VITE PASSATE

La Reincarnazione

Scritto da anonimo - novembre 4th, 2009 - 0 Commenti  
Pubblicato sotto Esoterismo, Parapsicologia, Teorie

Reincarnazione: Cosa succede dopo la morte?
Il paradiso, l’inferno … ma esistono davvero?

Quando il corpo muore, l’Anima sale verso una barriera che separa il piano fisico (conosciuto anche come dimensione spazio-temporale) da uno stato non fisico, tra una vita e l’altra, spesso chiamato Bardo. Nelle nostre esperienze di pre-morte, le Anime non riescono a penetrare questa barriera e ritornano al proprio corpo fisico. Le Anime pronte a reincarnarsi, invece, abbandonano il corpo fisico che muore. Queste Anime passano facilmente attraverso la barriera ed entrano nel Bardo. Là sono accolte dai loro cari scomparsi prima di loro, che nella forma di spiriti aiutano i nuovi trapassati ad ambientarsi nuovamente nelle dimensioni superiori. Questo rende più facile la loro transizione. In un primo momento, al ritorno nei regni superiori L’Anima può sentirsi un pò disorientata e ha bisogno di tempo per riabituarsi a funzionare in quell’ambiente. Accade persino che alcune Anime tornino sulla terra poco dopo la morte del corpo e vi rimangono disincarnate per settimane, mesi o addirittura anni, forse in attesa di un evento specifico. Per esempio, un Anima può rimanere vicino ai suoi cari che sono ancora incarnati nel corpo fisico, finchè questi non hanno completamente superato il loro dolore.

Le Anime possono passare anni interi sul piano fisico allo stato disincarnato prima di tornare nel Bardo. Per esempio, se uno dei loro cari ancora vivente reprime le lacrime e non dà sfogo al suo dolore, le Anime dei defunti non riescono a compiere il naturale processo di distacco dal mondo fisico, che le porterà nella vita successiva. Una volta concluso il suo collegamento con il piano fisico, l’Anima torna nel Bardo, si riunisce al Sè superiore e riesamina il resoconto dell’Akasha. Questo processo è essenziale per la programmazione della vita successiva e comprende il riesame della vita appena conclusa e di qualsiasi vita passata collegata. Una specie di “valutazione scolastica” alla fine di un ciclo di studi. Questo procedimento di riesaminazione aiuta l’Anima a programmare la sua prossima vita. L’Anima ha bisogno di fare delle scelte su fattori importanti, come il momento e il luogo della prossima nascita, le scelte dei genitori, le lezioni karmiche, il sesso, la razza, il tipo di corpo, la cultura, la religione, eventuali handicap, lo scopo spirituale e molte altre questioni. Dopo aver completato l’esame di riepilogo tra una vita e l’altra, l’Anima torna sul piano fisico e si reincarna in un nuovo corpo per cominciare una nuova vita. La maggior parte delle Anime non ha una gran fretta di tornare a vivere sul piano fisico.

Alcune rimangono nel Limbo per secoli prima di entrare in un nuovo corpo. Per alcune può essere una sorta di pigrizia, una specie di periodo di riposo, di vacanza, dopo una vita karmica difficile. Le ragioni che determinano il tempo che intercorre tra una vita e l’altra sembra variare considerevolmente da un individuo all’altro e da una circostanza all’altra. Le uniche Anime che sembrano precipitarsi a tornare in gran fretta sul piano fisico sono quelle che hanno avuto un interruzione prematura della loro vita precedente (morti in guerra o in incidente). Quando muore un bambino, è confortante sapere che la sua Anima spesso ritorna alla propria madre, a volte entro un anno o due dalla morte. Alcuni bambini ricordano la loro morte più recente come figli maggiori della stessa madre, morti in tenera età. Questi bambini sono in grado di descrivere come e dove è avvenuta la loro morte, e persino l’aspetto del dottore e della stanza d’ospedale. All’opposto, se la morte è stata lunga e difficile a causa di una malattia prolungata, l’Anima può trascorrere un lasso di tempo più lungo nel Bardo prima di rientrare in un corpo e cominciare una nuova vita. Una malattia prolungata sembra stancare molto l’Anima, che allora ha bisogno riposare prima di reincarnarsi di nuovo.

L’intervallo di tempo tra una vita e l’altra varia considerevolmente a seconda delle circostanze e sopratutto in base al tipo di morte della vita precedente. Viene di pensare che un periodo di tempo particolarmente lungo tra una vita e l’altra rappresenti il tentativo di evitare una lezione difficile. Sembra invece che non sia affatto cosi. Le Anime si mostrano molto generose tra una vita e l’altra rispetto alle scelte che compiono e al grado di difficoltà; che accettano di accollarsi, per esempio reincarnandosi in famiglie di alcolizzati, di persone violente o in situazioni difficili. Il motivo di queste scelte problematiche sembra sia il distacco. Le Anime non provano emozioni quando sono fuori dal corpo: è soltanto all’interno del corpo che percepiscono, e probabilmente con un senso di rammarico, le sofferenze provocate dalle scelte che hanno fatto tra una vita e l’altra. La Anime desiderano sinceramente risolvere le proprie lezioni karmiche, e sembra proprio che ignorino quanto dolore procureranno loro le particolari circostanze scelte, una volta iniziata la nuova vita.

TRE CASI DI REINCARNAZIONE

L’autore di questo lavoro, TITUS RIVAS della Athanasia Foundation, Darrenhof 9, 6533 RT Nijmegen,Olanda,ritiene che questi tre casi di possibile reincarnazione siano molto simili a quelli descritti dal Dr. Stevensons dell’Univ. della Virginia. Uno in particolare sembra mostrare caratteristiche paranormali compatibili con l’ipotesi reincarnazionistica.

1) CERUNNE, IL MARINAIO

La ragazza da questo s trano nome aveva 7 anni quando fu intervistata. Quando era in attesa, Christine, la madre, pur non avendo eseguito un’ecografia, aveva la certezza che si trattasse di una bambina poiché uno strano sogno premonitore gliel’aveva annunziato sotto forma di una donna, una Sciamana vestita di pelli d’animali ed a piedi nudi, che le aveva rivelato che la bimba che portava in grembo si sarebbe dovuta chiamare “Deer” (daino, cervo). Le disse pure che la nascitura aveva avuto una vita passata molto difficile e fu così che quando la bimba nacque le fu imposto il nome Cerunne, una divinità dell’olimpo Celtico associata ai cervi ed alla rinascita.

Cerunne era una bambina taciturna ma molto precoce dal punto di vista delle capacità motorie ed appariva un pò mascolina nel carattere.

A DUE-TRE ANNI D’ETA’, CERUNNE DISSE AI SUOI GENITORI DI RICORDARE UNA VITA PRECEDENTE VISSUTA COME MARINAIO.

Un giorno, indicando le piccole onde che si formavano sulla superficie di una piscina, commentò: “Le onde che io vedevo erano molto più alte di una casa”. Aggiunse che il mare era molto strano perché da infuriato diventava improvvisamente calmo nell’arco di poche ore. Spesso disegnava una nave dal nome “VURK” su cui avrebbe viaggiato svolgendo numerosi compiti, fra cui stare di vedetta, accudire le vele, ma anche prendersi cura dei passeggeri.

A tal proposito descrisse accuratamente le pessime condizioni igieniche dell’imbarcazione ed il fatto che a bordo non esistessero letti o amache, per cui tutti dormivano a terra coperti da rozzi canovacci. Si mangiava carne cruda ed i servizi igienici, inesistenti, costringevano i passeggeri ad urinare sul pavimento; le liti e le lotte fra i membri dell’equipaggio erano molto comuni, ma Cerunne ricorda di aver sempre odiato queste manifestazioni violente. A conferma dei racconti legati alla vita da marinaio su un veliero, Cerunne mostrò un’incredibile, innata, capacità di arrampicarsi sugli alberi e la mancanza di paura del vuoto.

Anche il ricordo di un’incidente in cui un suo compagno perse l’uso degli arti per una caduta dalla tolda, era molto vivido nella memoria della bambina, come quello del grande timone e del “moekille”, un lungo bastone appuntito, usato anche come arma di difesa. Il suo nome, in quella vita era “Peer”, un uomo smilzo con una lunga barba nera: viaggiava verso un’isola piena di palme trasportando povera gente che andava colà per lavorare, ma non si trattava di schiavi. A sette anni i ricordi di Cerunne non si erano affatto sbiaditi e, durante l’ intervista, fu in grado di aggiungere altri dettagli sulla sua vita precedente, che si sarebbe conclusa alla veneranda età di 95 anni:”Eravamo uomini pieni di salute, anche se mangiavamo poco e male”, é stato il suo commento.

Nel racconto, esaminato da uno storico, vi sono molte affermazioni che collimano con luoghi e fatti appartenenti alla storia delle prime emigrazioni di massa fra Spagna ed isole Caraibiche, avvenute fra la fine dell’ ‘800 e l’inizio del ‘900. La Corugna, che suona foneticamente simile al fonema inglese “Karoonya”, era proprio uno di questi porti Spagnoli e l’isola ricca di palme potrebbe essere stata Cuba che,a quei tempi insieme alle altre isole vicine, veniva chiamata “Las Indias” , mentre il “moekille” sarebbe simile alla parola “makhila”, un bastone-arma della Galizia. Il nome “Peer” potrebbe essere “Pedro” e “Voork” corrispondere a “Barco”, ovvero barca in Spagnolo. Tutte queste “coincidenze” sono altamente indicative di reali ricordi trasmessi da una vita ad un’altra e non appaiono legate a semplici casualità, mentre il sogno premonitore della madre di Cerunne, aggiunge significati altamente probanti sull’ origine celtica dello spirito reincarnatosi nel corpo di questa bambina Olandese.

2) LA VITA PRECEDENTE DI KEES

PUO’ UN BAMBINO DI DUE ANNI PARLARE DEL PARADISO E DEGLI ATTIMI PRECEDENTI LA MORTE?

Nel Febbraio ‘97, la Fondazione Athanasia fu contattata dalla signora Marja M-V che era stata sollecitata dal teologo Dr. Joanne Klink a parlare del caso di suo figlio Kees. Fin dall’età di due anni, il bambino ripeteva con tono cantilenante, una strana filastrocca: “Il mio cuore si fermò, poi nel ventre ritornai a crescere e fu così che il mio cuore tornò a battere ancora!”, accompagnandola con gridolini di gioia e battito di mani. Questo curioso comportamento si manifestava due o tre volte a settimana e per molti mesi di fila. Fu solo verso i quattro anni d’età che il piccolo si decise a confessare alla madre che aveva già vissuto in precedenza e che il suo nome era Armand, morto quando non era ancora troppo vecchio. Il nome fu pronunciato col tipico accento francese, cosa abbastanza strana per un bambino olandese di quell’età.

