il benvenuto.


Aria
salute a te, stella dell'est,
brezza del mattino, profumo di primavera.
Nel tuo regno,
il bianco volo dell'airone
disegna nello spazio dell'azzurro infinito
il suo segno di libertà.
Sole che sorge,
speranza che si apre
nei nostri cuori
sussurrando parole d'amore.


Fuoco
Salute a te, stella del Sud,
mezzogiorno di luce,
calore del cuore.
Nella tua savana assolata
con sovrana potenza il leone
scuote la fulva criniera,
e ruggisce, chiamando all'estate.
Arde il fuoco impetuoso
della passione d'Amore
che tutto può e tutto vuole.


Acqua
Salute a te, stella dell'Ovest,
carezza dell'onda,
dolcezza dell'abbandono.
Nelle tue acque si lasciano scorrere
ondine e sirene dai lunghi capelli
e si ode quel canto che scioglie il cuore
e irresistibilmente attrae,
dimentichi di sé,
i marinai.
Profondo è il tuo regno
in quell'emozione
che ci fa innamorare.


Terra
Salute a te, stella del Nord,
sentore di terra e di erbe,
riposo alfine,
nell'Amore ritrovato.
Nel tuo regno
di rocce e di boschi
l'orsa e la lupa procedono
attente padrone del territorio
difesa dei cuccioli.
Nella sicurezza antica del tuo istinto
ha radici la sapienza del corpo
nell'ora dell'Amore.

 

Solstizio d'estate - Litha – Casmaran, il trionfo della luce


Il Cerchio della Luna propone per Litha una serata aperta di celebrazione

Intorno al 21 giugno il sole celebra il suo trionfo, in quello che è il giorno più lungo dell'anno, ma che allo stesso tempo, rappresenta l'inizio del suo declino.
Infatti, dopo il Solstizio d'Estate, le giornate iniziano lentamente ma inesorabilmente ad accorciarsi fino al solstizio d'inverno, in quella che è la fase "calante" dell'anno.
Solstizio deriva dal latino solstat, "il sole si ferma", e, infatti, pare quasi che il sole indugi un po' in questa posizione prima di riprendere il suo cammino discendente. Il sole raggiunge la sua massima declinazione positiva rispetto all'equatore celeste, per poi riprendere il cammino inverso: inizia l'estate astronomica.

E' tempo in cui possiamo ricevere il massimo della potenza solare: la mistica forza che unisce cielo e terra è ora più forte.
Questa verità era conosciuta dagli antichi popoli che pare fossero a conoscenza del fatto che le "ley lines", le misteriose linee energetiche che solcano la superficie terrestre aumentano la loro carica energetica tramite la potenza solare. Anche monumenti come menhir, dolmen e cerchi di pietre erano forse focalizzatori artificiali del sistema energetico terrestre.
I cristalli possono essere potentemente caricati al solstizio e siccome il granito dei megaliti di Stonehenge contiene una grande quantità di quarzo, questo cerchio si attiva al Solstizio, generando un forte campo energetico. Non a caso la cerimonia del Solstizio d'Estate è la festa più elaborata e più famosa compiuta dai moderni ordini druidici, che la celebrano ogni anno appunto a Stonehenge (nel 1999 sono ripresi i rituali dopo una sospensione di dieci anni decretata nel 1988 dalle autorità britanniche per motivi di ordine pubblico).

Il Neo-Druidismo chiama il Solstizio d'Estate Alban Heruin, "Luce della riva". Infatti, la festa è al centro dell'anno, al suo volgere, così come la spiaggia è il luogo d'incontro di mare e di terra dove i due confini si uniscono. Nelle tradizioni antiche la "terra" era la zona astronomica al di sopra dell'equatore celeste e l' "acqua" quella inferiore. Il sole trovandosi nel loro punto d'incontro è come sulla riva del mare.

Mazzetti di erbe collocati sotto il cuscino favoriscono i sogni divinatori: le erbe giocano un ruolo di primo piano nelle tradizioni solstiziali e di San Giovanni. Si raccolgono piante aromatiche da bruciare sui falò solstiziali, piante che danno poco fumo e hanno un buon aroma, come timo, ruta, maggiorana. È comune credenza che moltissime piante raccolte in quest'epoca abbiano poteri quasi miracolosi.
Il vischio è una pianta solstiziale molto importante nella tradizione celtica: secondo lo scrittore romano Plinio pare che gli antichi Druidi raccogliessero questa pianta con un falcetto d'oro, strumento che univa la forma lunare al metallo solare. I rami di vischio al Solstizio d'Estate assumono un aspetto dorato, il famoso Ramo d'Oro dei miti.
Il sambuco tagliato la vigilia del Solstizio, sanguina nelle leggende britanniche.
Il seme di felce permetteva di trovare tesori nascosti, mentre il leggendario fiore di felce (che non esiste, al pari del seme, in quanto la felce è una pianta pteridofita, cioè che si riproduce tramite spore) rendeva invisibili i suoi fortunati raccoglitori.
In tutti i paesi europei si raccolgono erbe ritenendole impregnate di miracolose virtù: la verbena porta prosperità, mentre l'artemisia sacra ad Artemide sorella di Apollo, protegge dal malocchio.
Si riteneva in particolare che l'energia solare si raccogliesse in fiori come la calendula o l'iperico, la miracolosa "erba di San Giovanni".

Proprio tutte queste virtù magiche che terapeutiche attribuite alle piante, spiegano l'abbondare di leggende riguardanti coloro che più di ogni altra persona conoscevano le erbe magiche: le streghe.
L'usanza antica di certe donne di recarsi nude a raccogliere erbe ricorda antichi riti in cui le donne andavano nude nei campi per propiziare il raccolto, spesso danzando. Forse dietro le storie dei raduni di incantatrici e di fattucchiere nella notte di mezza estate, si cela anche il ricordo dei riti solstiziali celtico-germanici intorno ad un albero (il noce di Benevento!) o delle feste licenziose in onore della dea Fortuna nell'antica Roma che si tenevano appunto il 24 giugno: ricchi e poveri, liberi e schiavi, accorreva ai templi, banchettava e danzava.
Fortuna è la Dea della casualità assoluta, del caos benefico e rigeneratore. La somiglianza di queste feste con i Saturnali del Solstizio d'Inverno fanno del Solstizio Estivo una sorta di capodanno o di carnevale, un periodo "caotico" in cui il cosmo si rinnova e si ricrea, con conseguente rimescolamento dei ruoli sociali e capovolgimento delle norme morali. In questo benefico caos assumono rilievo i due elementi primordiali del fuoco e dell'acqua, contrapposti ma pur sempre complementari, dove il primo simboleggia i poteri della divinità maschile e la seconda quelli della divinità femminile (o, se si preferisce il Sole e la Luna).

L'acqua del Solstizio è direttamente collegata alla luna e al segno del Cancro: significativamente il glifo di questo segno zodiacale è composto da due segni spiraliformi che si oppongono in un simbolo simile allo Yin-Yang orientale, forse indicanti le due metà dell'anno che ora si incontrano.
Nelle celebrazioni solstiziali l'acqua è rappresentata dalla rugiada o "guazza di San Giovanni", cui sono attribuiti poteri miracolosi: fare ricrescere i capelli, ringiovanire la pelle o addirittura propiziare la fertilità. Non era raro che molte giovani donne si bagnassero nude nei prati con la magica rugiada la notte di San Giovanni.

Il fuoco viene simboleggiato dai falò accesi un po' ovunque in Europa nella notte solstiziale. Sono simboli solari e accenderli significa rafforzare l'energia dell'astro che d'ora in avanti va declinando. Un'altra interpretazione esalta il loro valore purificatorio, con cui vengono scacciati gli spiriti maligni e le malattie. Non bisogna dimenticare infatti che in questo periodo caotico, di "passaggio", così come gli esseri umani hanno libero accesso a regni e poteri soprannaturali, così anche le entità malefiche possono vagare indisturbate per il nostro mondo.
Nel folklore nord-europeo la vigilia di San Giovanni è una delle tre "notti degli spiriti" insieme alle vigilie di Calendimaggio e di Hallowee'en/Samhain. Ad ogni modo tutte le tradizioni popolari europee vedono l'accensione di fuochi sulle colline, processioni notturne con fiaccole e ruote infuocate gettate lungo i pendii.
Si danza intorno ai falò e si salta sulle fiamme quando queste si abbassano.

In Scandinavia il falò del Solstizio era il "fuoco di Baldur". Baldur, figlio di Odino, era il giovane dio che veniva ucciso nel fiore degli anni e probabilmente nell'antichità si sacrificavano uomini per rappresentarne la morte. Forse Baldur era uno spirito della vegetazione, lo spirito della quercia celebrato da alcuni miti nordici e celtici. Infatti, le leggende narrano di una lotta eterna tra due opposte divinità, il Re della Quercia e il Re dell'Agrifoglio, dove il primo rappresenta il Dio dell'anno crescente (cioè della metà dell'anno in cui la luce solare prevale sulle tenebre notturne) e il secondo raffigura il Dio dell'anno calante (la metà dell'anno in cui la notte prevale sul giorno).
Se in inverno era il Re dell'Agrifoglio a soccombere, a Litha-Casmaran era il Re della Quercia a dover cedere di fronte all'avversario. E questo spiega perche i fuochi solstiziali erano alimentati con legno di quercia... la quercia fiorisce intorno a Casmaran e segna il passaggio tra anno crescente e anno calante.
La morte estiva del Re della Quercia aveva varie forme: bruciato vivo, accecato con un ramo di vischio o crocifisso su una croce a T.

L'idea di due divinità o di due re che combattono eternamente tra loro appare in molte culture. Ma se nelle mitologie più antiche il signore abbattuto risorgeva ogni anno, in modo che la luce e l'oscurità regnassero in equilibrio tra loro, in tutti questi miti più tardi, probabilmente per influenza dei culti solari legati alla regalità, la vittoria dei personaggi "luminosi" è sempre definitiva e la morte di quelli “oscuri” senza appello.
Nelle leggende riguardanti il duello eterno dei due re appare spesso una figura femminile che rappresenta la Dea, la quale non combatte, non si schiera e non soccombe ma costituisce un perno immobile tra le due figure, simbolo della Morte in Vita.
Infatti, anche se ora la terra è esuberante nella sua fertilità, è pur sempre uno zenith transitorio in cui la Natura presiede alla morte del Re della Quercia e all'insediamento del suo oscuro ma necessario gemello.

Litha (dal nome della dea sassone del grano affine a Demetra e a Cerere ) rappresenta anche il ciclo agricolo incentrato sui cereali. Nelle Isole Britanniche questo ciclo venne narrato nella storia di John Barleycorn (lo spirito dell'orzo) che vive dalla semina fino al momento della sua morte ad opera della falce, ma che poi rinasce dal suo stesso seme, in un ciclo senza fine ma con momenti ben definiti, caratterizzati da celebrazioni rituali. In questo ciclo il Dio muore e discende agli inferi dove la Dea della Terra lo soccorre e lo fa rinascere.

Litha non è una festa di carattere esclusivamente maschile: nella celebrazione del Solstizio d'Estate è uso onorare sia il Dio che la Dea.
Pare che in questo periodo i culti relativi alla Dea Diana, divinità strettamente legata alla luna, entrassero in grande fermento. Ad essa ed alle altre dee lunari era associata infatti la famosa rugiada che si raccoglieva all'alba del Solstizio d'Estate, liquido dalle grandi proprietà magiche.

Celebrare Casmaran - Litha

Possiamo raccogliere le erbe del solstizio e conservarle come portafortuna. La pianta sacra del solstizio d'estate è l'iperico. L'iperico raccolto a mezzogiorno del solstizio era capace di guarire molte malattie, mentre le radici raccolte a mezzanotte cacciavano via gli spiriti maligni. L'iperico era appeso sulle porte per proteggere le abitazioni dagli spiriti malvagi, e il suo nome greco hyperikon significa appunto "proteggere" o "sconfiggere un'apparizione".
Com'è nella tradizione bruciare nove ceppi nei fuochi di Beltane, è anche costume tirare 9 tipi di erbe nel fuoco di Litha. E sono: Iperico, Ruta, Verbena, Vischio, Lavanda, Timo, Finocchio, Piantaggine e Artemisia.

In tutta Europa si traevano (e forse ancora si traggono) presagi ad opera delle ragazze nubili per sapere se si sarebbero sposate ed eventualmente acquisire indizi sull'identità del futuro sposo. Ad esempio col piombo liquefatto nelle padelle s'individuava, tramite le forme assunte dal metallo, il mestiere del futuro sposo. Altri metodi utilizzavano la chiara d'uovo versata nell'acqua o le fave sbucciate.
In Galles per trovare la propria anima gemella si camminava intorno ad una chiesa nove volte e si metteva alla fine di ogni giro un coltello nella serratura del portone, dicendo: "Qui c'è il coltello, dove è il fodero?" Il simbolismo è evidente...
Usanze logiche se si pensa che la Natura, al massimo del suo rigoglio, favorisce tutto ciò che riguarda l'amore e la fertilità.

E' il giorno delle divinazioni e delle magie domestiche, dei piccoli e grandi riti protettivi legati all'elemento fuoco.
Per celebrare Casmaran possiamo fare cose molto semplici. Ad esempio alzarci all'alba e osservare il sole che spunta, meditando sulle sue qualità e sul suo destino: la massima forza coincide con l'inizio del suo declino.
Possiamo bagnarci con la rugiada solstiziale oppure accendere un piccolo falò nel nostro giardino la vigilia del solstizio e organizzare un piccolo festino con i nostri amici.
Ma possiamo anche celebrare ritualmente questo momento con una veglia che cominci a mezzanotte, in fondo è la notte più breve dell'anno!
All'aperto si può tenere acceso un piccolo fuoco oppure si possono accendere candele rosse o dorate, meditare sui significati di questa festa, ascoltare o suonare musica, leggere poesie, magari in compagnia dei nostri amici.
Al momento dell'alba possiamo salutare il sole dicendo:

"Salute a te Sole nel giorno del tuo trionfo!"

Sentiamo l'energia solare che pervade il mondo.
Possiamo fare offerte di vino e di dolci.

Lughnasadh, celebrazione del raccolto

Lugnassad è la prima dell tre feste del raccolto (e si festeggia quello del grano in particolare), ringraziamento alla terra per i suoi doni.
Veglia per il dio del sole (Lugh), che si festeggia con danze, giochi e fuochi. Festa del pane (lammas).
Festa delle dee Diana e Artemide.
Per i cristiani è San Pietro, e viene distribuito del pane benedetto.
È il giorno in cui inizia l’autunno.
Momento molto adatto alla meditazione e alle attività spirituali.