In quella vita precedente, Armand era fidanzato e prossimo alle nozze, ma fu ucciso su un campo di battaglia da soldati molto alti che avevano già trucidato tutti i suoi compagni. Il racconto dei suoi ultimi momenti di vita é angosciante: colpito una prima volta alla schiena, mentre si rendeva conto che il suo cuore stava cessando di battere, fu raggiunto da un secondo proiettile sparato a breve distanza. In quel momento vide un Angelo che lo portò da Dio che lui descrive come “Pura Bontà”, “la Grande Luce” e persino “dotato di umorismo” (sic). Gli fu molto difficile descrivere l’Aldilà e disse che era impossibile fissare i ricordi come su una foto. Vide una meravigliosa cascata e fiori e alberi dai frutti deliziosi, più dolci di qualsiasi cibo terreno. Quando gli Angeli tornarono a dirgli che era tempo di reincarnarsi, Armand/Kees mostrò una certa resistenza, ma le Creature Eteree lo rassicurarono circa la loro costante assistenza. Kees soffrì di una severa forma di fobìa della morte per molti anni, ricordando la sua agonìa e ci vollero tempo e pazienza per fargli superare il problema.

3) IL CASO DI MYRIAM R.

Myriam aveva tre o quattro anni quando nel ‘68 fece notare a sua madre che il vestito che indossava era molto simile a quello della sua precedente mamma e le chiese di toglierselo perché le ricordava la spiacevole vita passata in una zona semidesertica. In quella esistenza si doveva prender cura dei suoi fratelli e delle sue sorelle, andando in cerca d’ acqua e cibo nel deserto. Proprio per tirar su l’acqua dal pozzo un brutto giorno era morta a causa d’una tempesta di sabbia. I suoi ricordi, purtroppo non verificabili, era no molto vividi e comprendevano l’aspetto fisico dei suoi genitori, il forte rispetto che portava verso gli anziani, la casupola di legno con un piccolo patio. Probabilmente l’ambiente da lei descritto potrebbe essere quello del deserto del New Mexico, dato che il patio in legno é tipico di quella regione. Anche a distanza di anni il racconto suo e della madre non si modificarono, anzi divennero più vividi a seguito di una NDE che ebbe durante un’intervento chirurgico.

I tre casi illustrati non hanno spiegazioni diverse dalla reincarnazione anche perché sono stati severamente vagliati nel corso degli anni con successive interviste tese a trovare discrepanze dovute all’affievolimento dei ricordi, tipico nel caso di racconti inventati. Di certo il meglio documentato é quello di Cerunne, perché corroborato da precisi riferimenti storici, geografici e sociali. Ulteriori indagini saranno necessarie per capire se questa tipologia é tipica delle persone che vivono in Olanda (e quindi in Europa) o se essa ha valenza universale.

Nota: TITUS RIVAS

Athanasia Foundation, Darrenhof 9, 6533 RT Nijmegen, The Netherlands
e-mail: titusrivas@hotmail.com

LIBRI CONSIGLIATI: LINK – INK2

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Le mille testimonianze dirette sulla verità della reincarnazione

TESTIMONIANZE SULLA REINCARNAZIONE DI GRANDI PERSONAGGI

Esiste una quantità straordinaria di testimonianze di grandi personaggi d’ogni tempo e nazionalità che hanno espresso il loro pensiero sulla reincarnazione. Ci limitiamo ai più importanti.

OVIDIO, poeta latino (43 a. C.-17 d. C )

«… La cosiddetta morte è solo il rivestirsi di una cosa vecchia in nuova forma e abito… È lo spirito disincarnato vola qua e là… gettato da una dimora all’altra. L’anima è sempre la stessa, solo la forma è perduta».

VIRGILIO, poeta latino (70-19 a.C)

«Tutte queste anime, trascorsi mille anni, un Dio le chiama in folta schiera sulle acque del Lete… Così che, smemorate della trascorsa vita, tornino a visitare i regni della Terra, sotto la volta del cielo, desiderose di avere un corpo vivente».

CICERONE, scrittore, oratore e politico romano (106 43 a. C)

«Altra possente prova che gli uomini conoscono molte cose prima della nascita è la loro capacità, nella tenera infanzia, di afferrare fatti innumerevoli con una rapidità che dimostra come essi non ricevano questi fatti dentro di loro per la prima volta, ma li ricordino e li richiamino alla mente».

Empedocle, filosofo e statista greco (circa 490-430 a. C.)

«Io una volta fui ragazzo e ragazza, cespuglio e uccello, e muto pesce nelle onde. La Natura cambia tutte le cose, avvolgendo le anime in strane tuniche di carne. Le più degne dimore per le anime degli uomini».

PLATONE, filosofo greco (427-347 a.C)

«O giovane… sappi che se divieni peggiore andrai in un’anima peggiore, e in un’anima migliore se migliorerai, e in ogni successione di vita e di morte farai e soffrirai ciò che il simile ha del simile. Questa è la giustizia celeste…».

PITAGORA, filosofo greco (571-497 a. C)

«Il ritorno e il karma sono necessari per lo sviluppo dell’anima».

PLOTINO, filosofo neoplatonico (205-270 d. C.)

«Quando avviene l’uccisione di un personaggio in un dramma, l’attore cambia il suo trucco ed entra in una nuova parte. Naturalmente l’attore non è stato veramente ucciso; ma, se morire è solo cambiare corpo come l’attore cambia costume, o anche uscire dal corpo come l’attore esce dalla scena quando non ha più nulla da dire o da fare, cosa c’è di tanto pauroso in questa trasformazione degli esseri viventi l’uno nell’altro? Le uccisioni, la morte… tutto deve apparirci come lo spettacolo del cambiamento delle scene a teatro… [Sul palcoscenico] ogni uomo ha il suo posto, un posto che si conviene al giusto come al malvagio: …là parla e agisce, nella bestemmia e nel delitto come in ogni forma di bontà; perché gli attori portano in questa commedia quello che erano prima che la commedia fosse messa in scena…».

JALALU’L-DIN RUM, poeta mistico persiano (1207-1273)

«Morii come minerale e divenni una pianta; morii come pianta e divenni animale; morii come animale e fui uomo. Perché dovrei temere? Quando diminuii morendo? E tuttavia, ancora una volta morirò come uomo per elevarmi con gli angeli benedetti; ma anche lo stato di angelo supererò…».

PARACELSO, medico e alchimista svizzero (1493-1541)

«…Ogni essere umano ha le sue proprie tendenze: queste tendenze appartengono al suo spirito e indicano il suo stato in cui esisteva prima di nascere… Distrutto questo corpo, se ne crea un altro con proprietà simili o superiori».

GIORDANO BRUNO, filosofo, poeta e commediografo italiano (1548-1600)

«Io ho ritenuto e ritengo che le anime siano immortali… I Cattolici insegnano che non passano da un corpo in un altro, ma vanno in Paradiso, nel Purgatorio o nell’Inferno. Ma io ho ragionato profondamente e, parlando da filosofo, poiché l’anima non si trova senza corpo e tuttavia non è corpo, può essere in un corpo o in un altro, o passare da un corpo all’altro. Questo, se anche può non esser vero, è almeno verosimile, secondo l’opinione di Pitagora…».

VOLTAIRE, filosofo e scrittore francese (1694-1778)

«La dottrina della metempsicosi non è, soprattutto, né assurda né inutile… Non è più sorprendente essere nati due volte che una sola; tutto in natura è risurrezione».

BENJAMIN FRANKLIN, statista, scienziato e filosofo americano (1706-1790)

«Quando vedo che niente si annulla e nemmeno una goccia d’acqua va distrutta, non posso sospettare l’annichilamento delle anime, né credere che Dio voglia sopportare la distruzione giornaliera di menti già fatte, che adesso esistono, e darsi la continua pena di farne delle nuove. Così, trovandomi a esistere nel mondo, credo che, in una forma o nell’altra, esisterò sempre… Non faccio obiezioni a una nuova edizione di me stesso, sperando tuttavia che gli errata dell’ultima edizione possano essere corretti».

GOTTHOLD EPHRAIM LESSING, scrittore e filosofo tedesco (1729-1781)

«…Perché non dovrei tornare su questa terra tutte le volte che sia in grado di acquistare nuova conoscenza e nuovo potere? Raggiungo forse, In un solo soggiorno, tante cose da rendere inutile il mio ritorno? No certo!… O forse perderei troppo tempo? Perdere tempo! Che bisogno ho di affrettarmi? Non possiedo forse tutta l’eternità?».

JEAN PAUL RICHTER, scrittore tedesco (1763-1825)

«Perché non accettare questa teoria [della reincarnazione] e godere pienamente una luce che un Platone, un Pitagora e intere nazioni ed epoche non hanno disdegnato?… L’anima torni pure quante volte desidera. Certo, la Terra è abbastanza ricca per concederle nuovi doni, nuovi secoli, nuove regioni, nuove menti, nuove scoperte e speranze».

GEORGE W.F.HEGEL, filosofo tedesco (1770-1831)

«Lo spirito, consumando l’involucro della sua esistenza, non passa semplicemente entro un altro involucro, né risorge ringiovanito dalle ceneri della sua precedente forma; ne esce esaltato, glorificato, come spirito più puro… La vita dello spirito sempre presente è un circolo di progressive incarnazioni che, viste sotto un altro aspetto, appaiono passate».

FRIEDRICH VON SCHLEGEL, filosofo tedesco (1772-1829)

«…L’uomo, quale è adesso, è troppo imperfetto, troppo materiale per pretendere quel più alto tipo di immortalità. Egli deve ancora entrare in forme e sviluppi terreni, sebbene più raffinati e trasfigurati, prima di poter direttamente partecipare alla gloria eterna del divino mondo della luce… L’idea della metempsicosi, accolta dal misticismo, è notevole in se stessa per la sua antichità… Essa non permette che l’anima passi alla piena libertà prima di essersi incarnata in molti corpi».

CHARLES FOURIER, filosofo ed economista francese (1772-1837)

«… Nei periodi in cui è libera dal corpo umano, l’anima rivive immediatamente nella grande anima del mondo, di cui è parte integrante, e disdegna la vita presente, come al momento del risveglio noi cerchiamo di dimenticare o di ricordare un sogno a seconda che sia stato piacevole o spiacevole… Dopo un periodo trascorso nella grande anima, le anime vanno a dormire e rinascono sulla Terra in un nuovo corpo… Alcuni individui eccezionali… ricordano la loro passata esistenza».

HONORÉ DE BALZAC, romanziere francese (1799-1850)

«Un’intera vita è necessaria per ottenere le virtù che annullino gli errori della vita precedente. Le virtù che acquistiamo, sviluppandosi lentamente entro di noi, sono gli invisibili legami che collegano ogni nostra esistenza alle altre: esistenze che solo lo spirito ricorda, perché la materia non ha memoria per le cose spirituali».

ALBERT SCHWEITZER, fisico, ecclesiastico, musicista tedesco (1875-1965)

«L’idea della reincarnazione contiene una molto confortante spiegazione della realtà per mezzo della quale il pensiero indiano sormonta difficoltà che sfidano i pensatori europei».