Lughnasadh (chiamata anche Lammas dai sassoni) cade il 1° agosto e segnava l'inizio della stagine dei raccolti.
Tutti i riti di Lughnasad miravano ad assicurare una stagione di frutti generosi, in quanto un raccolto abbondante assicurava la sopravvivenza della tribù durante i freddi e sterili mesi invernali.
Si praticava anche la raccolta dei mirtilli a scopo divinatorio: se i mirtilli erano abbondanti, si riteneva che il raccolto sarebbe stato più che sufficiente.
All'alba della vigilia di Lughnasad si costruivano piccole capanne coperte di fiori, possibimente vicino a corsi d'acqua, dove gli innamorati dormivano insieme la notte del 31 Luglio.
A Lughnasadh si onoravano Lug, Dio associato sia con il Sole che con la fertilità agricola, e Arianrhod, Dea delle Luna e dell'Aurora. In loro onore si tenevano gare di destrezza sportiva.


Il dio Lugh
Molti luoghi dedicati a Lugh nell'Europa centrale e occidentale testimoniano l'importanza del dio tra i Celti (diversi luoghi venivano chiamati Lugudunon, “il forte di Lugus”, cioè Lugh). L'antico nome Lugus sembra significhi “lucentezza, illuminazione”, e, sebbene ciò sembra ricollegarsi puramente alla stagione del raccolto, è connesso anche a tutte le capacità della mente umana.
Lugh è legato all'intelligenza, a come essa porti alla supremazia della mente sui problemi. Mentre Brigit, la Musa, procura l'energia pura necessaria per lo sforzo creativo, Lugh, l'artista perfetto, sa come forgiare tale energia.
Lugh è esperto in tutte le arti, dalla poesia alla metallurgia, dall'arte della guerra alla musica.
Dovevano esistere diverse variazioni locali della storia di Lugh, che purtroppo sono state dimenticate (nonostante ciò alcuni frammenti di tali storie sembrano essere sopravvissuti attraverso altri personaggi, come nel caso della storia di “Jack il Calderaio” della Cornovaglia). La nascita di Lugh avviene in un periodo di tensioni e pericoli. Il dio è figlio di Cian, figlio di Dian Cécht, e di Eithne, figlia dell'invincibile campione Balor, colui il cui occhio inceneriva tutto ciò su cui si posava. Lugh rappresenta la possibile riconciliazione tra Danai e Fomori (tra saggezza e forze del caos). Poiché la sua esistenza è un pericolo per Balor (secondo una profezia sarebbe stato ucciso dal nipote), appena nato viene nascosto e, come Mabon, svanisce dalla terra ed è ospitato da Manannàn Mac Lir, custode delle profondità marine, dove apprende l'arte della poesia. Cresciuto, Lugh reclama il suo posto a Tara, tra i Tuatha Dé Danann. Come membro dei Danai, partecipa alle lotte contro i Fomori e alla fine distrugge l'occhio del nonno Balor. I Fomori non sono più invincibili e il raccolto è al sicuro.

Secondo la tradizione gallese, egli è figlio di Arianrhod, la Dea Bianca, e di Gwyddyon, suo fratello. La madre, insofferente al nascituro, getta sul bambino tre geasa (divieti). Il bambino non deve avere un nome a meno che non gli venga dato dalla dea stessa, non può possedere armi se non donate da lei e non può avere in sposa una fanciulla mortale. Attraverso l'ingegno del padre Gwyddyon il bambino riesce ad aggirare i geasa , riuscendo ad avere un nome (la madre, stupita dalla sua abilità esclamò: Lleu Llaw Gyffes, che significa “Il leone ha la mano ferma” e che quindi divenne il nome del giovane dio), ad avere le armi (attraverso un travestimento fu la dea stessa a metterle nella sua mano) e una bellissima donna non mortale (venne creata dal padre mediante la magia e l'uso di nove fiori e il suo nome è Blodeuwedd, che significa appunto “viso di fiori”). Blodeuwedd tradisce il marito, riferendo all'amante Grown Pebr il suo punto debole, ma Lleu riusce a salvarsi e a sconfiggere il nemico. Blodeuwedd viene invece tramutata in gufo.

Lugh è l'archetipo dell'eroe salvatore, colui che porta il lieto fine. Come Odino nella mitologia norrena, Lugh possedeva dei corvi profetici secondo le fonti più antiche. I Romani lo associarono a Mercurio (ciò si ritrova nel De bello gallico di Cesare) e ad Apollo-Febo.

 

Mabon - Equinozio d'Autunno


Il Cerchio della Luna organizza per Mabon una serata aperta di celebrazione


“Nel mese del Passaggio
nel difficile varco fra i mondi
l'augurio di custodire
mentre il buio avanza
la memoria della luce ...”  *

Con Settembre arriva l'Equinozio d'Autunno, Mabon, la prima delle Festività dell'oscurità, quando il Dio si prepara a lasciare la Dea ed entrare nel Mondo dell' Aldilà dove regnerà come Signore delle Ombre.
La separazione tra innamorati (o quella tra madre e figlia) è uno dei temi dominanti di questo sabbat.
Dopo aver sacrificato la propria essenza vitale alla Madre Terra, il Dio si trova ora alle soglie degli Inferi diventando il simbolo del passaggio dalla vita alla morte. Sacrificandosi in lei, egli impregna il suo grembo della propria essenza e si trattiene dentro di lei come promessa, poiché egli è la vita.

Nell'antica tradizione, durante questo periodo di "incubazione" il Dio viene chiamato Mabon - figlio della Madre - dall'autunno sino alla Dodicesima Notte, ovvero il 6 di Gennaio.

Mabon ( " Grande Figlio " ) è un Dio gallese. Era un grande cacciatore con un agile cavallo e uno splendido cane da caccia. Probabilmente è la mitologizzazione di un grande condottiero del tempo. Mabon fu rapito dalla madre, Modron ( Grande Madre ), quando aveva solo tre giorni, ma fu salvato da Re Artù ( altre leggende raccontano che fu salvato da un gufo, un aquila ed un salmone ). Però durante questo tempo, Mabon ha vissuto, prigioniero felice, nel mondo magico di Modron -- il suo grembo. Grazie a ciò egli può rinascere. La luce di Mabon è stata portata nel mondo, raccogliendo la forza e la saggezza, in maniera tale da trasformarsi in un nuovo seme. In questo senso, Mabon è la controparte maschile di Persefone, il principio maschile fertilizzante. Modron invece corrisponde a Demetra.

Mabon è la festività dell'equinozio, il giorno che si trova a metà fra i due solstizi; è tempo di equilibrio, quando la luce e le tenebre sono uguali e dà inizio all'autunno.
È celebrato alla fine del periodo più faticoso dell'anno in cui viene effettuato il secondo raccolto;
Il ciclo produttivo e riproduttivo è concluso, le foglie cominciano ad ingiallire e gli animali iniziano a fare provviste in previsione dell'arrivo dei mesi freddi. Generalmente inizia il periodo della caccia.
Molte specie migratorie - come le rondini - avviano il loro lungo viaggio verso sud.
Il cigno è l'uccello dell'Equinozio in quanto simbolo dell'immortalità dell'anima e guida dei morti nell'aldilà.

E' tempo di bilanci; abbiamo sotto gli occhi ciò che abbiamo seminato l'anno passato, possiamo constatare che frutti abbiamo raccolto. In occasione di questo periodo e dell'aratura dei campi erano effettuati un gran numero di riti locali e regionali con il comune denominatore del ringraziamento e della supplice preghiera di mitezza per la difficile stagione in arrivo.

Il periodo dell'equinozio d'autunno veniva chiamato anche Michaelmas o Michael Supremo, il giorno dedicato all'arcangelo di fuoco e di luce alter ego di Lucifero.
Il mese di settembre era anche il periodo in cui si svolgevano i Grandi Misteri di Eleusi, basati sul simbolismo del grano.
Inoltre è il tempo per la fabbricazione del vino, dalla raccolta delle uve alla pigiatura e sino alla sua chiusura nel buio delle botti, con procedure che un tempo venivano accompagnate da rituali ben specifici, perché il processo della fermentazione delle uve era visto come simbolo della trasformazione spirituale che ha luogo durante le iniziazioni e i riti misterici, nel buio dei santuari sotterranei.
Mabon va vista in effetti come una festa iniziatica, rivolta alla ricerca di un nuovo livello di consapevolezza. E' tempo di volgersi all'interiorità: nella parte declinante della Ruota dell'Anno si viaggia dentro noi stessi, entriamo nel tempo del buio per riflettere sui misteri della trasformazione attraverso la morte.



Celebrare Mabon
Il tema è bilanciare le polarità, quindi fate qualcosa a proposito dell'equilibrio della vostra vita. Gli elementi maschili e femminili della vostra personalità hanno bisogno di un un uguale rispetto ed espressione. La notte di Mabon, quando le ore di luce e le ore di oscurità sono equivalenti, è una notte per onorare l'equilibrio della Dea e del Dio e l'armonia della materia e dello spirito, celebrando non solo la vita spirituale del mondo prossimo, ma anche la fisica di questo mondo.
È quando possiamo fermarci, rilassarci e apprezzare i frutti dei nostri personali raccolti.
È un periodo per porre fine ai vecchi progetti mentre ci prepariamo al periodo dell'anno di riposo, rilassamento e riflessione. Il lavoro magico dovrebbe essere di protezione, prosperità, sicurezza e fiducia in sé stessi.

Mabon è considerato tempo dei misteri. È il momento di onorare le divinità anziane e lo Spirito. Le divinità vengono ringraziate per i loro doni, auspicando il futuro ritorno dell'abbondanza per gli anni successivi, ricordandoci di lasciare una parte del nostro banchetto per la Terra e le sue creature: tutto ciò che di commestibile abbiamo messo sulla tavola di Mabon per adornarla e ciò che è avanzato dal banchetto, verrà portato all'aperto ed offerto ad animali ed uccelli in segno ulteriore di ringraziamento verso la Grande Madre Terra che ci ha elargito i suoi doni.

Gli incensi per l'equinozio d'autunnoincludono benzoino, mirra, pino, salvia, ibisco e petali di rose.
I petali di rosa e la salvia possono essere messi anche sulla tavola, a patto che non siano freschi.
Le erbe associate con questa festività sono il grano le foglie di vite e di quercia.
Si possono bruciare i cardi (il significato è che il divino si trasforma nel suo aspetto di Donna Saggia e Cacciatore).
Le decorazioni tipiche di questo periodo dell'anno includono anche la cornucopia, ovvero il corno dell'abbondanza, ricolmo e straripante dei frutti dell'anno, a significare in modo simpatetico l'abbondanza dei doni della Madre.

Durante il rituale si possono invocare gli elementi singolarmente e riconoscerli, ringraziandoli, per le loro influenze benefiche.
Salutateli innalzando il calice per ognuno di essi:

“Alla Terra: per la stabilità, per l'aiuto nel mantenere la casa, la salute, il lavoro ed il benessere
All'Aria: per l'ispirazione che aiuta nella conoscenza e nella comprensione
Al Fuoco: per l'energia che aiuta a sostenere la spinta dell'ambizione di cui necessitiamo per portare a termine i nostri progetti
All'Acqua: per lo scorrere gentile che aiuta a mantenere la calma e l'equilibrio emotivo nei rapporti.“

La Dea appare in veste di Madre dell'Abbondanza, Madre della Terra e Regina del raccolto. Il Dio è visto come Mabon, il Padre del Cielo, Re del Grano e Signore del raccolto. Il Signore e la Signora regnano sulle celebrazioni del ringraziamento che inizia al tramonto e perdura per tutta la notte.

La tavola, imbandita con tovaglia e tovaglioli di colori autunnali, con candele rosse o marroni, può essere decorata con erbe secche, castagne, noci, more, ghiande, mais, fiori di girasole e foglie autunnali. Non devono mancare biscotti di farina di avena, mandorle e vino per ringraziare gli antenati.
Pietanze tradizionali sono il pane di grano, i fagioli le patate e le zucchine al forno.
Il fuoco viene acceso con le foglie secche che si raccolgono in giardino.

Sono molto indicati in questo periodo gli esercizi di rilassamento e di meditazione.
Se ne avete ha la possibilità concedetevi una breve vacanza con l'esclusivo scopo di riposare. L'equinozio d'autunno è il periodo ideale per passeggiate ed escursioni in campagna e in collina, per salutare la Natura che si prepara al suo riposo invernale.

Meditazione per Mabon – Essere Grate


La meditazione guidata costituisce forse il rito più semplice che si possa effettuare.
Tutto ciò che vì occorre è la ricettività che vi permetta di scavare una nicchia silenziosa all'interno di voi stesse assieme alla volontà che si manifesti quanto è parte del mistero. L'uso della parola meditazione evoca spesso sofisticate tecniche di respirazione e interminabilí momenti trascorsi rimanendo seduti in scomode posizioni. Per fortuna, non deve necessariamente essere così; sovente basta chiudere gli occhi e acquietare i pensieri fino a sentire il centro del proprio essere, quell'aspetto di sé che è costante e perfetto.
La meditazione guidata è una modalità che permette di strutturare un'esperienza nell'ambito di questo spazio.

Sedetevi su un comodo giaciglio in una stanza silenziosa, dove avete la certezza di non essere disturbate.
Non sarebbe male se la stanza fosse illuminata da luci soffuse, meglio ancora se queste luci provengono dalle candele; la luce della candela delinea in maniera ottimale il passaggio dalla quotidianità a un'esistenza più primordiale, laddove l'illuminazione era assicurata dal fuoco anziché dall'elettricità.
All'interno di questa nicchia, permettetevi di dimenticare tutti i crucci e le preoccupazioni che hanno scandito la vostra giornata. Attraverso questo gesto che consiste nel distaccarsi dalla vostra consueta esistenza, avete fatto sì che il vostro spazio divenga sacro, «separato da» ogni altra cosa.


Potete leggere la meditazione che segue prima di inziare e poi percorrerne le fasi principali, oppure potete farla leggere a qualcuno per voi, o ancora registrarla su un nastro da ascoltare poi.

Meditazione
Inizia portando la tua attenzione al tuo respiro…all’aria che entra nei polmoni… e che ne esce… al petto che si gonfia… e si sgonfia… stai preparandoti ad un viaggio interiore….
Puoi percorrere con la mente tutto il tuo corpo e portare rilassamento a tutte le sue parti: la testa… il collo.. le spalle… le braccia.. il petto…la schiena… l’addome e i fianchi… le anche…le gambe… giù fino ai piedi...

Ti trovi in aperta campagna, un pomeriggio, il paesaggio è dolce... colline e campi da tempo mietuti... ti incammini per una strada di terra... il cielo è azzurro, con poche nuvole chiare... puoi sentire il tepore del sole sulla pelle, puoi sentire i piedi, passo dopo passo, lungo la strada...e un allegro cantare di uccelli nell'aria... passi accanto ad una vigna, con i suoi grappoli maturi, i chicchi ricchi che brillano al sole...è bello, e puoi sentirti contenta che la stagione ti regali una giornata così, in cui passeggiare, senza chiedere altro...

Mentre procedi noti che poco più avanti dalla strada si dirama un antico sentiero di pietra e sassi... e ti sembra in qualche modo familiare... Al suo imbocco, su una roccia, è inciso il segno delle corna del toro...

Inizi dunque a percorrere l'antico tracciato... e presto raggiungi un boschetto e in esso ti inoltri... mille colori si intrecciano fra gli alberi, la terra e il cielo...puoi sentire un profumo di muschio e funghi nell'aria... e puoi scorgerne famiglie sparse, qua e là...
Mentre cammini puoi notare come i tuoi piedi, le tue gambe si muovano ora ad un rimo diverso, più rilassato...puoi ascoltare il fruscio della brezza, fra i rami..e mille sottili rumori... come di piccoli passi... a poco a poco, quasi silenziosi, cominciano ad affiancarti gli abitanti del bosco... nota chi ti appare per primo...il suo aspetto, il suo colore, il modo di muoversi... poi ne vengono altri... nota chi ti viene più vicino... non hanno paura... sanno che il bosco è sacro, è protetto, è un luogo di alleanza con gli uomini in cui non c'è nulla da temere...

Procedendo insieme giungete ad una radura... un prato fine al cui centro sorge un grande albero di fico... puoi sentire il profumo delle sue foglie.... e dai suoi rami pendono, invitanti, tantissimi fichi maturi...e puoi sentire tutto il tuo corpo si risveglia nel desiderio di quei frutti.. ti avvicini, ne cogli dai rami più vicini e ti siedi lì, ai piedi dell'albero, a gustarne i fichi squisiti... la buccia si stacca con facilità, il sapore è dolcissimo...il gusto intenso, e perfetto!... Puoi mangiarne quanti ne vuoi... ce ne sono così tanti!...

Alla fine ti sdrai nell'erba sofficie...a goderti quel sole tiepido sulla pelle.... quel sole d'autunno che scalda senza bruciare... e puoi sentire il cuore pieno di gratitudine per i doni della vita... per quei raggi dorati.. per quei meravigliosi fichi che hai assaporato...

e ascoltanto dentro di te puoi renderti conto hai ricevuto davvero molti doni dalla vita... prenditi tempo e lascia che emergano... uno dopo l'altro... ... ... e ti affiorino alla mente le persone che ti hanno dato... le ringrazi... ... e ringrazi chi ti ha dato la vita......
.
E mentre la gratitudine scorre dentro di te puoi pensare ai semi che hai piantato... e ai frutti che hai raccolto... ... Qualche frutto è giunto a te come un dono... altri li hai raccolti dopo averli coltivati con amore e fatica.... dando tempo, energia e cura ai tuoi progetti e ai tuoi desideri...
Puoi ora prendere un momento anche per accorgerti che alcuni semi non sono germogliati... che alcuni faticano a crescere... Forse è stato meglio così... forse c'è stato qualcosa da imparare per la prossima volta... magari qualcosa che è mancato... cosa?... ... Anche questo è un dono: una nuova consapevolezza sul tuo cammino...

E infine, ancora pervasa dala dolcezza dell'appagamento, ti rialzi lentamente... e con stupore scopri i tuoi amici del bosco lì... si sono fermati ad aspettarti per tutto questo tempo... e sono pronti ora ad accompagnarti sulla via del ritorno... vi avviate insieme, attraversando il bosco... e puoi sentire la protezione della loro presenza... lungo il sentiero... finché giungete al limitare del bosco, ed è il momento di salutarli.. e li ringrazi: anche loro sono stati un bellissimo dono...

e ti avvii per raggiungere la strada... la campagna... le vigne... e pian piano puoi cominciare a tornare al tuo respiro... qui e ora.. in questa stanza... e quando lo vorrai potrai aprire gli occhi... senza fretta...

DEMETRA e i Misteri Eleusini
di Arthea



« Fatevi avanti
ora nel sacro cerchio della dea,
giocando nel bosco in fiore
voi che prendete parte alla festa divina(1) .»

Demetra, conosciuta come la Dea greca del Frumento era venerata a Eleusi, una città attica di origine Micenea, situata a occidente di Atene. La più importante e antica testimonianza che ci resta del suo culto è l'Inno omerico a Demetra(2) , tutte le altre informazioni ci vengono da frammenti di autori greci posteriori, talvolta cristiani. Il suo nome deriva da un arcaico Dè Meter che potrebbe discendere dal miceneo Gè Meter, Terra Madre(3) , da intendersi forse nel senso di « Madre Natura ». Il mito rappresenta una delle varianti più famose dei culti agrari dedicati al ciclo di morte, rinascita e trasformazione della vegetazione e narra le drammatiche vicende della Dea delle Messi, che partita da Creta(4) giunse a Eleusi, per ritrovare la figlia Core/Persefone, rapita da Ade, il dio degli Inferi.


Precedenti "illustri"

Esistono vari miti che riguardano il ciclo delle Stagioni sotto forma di discesa agli inferi. Il racconto più antico è quello della Dea mesopotamica Inanna/Ishtar e di sua sorella Ereshkigal, la dea delle regioni sotterrane, « il regno da cui non si torna » :

« Coloro che entrano qui non hanno più luce. Di polvere e creta debbono nutrirsi. Sono vestiti come uccelli, vestiti di ali. Polvere è sparsa sulle porte e sulle serrature.»

In questo caso la Dea Inanna non deve liberare sua figlia, ma il suo compagno Tammuz/Dumuzi, il dio della vegetazione e scende lei stessa agli Inferi, in quello che sembra velare uno dei primi rituali iniziatici, collegato a oggetti simbolici, a punti energetici e piani di realtà. Man mano che la dea varca i 7 portali degli inferi viene privata delle vesti e degli ornamenti: della corona al primo portale [la regalità, ma anche il Chakra della Corona], degli orecchini al secondo (il senso dell'udito), quindi delle collane (centro della gola), dei pettorali (centro del cuore), della cintura (Sessualità e Fertilità), dei braccialetti e delle catenelle alle caviglie (i legami e il movimento) e infine delle vesti (il corpo stesso). Condotta nuda al cospetto della sorella, questa la fa torturare con “sessanta afflizioni” in ogni parte del corpo e di conseguenza nel periodo in cui la dea dell'amore e della guerra rimane prigioniera negli inferi, la terra perde la sua fertilità.

« Da quando Ishtar è scesa nel luogo da cui non si torna il toro non salta più sulla vacca, l’asino non monta più la compagna, l’uomo nella strada non si unisce più alla fanciulla(5). »

Allo stesso modo, Iside, la Dea Egiziana della Sapienza e della Magia, andrà alla ricerca del suo compagno/fratello Osiride, il dio del Grano e della Birra, fatto a pezzi dal fratello Set, come una spiga viene che battuta per separarne i chicchi. Osiride, una volta “ricomposto” da Iside, andrà a regnare negli Inferi come aspetto della luce del Sole in fase decrescente(6) , (il sole estivo la cui luce inizia a diminuire dal solstizio d'estate a quello d'inverno) e notturna (la parte di giornata nella quale si immaginava che il disco solare viaggiasse sottoterra, per tornare all'alba) .

Perché un tempo il ciclo agrario era celebrato ritualmente?

Viviamo in un’epoca e in una parte del mondo in cui è diventato piuttosto raro partecipare in prima persona alla preparazione del pane: dal momento della semina a quella del raccolto, dal momento della macinatura a quello della panificazione”. Al contrario, anticamente, in periodi astronomici e meteorologici precisi, tutto questo processo era vissuto attraverso una serie di momenti sacri, scanditi e celebrati ritualmente non solo dalle piccole società agricole produttrici, ma anche dalle grandi città, dipendenti dai prodotti delle campagne e delle colonie(7) . Durante l’anno liturgico venivano indette Grandi Feste nelle quali si rappresentavano le tragiche(8) vicende di quelle divinità che incarnando “gli spiriti” della Natura, sacrificavano se stesse per la collettività, morendo (frutti) e risorgendo (semi) stagione dopo stagione.

«Quando Demetra giunse nel nostro paese, nel suo peregrinare a seguito del rapimento di Core, e provò un sentimento di benevolenza nei confronti dei nostri antenati per i servizi ricevuti (di cui solo agli iniziati è consentito sentire parlare), concesse due doni, che sono i più grandi che esistano, i frutti della terra grazie ai quali non viviamo come bestie, e l’iniziazione, in virtù della quale coloro che vi partecipano godono delle più dolci speranze per la fine della vita e per l’intera durata della loro esistenza(9) .»

Le sacre feste avevano due livelli di partecipazione: uno collettivo e uno iniziatico. Nel primo si celebrava il raccolto materiale, mentre con il secondo si comprendeva che c'era un modo di “coltivare il proprio futuro” che offriva anche un raccolto “spirituale”. A quel tempo l'essere umano si sentiva ancora figlio della Natura e aveva logicamente dedotto che le leggi, i cicli e le metamorfosi che trasformavano un seme in frutto, erano le stesse che regolavano le stagioni della vita psicofisica dell’individuo. Si poteva quindi ottenere un prospero raccolto sia da vivi che da morti se ci si preoccupava di coltivare anche il “terreno”(10) dell'Anima. In questa prospettiva, lo stesso Ade, Signore dei Morti, non veniva rappresentato dagli Eleusini come personificazione della morte ingiusta, ma come espressione della ritmica danza della Vita che si alterna con la Morte, se a Roma il dio, venne identificato con Plutone, il nume tutelare della ricchezza, esprimendo un chiaro parallelismo tra il raccolto messo via per l’inverno(11) , e la giusta ricompensa dopo la morte:

« […] subito alla sua casa mandano, nume tutelare, Pluto, che dispensa ricchezza agli uomini mortali(12) . »

« Felice tra gli uomini che vivono sulla terra colui ch’è stato ammesso al rito! Ma chi non è iniziato ai misteri, chi ne è escluso, giammai avrà simile destino, nemmeno dopo la morte, laggiù nella squallida tenebra(13) .»

« ... Quando Demetra ... concesse ... l'iniziazione, in virtù della quale coloro che vi partecipano godono delle più dolci speranze per la fine della vita e per l'intera durata della loro esistenza(14) »

DEMETRA come espressione di Madre Natura e mitica fondatrice dell'agricoltura.

Il culto di Eleusi nella sua forma più antica, a differenza degli altri culti agricoli, è una religione “al femminile”. In esso non troviamo la coppia divina della Dea e del Dio. Demetra non ha un figlio, fratello e compagno, ma la storia gravita intorno al rapporto affettivo tra una Madre e una Figlia. La figura di Dioniso, all'interno di questi misteri, compare più tardi e anche Ade, fratello di Demetra, non è il suo “paredro”(15), ma al pari di Ereshkigal, serve a spiegare il motivo per cui la vegetazione in autunno si ritira attraverso la discesa di una divinità femminile collegata al grano, invece che per mezzo di un dio della vegetazione. In un culto al femminile verrebbe da pensare a una triplice manifestazione della Dea, se non fosse che Demetra e Core, pur rispecchiandosi l’una nell’altra sono solamente in due, se non si calcola l'aspetto di donna anziana che la Dea delle messi assume mentre cerca la figlia. Potremmo allora essere in presenza di una Dea Doppia, come manifestazione di un’unica divinità della Natura, nel suo duplice aspetto di Vita e di Morte, tenendo conto anche del fatto che alcuni studiosi associano il nome di Demetra con quello di Core partendo dal miceneo ko – wa (Core e) fino a ma – ka che diventerebbe Ma – Gà e successivamente Da – meter. Nell'Inno a Demetra, la figlia della Dea viene però sempre chiamata Persefone, quindi in mancanza di prove, la cosa più semplice è considerare le due Dee come manifestazioni della Natura stessa, sul modello di quella che diverrà poi l'idea di un una Unità che si manifesta nella Molteplicità dei doni della terra . Madre Natura rivela se stessa nella forma di Demetra come Dea delle messi, quindi della Terra(16), ma si dimostra anche Dea Celeste, perché nell’inno le tappe della ricerca della figlia vengono distinte attraverso precisi momenti stagionali. La Natura si manifesta in Demetra, che si incarna sul piano materiale in Persefone, così da poter nutrire l'umanità nella sua qualità di dea seme . « Per la terza parte dell’anno » compie il suo ciclo in questa condizione restando « dentro la densa tenebra », mentre per due terzi torna dalla madre e con gli altri immortali. Non è ovviamente la Natura che ha dato di sé l'immagine di una Dea(17), ma la percezione culturale degli esseri umani, che la immaginano come una Donna Immortale i cui stati d'animo spiegano metaforicamente perché e quando la vegetazione si ritira e si occulta, oppure inonda i campi di fiori rigogliosi e messi abbondanti. All'immagine di Demetra, gli abitanti di Eleusi affidano il loro oscuro passato protostorico di cui anche loro hanno perso memoria, rendendola mitica fondatrice, protettrice e divulgatrice(18) delle tecniche per seminare, raccogliere e trasformare uno degli aspetti vegetali più importanti per la sopravvivenza della società rurale stanzializzata: il Grano. Questo fa pensare a certe teorie che vedono la nascita dell'agricoltura collegata all'azione soprattutto delle Donne. Persefone, da parte sua, rappresenta il prodotto della Natura, il seme di Demetra, che ricorda il successivo mito cristiano del dio Ebraico che si manifesta in suo figlio, il Cristo, il cui culto si fregerà del pane di Demetra e del vino di Dioniso come simboli della sopravvivenza spirituale.


L'EPOPEA di DEMETRA e IL CICLO del GRANO

Il fatto che il ciclo del grano nel mito Eleusino venga descritto con 3 fasi, può essere spiegato sia che ci si riferisca a 4 stagioni(19) , che ci si affidi al calcolo delle levate eliache(20) , rintracciando la quarta fase non nell'Inverno e neanche nell'Autunno che fanno entrambi parte delle fasi della vita del seme, (quando cioè questo è nascosto nella terra), ma in un momento simile a quello indicato simbolicamente dalla Luna Nera, una fase “invisibile” che non fa parte apparentemente del ciclo riproduttivo della semente, ma che comunque esiste come “fase nascosta” , come “occultamento” del seme prima che venga ri-piantato. Questo momento potrebbe coincidere con la fine dell'estate, quando i semi raccolti sono “prigionieri” nel buio dei granai di Plutone, in attesa di essere ricondotti nel regno sotterraneo di Ade. Questo luogo “della vita dopo la morte” e “della morte che conduce alla vita”, dove il seme attende(20) il tempo della prossima trasformazione è equiparabile in un certo senso all'ingresso dell'aldilà, uno spazio nel quale le anime attendono di reincarnarsi o dove soggiornano il tempo di rendersi conto della nuova vita che le attende .