CARL GUSTAV JUNG, psichiatra svizzero (1875-1961)

«La rinascita, nelle sue varie forme di reincarnazione, resurrezione e trasformazione, è un’affermazione che deve essere contata tra le prime affermazioni dell’uomo».

CAMILLE FLAMMARION, astronomo francese (1842-1925)

«Se l’anima sopravvive all’organismo fisico, essa esisteva prima di questo organismo; dietro di noi c’è la stessa eternità che si stende dinanzi a noi… Ognuno di noi entra in questo mondo con attitudini particolari, la cui origine non si trova nell’ereditarietà».

JOHANN WOLFGANG GOETHE, scrittore tedesco (1749 1832)

«Sono certo che, come mi vedete, ho già vissuto cento volte, e spero anche di tornare ancora cento volte».

ARTHUR SCHOPENHAUER, filosofo tedesco (1788-1860)

«Se un asiatico mi domandasse la definizione dell’Europa, sarei obbligato a rispondere: è quella parte del mondo infestata dall’incredibile illusione che l’uomo sia stato creato dal nulla e che la sua nascita sia la sua prima venuta nella vita».«Le qualità innate che troviamo in un uomo e mancano in un altro non sono il grazioso regalo di qualche divinità sconosciuta, ma il frutto delle azioni personali di ogni uomo in un’altra vita».

IMMANUEL KANT, filosofo tedesco (1724-1804)

«Se potessimo scorgere noi stessi e gli altri oggetti quali essi sono in realtà, ci vedremmo in un mondo di nature spirituali: la comunità alla quale apparteniamo, che non ha avuto inizio con la nostra nascita, né avrà fine con la morte del nostro corpo».

Federico IL GRANDE, re di Prussia (1712-1786)

«So che, dopo la mia morte, la parte più nobile di me non cesserà di vivere. Anche se nella mia vita futura non sarò re, tanto meglio: sopporterò minore ingratitudine».

Elisabetta D’AUSTRIA, imperatrice (1837-1898)

«Dante e gli altri grandi sono anime che, da un’epoca lontanissima, sono ritornate nuovamente sulla Terra per continuare l’opera e anticipare il perfezionamento di coloro che devono venire…».

ALBERT EINSTEIN, fisico d’origine tedesca (1879-1955)

«Il Buddhismo è l’insieme sistematico di idee che meglio si adatta all’uomo d’oggi, l’unica via per la conoscenza e l’autoconoscenza individuale».

Giuseppe MAZZINI, uomo politico italiano (1805-1872)

«Voi credete che l’anima possa passare d’un balzo dall’umana esistenza alla somma beatitudine o andar d’un balzo sommersa nell’assoluta irrevocabile perdizione: noi crediamo il periodo umano troppo lontano dal sommo ideale, troppo guasto d’imperfezione, perché la virtù della quale siamo capaci quaggiù possa d’un tratto meritare di raggiungere il vertice della scala che guida a Dio. Noi crediamo in una serie indefinita di reincarnazioni dell’anima, di vita in vita, di mondo in mondo, ciascuna delle quali rappresenta un miglioramento nell’interiore».

MAURICE MAETERLINCK, scrittore belga (1862-1949)

«Non vi fu mai più bella, più giusta, più pura, più morale, più feconda e consolante e, in certa misura, più probabile fede di quella della reincarnazione. Essa sola, con la sua teoria delle espiazioni e delle purificazioni successive, riesce a spiegare tutte le diseguaglianze fisiche e intellettuali, tutte le iniquità sociali, tutte le ripugnanti ingiustizie del fato».

MOHANDAS K. GANDHI, uomo politico indiano (1869-1948)

«Non posso pensare a una inimicizia permanente fra l’uomo e l’uomo e, credendo, come credo, nella teoria della rinascita, vivo nella speranza che, se non in questa nascita, in qualche altra potrò stringere tutta l’umanità in un amichevole abbraccio».

GEORGE SAND, scrittrice francese (1803-1876)

«Siamo gettati in questa vita come in un alambicco, dove, dopo una precedente esistenza che abbiamo dimenticato, siamo destinati a essere rifatti, rinnovati, temprati dalle sofferenze, dalle lotte, dalla passione, dalla malattia, dal dubbio, dalla morte. Noi sopportiamo tutti questi mali per il nostro bene, per la nostra purificazione e, per così dire, per renderci perfetti».

RALPH WALDO EMERSON, filosofo, saggista e poeta americano (1803-1882)

«L’anima è un’emanazione della Divinità, una parte dell’anima del mondo, un raggio della sorgente di luce. Viene dall’esterno nel corpo umano, come in una dimora temporanea, ed esce nuovamente da esso; vaga nelle regioni eteree, torna a visitarlo… passa in altre dimore, perché l’anima è immortale».

WALT WHITMAN, poeta americano (1819-1892)

«…E calcolando la vostra vita, siete il residuo di molte morti; certo, io stesso sono morto già diecimila volte…».«E guarderò ancora fra una o due ventine di secoli, e incontrerò il vero padrone di casa perfetto e illeso in ogni sua parte come me stesso…».

EDGAR ALLAN POE, scrittore americano (1809-1849)

«È ozioso dire che non sono vissuto in precedenza, che l’anima non ha avuto un’esistenza anteriore… Lo negate? Non discutiamo l’argomento. Convinto io stesso, non cerco di convincere».

ROBERT BROWNING, poeta inglese (1812-1889)

«Mai, negli anni che mi restano, dipingerò o scolpirò. Questa mia vita mi concede solo i versi… Altre altezze raggiungerò in altre vite, se Dio vorrà».

RICHARD WAGNER, compositore tedesco (1813-1883)

«In confronto con la reincarnazione e il karma, tutte le altre concezioni appaiono frivole e anguste».

LEV TOLSTOJ, scrittore russo (1828-1910)

«Le opere della vita precedente danno un orientamento alla vita attuale; questo è ciò che gli Indù chiamano karma».

«I sogni della nostra esistenza presente sono l’ambiente in cui elaboriamo le impressioni, i pensieri, i sentimenti di una vita precedente…».

LOUISE MAYALCOTT, scrittrice americana (1832-1888)

«Penso che l’immortalità sia il passaggio dell’anima attraverso molte esperienze di vita, e ciò che è stato schiettamente vissuto, usatoe imparato, aiuti la vita successiva divenendo più ricco, felice e alto».

PAUL GAUGUIN, pittore francese (1848-1903)

«L’anima, dimorando temporaneamente in un particolare organismo, vi sviluppa le sue qualità animali… e quando questo organismo finisce, l’anima, sopravvivendo, diviene un germe qualificato a salire di metamorfosi in metamorfosi verso una vita generale… salendo di gradino in gradino… come nella parabola della scala di Giacobbe, che saliva dalla terra al cielo… [Alla fine] tutti gli uomini diverranno dei Buddha».

ARTHUR CONAN DOYLE, romanziere inglese (1859-1930)

«Quando ci si pone la domanda “dove eravamo prima di essere nati?”, abbiamo una risposta precisa nel sistema del lento sviluppo per incarnazione, con lunghi intervalli di riposo dello spirito fra l’una e l’altra incarnazione…».

GUSTAV MAHLER, compositore tedesco (1860-1911)

«Tutti noi torniamo: questa certezza dà un significato alla vita e non ha alcuna importanza il fatto che in una incarnazione successiva si ricordi o non si ricordi la vita precedente. Quello che conta non è l’individuo e il suo benessere, ma la grande aspirazione al perfetto e al puro che avanza in ogni incarnazione».

HENRY FORD, industriale americano (1863-1947)

«Ho adottato la teoria della reincarnazione quando avevo ventisei anni. Fu come se avessi scoperto il piano dell’universo… Non ero più schiavo delle lancette dell’orologio. Il genio è esperienza. Alcuni sembrano pensare che sia un dono o un talento, ma è il frutto di una lunga esperienza di molte vite».

RUDYARD KIPLING, scrittore inglese (1865-1936)

«Quando considero le mie incarnazioni, in ogni razza ed età, faccio le mie genuflessioni agli dei…».

HERMANN HESSE, scrittore tedesco (1877-1962)

«Sono già morto di tutte le morti, e devo ancora morire di tutte le morti… Ancora molte volte mi cercherete dalla morte alla nascita nella penosa via delle creazioni, sulla gloriosa via delle creazioni».

ALDOUS HUXLEY, scrittore e saggista inglese (1894-1963)

«La teoria della reincarnazione ha le sue radici nel mondo della realtà, come l’evoluzione, e non potrà essere respinta che da pensatori avventati».

KAHLIL GIBRAN, poeta libanese (1883-1931)

«Brevi sono stati i miei giorni fra voi… ma, per quanto la morte possa nascondermi, …io tornerò con la marea… Sappiate dunque che tornerò dal grande silenzio… Non dimenticate che sarò ancora tra voi… Una breve interruzione, un momento di riposo sul vento e un’altra donna mi porterà».

THOMAS EDISON, inventore americano (1847-1931)

«L’unica sopravvivenza che posso concepire è di ricominciare un altro ciclo sulla Terra». «Non dubito nemmeno per un istante che una vita produca un’altra vita».

ÉDOUARD SCHURÉ, poeta e letterato francese (1841-1929)

«La dottrina della reincarnazione dà una ragion d’essere, secondo la giustizia e la logica eterna, ai mali spaventosi come alle felicità più desiderate. L’idiota ci sem
RUDYARD KIPLING, scrittore inglese (1865-1936)

«Quando considero le mie incarnazioni, in ogni razza ed età, faccio le mie genuflessioni agli dei…».

HERMANN HESSE, scrittore tedesco (1877-1962)

«Sono già morto di tutte le morti, e devo ancora morire di tutte le morti… Ancora molte volte mi cercherete dalla morte alla nascita nella penosa via delle creazioni, sulla gloriosa via delle creazioni».

ALDOUS HUXLEY, scrittore e saggista inglese (1894-1963)

«La teoria della reincarnazione ha le sue radici nel mondo della realtà, come l’evoluzione, e non potrà essere respinta che da pensatori avventati».

KAHLIL GIBRAN, poeta libanese (1883-1931)

«Brevi sono stati i miei giorni fra voi… ma, per quanto la morte possa nascondermi, …io tornerò con la marea… Sappiate dunque che tornerò dal grande silenzio… Non dimenticate che sarò ancora tra voi… Una breve interruzione, un momento di riposo sul vento e un’altra donna mi porterà».

THOMAS EDISON, inventore americano (1847-1931)

«L’unica sopravvivenza che posso concepire è di ricominciare un altro ciclo sulla Terra». «Non dubito nemmeno per un istante che una vita produca un’altra vita».

ÉDOUARD SCHURÉ, poeta e letterato francese (1841-1929)

«La dottrina della reincarnazione dà una ragion d’essere, secondo la giustizia e la logica eterna, ai mali spaventosi come alle felicità più desiderate. L’idiota ci sembrerà spiegabile, se pensiamo che la sua imbecillità, di cui ha semi-coscienza e di cui soffre, è la punizione d’un suo uso criminoso dell’intelligenza in altra vita».

SOMERSET MAUGHAM, scrittore inglese (1874-1965)

«Ho trovato solo una spiegazione al problema del male che piacesse egualmente alla mia sensibilità e alla mia immaginazione: ed è la dottrina della trasmigrazione delle anime».

DAVID HERBERT LAWRENCE, scrittore inglese (1885-1930)

«Ciò che è in cielo può tornare in terra».

HENRY MILLER, scrittore americano (1981-1980)

«Prima di conoscere la teoria della reincarnazione, ero solito biasimare la mia famiglia, la società, mia moglie… Ora so con chiarezza che non devo biasimare nessun altro che me stesso. Adesso sono libero, nessun altro è responsabile».

HERMANN OBERTH, ingegnere e fisico tedesco (1894-1989)

«L’anima si serve del corpo per fare le sue esperienze, e l’insegnamento dura oltre la morte, nell’aldilà, valutando i ricordi della vita vissuta, così che in una vita successiva noi possiamo imparare più facilmente e meglio quello che in precedenza sapevamo in modo imperfetto».

ARNOLD SCHONBERG, compositore austriaco (1874-1951)

«So di continuare un cammino spirituale iniziato in epoca remota: prima della nascita di Gesù ero predicatore in Palestina».

Nel nostro secolo
Ci limitiamo, anche in questo caso, a una selezione. Sarebbe lunghissimo l’elenco dei personaggi del nostro tempo che hanno testimoniato la loro credenza nella dottrina delle rinascite, spesso collegandosi al Buddhismo o all’Induismo.

EMILIO SERVADIO, psicoanalista (1904-1995)

«Al termine del nostro ciclo di esistenze ciascuno di noi è come un’onda che entra nel mare. Io credo in questa visione vedanta, secondo cui la scintilla divina che è in noi è destinata a entrare nel Tutto, nel Dio assoluto, l’Atma».

PETER SELLERS, attore inglese (1925-1980)

«So di aver vissuto molte altre vite. Nell’interpretare i personaggi dei miei film, molto spesso sento di ispirarmi a esperienze ed emozioni che mi tornano alla memoria da altri tempi, da mie precedenti incarnazioni».

FEDERICO FELLINI, regista (1920- 1993)

«So di aver avuto altre vite in passato. Nelle ultime sono stato un buffone, sì, un clown, di quelli che andavano nelle piazze a far ridere la gente. Come in questa vita del resto…».

ERICH FROMM, Psicoanalista tedesco (1900 1980)

«Ho fatto la conoscenza del Buddhismo verso il 1926 e per me è stata una delle più alte esperienze. n mio interesse per il Buddhismo è sempre rimasto vivissimo, anzi, è andato aumentando grazie allo studio dello Zen».

Mia MARTINI, cantante (1947-1995)

«Molte mie paure, molti miei terrori li ho capiti e superati quando, attraverso vie esoteriche, ho scoperto d’aver vissuto una tragica esperienza di morte in una vita precedente».

CARLO COCCIOLI, scrittore
«Credo nell’altissima dottrina del karma. Siamo le conseguenze, i figli delle nostre azioni. Causa-effetto. Azione, reazione. Tutto ciò presuppone, evidentemente, un oceano di esistenze anteriori a quella che viviamo ora. L’idea del karma attenua un poco il supremo orrore dell’universo».

KARLHEINZ STOCKHAUSEN, compositore tedesco
«Sono sicuro di aver già vissuto qualche vita nel passato. In Giappone, in India. Chissà quando ho davvero scoperto l’arte del tè, dei fiori, del teatro No e Katakali».

GLENN FORD, attore americano
«Non chiedetemi come lo so, ma è così. Sono stato un cavaliere francese nel Seicento e un insegnante scozzese di pianoforte nel Settecento».

ALBERTO BEVILACQUA, scrittore e regista
«La nuova fisica spiega la periodicità del rifarsi delle vite. Afferma che non esiste una sola resurrezione finale dell’energia, ma molteplici. È una teoria che si chiama tecnica delle resurrezioni successive, che coincide con alcune delle intuizioni fondamentali del Buddhismo e le avvalorano. E spiegano anche la reincarnazione».

FRANZ BECKENBAUER

calciatore tedesco ex campione del mondo
«In una vita futura spero di rinascere donna. Sono stato prima una pianta, poi un animale. Come donna, avrò la grande gioia di partorire bambini».

ROBERTO BAGGIO, calciatore

«La fede buddhista e la preghiera mi hanno permesso di capire i miei difetti e, di conseguenza, mi hanno aiutato a combatterli… Ora riesco a tirar fuori il meglio di me: forza, energia, concentrazione, entusiasmo, creatività. Adesso faccio tutto con ‘valore’».

CATHERINE SPAAK, attrice francese

«La sensazione d’esser già vissuta a Roma l’ho avuta appena arrivai la prima volta in questa città: un clamoroso fenomeno di déjà-vu. I testi buddhisti sono da tempo una delle mie letture preferite. Mi sono sottoposta anche a degli esperimenti in leggero stato di ipnosi per sapere chi ero nella mia vita precedente. Ho rivissuto una situazione di morte, ma non voglio parlarne».

BERNARDO BERTOLUCCI, regista

«All’inizio degli anni Sessanta, Elsa Morante mi regalò una biografia del poeta e santo tibetano Milarepa. Il mio interesse al Buddhismo risale ad allora. Nel 1991, l’incontro col Dalai Lama mi folgorò. Ai miei occhi il Buddhismo è qualcosa di estremamente importante, ed è giusto diffondere il suo pensiero».

FAYE DUNAWAY, attrice americana

«La filosofia orientale mi ha sempre attratta. Poi ho scoperto che in una mia vita precedente sono vissuta in Oriente».

LEONARD COHEN, cantautore e scrittore canadese

«Il Buddhismo dà tutte le risposte. E tutte le indicazioni per non produrre più karma negativo».

RICHARD GERE, attore americano

«È stato determinante il mio incontro con il Dalai Lama e col Buddhismo. Ha cambiato la mia vita. Mi ha aiutato a liberarmi dei sensi di colpa che mi portavo dentro sin dalla nascita. Dentro ognuno di noi c’è un’enorme quantità di dolore. Nel Buddhismo non esiste un inizio per la sofferenza, ma esiste un modo per porvi fine. Ora io sono un uomo più sereno e in pace col mondo».

LILIANA CAVANI, regista

«Il Buddhismo è come un cannocchiale che permette di avere una percezione diversa della realtà e di allargare le proprie conoscenze».

TINA TURNER, cantante americana

«Convertendomi al Buddhismo ho cominciato a conoscermi e a credere in me stessa. Per via medianica conosco una mia vita passata. Mi sono recata apposta in Egitto, nella terra dei Faraoni, sulle tracce di Hatshepsut, figlia di un faraone vissuto 1500 anni prima di Cristo. Le sue vicissitudini ricordano molto da vicino quelle che ho sopportato io in questa vita».

MLVA, cantante

«Sono credente e credo anche nella reincarnazione. Sono sicura di aver avuto altre vite».

GIORGIO ALBERTAZZI, attore

«So di avere avuto più vite. E potrei parlare a lungo di tutte le mie esperienze in campo esoterico».

OLIVER STONE, regista americano

«Io sono sia cristiano sia buddhista. Il Buddhismo è una filosofia di vita, assai più che una religione».

FRANCO BATTIATO, musicista

«Da anni studio le dottrine orientali. Nella mia opera Gilgamesh ho narrato la storia del sovrano assiro-babilonese che muore e poi si reincarna nella persona di un sufi del periodo di Federico II».

«L’inconscio ci comunica coi segni l frammenti di verità sepolta: quando fui donna o prete di campagna l un mercenario o un padre di famiglia» (Dalla canzone “Il Café de la Paix”).

SHIRLEY MACLAINE, attrice e scrittrice americana

«Tutti noi partecipiamo al nostro stesso dramma karmico, da una vita all’altra. La vita, infatti, non è altro che un lungo processo d’apprendimento; se solo riuscissimo a considerarla da questo punto di vista, riusciremmo ad assorbire con molta disinvoltura quelle che ai nostri occhi miopi potrebbero sembrare solo delle sofferenze, magari gratuite».

OMBRETTA COLLI, attrice ed eurodeputata

«Nella mia vita precedente sono vissuta in Egitto. Ho avuto l’esperienza del dejà-vu anni fa, visitando per la prima volta l’Egitto e le piramidi: conoscevo tutto in precedenza con esattezza matematica».

SUSANNA TAMARO, scrittrice

«Non a caso, nel mio romanzo Va’ dove ti porta il cuore si parla di reincarnazione. Credo fermamente in questa dottrina. Senza che nessuno me ne parlasse, fin dall’infanzia ho avuto la netta sensazione d’essere già venuta su questa terra. Mi sentivo smarrita, mi chiedevo dove fosse la casa dov’ero cresciuta. Dicevo che il mio nome non era Susanna; se mi chiamavano, non rispondevo, mi facevo chiamare con un altro nome, un nome straniero. Col passar degli anni, quella lontana sensazione infantile è diventata lucida certezza. Ci ho riflettuto a lungo, ho letto libri, testimonianze. Uno psicanalista indiano mi ha spiegato che questi ricordi affiorano nei bambini che nella vita precedente sono morti prima del tempo, di morte violenta. È un’ipotesi che ritengo attendibile».

Più in breve, altri personaggi importanti legati in vario modo al mondo esoterico e alla dottrina della reincarnazione:

FERDINANDO PESSOA

il noto scrittore portoghese, credeva nella successione delle vite, ed era appassionato studioso di Teosofia.

JACK KEROUAC e ALLEN GINSBERG

Noti esponenti della beast generation, scrissero libri sul Buddhismo e sulle credenze orientali.

CAT STEVENS

Cantante e compositore pop inglese, si è convertito all’Islamismo, assumendo il nome di Yusuf Islam, e ha musicato versi del Corano nell’album La vita dell’ultimo profeta.

ARTURO TOSCANINI e GEORGE SMITH PATTON

il primo grande direttore d’orchestra, il secondo famoso generale, sono stati citati in una trasmissione radiofonica per il loro vivo interesse verso la dottrina della reincarnazione.

CHARLES DICKENS e BORIS PASTERNAK

Hanno espresso chiaramente nei loro più famosi romanzi (David Copperfield e Il Dottor Zivago) il concetto di reincarnazione.

DAVID BOWIE

Cantante-attore inglese, ha espresso anche in alcune sue composizioni la sua adesione alle religioni orientali.

MICHELANGELO ANTONIONI

Grande regista, è in stretto contatto col maestro orientale Mayi Chid Vilasananda. E sua moglie, Enrica Fico, tiene corsi di meditazione trascendentale.