Nel periodo in cui Demetra va in cerca di sua figlia per liberarla indossa l’abito nero, come nera è la terra ricca di humus dopo che è stata arata dalle energie incanalate del Toro. Non siamo ancora in inverno, ma potrebbe trattarsi proprio del tempo che intercorre tra la mietitura e la semina, tra fine estate e inizio autunno. La terra in questa fase è apparentemente sterile, nel senso che non ha ancora ricevuto il suo stesso seme da ritrasformare, ma nasconde dentro di sé tutta la potenzialità della generazione. Siamo molto lontani dalla visione della Donna e quindi della Terra(21), svilita a contenitore di un seme maschile introdotta da Aristotele e Platone(22) e passata nel cristianesimo:

«Nei campi coltivati a frumento l’aratura inizia a metà giugno, subito dopo si concima e si ara una seconda volta a metà settembre, perché la terra destinata a frumento deve essere pronta per i primi di novembre. Ogni aratura è da ritenersi una ripulitura della terra dagli agenti infestanti ed un arricchimento in azoto ed ossigeno. Il gelo poi frantumando la zolla, la rende polverosa e la depura dagli insetti(23) .»

I Rituali dei Misteri Eleusini si celebravano tra settembre e ottobre e il tempo della semina, si collocava proprio a metà autunno, verso ottobre, il mese dei morti e del moderno Samhain.

« La Semina, a spaglio, varia infatti con il clima: nelle regioni settentrionali in pianura inizia in ottobre, in quelle meridionali nella seconda metà di novembre. Il seme va sottoposto preliminarmente a vagliatura, un altro degli strumenti sacri a Demetra ed a Dioniso, per eliminare le impurità. Si effettua una selezione preliminare del seme mediante crivello a maglie larghe. Nei paesi freddi vengono preferiti i semi grossi perchè contenendo più sostanze di riserva, sopportano meglio il freddo. »

Prendendo per buono quanto ipotizzato fino ad ora, nel momento in cui Demetra si ferma a Eleusi, la semina è stata finalmente compiuta. La Dea, “ospite dei mortali”, riposa e attende sotto le mentite spoglie di una vecchia nutrice, ma in realtà è una Madre che attende di partorire, è la terra che ha riavuto il suo seme, e attende di “ritrovare”, cioè dare di nuovo alla luce sua figlia. Il nascondersi nei panni di una Vecchia può essere simbolicamente ricollegabile al fatto che la Donna incinta e la Donna anziana condividono una condizione simile, cioè l'essere “divenute sterili”. Questo stato permette loro di acquisire una maggiore saggezza e potere, perché l'energia viene rivolta verso la creazione interiore, rispetto a quella esteriore. La donna incinta è sterile solo per il tempo che le serve a portare avanti la crescita del seme che sta facendo sviluppare dentro di se (allattamento compreso). In questo periodo il suo ciclo ovulatorio(25) si interrompe, così come la vegetazione in inverno rallenta il suo battito, ma questo non vuol dire che le energie non siano comunque impegnate in uno sforzo creativo, perché è proprio in inverno che il seme sviluppa le radici e coltiva quelle energie che gli permetteranno di spingersi con forza fuori dalla terra.
Un altro dei molti motivi per equiparare la Natura a una Donna immortale è svelato e nel tempo dell'attesa la Dea non sta con le mani in mano, ma usa la sua intelligenza emotiva e intuitiva, esaltata dallo stato in cui si trova, per condividere e diffondere le sue conoscenze alla comunità. Come Dea Celeste, cerca di rendere immortale il piccolo figlio della regina, nello stesso momento in cui Persefone come Dea Ctonia, entra nella fase di seme-anima vivendo e formandosi all'interno dell'utero-terra di sua madre. L'alto e il basso(26) si connettono, come l'anima e il corpo, ma il suo tentativo di donare l'immortalità fisica alla razza umana viene interrotto dalla regina che la scopre:

«O mortali sciocchi e insensati, incapaci di prevedere il destino, buono o cattivo! [...] avrei reso tuo figlio immortale, ora invece non potrà sfuggire alla morte e al fato [...] ».

Subito dopo aver pronunciato queste parole di rimprovero, decide però di istruire gli abitanti sui suoi “Riti di perfezionamento” e chiede che per questo motivo le sia costruito un Tempio nel quale insegnare all'anima come poter accedere alle zone più felici dell'aldilà.

Qui termina la funzione del divino come mitico antenato neolitico(27) ed entriamo in epoca protostorica con il passaggio dall'allevamento all'agricoltura. La divinità affida i suoi segreti a sacerdoti che vengono scelti tra gli esponenti delle famiglie che l'hanno ospitata, ovvero una stirpe di ierofanti formata in prevalenza da pastori (Eumolpo), procari (Eubuleo) e bovari (Trittolemo(28)) . Questi sono forse i mitici discendenti dei clan familiari che svilupparono e/o importarono le tecniche dell'agricoltura(29) e che trasformano un sistema di istruzione iniziatica da familiare-tribale in sociale-urbano ritualizzando i modi per “addomesticare” (30)la Vita e la Morte:

« ... Allora niente di meglio di quei misteri, che ci hanno sottratto a una vita rozza e selvaggia e resi civili e disponibili alla cultura umana; e le iniziazioni, come sono dette, così davvero abbiamo conosciuto i principi della vita, e abbiamo ricevuto la dottrina non solo per una vita felice, ma anche per una morte sostenuta da una speranza migliore(31) .»

PERSONAGGI IMPORTANTI nell'EPOPEA di DEMETRA

1) IAMBE

Nell’Inno a Demetra vi è un episodio che ha precedenti o similitudini nei miti di altri popoli. Iambe (o Baubo a seconda delle fonti), una delle figlie della regina, cerca di consolare la Dea, dai bei capelli, che chiusa nel suo dolore se ne sta in silenzio e digiuna. Vi riesce facendola ridere con scherzi e motti osceni:

«Ma Demetra signora delle messi, ricca di doni, non volle sedersi sul trono splendente e aspettò silenziosa, abbassando i begli occhi, finché l'accorta Iambe le pose vicino un robusto sgabello, e sopra vi stese un candido vello. Qui sedendo, la dea si teneva il velo con le mani. A lungo rimase seduta, muta e angosciata, senza rivolgere parole o gesti ad alcuno: non sorrideva, non toccava né cibo né bevanda, struggendosi di nostalgia per la figlia dall'alta cintura. Finché l'accorta Iambe, con scherzi e con molti motteggi, indusse la dea veneranda a sorridere, a ridere e a rasserenare l'animo (Iambe che anche poi fu sempre cara al suo cuore(32)) . »

Anche se si potrebbe trattare di riferimenti riguardanti la pratica ritualistica della purificazione e del segreto iniziatico, non si può negare alla vicenda un ruolo catartico. Provocare una risata in una persona che sta attraversando un brutto momento è come veder sbucare all’improvviso un raggio di sole in un cielo in tempesta. Un motto di spirito, una frase oscena, interrompono e spezzano con effetto esplosivo e terapeutico (risoterapia), il silenzio e l’isolamento nei quali finiamo per rinchiuderci a causa del dolore. Il riso spezza la tensione e riequilibra le energie in una situazione drammatica. Il nome Iambe, non a caso, è anche l’eponimo della poesia giambica, tradizionalmente scurrile (sessuale) e “violenta” (satirica), la cui origine è connessa con le feste di Demetra e Dioniso. La comicità oscena e il fare l’amore sono legati, perché entrambe le cose rendono sicuramente allegri(33) . Non dimentichiamo, infatti, che la Sessualità è collegata direttamente alla fertilità e all’azione creativa–trasformativa. A questa categoria di personaggi “satirici” appartengono anche il dio egiziano Bes che mostra i genitali per distrarre le partorienti dal dolore e la dea Celtica Sheila na Gig(34) che mostra il suo sesso femminile allargato per indicare la porta della vita, tutte similitudini che confermerebbero l'episodio di Iambe come momento in cui Demetra è in attesa di “partorire” Persefone, facendola cioè tornare dagli inferi uterini della Terra.


2) LA DEA ECATE

«Dicono che “portatore di luce [fosforon] è il fuoco misterico ... L'iniziazione avviene di notte e in forma oscura perché i non iniziati non ne vengano a conoscenza ovvero perché è di notte che si celano i misteri ... (35)» ; «Chiamavano “astro che porti la luce” [fosforon] il fuoco misterico, perché i misteri si svolgevano di notte(36) .»

Nel culto di Mitra esistono due figure maschili chiamate dadofori, i “portatori di fiaccola”, uno la tiene alzata e l'altro abbassata, indicando sia le porte solstiziali attraverso le quali entrano ed escono le anime, sia la luce e il buio che si contendono il loro posto nel mondo quando le giornate si allungano o si accorciano(37) . Nel culto di Demetra questa funzione di portatrice di fiaccola è assegnata a Ecate. Questa Dea appare di sfuggita all’inizio del racconto per confermare il rapimento e subito dopo si mette in viaggio con Demetra, stringendo nelle mani fiaccole ardenti. Potrebbe trattarsi anche in questo caso di un riferimento alle porte solstiziali collegando il ciclo solare non a un Dio, ma a una Dea attraverso la metamorfosi stagionali del grano. Anche Ecate, successivamente collegata alla magia, alla Luna e agli inferi, potrebbe essere stata in origine una Dea Celeste intermediaria, così come si scorge anche dagli Oracoli Caldaici(38) :

« “Nel fianco sinistro di Ekate risiede la sorgente della virtù che permane tutta quanta all'interno, senza perdere la verginità”. [...] Icaldei descrivono Ekate come una dea che occupa l'ordine divino intermedio e gioca un ruolo centrale posto tra tutte le potenze. Così, mentre pongono nella parte destra del suo corpo la fonte delle anime, nella sinistra pongono la sorgente delle virtù.»

La prima fonte antica che nomina Ecate è Esiodo nella sua Teogonia, anche se, secondo gli studiosi, si tratterebbe di una Dea Madre preolimpica assorbita dal pantheon greco(39) . Di lei il poeta dice che « sopra tutti Giove Cronide onorò, alla quale dette fulgidissimi doni: parte le dette della terra, del mare che mai non si miete: e anche ella ha potere nel cielo gremito di stelle(40) ». Si tratta quindi di una dea al di sopra di tutti gli dei, che più «d'ogni altra, riscuote onore fra i Numi immortali». Il suo epiteto è anghelosa, (in italiano Angelo), ovvero la messaggera , essa appare all'inizio della storia per avvertire Demetra del rapimento e appare alla fine quando Persefone viene liberata, divenendo presenza fissa nel corteo rituale di Demetra. Appare dunque per segnalare e annunciare come i dadofori la discesa e la salita del Sole in rapporto al Grano: ovvero di Persefone Seme che scende agli inferi dopo il Solstizio di Inverno(41) e si manifesta in tutto il suo splendore di spiga matura da mietere con il Solstizio d'Estate, per venire liberata dalla materia e ascendere all'Olimpo con la Madre e gli altri immortali:

« Venne loro vicino Ecate dal velo splendente e abbracciò stretta la figlia dell'augusta Demetra: da allora la dea è sua battistrada e sua scorta(42) .»

In virtù di questa potestà su tutti i mondi nessuno meglio di Ecate può essere guida per tutti coloro che stanno attraversando territori fisici e psichici sconosciuti e quindi “oscuri”(43) . Come una luce nel buio(44) la Dea segnala la strada ai viaggiatori aiutandoli a non smarrirsi nella traversata tra un mondo e l'altro, tra l'angoscia della perdita e la felicità del ritrovamento, tra il buio della “notte più lunga dell’anno(45) ” e il momento in cui la luce “rinasce(46)” . Ecco allora che anche il grano, come il Sole scende sotto forma di energia vitale nella terra in autunno (discesa), dove crescere fino a riemerge aprendosi la strada nel buio del grembo materno in inverno (risalita): un chiaro parallelismo con il viaggio spirituale del profano (seme) che si trasforma in neofita (nuova pianta), per raggiungere la sua maturazione di iniziato (spiga).


UN CULTO MISTERICO FEMMINILE, MASCHILE o MISTO?

All'inizio ho definito il Culto di Demetra come una religione “al femminile”, perché i personaggi chiave sono Dee, ma questo non deve fare pensare che all'epoca si trattasse di una religione rivolta solo alle Donne, anche laddove Erodoto dice che:

« Furono le figlie di Danao a portare dall'Egitto questo rito iniziatico e insegnarlo alle donne pelasgiche. In seguito, dopo che i Dori scacciarono l'intera popolazione dal Peloponneso, questo rito scomparve; dei Peloponnesi solo gli Arcadi, che erano rimasti senza migrare lo conservarono. »

Nelle fonti i Misteri vengono presentati come aperti e rivolti a tutta la popolazione, semmai, come spesso accadeva in altri culti della Dea Madre i ruoli più importanti non erano sempre ricoperti in ugual misura da sacerdotesse e sacerdoti. Forse per il passaggio da un'epoca neolitica più paritaria a un'epoca storica sempre meno disposta a dividere il potere e la conoscenza con le donne. Si trovano effettivamente più citazioni riferite a iniziati che a iniziate (le « Melissai(47) », le Api di Demetra). Si riscontrano comunque frammenti in cui si parla di Donne Ieronfantidi, e Donne che iniziano gli Ierofanti, cosa che induce a pensare che la tradizione mista dei clan familiari religiosi Eleusini riuscisse a conservare in parte le sue tradizioni e quindi a opporsi alla cultura e alla filosofia classica Ateniese, famosa per il suo maschilismo.

« ... le Ceropidi mi consacrarono ierofante di Deò(48) » ; « È una famiglia di Atene, dalla quale era tratta la sacerdotessa di Demetra e Core; questa precedeva a iniziare i misti a Eleusi(49) » ; « ... Lo ierofante, le ierofantidi, il daduco e le altre sacerdotesse portano una corona di mirto e per queste ragioni [Sofolcle] lo attribuisce come corona a Demetra(50) .» ; « ... [Le ierofantidi] Quelle che fanno vedere gli oggetti sacri a chi viene iniziato(51) .»


Il SIGNIFICATO SPIRITUALE del CICLO del GRANO e di altre Piante che appaiono nel mito.

Non bisogna pensare che il senso profondo di un culto antico, possa venir limitato da problematiche socioculturali e sessuali. Il vero ostacolo alla sua comprensione sono le informazioni insufficienti e la mancanza di testimonianze dirette, di conseguenza sento il bisogno di iniziare la seconda parte di questo studio ammettendo subito che per affrontarlo non potrò fare altro che muovermi nel terreno dell'opinione soggettiva, in base a un confronto quasi etnografico, tra i culti esoterici antichi e le mie esperienze nell'esoterismo del XXI secolo.