CAROLYN CARLSON

Danzatrice americana, da trent’anni studia il Sufismo e le altre dottrine orientali.

RINASCITA
Nel precedente capitolo abbiamo spiegato che l'anima, cadendo nel secondo letargo, è presa dalle correnti dell'attrazione karmica e trasportata verso la rinascita in un ambiente e con vincoli che concordano con la somma del suo carattere e dei suoi desideri. Come vedremo, alcune anime sfuggono a questa corrente e sono invece trasportate verso più alte sfere di attività e di esistenza, ma la maggioranza delle anime sul piano astrale muove verso la rinascita terrena, tale essendo il loro karma. Ma bisogna qui avvertire di non cadere nell'errore troppo comune di ritenere che questo karma sia qualche cosa di severo che decreta premio o punizione a seconda di un determinato codice. Il karma è semplicemente la legge spirituale causale. Noi siamo puniti non per i nostri peccati ma da essi, noi siamo ricompensati non per le buone azioni ma da esse. In breve, premio o punizione, nascono dalla stessa natura del nostro carattere e il nostro carattere è il totale dei nostri desideri. Il DESIDERIO è quindi il primo motore del karma e, attraverso il karma, di altre nostre rinascite. A molti sembra che la rinascita sulla terra sia imposta all'anima contro il suo desiderio. È vero l'opposto, perché la somma dei desideri dell'anima è lo stesso effettivo motore della rinascita. Chi è rinato sulla terra non è rinato contro il proprio volere o desiderio. Al contrario, è rinato perché effettivamente lo desiderava. E’ trasportato dalla corrente della rinascita perché le sue tendenze e desideri hanno creato aspirazioni che possono essere soddisfatte solo dalla vita rinnovata nella carne. Benché inconsciamente, egli si pone istintivamente nelle operazioni della legge di attrazione ed è trascinato alla rinascita nell'ambiente esattamente calcolato nella miglior maniera per permettergli di vivere questi desideri per esprimere ed esaurire la forza del desiderio. È ansioso di soddisfare le sue aspirazioni e finché l'ansia non è calmata, i desideri non possono sparire. Ciò non significa che necessariamente ogni desiderio dev’essere appagato, perché spesso accade che nuove riflessioni o esperienze inducano nell'anima ripugnanza per l'oggetto dell'antico desiderio che così muore di morte naturale. Ma finché è vivo, tende ad attrarre l'anima verso oggetti e ambienti idonei a soddisfarlo: ciò è vero nella vita terrena come sul piano astrale. Il desiderio è sempre il grande motore dell'anima nel determinare la rinascita. L'anima, conservando il desiderio delle cose materiali della carne e della vita terrena, e non essendo in grado di ripudiarlo, cadrà naturalmente nella corrente della rinascita che lo condurrà verso le condizioni in cui quei desideri fioriranno e si manifesteranno. Solo quando l'anima, attraverso molte vite terrene, comincia a vedere l'illusorietà e la vacuità dei desideri terreni, comincia a essere attratta dalle cose della vita della sua più alta natura e, sfuggendo il flusso della corrente della rinascita, si solleva al di sopra di essi e ascende alle eccelse sfere. L'individuo medio, dopo anni di esperienza terrena, è in grado di dire che non ha più desiderio di vita sulla terra e desidera lasciarla per sempre. Queste persone sono perfettamente sincere nelle loro dichiarazioni e sentimenti, ma uno sguardo al loro mondo interiore rivelerebbe un ben diverso stato di cose. Di regola essi non sono stanchi realmente della vita terrena, ma di quel particolare genere di vita che hanno conosciuto durante quella incarnazione. Essi hanno scoperto la natura illusoria di un certo settore di esperienze terrene e se ne sentono disgustati. Ma in essi c'è tutto un altro insieme di desideri e l'ansia per un altro insieme di esperienze sulla terra. Essi non hanno trovato la felicità o la soddisfazione nella loro esperienza, ma, se sono onesti con se stessi, devono ammettere che, se le cose fossero state così e così e non in un altro modo, l'avrebbero trovata. Il se avrebbe potuto soddisfare l'amore, la ricchezza, la fame, l'ambizione, il successo nelle varie forme, ecc. Ma, sia come si vuole, il se è quasi sempre lì, e quel se è realmente la causa dei superstiti desideri. E l'ansia per quel se è il vero motivo della rinascita. Pochissime persone sarebbero disposte a rivivere la loro vita terrena ed esse sono oneste nelle loro dichiarazioni. Ma esse sarebbero più che disposte a riplasmare il mondo secondo il desiderio del loro cuore e allora vivere la vita terrena. Comprendete? Non è la vita terrena in se stessa che non amano, ma solo le particolari esperienze di essa. Date all'uomo e alla donna medi giovinezza, salute, ricchezza, talento e amore ed essi saranno pronti a ricominciare il carosello della vita terrena. È solo la mancanza o la deficienza di queste o simili cose che fa sì che essi sentano che la vita è un fallimento. L'anima, nel suo soggiorno sull'astrale, è riposata, ristorata e rinvigorita. Si è dimenticata della stanchezza della vita conosciuta durante la precedente incarnazione; è di nuovo giovane, vigorosa, ambiziosa e piena di speranza. Sente in sé il richiamo dell'azione, l'ansia di desideri, aspirazioni, ambizioni inappagati e cade prontamente nelle correnti che la portano sulla scena dell'azione su cui tali desideri si potranno manifestare. Abbiamo molti casi di simili cambiamenti di amore nella vita terrena. Ci sentiamo stanchi, sfiduciati, anche scoraggiati dagli affari terreni alla fine della giornata, dell'anno o di un periodo eccitante. Ma il riposo, il sonno, il cambiamento di luoghi e l'influsso di nuove impressioni, operano un mutamento e presto ci riempie il desiderio di nuova attività, di nuova azione. La maggioranza delle persone non sono in realtà disgustate o stanche della vita, ma provano soltanto l'impulso dell'umanità verso "qualche cosa di diverso, qualche altro luogo": un mutamento di scena e di occupazione sarebbero la loro rapida cura. Lo stesso è dell'anima stanca. Portatela sull'astrale, datele l'elisir di vita, ed essa sarà pronta per una nuova parte nel dramma della vita. Un altro punto molto incompreso è quello riguardante l'incoscienza dell'anima nella scelta dell'ambiente della nuova nascita. È vero che in anime di basso sviluppo il processo è quasi totalmente istintivo e non c'è praticamente una cosciente scelta o comprensione. Ma quando l'anima comincia a svilupparsi e acquistare conoscenza spirituale, comincia ad avere una spirituale vista interiore e coscienza, e in molti casi vede confusamente, come in un sogno (durante il secondo letargo) le condizioni verso cui è tratta, e spesso esercita una decisa scelta. Nel caso di una forte personalità, purché spiritualmente sviluppata, c'è spesso più che una scelta in sogno, perché simili anime fanno molto per "creare le circostanze" per la propria nuova nascita, naturalmente nei limiti del karma. Un altro punto da chiarire riguarda il carattere dei desideri che costituiscono il motore della rinascita. Non è che debbano essere necessariamente bassi o malsani; al contrario essi possono essere della più elevata natura, e possono essere le più belle aspirazioni, ambizioni o i più alti fini, ma in essi c'è sempre il principio del desiderio. Alti o bassi, i desideri sono la causa dell'azione. E l'impulso verso l'azione è la caratteristica del desiderio. Il desiderio vuole sempre avere, fare o essere. L'amore, anche il più altruistico, è sempre una forma di desiderio, così l'aspirazione più nobile. Il desiderio di beneficare il prossimo è desiderio quanto l'opposto. In realtà molte anime altruistiche sono ricondotte alla rinascita semplicemente dall'insistente aspirazione a compiere qualche grande opera per l'umanità o per servire gli altri o per adempiere qualche dovere ispirato dall'amore. Ma, alti o bassi, se questi desideri sono connessi in qualche modo alle cose terrene, sono motivi e gradini della rinascita. In conclusione, l'anima che nel suo intimo non desideri la rinascita sulla terra, non rinascerà. Simili anime sono attratte verso altre sfere, dove l'attrazione della terra non è sentita. Il loro karma le conduce lontano dalla terra, non verso di essa. Ma questa è la condizione di pochissime, sebbene un po' alla volta ciò avverrà nei secoli dei secoli a tutte, perché tutte sono sulla Via e l'evoluzione spirituale procede sicuramente benché lentamente.

Esplorare le vite passate
A cura di Anna Pirera


Il simbolo delle Karma Cards*

Le teorie tradizionali sulla psiche umana hanno mostrato come ciò che siamo oggi sia il risultato della somma delle nostre esperienze. Le correnti più recenti, come ad esempio la psicologia transpersonale, hanno arricchito ed ampliato la comprensione della nostra storia personale sul piano spirituale introducendo i concetti, vecchi come il mondo, di anima e di reincarnazione. Questa ottica più allargata ci incita a comprendere le nostre responsabilità nella costruzione di tutte le circostanze, anche quelle apparentemente inspiegabili, della nostra vita.

La riscoperta delle nostre vite passate è un mezzo pratico per esaminare il contenuto delle nostre vite precedenti al fine di capire meglio e sviluppare gli aspetti unici della nostra personalità e della nostra vita presente.
Non è necessario credere nella reincarnazione per esplorare le proprie vite precedenti. Ai fini del risultato, infatti, non ha alcuna importanza se il contenuto che emerge sia composto effettivamente da ricordi oppure creazioni simboliche del nostro inconscio. È un fenomeno noto agli studiosi che - come sottolineava Jung - la nostra psiche risponde al suggerimento di ricordare delle vite passate con un vasto serbatoio di esperienze e immagini che ci riguardano profondamente.
Indipendentemente quindi dalla credenza nella reincarnazione, quello che resta è l'enorme valore di questa esperienza introspetttiva, come strumento di crescita e di conoscenza di sé, inusuale e affascinante.

Vite precedenti: i possibili approcci alla reincarnazione



Esplorare le proprie vite precedenti è un percorso che non richiede una fede specifica nella reincarnazione, come molti credono. Come molti viaggi di scoperta richiede invece apertura e disponibilità all’esperienza.
Ci sono infatti diversi approcci al tema delle vite passate, approcci che è importante non mescolare fra loro, anche se spesso si sovrappongono.

Le vite passate come scoperta di sé: è un dato di fatto che, con relativa facilità, la maggior parte di noi può lasciare che emergano ricordi di altre vite sotto forma di immagini, sensazioni, emozioni, pensieri o intuizioni. Senza bisogno di attribuire a tali ‘ricordi’ uno statuto metafisico, possiamo lavorarci ‘come se’ fossero nostre vite passate e l’esperienza ci dice che hanno molto da rivelarci di noi e che attraverso la loro scoperta è possibile fare importanti passi avanti per trasformare molte delle cose che desideriamo cambiare in noi e nelle nostre vite attuali. Come altri percorsi di ‘scoperta di sé’ è una via di crescita e di ampliamento delle nostre possibilità di scelta nella vita.

La metafisica della reincarnazione:
è la credenza – fideistica - nell’idea che l’anima si reincarni vita dopo vita.
Si tratta di un’idea molto diffusa, sia nel tempo che nello spazio, lungo la storia dell’umanità. In oriente è uno degli elementi portanti sia della religione induista che di quella buddista. In occidente era un a credenza diffusa presso i greci - Pitagora, gli orfici – , i romani – Plotino – e nel critianesimo dei primi secoli – Padri della Chiesa, Origene in particolare. Dalla metafisica della reincarnazione derivano i concetti di karma, dharma, samsara, etc.

La fede nella reincarnazione è stata ripresa in tempi recenti dal movimento new age, che l’ha ereditata dall’esoterismo di fine ottocento e dalla teosofia in particolare.
Sia nelle antiche filosofie che nelle attuali visioni orientali lo scopo ultimo della vita umana è quello di uscire per così dire verticalmente dal ciclo delle vite, che non porta miglioramento, bensì schiavitù nel continuo girare del samsara, la ruota delle vite, per immergersi direttamente nellla dimensione spirituale.
Nel movimento new age, come nella teosofia*, invece, lo scopo per l’uomo è il percorrere in crescita il ciclo delle vite, migliorando, evolvendo e via via passando man mano alle 'classi' più avanzate dellla ‘scuola’ karmica.

La ricerca di prove: è l’approccio ‘scientifico’ al tema, che ricerca le prove che il fenomeno del ricordo di vite passate corrisponda alla descrizione di vite realmente vissute da qualcuno e si occupa di determinare con che precisione tali vite vengono ricordate. E’ tipico di coloro che si interessano di parapsicologia da un punto di viata ‘oggettivo’. Naturalmente il filone della ricerca di prove ha due sbocchi: la corrente di coloro che accumulano prove a favore, fra cui il più famoso è forse Jan Stevenson, e quella di coloro che raccolgono testimonianze contrarie ed esempi di ‘vite millantate’.

L’approccio psicoloanalitico
: il fenomeno della reminescenza di vite passate viene interpretato dalle correnti psicoanalitiche in termini simbolici e archetipici e riportato o ai traumi dell'nfanzia (Freud) o alla possibilità per l'uomo di avere accesso ad uno strato della mente inconscia che è universale ed è una sorta di banca dati collettiva dell'umanità (jung). Questo archivio è detto 'inconscio collettivo' e corrisponde all'idea di archivio akashico di derivazione orientale.

 

Il lavoro con le vite passate



Il mistero della vita, irriducibile, inesauribile e afffascinante, nel suo viaggio dalla nascita alla morte e oltre per poi tornare ancora alla nascita e alle nuove esperienze, questo è il campo della ricerca delle vite precedenti.

Solo dentro di voi esiste quell'altra realtà che tanto cercate.
Io non posso darvi nulla che già non esista in voi.
Non posso dischiudervi altra galleria di immagini se non la vostra anima.

                                                                                          H. Hesse

I motivi che possono spingere una persona a lavorare sulle proprie vite passsate sono diversi.

Talvolta qualcosa che nel passato non ha trovato il suo compimento ritorna oggi sotto forma di circostanze, spesso dolorose, che ripropongono, senza che noi ce ne rendiamo conto, le emozioni e i temi di allora.
Dal momento che la libertà di scelta è un principio essenziale dell’esistenza umana, per molti si tratta di comprendere secondo quali meccanismi e seguendo quali scelte precedenti, ora dimenticate e sepolte nella memoria, ci troviamo ora di fronte a difficoltà da cui ci sentiamo imprigionati.

Va chiarito che il lavoro con le vite passate come viene qui proposto non si rivolge al disagio psichico, evidenziabile attraverso le categorie psicopatologiche, per le quali è necessario rivolgersi ad uno psicoterapeuta qualificato.
L’esplorazione delle nostre precedenti esistenze è invece un lavoro sul disagio esistenziale, non ascrivibile ad alcuna patologia psichica, che può emergere in alcuni momenti della nostra vita, spesso connessi a cambiamenti in atto o, al contrario, alla sensazione di non riuscire ad uscire da schemi ripetitivi.

Le vite che si riscoprono durante una seduta sono generalmente la risposta alle tematiche che il cliente desidera esplorare, anche se le priorità sono stabilite più dal suo inconscio e dalla sua parte più saggia che dalla volontà superficiale.
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Alcuni sentono la necessità di ricercare l'origine di un conflitto interpersonale, di un dolore cronico o di una paura irrazionale. I principali temi con cui ci confrontiamo in questa vita, magari con difficoltà, sono già stati elaborati e vissuti in altre vite e, contattandole, possiamo trovare quella comprensione profonda e le soluzioni che oggi ci mancano. Molte delle persone con cui viviamo ad esempio sono state con noi, magari in ruoli diversi, in altre vite.

Altre volte l’interesse è volto alla scoperta o all’approfondimento di risorse che sentiamo di voler avere o di voler sviluppare, quali capacità tecniche, artistiche, di guarigione o talenti sottili, come la telepatia o la capacità di predire il futuro.
Tale lavoro può essere molto utile nel momento in cui siamo in dubbio sull’opportunità di cambiamenti nella nostra vita professionale

 

Karma, dharma e reincarnazione
Nella concezione orientale, cui noi associamo l’idea di reincarnazione – anche se si tratta di un’idea che era molto diffusa anche nella cultura occidentale, in quella greca, ad esempio – l’anima si muove di vita in vita secondo le ‘leggi’ del karma e del dharma. Molti hanno sentito spesso parlare del karma, molti meno del dharma, che pure è altretttanto importante.


Il karma



Il karma è il concetto più noto associato alla reincarnazione; rappresenta l’equivalente esistenziale della legge di causa-effetto: ad ogni azione corrisponde una reazione.
Il karma è il complesso di qualità, difficoltà, talenti e blocchi ereditati dalla nostra lunga storia con i quali veniamo al mondo. Alla nascita – o al concepimento – non siamo secondo questa idea come una tabula rasa, una tavolozza bianca tutta da scrivere, ma esseri con carattere, gusti e personalità per molti versi già definite ( e qualsiasi madre può confermare come ogni neonato mostri già una sua natura, diversa da quella degli altri).
Il mondo orientale divide il karma in due aspetti, o polarità:

il karma ‘positivo’, dato da quelle qualità, abilità e talenti che abbiamo costruito nella nostra storia passata. Come una sorta di ‘crediti’ acquisiti, aspetti di noi e/o situazioni che ci accadono e che incontriamo con una sensazione di benessere. Cose che ci vengono facilmente e senza fatica.

Il karma ‘negativo’, ciò che nella nostra storia è rimasto incompiuto; situazioni rimaste aperte, temi importanti nei quali siamo ancora immersi, tensioni atttive dentro di noi o con gli altri. Una specie di ‘debiti’, momenti e situazioni che inevitabilmente ci capitano e che hanno per noi un impatto doloroso. Blocchi, problemi e sfide che incontriamo.Per lo più corrsipondono ai nostri bisogni fondamentali che non sono stati ancora soddisfatti, alle’ferite’ del sé o ego per guarire le quali una strada spesso inevitabile è quella di attraversare le nostre emozioni negative e il dolore ad esse asssociate.


Il dharma



Il dharma è il ‘dovere’ che ci siamo scelti per questa vita. E’ quella forma di esistenza unica che solo noi siamo in grado di realizzare, la nostra unicità come si manifesta in un fare nel mondo: il nostro lavoro, la figura dei nostri affetti – se siamo sposati, se abbiamo figli – come diamo vita alle nostre passioni, come ci rapportiamo al mondo è come scambiamo con esso. Si dice nella Bhagavad-Gita che è più importante compiere il nostro dharma, quale esso sia, nel modo con cui ci riesce di farlo, che assumere il dharma di un altro, per quanto eccellenti possiamo essere nel compierlo.
Raramente il dharma è la cosa che ci viene facile fare, perché per lo più in ciò che ci viene facile fare non c’è impegno, evoluzione e vita che sono caratteristiche essenziali del dharma più autentico.
Il dharma è vicino all’idea che Hilmann ci propone del daimon, un termine greco che rappresente il principio che guida la ghianda, il seme del nostro destino a divenire lo sviluppo, la grande quercia della nostra storia personale.

Lavorando sulle vite passate, ci rendiamo conto come talenti ereditati e ostacoli interiori (il karma nei suoi due aspetti) da altre vite si mescolino per dare forma ad un nuovo percorso, la nostra attuale esistenza con quanto vi è da sviluppare oggi (dharma).

Karma e dharma sono due degli aspetti per cui il passato è nel presente...


La natura del tempo: passato, presente e futuro ed eternità



Molte sono le teorie che descrivono la natura del tempo, ma, per quanto ci riguarda, nella scoperta di noi stessi, possiamo fare eco alle parole antiche di Agostino: solo il presente esiste; il passato non è più, il futuro non ancora, il presente è. Dove abitano dunque passato e futuro? Essi abitano in noi, nel ricordo e nell’anticipazione. Passato e futuro, concludeva, esistono solo nella mente, per cui il tempo è della stessa natura della mente.

Il paradosso della concezione del tempo è che il passato esiste in quanto è presente, cioè la realtà del passato è nella forma del ricordo, sia esso consapevole o inconscio, mentre la realtà del futuro è quella dell’anticipazione e del progetto che hanno luogo nel presente.

Tutti noi conosciamo bene la forza che passato e futuro esercitano sul nostro presente e quanto spesso non riusciamo a vivere pienamente nel qui e ora, dal quale siamo distolti dalle ferite che situazioni passate hanno lasciato in noi e dall’ansia e dalla paura nei confronti di possibili situazioni future.

Negli ultimi 50 anni, nel pensiero terapeutico, da più parti l’idea che vi sia unità inscindibile di corpo e psiche, mente e natura, spirito ed energia ha portato a riscoprire antichi metodi e ad elaborare nuove tecniche di guarigione. Tecniche e metodi che si rivolgono alle emozioni per curare le malattie, o che si rivolgono corpo per curare i sentimenti e l’anima. L’approccio olistico all’ssere umano ci ha insegnato che le divisioni del tipo mente-corpo sono limitative e sostanzialmente fuorvianti quando lavoriamo con le persone.

Tempo, passato e futuro abitano dunque in noi, nell’ora, il passato come ricordo e il futuro come anticipazione, ma abitano in tutte le nostre dimensioni e aspetti e non solo in quella mentale, di cui parlava Agostino.