1) LA SPIGA

« La fioritura del Grano si verifica a 30 giorni circa dalla semina. I fiori sono a grappolo, dal colore bianco tendente al rossastro e sono di un effetto davvero spettacolare. Nell’arco di tempo che va dalla candelora alla primavera e dalla primavera all’estate, il frumento, subisce varie trasformazioni: dopo la semina la prima fase è la nascita della piantina di grano, quindi segue la germinazione, e poi vi è l’accestimento con la formazione di germogli laterali. Si succedono allora la Fioritura, durante la quale avviene la fecondazione del fiore (gli stami fecondano l'ovario dello stesso fiore) ed alla fine si verificano la levata, allungamento dello stelo, e la spigatura, formazione delle spighe e conseguente maturazione. L’epoca in cui il frumento viene raccolto varia a seconda della varietà del grano, del clima e della zona di coltivazione: luglio-agosto nel settentrione, in montagna, maggio-giugno nel meridione. Il Taglio delle piantine viene eseguito a mano con la Falce Messoria, formata da una lama curvata ad arco (cfr. il crescente lunare e le corna del toro) con immanicatura in legno. I fasci di grano vengono legati a formare il Covone nell'intento di effettuare una prima essiccazione del prodotto in modo che il grano si separi più facilmente dallo stelo durante la successiva fase di battitura. I covoni vengono disposti sul campo in mucchi allungati o circolari e lasciati a completare completino la maturazione (stagionatura). Con l’operazione della battitura si tende a separare il grano giunto a maturazione dalla paglia e dagli steli. Dopo la battitura, si passa il grano al Vaglio, cioè si setaccia per dividere nuovamente il grano dalla pula, ma soprattutto i semi buoni da quelli vuoti. Il grano, ripulito, viene diviso in una parte destinata in fasi successive alla macina del molino, per essere ridotto in farina ed in parte per essere messo da parte per la prossima semina(52) .»

Queste descrizioni tecniche moderne, sono importanti per illudersi di riuscire a penetrare almeno un poco le simbologie dei culti misterici antichi. Uno strumento rituale importante sia nel culto di Dioniso che di Demetra era per esempio il Vaglio, il cui significato come strumento iniziatico è palesato dal suo stesso utilizzo. Un altro elemento che collega tecniche agrarie e misteri spirituali si trova nella Villa dei Misteri di Pompei, legata al culto di Dioniso, dove vi è l’immagine di una divinità alata e nuda, (simile ad una nike vittoriosa(53)), che batte con una frusta una iniziata appoggiata sulle gambe di un’altra donna, situazione che ricorda il metodo di battitura al banco del grano, quando viene percosso con un bastone sopra una panca, palesando non solo un simbolismo di fertilità, come nelle feste romane dei Lupercali, ma anche una pratica di purificazione e forse una tecnica di trance indotta(54) .

Anche nei miti Cananei c’è una illuminante immagine che esprime la lotta degli elementi e l’azione traumatica e violenta della battitura. La Dea Anat adirata con il dio Mot, il dio sotterraneo dei morti, per scongiurare la siccità decide di convincerlo a rimandare in cielo il dio Baal, il dio della pioggia, nonché fratello e marito di questa , usando “periodicamente” le maniere forti, trattandolo, cioè “come un grano da semina” :

« […] lo afferrò e lo spaccò in due con la spada, lo bruciò con il fuoco e lo pestò con macine da mulino, poi lo gettò in un campo e gli uccelli predarono le sue carni(55) ».

Tornando a Eleusi, una fonte cristiana, ci rivela invece che il momento più importante del rituale eleusino era l’essere ammessi alla “contemplazione” della spiga di grano mietuta in silenzio.

« […] gli Ateniesi, nell’iniziazione di Eleusi, mostrano a coloro che sono ammessi al grado supremo [epopteuosi] il grande e mirabile e perfettissimo mistero [mystêrion] visionario di là: la spiga di grano mietuta in silenzio. Lo ierofante in persona … che si è reso impotente con la cicuta e si è staccato da ogni generazione carnale, di notte a Eleusi, in mezzo alla luce delle fiaccole, nel compiere il rituale dei grandi e ineffabili misteri, grida e urla proclamando: ‘Brimò Signora ha generato il sacro fanciullo Brimós(56)!’ »

Il neofita, come Persefone, è simile a un seme , che si trasforma in germoglio, mette radici e si fa strada nella Terra per realizzare la sua potenzialità. Egli insegue “egoisticamente” la sua realizzazione per tutta la prima fase della sua vita iniziatica. Non pensa ad altro che a se stesso, a diventare ciò che sente di poter essere, finché non arriva il tempo in cui come la spiga deve essere mietuto. Muore allora il neofita e nasce l'iniziato, il frutto della dea che si unisce alla comunità dei fratelli entrando in una dimensione spirituale più altruistica. L'iniziato come la spiga mietuta offre dunque se stesso e i suoi semi, cioè la ricchezza della sua esperienza personale, che nel tempo ha “maturato” e può ancora “perfezionare”. Questo viaggio ha la sua perfetta corrispondenza nel ciclo astrologico stagionale: il germoglio nato in febbraio, si fa audace a Marzo, nella Casa dell'Io, ma anche della Primavera e dello spirito irruento e adolescente dell'Ariete il cui unico desiderio è quello di brillare nel sole del Leone. Nel momento in cui la spiga raggiunge il suo massimo splendore viene mietuta e accolta nella VI casa, nel grembo della Vergine dedita al servizio per gli altri, sotto l’influsso del riflessivo e psicopompo Mercurio. Poiché la spiga morendo dona nuovi semi, (future spighe), allo stesso modo l’essere umano uscendo dalla fase dell’Io voglio e accede alla VII casa, quella delle relazioni con l'altro, la casa della Bilancia, dell'Autunno e della Nuova Semina. Se lo ierofante eleusino si rendeva davvero impotente con la cicuta, come dice Ippolito, allora forse lo faceva in analogia con il significato della spiga mietuta per testimoniare la sua rinuncia alla procreazione e ai valori materiali, in favore di quelli spirituali(57) . Lo stesso si dice facessero i sacerdoti di Cibele che si eviravano e donavano i loro testicoli pieni di potenza generativa, alla grande Dea Madre Frigia. Nelle melagrane di Cibele(58) , come nelle spighe di Demetra, vi sono infatti molti semi (la comunità degli iniziati) che sono tutti figli e fratelli nella Dea.

2) Il NARCISO

« Comincio a cantare Demetra dai bei capelli, dea venerabile,e la sua figliola dalle caviglie sottili, che Adoneo rapì – glielo concesse Zeus onniveggente, signore del tuono, ingannando Demetra. [...] Coglieva le iris e il giacinto, e anche il narciso – insidia per la tenera fanciulla - che la Terra generò su richiesta di Zeus, per compiacere il signore infernale: straordinario fiore splendente, prodigiosa visione per tutti quel giorno, sia per gli dèi immortali che per gli uomini mortali. Dalla sua radice erano sbocciate cento corolle, e al suo profumo fragrante sorridevano l'ampio cielo e tutta la terra e la salsa distesa del mare. Stupita, la fanciulla protese entrambe le mani per cogliere il bel balocco: ma l'ampia terra si aprì nella pianura di Nisa, e ne uscì con i suoi cavalli immortali il signore che ha molti nomi e molti sudditi, figlio di Crono. Afferrò la ragazza e la condusse via sul suo carro d'oro. Ed essa riluttante e in lacrime mandò un grido altissimo(59) [...]»


Il fiore del Narciso contiene una narcotossina così potente che già solo il suo profumo può dare senso di torpore. Questa proprietà, espressa dal suo nome greco narkw, « intorpidisco, irrigidisco », lo pone “teoricamente” tra le “erbe magiche e piscotrope” in grado di far entrare in uno stato lievemente alterato di realtà. Di certo non si tratta di un fiore comune, perché il suo nome compare nell'omonimo mito di Narciso, il cui simbolismo gravita intorno a uno strumento iniziatico molto importante: lo specchio, presente anche nei misteri dionisiaci.
Il fiore di narciso, « insidia [...] la fanciulla dal roseo volto », creando un gioco di specchi (« dalla sua radice erano sbocciati 100 fiori » ) che le impediscono di vedere oltre il desiderio immediato di possedere quella stessa immagine. Distratta e «attonita » si rende vulnerabile e viene rapita mentre protende « le due mani insieme per cogliere il bel giocattolo » . Parallelamente, Narciso si innamora dell'immagine effimera di un amante inesistente. Scambia se stesso per quel che vuole vedere(60) e inseguendo un pallido riflesso cade nell’acqua e affoga. In entrambi i racconti è presente un inganno, ma mentre Persefone si trasformerà da sprovveduta adolescente in regina del suo mondo interiore e esteriore, “maturando”, Narciso, invece, pagherà con la vita il suo profondo egocentrismo e disprezzo per gli altri che finisce per estraniarlo dalla realtà.

3) LA FARINA

Con lo stesso strumento con cui da neofita divideva il “grano dalla pula”, il suo vero Io dalle voci confuse e contrarie, i pregi dai difetti, la verità dalla paura, ancora più severamente l'iniziato continua a dividere i semi pieni da quelli vuoti, per rilasciare nella terra solo le azioni migliori. Pronto a dare il suo contributo nel mondo destina parte delle sue energie per i nuovi germogli, parte per i suoi fratelli, parte per tutti gli altri. L’iniziato non si risparmia, perché sa che un altro modo per rendersi utile è quello di raffinarsi ulteriormente trasformandosi in farina, e per questo può “macinare se stesso nella ruota della solidarietà e del sostengo reciproco”. Ad ogni rito rinnova il patto di alleanza con la Dea, per garantire la continuità dei misteri, che nelle fasi più antiche coincide con la vita stessa della società rurale. Nella sacra mensa si celebra l’unione e la fratellanza dei fedeli di Eleusi che mettono in comune frutti, talenti e obbiettivi, attraverso la condivisione del pane e del ciceone. Questi vengono preparati mescolando insieme alla farina del proprio sacco, (il lavoro su se stessi) la carne e il latte della Dea, con i quali Madre Natura sostiene i suoi figli.

4) LA MELAGRANA

Il melograno è un alberello spinoso originario delle regioni a sud del Caucaso, a nord dell'India, presente dall'Afghanistan alla Persia. Da millenni il suo frutto, simile nella forma all’utero materno, alle ovaie femminili, (ma anche ai testicoli maschili) è simbolo di fertilità, sorellanza/fratellanza e solidarietà. Il suo significato di fertilità e quindi di rinascita, la sua comparsa in autunno, ha fatto si che fosse considerato un cibo particolarmente gradito ai defunti, perché associato alla vita dopo la morte, così come si vede nell’escatologia etrusca nella quale le libere donne etrusche ci guardano sontuosamente distese sui loro sarcofagi tenendo in una mano una melagrana e nell'altra un ventaglio a forma di palma, altro simbolo solare di resurrezione attribuito alla Dea Madre. Il fatto che Ade cerchi di non perdere l'amata Persefone facendole mangiare un chicco di melagrana e che lei accetti(61) , fornisce una spiegazione mitologica dei meccanismi biologici dell'agricoltura, ma supporta anche l'idea che gli Eleusini credessero nell'immortalità dell'anima come gli Egiziani:

« Figlia, non avrai certo mangiato del cibo là sotto? Parla non nascondermi nulla. [...] Se no, scendendo di nuovo nei recessi della terra vivrai laggiù ogni anno per un terzo delle stagioni e per gli altri due terzi con me e con gli immortali. Non appena la terra a primavera si coprirà di fiori profumati e variopinti, dalla tenebra densa risalirai, grande prodigio per gli dèi e per gli uomini immortali(62) . »

Quello che appare come un triste destino per Persefone, rappresenta in realtà il miracolo della vita che si rinnova, un prodigio che per gli esseri umani ha rappresentato non solo la possibilità di una svolta evolutiva, ma anche la speranza di una vita felice dopo la morte. Persefone, passando una parte dell'anno con il suo Compagno, come Regina dell'Aldilà, estende infatti l'influenza della Vita nel mondo della Morte(63) :

« O tre volte beati i mortali, che visti quei misteri, vanno nell'Ade, perché solo per essi laggiù c'è vita, mentre per gli altri, non vi è che male(64) » ; « [...] Sembra che coloro che vengono iniziati siano destinati a stare tra i pii... [...] ... Sembra che nell'Ade gli iniziati godano di maggiori privilegi rispetto ai non iniziati(65).»




I MISTERI

Parallelamente al culto agricolo si svolgevano celebrazioni a carattere iniziatico. Di questi riti abbiamo informazioni assai scarse e frammentarie pervenuteci per lo più in forma sincretistica, secondo la tendenza eclettico-ellenistica del tempo, che tendeva a sovrapporre e mescolare religioni diverse o attraverso fonti cristiane il cui scopo non era capire, ma denigrare le altre fedi. Il Culto di Eleusi si celebrava nel santuario di Demetra e di Persefone, alle pendici di una collina in posizione bassa ed esterna rispetto alla acropoli di Eleusi (24 km nord-ovest di Atene). Era esplicitamente indicato nel fitto calendario di festività religiose ateniesi con la formula « ta Mystêria », traducibile con “cerimonie” o “pratiche segrete”. Questa parola finì per denotare tutte le manifestazioni religiose diffuse in Grecia e in Magna Grecia, che prendevano come modello i Misteri Eleusini. Sinonimo di « Mystêria » era « Mystiká » che indicava “le cose indicibili dei misteri” , ovvero le segrete pratiche rituali. Gli autori greci cogliendo nei culti stranieri delle analogie con i loro misteri, (le cui sfumature a noi sfuggono), per esigenze di traduzione chiamarono anche i riti agrari orientali con l’aggettivo Mysteria. Erodoto per esempio lo usò per indicare i Misteri di Iside e Osiride, ma chiamò «Teletè» le Tesmoforie di Demetra. Due termini che in età ellenistica divennero interscambiabili, anche se nel testo greco dell’Inno a Demetra per indicare la pratica rituale eleusina, non si usa mai altro termine che
« orghìa ».
Orghia, da cui deriva l'aggettivo orgiastico, in origine voleva dire semplicemente «l'azione del rituale, l'agire sacro», ma a causa del discredito gettato sui culti pagani dai padri della chiesa, divenne sinonimo di rituale avente a che fare con pratiche sessuali, mente il termine mysteria subì uno slittamento semantico a opera delle reinterpretazioni filosofiche e cristiane tardo antiche, che la portarono ad accogliere in sé significati come: “arcano”, “segreto”, “mistico”, “verità trascendentali che vanno oltre la sola comprensione razionale(66) ”.


IL RITUALE

Parte integrante del rituale misterico era la segretezza sottolineata da due aggettivi « arretha » , “ciò che non va detto, in quanto esperienza personale incomunicabile a parole”, che richiede di vivere il rito di persona e « aporrheta», “ciò che è indicibile perché è proibito parlarne”, ovvero l’obbligo a non rivelare i segreti del rito:

« [la Dea] mostrò loro l'esecuzione dei riti e rivelò a tutti - a Trittolemo, a Polissero, e inoltre a Diocle – i sacri misteri, che non è consentito profanare, né indagare, né rivelare, poiché la reverenza per le Dee frena la voce(67) » ;« ... Le iniziazioni hanno tramandato alcune lamentazioni celebrate in segreto di Core , di Demetra e persino della stessa grandissima madre(68)»

Tutto quello che sappiamo su questi riti misterici è che erano divisi in una sorta di Primo e Secondo Grado. Nel mese di Antesterione (febbraio/marzo) si celebravano i Piccoli Misteri di Persefone(69) mentre i Grandi Misteri di Demetra(70) appartenevano al mese di Boedromione(71) .