Abitano nel nostro corpo, sotto forma di tracce di storie ora dimenticate, come la forma di un albero ci racconta le vicende della sua crescita.
Abitano nelle nostre emozioni, che ripercorrono spesso inconsapevolmente le strade delle nostre esperienze più dolorose o che precorrono con il batticuore ciò che potrebbe un giorno accadere.
Abitano nella nostra testa, nelle immagini, nei pensieri, nei suoni che in essa si formano e incessantemente disegnano e ridisegnano il nostro mondo.
Abitano nell’anima e nello spirito, dove eterno assoluto e tempo scorrevole coabitano senza contraddizioni, e dove le nostre vite abitano l’una accanto all’altra come foglie di uno stesso albero, a formare la grande chioma che, nella sua forma unica, si espande.

E dalla dimensione e dalle esperienze dello spirito proviene appunto l'idea dell'eterno, del tempo che è sempre simultaneamente presente e che si contrappone all'illusione del tempo che scorre, la natura del tempo come può apparire in meditazione.

Il tempo è una delle dimensioni dell'esistenza...

 

Un po’ di filosofia generale: l’anima, le personalità e l’essere nel mondo



Chi siamo noi e cosa è l’anima

Nel lavoro sulle vite precedenti consideriamo che noi siamo esseri spirituali che hanno scelto di incarnarsi in un corpo umano, e non esseri umani che si sforzano di sviluppare un’identità spirituale.
La dimensione spirituale ci è dunque naturale, tanto quanto quella corporea ci è familiare e nel viaggio della vita si tratta semplicemente di lasciare che la natura della nostra anima emerga spontaneamente, con la cura e i tempi che richiede il processo di svelamento. Si tratta, dopotutto, di ricordare chi già siamo e non di diventare altro da quello che siamo.

Siamo qui e ora, uno e molti
Forse la cosa più difficile, che ogni tradizione e filosofia ci invita a scoprire, è il semplice qui e ora, il luogo da cui non ci è possibile allontanarci e in cui è così difficile stare davvero.
Il nostro esistere è un esser-ci – un essere qui e ora nel mondo – che è intreccio di molte dimensioni: il corpo fisico e quello etereo, il piano emozionale e quello mentale, il mondo dello spirito e quello dell’anima. E nell’intreccio siamo semplicemente noi, unici.
In noi abitano e coesistono personalità diverse che si susseguono a volte anche in modo frammentato; alcune di queste personalità possono emergere come figure di qualcuno che siamo stati in una vita precedente, eppure nei nostri molti volti siamo ancora noi, non altri da noi.

Siamo qui
Siamo comunque, in quanti vivi, nel mondo e nel tempo, in questo luogo e in questa epoca come possiamo ricordare di altre volte in altre epoche e in altri luoghi. Lo spazio, il luogo in cui siamo, è una dimensione essenziale alla vita.

Siamo con

E il nostro esistere non è mai separabile da ciò con cui siamo in relazione, sia esso il mondo fisico o il mondo delle relazioni umane. La nostra vita non durerebbe più di una manciata di minuti senza l’aria che che respiriamo e il nostro esistere si spegnerebbe senza la presenza di altre vite intorno a noi, come quella dei neonati che si lasciano morire di fame se privati di ogni cura amorevole.

Siamo ora: passato, presente e futuro
(vedi anche la pagina dedicata al tempo)
Possiamo quindi fare eco alle parole antiche di Agostino: solo il presente esiste; il passato non è più, il futuro non ancora, il presente, invece, è.
Dove abitano dunque passato e futuro? Essi abitano in noi, nel ricordo e nell’anticipazione.

Passato e futuro abitano dunque in noi, nell’ora - il passato come ricordo e il futuro come anticipazione -e abitano in tutte le nostre dimensioni e aspetti.
Abitano nel nostro corpo, sotto forma di tracce di storie ora dimenticate, come la forma di un albero ci racconta le vicende della sua crescita.
Abitano nelle nostre emozioni, che ripercorrono spesso inconsapevolmente le strade delle nostre esperienze più dolorose o che precorrono con il batticuore ciò che potrebbe un giorno accadere.
Abitano nella nostra testa, nelle immagini, nei pensieri, nei suoni che in essa si formano e incessantemente disegnano e ridisegnano il nostro mondo.
Abitano nell’anima e nello spirito, dove eterno assoluto e tempo scorrevole coabitano senza contraddizioni, e dove le nostre vite abitano l’una accanto all’altra come foglie di uno stesso albero, a formare la grande chioma che, nella sua forma unica, si espande.

E le storie…


Integriamo la vita facendone una storia
perché abbiamo storie nel profondo della mente
.
                                                       J. Hillman

L’umanità, si dice, è dalla sua origine accompagnata dalle storie. Una volta un saggio, alla domanda su cosa rendesse gli uomini tali, riflettè un momento e poi disse “questa domanda mi fa venire in mente una storia…”

C’è qualcosa, nelle storie, che permette di trasmettere l’uomo e il suo essere come cento testi filosofici non potranno mai fare. Vi sono stati luoghi e tempi in cui gli uomini hanno dovuto rinunciare a tutto, anche a quanto apparentemente rende la vita vivibile, ma mai hanno rinunciato alle storie.
Nelle storie vi è tutto: c’è il luogo, il mondo, il tempo, l’ora di allora, il con nell’intreccio dei personaggi e degli eventi, l’uno e i molti nell’identità e nella differenza di noi che ascoltiamo e gli echi altri che le storie creano in noi
.
Anche il nostro corpo, se interrogato nel modo giusto, ha mille storie da narrare che gli hanno dato forma.
Questa è una delle ragioni per cui le nostre vite passate, che si presentano naturalmente sotto forma di storie, sono una via privilegiata alla conoscenza di noi stessi.

 

Vite passate: ricordo o fantasia?



Una domanda comune di chi si avvicina al discorso sulle vite precedenti riguarda la possibilità di distinguere fra vite passate 'vere' e fantasie.
Il tema è complesso, ma vi sono alcuni punti che possono essere chiariti facilmente.

Innanzitutto bisogna dire che il ricordare non è un fenomeno semplice, neppure quando si tratta della nostra vita. Chiunque di noi, nella memoria, modifica più o meno i 'fatti' accaduti. Questo diventa evidente quando ci confrontiamo con qualcun altro che era presente e ci accorgiamo che i nostri ricordi sono spesso divergenti.
Il caso più semplice, che è probabilmente capitato a tutti noi, è quando ci si ricorda di una passata vacanza con altri durante la quale il tempo è stato variabile. Nella maggior parte dei casi uno dirà che per lo più era bel tempo e un altro che pioveva sempre.
E' difficile anche per noi sapere se un evento che ci ricordiamo ci sia accaduto da bambini lo è stato davvero, almeno fino a che non riceviamo la conferma di qualcun'altro, mamma o papà ad es., che ci assicurano che le cose sono proprio andate così.
La nostra memoria tende inoltre naturalmente a completare con l'immaginazione le sue lacune, aggiungendo particolari, arrotondando per così dire, specie per quello che riguarda i nostri ricordi più lontani nel tempo.
E le cose si complicano ulteriormente quando il ricordo viene narrato ad un pubblico...
Dunque, il confine fra ricordo e fantasia non è poi così netto come a prima vista potrebbe apparire.

Ci sono però delle differenze che possiamo cogliere fra ricordo e fantasia e su queste si basano quegli esercizi che possono essere usati nel lavoro di ricerca delle proprie vite passate allo scopo di affinare la capacità di distinguere i due casi. Tali differenze sono valide per persone che non presentino patologie psichiche che possano alterare profondamente il funzionamento di ricordo e fantasia.

Il ricordo è più coerente: la fantasia è duttile e plastica, il ricordo molto meno. In uno stato di rilassamento profondo, le fantasie danno spesso vita ad eventi irreali, come il volare fra le nuvole o il trasformarsi in una stella, ad es. Le persone che sono immerse nella rievocazione di un ricordo, invece, tendono ad un racconto che abbia coerenza e consistenza con le regole fisiche e con l'epoca in cui il ricordo è ambientato.
Talvolta uso un piccolo trucco con i clienti se mi trovo in dubbio se ciò in cui sono immersi è una fantasia o un ricordo: provo a suggerire loro un elemento non coerente. Se narrano per esempio di una vita medievale e si trovano in una stanza, chiedo loro di guardare fuori attraverso i vetri della finestra. Se si tratta di un ricordo, la risposta che mi viene data è :"Quali vetri?", dal momento che nel medioevo non si usavano vetri alle finestre.

Il ricordo dà un senso di familiarità, ci riconosciamo nel protagonista della storia che stiamo narrando. Nel ricordo, anche in quello di altre vite, qualcosa dentro ci fa dire "sono io", cosa che non accade, ad es. ai medium quando vengono momentaneamente 'presi' da altre personalità, situazione che al contrario genera un senso di estraneità.

I ricordi sono spesso ordinari, le fantasie straordinarie. La maggior parte delle vite passate che vengono ricordate sono vite semplici, da stalliere, da contadina, da serva. Le vite famose sono assai rare, come nella realtà. I grandi personaggi si prestano con facilità ad identificazioni simboliche. Una nota terapista, B.Binder, narra ad esempio di avere incontrato almeno una decina di persone che, nel corso del lavoro terapeutico, si sono identificate con il traditore Giuda Iscariota.

Ricordi spontanei delle vite passate



Molto spesso l’interesse per le vite passate sorge quando ci accade qualche fenomeno connesso con il ricordo spontaneo di elementi di una vita precedente.

Ricordi di luoghi: In questa categoria rientrano i casi in cui a qualcuno capita di visitare per la prima volta una città e sente un forte senso di familiarità, un deja vu, e magari si accorge di sapere la strada da fare per andare alla piazza del duomo.

Ricordi di persone: sono fra i più comuni. Spesso al primissimo incontro con una persona avvertiamo la sensazione di conoscerla, il deja vu. Il più delle volte è lo sguardo ad essere ‘portatore’ di questo senso di familiarità, accompagnato da sentimenti a volte anche molto intensi. Alle volte accadono fenomeni di telepatia con queste persone, come se poteste a distanza sentire i loro stati d’animo e pensieri.
Altre volte può succedere di‘sapere’ com’era la persona in un’altra vita, di immaginarsela improvvisamente in altri panni e con un altro viso, che magari vi dice la stessa frase che vi ha detto poco prima, carica di emozioni che riconoscete.

Talenti innati
: capita di saper fare, con una facilità, cose che altri impiegano anni e anni ad iparare, mentre a noi vengono naturali. I casi più eclatanti sono quelli dei bambini prodigio, come Mozart, ma è qualcosa che accade in misura più limitata a molti di noi.

Ricordi stimolati da oggetti o situazioni: fra questi possono rientrare ad esempio paure che non hanno apparente giustificazione o improvvise immagini che si ‘innescano’ quando tocchiamo un oggetto o ci troviamo in una data situazione e che non hanno legami evidenti con la nostra storia attuale.

I sogni: spesso brandelli di vite passate entrano nei nostri sogni, mescolandosi con il materiale onirico. Talvolta sono riconoscibili nei sogni ricorrenti, specie se presentano ambientazioni e situazioni che non mostrano una connessione evidente con la nostra storia attuale.