« Ogni anno si celebrano due culti misterici in onore di Demetra e Core, i piccoli e i grandi. I piccoli si configurano come purificazione e conseguimento di uno stato di prezza, preliminari ai grandi misteri (72)». « ... Per prima cosa, infatti, bisogna deporre la rozzezza, e contemplare i piccoli misteri prima dei grandi e danzare prima di essere daduco, ed essere daduco prima che ierofante(73) .» ; « ... dopo essere stati iniziati ai piccoli misteri prima che ai grandi, ... niente è di ostacolo alla ierofania realmente divina, una volta che sia stato preliminarmente purificato e delineato ciò che deve essere prima indagato e spiegato(74) .» ; «L'iniziazione si articola in cinque tappe; per prima viene la purificazione; [...] Dopo la purificazione la seconda tappa è costituita dalla trasmissione dei riti iniziatici misterici; la terza è quella denominata contemplazione (epoptia); la quarta, e questo è anche il compimento della contemplazione è la legatura e l'imposizione delle corone, ... la quinta è rappresentata dalla felicità che ne consegue in ragione del favore divino e della convivenza con gli dèi(75) ... » ; «... Sono detti contemplanti coloro che a eleusi vengono iniziati al secondo grado iniziatico(76) [...] »

Come il resto della cultura greca, i Misteri non rimasero monopolio delle sole città di Eleusi e Atene, ma attraverso le loro colonie si diffusero per tutto il Mediterraneo. Questo fa supporre che dovettero per forza essere introdotte delle modifiche alle leggi rituali, in quanto le antiche famiglie che detenevano il controllo sul culto, non potevano trasmettere la loro autorità al di fuori dalla Grecia avvalendosi solamente dei loro parenti più prossimi: non ci sarebbero stati abbastanza “consanguinei”. È molto probabile, quindi, che dovettero avvalersi dei loro stessi sacerdoti dando inizio al « mito » delle catene iniziatiche “ininterrotte” :

« ... l'iniziazione sia di competenza di tutti i Cerici e di tutti gli Eumolpidi »;
«gli Eumolpidi(77) sono una famiglia che discende da Eumolpo. Essi sono coloro che iniziano ai misteri. Tra di essi venivano designati il daduco e lo ierofante. [...] Ad Atene si designava lo ierofante di Demetra tra gli Eumolpidi, il daduco tra i Cerici(78) » ; « La Legatura e l'imposizione delle corone, così che si possano trasmettere anche ad altri i grandi gradi iniziatici ricevuti, se si ottiene di coprire l'ufficio di daduco o di ierofante o qualunque altro sacerdozio(79) »

I rituali misterici “comprendevano(80)" :

1. le cose dette, i légomena, le formule sacre, i giuramenti, la recitazione di una storia sacra probabilmente la rappresentazione drammatica e catartica delle vicende delle due Dee;

«... Deò e Core sono ormai divenute il soggetto di un dramma misterico ed Eleusi ne celebra, con le fiaccole e le peregrinazioni , il rapimento e il lutto(81)»

2. le cose fatte, i drómena, cioè le azioni rituali compiute, comprese le danze, le decorazioni, le corone, di più tipi a seconda forse del grado, le vesti sacre, forse anche tatuaggi e cicatrici, cioè segni con i quali dimostrare esteriormente alla società i simboli e i marchi della avvenuta trasformazione interiore, guadagnati attraverso le prove rituali;

«... Era usanza consacrare nel tempio di un dio le vesti con cui si era stati iniziati(82), come dice pure Melanzio nella sua opera sui Misteri:” È tradizione che gli iniziati consacrino alle dee anche gli abiti con cui siano stati iniziati” .» ; « Coloro che venivano iniziati ai grandi misteri, allo stesso modo di quando scendevano nell'antro di Trofonio, non deponevano le vesti con cui erano stati iniziati o fino alla morte o fino a che queste non fossero completamente consumate(83) » ; «E perciò si rende una tortura l'accesso [che si prolunga il rito iniziatico] prima di apporvi il sigillo della consacrazione e preparano i futuri epopti per cinque anni [...] Ne discende la legge del silenzio. [...] per cui sulla lingua è posto per intero il sigillo del segreto [...](84) » ; « ... i misti si legano la mano destra e il piede sinistro con un pezzo di stoffa, e ciò è “detto coronare lo zafferano(85)” .» ; « Gli iniziati usavano una corona di mirto e non di edera e parimenti nelle Tesmoforie si usavano una corona simile perché Demetra gradiva il mirto e perché era consacrato agli dèi ctoni(86) .» ;« Non si dice che il narciso è una corona di Demetra e Core perché esse erano incoronate di spighe; ... ma è possibile che Sofocle abbia detto che il narciso era un'antica corona delle grandi dee, usando la forma collettiva invece di dire che era un'antica corona della dea, cioè di Core ... perché prima di essere rapita da Plutone se ne compiacque. [...] Da parte sua Istro dice che la ghirlanda di Demetra è composta di mirto e tasso(87) »

3. gli oggetti sacri i deiknumena, mostrati solamente agli ammessi al rito e attraverso i quali era possibile la epopteia, o “contemplazione”, il più alto grado dei misteri eleusini.



L'EPOPTEIA

La “contemplazione”, nel senso di conoscenza ottenuta durante i Misteri non era di tipo dottrinale, ma un tipo di sapere che nasceva da una esperienza sacrale, vissuta in prima persona come momento mistico attraverso il quale si veniva rassicurati sul senso della vita terrena e sulla continuità della vita dopo la morte(88) :

«... come ritiene Aristotele, gli iniziati non devono apprendere ma patire e trovarsi in una certa disposizione, evidentemente perché vi sono già predisposti. [...] L'insegnamento e l'iniziazione. Il primo è raggiunto per mezzo dell'udito, la seconda perché la mente stessa subisce l'illuminazione » Ciò fu anche chiamato da Aristotele di tipo misterico e simile alle iniziazioni di Eleusi (dove infatti chi veniva iniziato alle visioni riceveva una impronta, ma non un insegnamento(89) .» «... Siamo stati iniziati(90) ai misteri della festa, cioè abbiamo avuto conoscenza degli indicibili oggetti dei misteri, che non si possono rivelare a chi non è iniziato. Sono infatti detti misteri perché stringono le labbra, cioè agli iniziati chiudono la bocca e non ne parlano con nessuno dei non iniziati .» « ... Il pensiero dell'intellegibile, puro e semplice, attraversa l'anima balenando come un lampo, offrendo talora per una sola volta l'opportunità di toccare e contemplare. Perciò Platone e Aristotele chiamano “epoptica” questa parte della filosofia perché chi ... ha davvero toccato la pura verità di esso (cioè del principio semplice e immateriale), ritiene di possedere, come in una iniziazione, il fine ultimo della filosofia (91)»

 

IL MISTERO

Durante il periodo ellenistico le mutate condizioni politiche, sociali ed economiche, offrivano la possibilità di essere iniziati a più culti nella stessa città e molti riti misterici orientali e greci, simili per caratteristiche, significati e origine, tesero a (ri)fondersi. Questo accadde anche al culto di Eleusi se le confutazioni dissacratorie e denigratorie di Tertulliano e altri vescovi cristiani parlano non solo della contemplazione della « spiga di grano mietuta in silenzio», ma anche della « rappresentazione del membro virile» e fanno allusioni riguardo a convegni notturni tra sacerdotessa e sacerdote, da cui poi il significato sessuale della parola “orgiastico”, collegato soprattutto a Dioniso:

« E la formula rituale dei misteri eleusini è questa: ho digiunato, ho bevuto il ciceone, ho preso dalla cesta, dopo aver maneggiato ho riposto nel canestro, e dal canestro nella cesta(92) .» ; « non è forse vero che i misteri di Eleusi sono l'essenza della tua religione e che il popolo dell'Attica e l'intera Grecia vi accorrono per celebrarne la vanità? Non è l che si celebrano la tenebrosa discesa agli Inferi e i solenni convegni dello ierofante con la sacerdotessa , da solo a sola? .... (93)»

La presenza del Sacro Fallo di Dioniso(94), mostrato agli iniziati nella Sacra Cesta di Demetra, così come visibile nella Villa dei Misteri di Pompei, rappresenta l'unione cosmica e prolifera della Yoni e del Lingam indiani, in forma “greca” (95). Solo le menti dei Cristiani del II - III sec. d. C. e dei non iniziati potevano ritenere “vergognose(96) ” , azioni riconducibile al “miracolo della vita che si ripete”, anche se elementi come nozze sacre e bambini non sono presenti nel racconto eleusino del VII-VI secolo a. C. :

«... Le leggi consuetudinarie degli Ateniesi ... prescrivono di celebrare le nozze prima per il cielo e per la terra, .... pure durante i riti di Eleusi alzando lo sguardo al cielo gridavano “ Piovi” e abbassandolo a terra “Resta gravida”» ; «Questo è il grande e ineffabile mistero degli Eleusini: “Piovi, resta gravida”.» ; «.... gli Ateniesi, quando celebravano l'iniziazione eleusina mostrano agli iniziati al grado della contemplazione, in silenzio, quello che è il grande e straordinario e perfettissimo mistero dell'aldilà, oggetto di contemplazione, la spiega mietuta. .... Lo stesso ierofante ... di notte a Eleusi, accompagnato dalla luce di molte fiaccole, quando celebra i grandi e indicibili misteri grida e urla mentre recita ad alta voce “ La potente signora Brimò generò il sacro fanciullo Brimòs” cioè la potente generò il potente»

Con chiaro significato ierogamico e sincretico i banchetti liturgici di molte religioni misteriche, compreso il Cristianesimo, accolgono in un unico sacramento il sangue di Dioniso e il Pane di Demetra, perchè come affermava Euripide:

« Due sono, mio caro giovane, le cose essenziali al mondo: la dea Demetra, ossia la terra (chiamala così, se vuoi): è lei a nutrire la gente con i cereali, con il cibo asciutto. Poi è venuto il figlio di Semele [Dioniso]; e ha trovato un corrispettivo, l’umido succo della vite, e lo ha introdotto fra i mortali (97).»

Nei Misteri Eleusini, fa quindi la sua comparsa Dioniso, così come in quasi tutti gli altri culti greci (!)(98) , ma nonostante gli aspetti mitologici della sua vita racchiudono similitudini sia con il mito di Osiride che con quello di Demetra, i due culti, appaiono ben distinti. Strabone per esempio dice che « Iacco Dioniso», viene chiamato « l'archegete(99) dei misteri, il dèmone di Demetra », ma subito dopo sottolinea come le due divinità abbiano ministri del culto diversi:

« [...] di Demetra sono gli iniziati, i daduchi e gli ierofanti, di Dioniso i Sileni, i Satiri, i Titiri, le baccanti, le Lenai, le Tiadi, le Mimalloni, le Naidi e quelle che chiamano Ninfe(100) .»

Rifacendomi a questa stessa divisione, anche io termino qui la mia riflessione sui Misteri di Demetra, preferendo approfondire la figura del dio dell'ebrezza in uno studio a parte, così da tenere distinte le competenze, le peculiarità e le gesta della Grande Dea Madre Eleusina, rispetto a quelle del dio del vino, come lei stessa suggerisce di fare nel testo più antico che la riguarda:

« Metanira riempì e le porse una coppa di vino mielato, ma la dea scosse il capo: non le era lecito – disse – bere il rosso vino, e chiese una bevanda d'acqua e farina mescolate con tenera malva. La donna preparò il ciceone e lo diede alla dea, secondo il comando; lo prese Demetra, augusta signora, e instaurò il rito(101) .»

 

Testo e ricerca di Arthea pubblicato nel Cerchio della Luna © 2008
inserito nel sito www.ilcerchiodellaluna.it nel Settembre 2008
Immagini: scatti fotografici di Arthea.




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Note

1)Le Religioni dei Misteri, Eleusi, Dionisismo, Orfismo, a cura di Paolo Scarpi, Vol. I, Arnoldo Mondatori Editore, Fondazione Valla, 2002, p. 137, fr D41, Aristofane, Le rane, 440-53
2)Inni Omerici, a cura di Giuseppe Zanetto, testo greco a fronte, Bur, Milano, 2000. Gli Inni Omerici, non sono ovviamente di Omero, personaggio probabilmente neanche realmente esistito (cfr. la questione omerica in Albin Lesky, Storia della letteratura greca, vol. 1, Milano, Il Saggiatore, 1986, p. 61 - 69) , ma si tratta di componimenti associati a rapsodi discendenti della tra dizione omerica. Nota: in Omero, nell'Iliade e nell'Odissea, Persefone non è considerata figlia di Demetra; lo sarà successivamente.
3)Vedi UGO BIANCHI, La Religione Greca, Torino, Utet Libraria, 1975, p. 12
4)[...] E sono venuta da Creta, sull'ampia distesa del mare, non per mia scelta: [...]. Inni Omerici, op. cit. , Inno a Demetra, p. 75, vv. 124 – 125.
5)Mitologia e Religioni, Istituto Geografico De Agostani, Novara, 1980 , pp. 87 – 89. Frammenti provenienti dal testo mesopotamico La discesa di Ishtar.
6)Ivi, pp. 106 - 107
7)Motivo per cui la stessa Eleusi, uscita sconfitta nella guerra contro Atene, pur perdendo la propria libertà politica, conservò il controllo sacerdotale del culto, che era stato insegnato da Demetra in persona alle due più antiche famiglie della città che l’avevano ospitata. Le Religioni dei Misteri, op. cit. , frammento C3 , p.85, Pausania, I , 38, 3 « ... Posero termine alla guerra a queste condizioni, che gli Eleusini, soggetti per il resto in tutto agli Ateniesi, avessero sotto il loro controllo la celebrazione dei riti iniziatici.»
8)Il Teatro, come la poesia lirica, hanno le loro origini nei grandi drammi cosmici e catartici, nelle narrazioni degli aedi, nei rituali iniziatici e nelle rappresentazioni pubbliche tenute durante le grandi feste della città. Nel caso della Tragedia Greca, essa deriverebbe dai cori ditirambici fatti in onore del dio della Vite Dioniso. Il nome tragedia, deriva dal greco tragoedìa da tragos, il Capro, l'animale che simboleggiava il dio stesso: « [Aristotele Poetica (IV 10 - 15)] Nata dunque la tragedia all’inizio dall’improvvisazione [10] (sia essa sia la commedia da quelli che guidavano il coro: la prima dal ditirambo, mentre la seconda dalle processioni falliche che ancor oggi sono rimaste in uso in molte città), crebbe un poco per volta, sviluppando gli autori quanto via via di essa si rendeva manifesto; e dopo aver subìto molti mutamenti [15] si arrestò, poiché aveva conseguito la natura sua propria. » . Platone, Leggi, 700b : « Da noi, infatti, allora la musica si distingueva in certi suoi aspetti e figure, e un certo aspetto del canto era costituito di preghiere agli dei: si chiamavano col nome di inni; il suo opposto era un altro aspetto del canto (threnoi) e un altro ancora erano i peana, infine ce n’era un altro detto ditirambo, ed è la "nascita di Dionysos", credo [...] Fissati questi ed altri aspetti del canto, non era lecito servirsi di uno al posto dell’altro [...] ma con l’andar del tempo i poeti furono maestri di disordini e trasgressioni, poeti solo nel temperamento, ma ignoranti delle giuste regole della poesia, come baccanti, trasportati più del dovuto dal piacere... ». Pausania, Periegeseos, I 21 :«Diceva Eschilo che, da ragazzo, quando era di guardia all’uva, stava dormendo in campagna e gli apparve in sogno Dionysos, e gli ordinò di scrivere una tragedia. Appena fu giorno, volendo ubbidire al dio, provò e riuscì a comporre con estrema facilità».
9)Le Religioni dei Misteri, op. cit. , frammento A11 , p. 61, Isocarate, 4, 28, Panegirico
10)Scopo, evidentemente, di un po’ tutti i culti e riti misterici arcaici, tanto che non possono non venire in mente le splendide immagini del rigoglioso e colorato aldilà degli egiziani, pieno di animali e vigne cariche d’uva.
11)Riguardo Plutone vedi : La Religione Greca, op. cit. , p. 180
12)Le Religioni dei Misteri, op. cit. , A1, Inno Omerico a Demetra, p. 45 oppure Inni Omerici, op. cit., Inno a Demetra, p. 97 , vv. 488-489.
13)Le Religioni dei Misteri, op. cit. , frammento A1, p. 45. oppure Inni Omerici, op. cit. , Inno a Demetra , p. 97, parte finale vv. 480 - 482.
14)Ivi, p. 213, fr, G8, Isocrate, Panegirico, 4, 28
15)Il termine introdotto da Frazer con il suo libro il Ramo d'Oro, si riferisce alla divinità maschile come compagna della Dea della Natura nella fora di Dio della Vegetazione, che ciclicamente muore e rinasce, perché la Dea scende negli inferi per cercare di riportarlo in superficie.
16)Cfr. 1) l'Articolo Chi ha inventato la triplice dea?; 2) la posizione del filosofo Ludwig Feuerbach, riguardo alla Religione: «L’uomo – questo è il mistero della religione – proietta il proprio essere fuori di sé e poi si fa oggetto di questo essere metamorfosato in soggetto, in persona »; 3) La Psicologa Ginette Paris, che alla domanda « Ma lei crede veramente agli Dei? » risponde « No, ma li amo al punto che è come se esistessero e allora inevitabilmente arriva un momento in cui qualcuno mi domanda: “Fino a che punto credi davvero a questi dei e a queste Dee pagane?”. Io non ci credo affatto. Né più né meno di quanto abbia creduto all'ego, al superego, al sé, al conscio, all'inconscio, al complesso di Edipo, di Cassandra, di Cenerentola o di Peter Pan, né più né meno di quanto creda a tutte le nozioni inventate dalla psicologia per definire delle dinamiche interiori: repressione, ipercompensazione, scompenso, depressione, proiezione, introiezione, retroflessione, fusione, transfert, controtransfert, attualizzazione del sé, complessi, archetipi, individuazione ... Neppure tutto questo esiste realmente, vero? Si tratta di concetti e di metafore utili che ci permettono di cogliere la vita interiore. » da GINETTE PARIS, La grazia pagana, p. 11, citata in Labrys, rivista riguardante mitologia, antropologia, archeologia, simbologia, esoterismo, antiche e nuove spiritualità, Anno II, Numero 10, Veltane – Litha, 2008, articolo di DAFNE ELEUTHERIA, Conversazione Pagana, p. 19 - http://www.rivistalabrys.it/
17)Inni Omerici, op. cit. , Inno a Demetra , p. 96, VV. 463 - 465
18)Esistono teorie secondo le quali la scoperta dell'agricoltura andrebbe attribuita alle Donne.
19)Le stagioni nella Grecia classica in effetti erano 4, ma ai tempi di Esiodo (VIII sec. a.C.), il poeta agricoltore le stagioni erano ancora calcolate facendo riferimento alla levata eliaca degli astri e al moto apparente delle costellazioni: « Al levar delle Pleiadi , figlie di Atlante, iniziate la mietitura [ Estate], al tramonto[ Autunno] l’aratura, esse restano nascoste quaranta notti ma, nel prosieguo dell’anno riappaiono non appena si affila il ferro. Questa è la legge dei campi, sia per chi vive vicino al mare sia per chi abita una grassa terra lungi dai frutti spumeggianti, in vallate scoscese. Semina nudo, ara nudo, nudo mieti, se vuoi portare a termine nel loro tempo tutti i lavori di Demetra; perché ogni frutto cresca a suo tempo. (IL CALENDARIO AGRICOLO). Quando s'acquieta la forza del sole che brucia e della vampa che spreme il sudore, e manda le piogge autunnali Zeus possente, allora il corpo dell'uomo a muoversi è assai più leggero; in quel tempo la stella di Sirio per poco sopra le teste degli uomini nati alla morte si volge di giorno e prende della notte una parte maggiore; allora meglio resiste ai tarli la legna tagliata dal ferro: le sue fronde a terra riversa e cessano dal crescere i rami; è allora il momento di tagliarne i tronchi, memore dei lavori che la stagione richiede… Fatti due aratri, costruendoli in casa: uno d'un solo pezzo, l'altro commesso, perché così sarà molto meglio: se uno si rompe dietro ai buoi attaccherai l'altro... Sta' attento quando della gru la voce tu senti dall'alto, di fra le nubi, che il grido annuale ripete; ti porta il segno d'arare e la stagione d'inverno t'indica, piovosa; s'addolora il cuore di chi non ha buoi…E non appena il tempo della semina viene per gli uomini, affrettati allora…che sia secco o che piova, arando al tempo d'arare, di buon'ora sollecito perché ti s'empiano i campi; rivolta in primavera la terra; d'estate arata di nuovo non ti deluderà; semina il maggese quando ancora è leggera la terra; il maggese tiene i mali lontani e acquieta i bambini…Prega Zeus sotterraneo e la pura Demetra che quando è maturo rendan pesante di Demetra il sacro frumento, non appena incominci ad arare, quando l'estremità del manubrio tu impugni e il pungolo spingi nelle terga dei buoi che tirano la caviglia del giogo. Dietro, un piccolo schiavo, tenendo la zappa, procuri pena agli uccelli nascondendo profondamente il seme… Non fermarti presso il sedile del fabbro o nell’affollata galleria, quando nei giorni invernali, il freddo l'uomo dal lavoro distoglie; anche allora l'uomo solerte cura molto la casa; perché il rigore dell'inverno cattivo non ti sorprenda nella miseria, mentre con la mano magra il piede gonfio ti premi…l Mese di Leneone, con le suoi giorni cattivi, da scorticar buoi; da quello guárdati, e dalle gelate che sulla terra vengon, moleste, coi soffi di Borea…[Inverno]…Quando, Zeus , dopo 60 giri del sole, ha portato a termine i lavori invernali, allora a costellazione di Arturo, abbandona il sacro corso di Oceano, tutto splendente si innalza al sorgere della sera; di séguito a lui la figlia di Pancione , la rondinella, col pianto suo mattutino, si lancia verso la luce, per annunciare la nascita della nuova primavera che sorge di nuovo per gli uomini; precedila allora e pota le viti; è la cosa migliore” [Primavera]. Ma quando la chiocciola della terra sale sui tronchi fuggendo le Pleiadi, allora non è più tempo di zappettare le viti, ma affila le falci ed esorta gli schiavi; fuggi gli ombrosi riposi e i sonni dell'alba, nella stagione di mietere, quando il sole secca la pelle. Allora datti da fare e porta a casa il raccolto, al sorger dell'alba, affinché il vitto ti sia sufficiente. L'alba infatti si prende la terza parte del lavoro del giorno, l'alba fa procedere sulla via, fa progredire il lavoro, l'alba, che al suo apparire mette in cammino molti uomini, e su molti buoi pone il giogo…Quando il cardo fiorisce e la cicala canora stando sull'albero l'acuto suo canto riversa fitto da sotto le ali, nella pesante stagione d'estate, allora più grasse sono le capre, il vino è migliore, le donne più ardenti, ma sono fiacchi gli uomini perché Sirio brucia la testa e i ginocchi e secco è il corpo per via della vampa (Estate). Ma allora è bello avere una roccia ombrosa e vino di Biblo e una focaccia col latte e latte di capra che più non allatta….e bere il nero vino sedendo all'ombra, saziato del tuo festino, la faccia volta incontro al veloce soffio di Zefiro; e d'una fonte che scorre perenne e pura tre parti d'acqua versare, la quarta di vino. Comanda agli schiavi che le sacre spighe di Demetra trebbino non appena appare la forza d'Orione, in luogo ben ventilato e su un'aia rotonda… Quando Orione e Sirio son giunti a mezzo del cielo, e Arturo può esser visto dall’ Aurora dalle dita di rosa, o Perse, allora tutti i grappoli cogli e portali in casa [Autunno]. Tienili al sole per dieci giorni e dieci notti; per cinque conservali all'ombra, al sesto versa nei vasi i doni di Dioniso giocondo. Poi, dopo che le Pleiadi e le Iadi e il forte Orione son tramontati, d'arare ricordati, è il momento opportuno, e che l'anno sia propizio ai tuoi campi.» ESIODO, Le Opere ed i Giorni, versi 382 – 617, 765 – 828.
20)Se il culto avesse veramente avuto origine dall’area Egiziana e Cretese, in periodo Miceneo (Vedi Le Religioni dei Misteri, op., cit. pp. 6-7), va detto che anche in Egitto le stagioni erano 3, collegate alle inondazioni del Nilo, alle levate eliache e all'anno lunare 1a stagione (Akhet): Autunno, il tempo dell'inondazione; 2a stagione (Peret): Inverno: il tempo della semina; 3a stagione (Shemu): Estate, il raccolto. CARLO GALLO, L’Astronomia Egizia, dalle scoperte archeologiche alla misurazione del tempo, Padova, Franco Muzzio Editore, 1998, pp. 93-94
21)A questo proposito confrontare l'esistenza in Grecia non solo dell'Aldilà classico, con gli inferi e le isole dei beati, ma anche delle teorie della reincarnazione per influenza orientale ed egiziana del culto Orfico, della filosofia religiosa Pitagorica, ma anche tracce in quella Platonica e Neolpatonica.
22)Nero, Verde, Bianco/Rosso e Giallo, i colori della terra, degli elementi e del grano nelle diverse fasi, non possono non riportare alla mente anche i colori dell’chemia egizia, estrema sintesi e ultima espressione dei sincretici misteri antichi de periodo ellenistico, inviata nel “futuro” prima che una lunga notte sommergesse per alcuni secoli l’antico mondo pagano. Cfr. la Nera Terra di Chem, l’Egitto, “patria” dell’Alchimia. Per esempio JACK LINDSAY, Le origini dell’Alchimia nell’Egitto Greco-Romano, Roma, Mediterranee, 1984
23)Vedi GEORGES DUBY E MICELLE PERROT, Storia delle donne: L’Antichità, a cura di Pauline Schimitt Pantel, Bari, Economica La Terza, 1994.
24)« Il grano è al centro della rotazione delle colture. La cerealicoltura estensiva si organizza durante l'annata. In media si coltivavano sei o sette qualità di graminacee e di leguminose, che ruotavano intorno alla coltivazione del grano; oltre ad alcune colture specializzate, quali la vite, l'ulivo, il mandorlo. Data questa diversità di coltivazione, ogni stagione, ogni mese, ogni settimana, erano e sono caratterizzati da una serie di attività differenziate. Essendo il grano al centro della rotazione delle colture, l'avvicendamento più comune e ripetuto, anche per quattro o cinque coppie d'annata, era quello grano-leguminosa (specialmente fave). Rotazioni meno importanti erano le seguenti: grano-cece; grano-lenticchie; grano-pisello; oppure triennalmente: grano-orzo-maggese, e poi, di nuovo, grano-leguminosa; oppure grano-maggese-maggese e, quindi di nuovo grano. L'annata agraria "annada" corrisponde a un anno solare, ma più che con l'anno astronomico coincide con l'andamento metereologico delle stagioni. Verso la metà di settembre incominciano i grandi lavori per la nuova annata, che consistono nella preparazione dei terreni e delle sementi. » Da E. Pantanelli, Coltivazioni Erbacee, Bologna, Edizioni Agricole, 1955, p. 54 ;
25)Cfr. su questo sito il mio L'Onda Rossa: Il Ciclo Femminile, da un punto di vista Fisiologico http://www.ilcerchiodellaluna.it/central_femm.OR.htm oppure direttamente LANGMAN, Embriologia Medica, Padova, Piccin, 1981, pp. 19 – 37, dall'ovulazione all'impianto; MIRANDA GRAY, Luna Rossa capire ed usare i doni del ciclo mestruale, Edizioni l' Eta' dell' Acquario, 1996
26)La Natura regna dunque sopra e dentro la terra, in due forme diverse, esattamente come nei culti maschili si fa riferimento ad Apollo come sole celeste e a Dioniso come sole ctonio. Sulla falsa riga forse della triplice manifestazione del dio egiziano Ra, disco solare, falco e scarabeo nelle diverse fasi del giorno e della notte
27)Cfr. il mito delle 5 generazioni di ESIODO, Le opere e i giorni, trad. it. di G. Arrighetti, Milano, Garzanti, 1985
28)Le Religioni dei Misteri, op. cit. , Clemente Alessandrino, Protrettico 20, I.2I, I, frammento A5, p. 55. oppure Inni Omerici, op. cit. , Inno a Demetra parte finale, p. 95, vv. 480 - 482.
29)Ivi, p. 55. Clemente Alessandrino, Protrettico 20, 2 « A quel tempo Eleusi era abitata dai nati dalla terra, si chiamavao Baubò, Disaule e Trittolemo, e ancora Eumolpo ed Eubuleo. Trittolemo era bovaro, Eumolpo pastore, Euboleo porcaro, da cui discese la stirpe di gerofanti fiorita ad Atena, quella degli Eumolpidi e dei Cerici.» ; Pausania, Fr. A15, p. 65 « [...] sanno che il primo a seminare grano da coltivare fu Trittolemo ... »; Frammento A5 , p 55. Apollodoro I 5 2- [32] «Per Trittolemo, il maggiore dei figli di Metaniera, Demetra fabbricò un carro trainato da serpenti alati, e gli fece dono del grano che lui, libratosi nel cielo, seminò su tutta la terra.» frammento A2, p. 47. [Omero] Inno a Demetra: « […] ella [Demetra ] poi si mise in cammino, e insegnò ai re che rendono giustizia – a Trittolemo, a Diocle agitatore di cavalli, al forte Eumolpo, a Celeo signore di eserciti – la norma del sacro rito; e rivelò i misteri solenni a Trittolemo, a Polissero, e inoltre a Diocle, venerandi che in nessun modo è lecito profanare, indagare, o palesare, poiché la profonda reverenza per le Dee frena la voce. Frammento p. 45. vv. 473 – 479. “Capifamiglia: un tempo… prima che Clistene provvedesse alla divisione per tribù, … ogni famiglia comprendeva trenta uomini … i quali erano chiamati capifamiglia; tra questi si sorteggiavano i sacerdozi che spettavano a ciascuna famiglia, come gli Eumolpidi, i Cerici, gli Eteobutadi, secondo quanto attesta Aristotele nella costituzione degli Ateniesi” Aristotele, La costituzione degli Ateniesi, fr 2, riportato in: Le Religioni dei Misteri, op. citi, Vol. I, p. 83, fr C2. »
30)Usano l'espressione “addomesticare la morte” alcuni studiosi in Le Religioni dei Misteri, op. cit., a proposito dei culti di Demetra e Dioniso.
31)Le Religioni dei Misteri, op. cit. , p. 215, Fr. G9, Cicerone, Le Leggi II 14, 36.
32)Inni Omerici, op. cit. , Inno a Demetra, p. 79, vv. 192 – 205.
33)Divertimento e organi sessuali sono associati anche nel nome di Venere, la dea dell’amore, che da Esiodo viene chiamata Filommeidea, traducibile come sorridente se si fa derivare dal verbo meidiao, oppure come “nata dai genitali”, se come Esiodo si cerca l'origine nel sostantivo medea, (genitali), che la ricollega alla sua nascita dai testicoli recisi di Crono, che si uniscono alla spuma del mare. ESIODO, Teogonia, introduzione e note di Graziano Arrighetti, Testo greco a fronte, Milano, Bur, 2000, p. 77, vv. 189 – 190 e v. 200
34)MASSIMO IZZI, Il dizionario illustrato dei Mostri,Angeli,diavoli, orchi, draghi, sirene, e altre creature dell'immaginario, Roma, Gremese Editore, 1989.
35)Le Religioni dei Misteri, op. cit. , p. 169, Fr. E21, Scolî antichi ad Aristofane, Le rane, 343
36)Ivi, p. 171, fr. E22, Giovanni Tzetzes, ad Aristofane, Le rane, 340a
37)Esiste una rappresentazione di due dadofori di Mitra donne, invece che uomini in Franz Cumont, Les mystères de Mithra, Bruxelles, 1903
38)MICHELE PSELLO, Oracoli Caldaici , con appendici su Proclo e Michele Italo, a cura di Silvia Lanzi,I Cabiri, Milano, Mimesis, 2001
39)Per alcuni deriverebbe dalla dea egizia Heket, per altri da una Dea Madre dell'Asia Minore della regione Caria. Vedi ECATE: DIVINITA’ INFERNALE O CELESTIALE? Una possibile analisi simbolica, Roberta Astori - Saggista, Cultore della materia presso Linguistica Romanza all'Università di Trieste, su
40)ESIODO, Teogonia, op. citi., pp. 91-93, vv. 408 - 452
41)Cfr. per le porte solstiziali PORFIRIO, L’Antro delle Ninfe (De antro Nympharum), Collezione Sebastiani, Milano, Archè, 1974 . Cfr. anche l’instaurarsi a Roma del culto orientale del Sol invictus il 25 dicembre e del culto maschile di Mitra..
42)Inni Omerici, op. cit. , Inno a Demetra, p. 93, vv. 438 – 440.
43)Nei culti maschili questa guida diventa Hermes.
44)“En Erebos, Phos”, cioè “Nell’Oscurità, la Luce”
45)L'ora del lupo.
46)Il momento più buio è sempre quello che precede l'alba.
47)Le Religioni dei Misteri, op. cit. , p. 103, fr. C32, Apollodoro di Atene e C33, Esichio, s.v. Api.
48)Ivi, p. 87, C12, Scolî a Eschine.
49)Ivi, p. 91, C14, Suda, s.v. Fillidi.
50)Ibidem, C16.
51)Ibidem, C13.
52)« Il lavoro doveva essere iniziato al mattino, prestissimo, già prima dell'alba, quando le piante sono meno aride e rese più elastiche dalla rugiada. Era, necessario disporsi nella direzione opposta all'inclinazione del grano, affinché il taglio potesse avvenire senza che le ariste toccassero il viso del mietitore. I mietitori si disponevano affiancati a circa tre metri l'uno dall'altro. […] Dopo aver lasciato i covoni nei campi per 8/10 giorni, vengono trasportati sui carri o avvolti in apposite coperte in canapa filata e tessuta a mano , riposti in grosse ceste tronco- coniche, da portare in spalla.» Passi liberamente tratti e riadattati da vari siti tra cui http://www.comune.selegas.ca.it/colture_agrarie.htm
53)Ma anche alle divinità Etrusca delle Lase.
54)Cfr, la flagellazione cristiana e la “ blanda flagellazione rituale “ della Wicca di Gardner.
55)Mitologia e Religioni, Novara, Istituto de Agostini, 1980. Titolo originale Mithology a cura di Richard Cavendish, p. 95
56)Le Religioni dei Misteri, op. cit., pp. 151-153, Frammento D61, IPPOLITO, Confutazione di tutte le eresie, V 8, 39-40.
57)Azione assimilabile allo stato della Donna nella fase Mestruale, della Donna Madre e della Donna Anziana, che passano da una sterilità fisica, a una fertilità e ricchezza spirituale, stato che si può ottenere in modi meno cruenti e senza connotazioni sessuali e biologiche semplicemente attraverso l'esperienza estatica sessuale, mistica e artistica, in una parola « Coltivando l'Ispirazione ».
58)Era collegata alla dea Madre frigia Cibele / Agdos, simboleggiata a Pessinunte dalla famosa pietra nera, ma anche a Dioniso. In entrambi i miti il melograno nasce dal loro sangue versato sulla terra, mentre dal suo frutto nascerà Attis. CATTABIANI, Florario, op. cit. p. 123
59)Inni Omerici, op. cit. , Inno a Demetra, p. 69, vv. 1 – 20.
60)Ci sono varie versioni di questo mito. Nelle Metamorfosi di Ovidio, Narciso era un giovane di grande bellezza, che fu amato dalla ninfa Eco. Narciso rimase impassibile e di Eco, affranta dal dolore, non restò che la voce disincarnata. Un’altra ragazza, ugualmente disdegnata da Narciso, pregò Nemesi di vendicarla. Nemesi fece innamorare Narciso della sua immagine riflessa nell’acqua di un fiume e, non potendo raggiungerla, si uccise annegandosi per l’amore insoddisfatto. Vicino alla fonte spuntò poi il fiore che ancora porta il suo nome. Lo psicologo Henry Ellis, alla fine del secolo scorso, coniò il termine “narcisismo”, per designare uno stato patologico, vedi ALFREDO CATTABIANI, Florario, miti, leggende e simboli di fiori e piante, op. cit. , p. 150. « (Filostrato Imag. 1, 23.) [...] lo sguardo è davvero quello di chi ama [...] e forse crede Narciso d’esser riamato, perché l’immagine lo fissa allo stesso modo, in cui lui la fissa [...] »; « (Ovidio, Metamorfosi, 3, 424) sgg. “[...] e ammira tutto ciò per cui lui stesso è degno di ammirazione. Senza saperlo, desidera sé stesso, apprezzando è lui stesso oggetto di apprezzamento, e mentre brama è bramato, accende ed arde d’un medesimo fuoco [...] » . In un’altra versione Narciso non si innamorò di se stesso, ma della sorella gemella, identica a lui, ma la sorella morì e Narciso prese ad andare ad una fontana, perché nella sua immagine riflessa, poteva rivederla e trovava il modo per consolare il suo amore (Pausania, 9.31) in La Maschera, il doppio ed il ritratto, a cura di MAURIZIO BETTINI Bari, biblioteca di cultura moderna La Terza, 1991, p. 50. Il Tema del Gemello Perduto, sviluppatosi dal Mito di Narciso, si ricollega in qualche modo anche alla ricerca di Demetra di sua figlia.
61)« Stà certa che ti dirò tutta la verità, mamma. Quando il messaggero Arghifonte venne da me da parte del padre Cronide e degli altri celesti a dirmi di uscire dall'Erebo, perché rivedendomi con gli occhi tu deponessi la rabbia e l'ora terribile contro gli immortali, io balzai in piedi piena di gioia, ma Ade di nascosto mi porse un chicco di melograno, dolce boccone, e con la forza mi costrinse a mangiarlo, pur contro voglia.» Inni Omerici, op. cit. , Inno a Demetra, p. 91, vv. 406 – 413. In questo passo finale dell'Inno, Core sembra un'adolescente impaurita che inventa scuse per giustificarsi con una Madre furente, che per ritrovarla ha smosso mari e monti, ha affamato la terra e ha piegato la volontà di Zeus, mentre lei si è fatta ingannare dal suo rapitore perché forse alla fine ha iniziato a familiarizzarci. Il senso di questa scenetta melodrammatica cela forse un significato più semplice e profondo: la semina è necessaria alla vita, ma la vita delle piante, come quella degli animali si mescola inevitabilmente con la morte in un ciclo di eterne rinascite, di conseguenza Persefone deve continuamente muoversi tra questi due poli, sostenendo i viventi con i suoi frutti e accogliendo i defunti come regina dell'aldilà.
62)Inni Omerici, op. cit. , Inno a Demetra, p. 91, vv. 393 – 404.
63)Come abbiamo visto nel mito mesopotamico La Vita e la Morte sono sorelle nella forma di Ishtar e Ereshkigal . Nel mito Eleusino Ade è Fratello di Demtera.
64)Le Religioni dei Misteri, op. cit., p. 211, fr, G5, Sofocle, fr. 837
65)Ivi, p. 217, fr. G12, Scolî ad Aristofane, La pace, 375a
66)Per ulteriori informazioni sul significato di queste parole, uscirà presto sulla rivista Labrys (http://www.rivistalabrys.it/) un mio articolo introduttivo sui misteri: dal titolo I Misteri Antichi.
67)Inni Omerici, op. cit. , Inno a Demetra, p. 95, vv. 393 – 404.
68) Le religioni dei misteri, op. cit. , p. 189, F10, Proclo, Commento a Platone, La repubblica, I, p. 125, 21-2.
69)L'origine di questa divisione viene fatta risalire a Ercole e ai Dioscuri, che non essendo Ateniesi per essere iniziati dovettero essere purificati. Questo evento mitico nascondeva evidentemente la necessità di permettere a stranieri influenti la partecipazione ai riti attraverso la pratica dell'adozione. Ivi, p. 71, Plutarco, Vita di Teseo, 22, I-2 « 1. (I Dioscuri) , pur essendo padroni di tutto, chiesero solo di essere iniziati ai misteri, poiché non erano legati alla città meno di Eracle. 2 Anche questo fu concesso loro e Afidno li fece suoi figli, come Pilo aveva fatto con Eracle. ».
70)Ivi, p. 77, fr. B5 Plutarco, Vita di Demetrio 26, 2-3, riguardo il mese in cui erano festeggiati e fr. B6, Scoli recenti di Aristofane, Pluto, 845f per l'attribuzione alle due Dee.
71)1° - 10 Ottobre Eleusina Magna ad Atene
72)Ivi, p. 79, fr. B9, Scoli recenti di Aristofane, Pluto, 845f
73)Ivi, p. 167, fr. E18, Sinesio, Dione, 10 , 52c
74)Ivi, p. 169, fr. E19, Clemente Alessandrino, Stromata, IV - I, 3, I
75)Ivi, p. 161, fr. E7, Teone di smirne, L'utilità della matematica, pp. 14 - 5
76)Ivi, p. 165, fr. E15, Filocoro, FgrHist 328 F 69-70.
77)Ivi, p. 85, fr C6.
78)Ivi, p. 87, C7, Scolî a Eschine.
79)Ivi, p. 171, fr. E23, Teone di Smirne, Sull'utilità della matematica, p. 15.
80)Le notizie che seguono sul culto provengono da Le Religioni dei Misteri, op. cit. Vol. I. Introduzione, pp. XI – LI e da Ugo Bianchi, la Religione greca, op. cit., pp. 208 – 225.
81)Le Religioni dei Misteri, op. cit. , p. 141, fr. D44, Clemente Alessandrino, Protrettico, 12, 2 – 13, 5.
82)Le Religioni dei Misteri, op. cit. , p. 161, fr. E8, Scolî antichi di Aristofane, Pluto, 8,45b
83)Ivi, p. 163, fr. E9, Giovanni Tzetzes, ad Aristofane, Pluto, 8,45b
84)Ivi, p. 153, fr. D62, Tertulliano, Contro i Valentiniani, I, 3.
85)Ibidem, fr. E24, Anecdota graeca I, p. 273, 25-7
86)Ivi, p. 127, fr. D28, Giovanni Tzetzes, ad Aristofane, Le rane, 330a
87)Ibidem, fr. D27, Scolî a Sofocle, Edipo a Colono, 68I
88)« [...] escludendo fasi storiche sprovviste di documentazione certa, ed escludendo pure misteri conosciuti più di nome che di fatto almeno dalla fine dell’età arcaica e poi in epoca classica questi culti potrebbero possedere una escatologia, quando non una soteriologia. Sono tuttavia escatologia e soteriologia con caratteristiche diverse e specifiche, che non possono venire ricondotte sotto una sola etichetta. » PAOLO SCARPI, Le Religioni dei Misteri, Vol. I, op. cit., Introduzione, p. XXIII.. [ Escatologia: dottrina proposta in ambito religioso o filosofico riguardante il destino ultimo dell’umanità e del singolo individuo. Soteriologia: dottrina riguardante la ricerca della salvezza dell’anima, intesa come liberazione dal male e dalle conseguenze della morte. Di conseguenza si ritiene che l’anima possa sopravvivere dopo la morte.]
89)Ivi, p. 175, fr. E26, Aristotele, La Filosofia, fr. 15
90)Ivi, p. 173, fr. E28, Giovanni Tzetzes, ad Aristofane, Le rane, 456a
91)Ivi, p. 175, fr. E29, Aristotele, Eudemo, fr. 10
92)Ivi, p. 146, fr. D53, Clemente Alessandrino, Protrettico, 21, 2 , ma anche D54, Arnobio, Contro i pagani, V 26.
93)Le Religioni dei Misteri, op. cit. , 141, frammento D45, ASTERIO AMASENO, Omelie, 10, 9, I.
94)Che veniva portato in processione durante le Falloforie.
95)UGO BIANCHI, La Religione Greca, op. cit. pp. 199 – 207 e ALFREDO CATTABIANI, Florario, op. cit. , pp. 109- 116.