Alcune persone hanno ricordi spontanei chiari e ben definiti, specie i bambini piccoli, altre invece non ne hanno mai, anche se la maggior parte delle persone si è trovata ad avere almeno uno dei segnali sopra descrittti.
I ricordi spontanei rientrano nel quadro più complesso degli eventi sincronici, in quanto si presentano il più delle volte in concomitanza con altri eventi importanti della nostra vita attuale, che aprono porte che normalmente sono chiuse alla memoria ordinaria.

Le anime gemelle



Si parla spesso di anime gemelle nella letteratura sulle vite precedenti e generalmente si immaginano come esempi di amore perfetto, che continua vita dopo vita in una sorta di fiaba infinita.
Anche se può in taluni casi essere così, nella realtà è più probabile che l’incontro con una ‘anima gemella’ sia per noi una sfida difficile e faticosa che non una meravigliosa passeggiata mano nella mano.
Ci sono inoltre diversi tipi di anime gemelle.

Il primo tipo, il più frequente, è il caso di persone che si incontrano in una relazione che permette ad ognuno di loro di affrontare un tema karmico. Generalmente tali relazioni si configurano attorno ad una polarità del tipo persecutore-vittima, attivo-contemplativo, estroverso-introverso, etc. Spesso, anche se non necessariamente, la relazione ha aspetti dolorosi per entrambi.

Il secondo tipo unisce al legame karmico quello dharmico: il senso dell’incontro è dato dal fatto che le persone hanno qualcosa da portare a termine insieme, che il più delle volte non è una relazione romantica. Alle volte è qualcosa che non è stato portato a termine in una vita precedente, e va per questo terminato (la relazione è basata sul karma), altre volte qualcosa che abbiamo scelto di fare insieme a quella persona in questa vita (è un compito che riguarda il dharma).

Il terzo tipo, infine, è quello cui ci si riferisce nell’immaginario: l’incontro d’amore che dura tutta una vita. Dei tre è il meno frequente, anche se è il più noto.

Per comprendere che tipo di relazione è quella che ci unisce a qualcuno che sentiamo di conoscere già è importante fare attenzione alle nostre primissime impressioni nel conoscere le persone. Spesso ricominciamo da dove abbiamo lasciato, e le prime impressioni possono indicarci i legami che sono stati interrotti.

Gli incontri con le anime gemelle spesso vengono compresi al momento della morte...

 

La morte e la vita fra le vite



Fra i temi più affascinanti del viaggio attraverso le vite passate ci sono quelli della morte e del cosidetto spazio fra le vite.

La morte rappresenta, per ogni vita, un momento unico in cui la consapevolezza è in grado, il più delle volte, di volgere uno sguardo d’insieme alla vita appena trascorsa e di coglierne l’essenziale. Nelle testimonianze di chi ha sperimentato regressioni alle vite precedenti, il momento della morte corrisponde a quanto descritto nei più antichi testi sul tema, come il Bardo Thodol della tradizione tibetana. Lo stato d’animo, le emozioni e i sentimenti provati in quel momento risultano determinanti per il bagaglio che l’anima porterà con sé nelle successive esistenze.

La vita fra le vite, lo spazio-tempo al di fuori di una specifica vita, viene sperimentato e descritto da chi lavora sulle proprie precedenti esistenze come una dimensione dello spirito, dalle caratteristiche – positive e negative -spesso legate alle credenze avute nella vita appena terminata, in cui è possibile comprendere e rielaborare i suoi temi principali, talvolta con l’aiuto di guide o altre figure di luce.
E’ generalmente il momento in cui abbiamo accesso alle informazioni che provengono dalla parte più ‘alta’ di noi, in cui può emergere la profonda saggezza che ci accomuna.

 

La morte e la vita fra le vite



Fra i temi più affascinanti del viaggio attraverso le vite passate ci sono quelli della morte e del cosidetto spazio fra le vite.

La morte rappresenta, per ogni vita, un momento unico in cui la consapevolezza è in grado, il più delle volte, di volgere uno sguardo d’insieme alla vita appena trascorsa e di coglierne l’essenziale. Nelle testimonianze di chi ha sperimentato regressioni alle vite precedenti, il momento della morte corrisponde a quanto descritto nei più antichi testi sul tema, come il Bardo Thodol della tradizione tibetana. Lo stato d’animo, le emozioni e i sentimenti provati in quel momento risultano determinanti per il bagaglio che l’anima porterà con sé nelle successive esistenze.

La vita fra le vite, lo spazio-tempo al di fuori di una specifica vita, viene sperimentato e descritto da chi lavora sulle proprie precedenti esistenze come una dimensione dello spirito, dalle caratteristiche – positive e negative -spesso legate alle credenze avute nella vita appena terminata, in cui è possibile comprendere e rielaborare i suoi temi principali, talvolta con l’aiuto di guide o altre figure di luce.
E’ generalmente il momento in cui abbiamo accesso alle informazioni che provengono dalla parte più ‘alta’ di noi, in cui può emergere la profonda saggezza che ci accomuna.

 

l lavoro con le memorie spontanee



Un ricordo spontaneo, in qualunque forma esso si presenti, è come qualcuno che bussa alla nostra porta: segnala il momento in cui siamo pronti per confrontarci con un passato ancora aperto.
Questo è il motivo per cui è sempre interessante approfondire per comprendere cosa quel ricordo ci sta portando.

Un modo è lavorare con quelle tecniche, come quelle gestaltiche, che mirano ad amplificare quanto contenuto nel frammento del ricordo, sia esso un’immagine, una sensazione, un sentore o altro. Tramite l’amplificazione è come se il frammento di ricordo si ‘allargasse’ e alla nostra coscienza possono ora emergere altri materiali, per comporre il quadro completo. Tali tecniche presuppongono una persona esperta che guidi il lavoro con chi desidera ricordare.

Un frammento di ricordo può inoltre essere ulteriormente esplorato in meditazione, con l’ipnosi, lo psicodramma e tramite le vie di creatività.
Se il ricordo emerge nei sogni, possono essere usate le tecniche che mirano al dirigere i sogni, sia tramite specifiche visualizzazioni prima di adddormentarsi che tramite l’uso di cristalli.

 

La meditazione guidata



Consiste in un ‘viaggio’ di immaginazione guidato, secondo un percorso che prevede in primo luogo un rilassamento corporeo e in seguito la possibiltà di accedere a memorie profonde.
La meditazione o immaginazione guidata è da millenni stata usata dalle vie di sviluppo spirituale ed è stata più recentemente esplorata anche nel corso delle ricerche scientifiche sul nostro funzionamento cerebrale. Essa è un metodo estremamente naturale.

Noi sfruttiamo ordinariamente solo una piccola parte delle nostre facoltà mentali e solo piccle aree del nostro cervello si attivano in quello che chiamiamo pensare. La meditazione guidata permette di risalire alle nostre vite passate sfruttando le risorse che emergono naturalmente quando, tramite semplici tecniche introspettive, si stimola un utilizzo più completo delle nostre facoltà mentali.

Nata dunque dalla sintesi di tecniche di meditazione orientali con le più recenti scoperte della neuro-scienza sulle onde cerbrali, la meditazione guidata si distingue nettamente dai metodi basati sull'ipnosi regressiva in quanto chi la pratica rimane completamente sveglio, cosciente e consapevole per tutta la durata della meditazione e non ha bisogno di far filtrare da nessuno il resoconto di ciò che emerge, perché è lui stesso a percepire direttamente il contenuto delle sue vite passate come pure a co-dirigere lo svolgimento della seduta.
L’intera meditazione si svolge solitamente in uno stato di profondo rilassamento o trance leggera, simile a quella in cui ci troviamo quando siamo completamente presi da un ricordo o da una sensazione, quando tutto in noi è concentrato nell’ascolto interno e quanto ci circonda si attutisce e scivola in secondo piano fino a scomparire quasi. Come accade in altri tipi di meditazione, la regressione alle vite passate è un processo per ricevere risposte in una condizione di rilassamento.

E’ possibile per chi sta ricordando le proprie vite passate memorizzare il percorso della meditazione guidata e portare avanti il lavoro riprendendolo a casa. In questo modo si approfondisce la propria capacità di rilassamento – rilassarsi è qualcosa che si può apprendere - e si rende più completo e profondo il lavoro che viene fatto negli incontri guidati.
E’ sconsigliabile e pericoloso invece cercare di lavorare completamente da soli memorizzando o incidendo su cassetta i testi che si trovano in molti libri sulle vite precedenti.

 

L’ipnosi regressiva



E’ la tecnica comunemente usata dalla più parte dei terapeuti delle vite passate e si basa sull’induzione di una trance profonda nella quale la consapevolezza recede fino talvolta a rendere necessaria la registrazione della sessione perché il paziente non ricorda, una volta emerso dalla trance ipnotica, quanto è successo.

Per quanto l’ipnosi regressiva sia stata usata in larga misura nella prima metà del secolo dai terapeuti pionieri del lavoro con le vite precedenti, tende ora ad essere progressivamente abbandonata per diverse ragioni.
E’ ormai noto che il fatto che ricordi emergano sotto ipnosi non è una garanzia della loro veridicità, tanto è vero che l’ipnosi è stata scartata come prova giudiziaria in quanto inaffidabile.
Inoltre, con il passare del tempo, molti operatori si sono resi conto che non è necessaria una trance profonda per aprire il contatto con le vite precedenti e che ciò può acccadere con facilità sia in stati intermedi di trance che, come in meditazione guidata, in stati di trance leggera.
La stessa ipnosi, come tecnica, è notevolmente cambiata nelle moderne forme di terapia ipnotica derivate dal lavoro di Milton Erikson e sviluppate dalla PNL, forme nelle quali l’idea di trance come opposta allo stato consapevole si è trasformata nel concetto di un continuum mobile in cui il paziente si sposta, entra ed esce continuamente passando dallo stato pienamente sveglio e consapevole alla trance e viceversa più volte nell’arco di poco tempo.

 

Lo psicodramma



Lo psicodramma, nato per opera dello psichiatra J.L. Moreno negli anni '20, è un metodo d’approccio psicologico che consente alla persona di esprimere, attraverso la messa in atto sulla scena, le diverse dimensioni della sua vita e di stabilire dei collegamenti costruttivi fra di esse.

Può essere diretto da una persona formata con con un cliente o, più frequentemente, con un gruppo.
Lo psicodramma si adatta all’esplorazione dei ricordi di vite precedenti, siano essi spontanei o frutto di un precedente lavoro in meditazione e ne permette approfondimento, comprensione profonda e integrazione con il presente.

Esso facilita, grazie alla rappresentazione scenica, lo stabilirsi di un intreccio più armonico tra le diverse istanze, presenti e passate, e porta alla riscoperta ed alla valorizzazione della propria spontaneità e creatività.
Sul palcoscenico chi è protagonista è attivamente impegnato a conoscersi ed a sviluppare le sue risorse: ascolta le diverse parti del suo mondo interno e relazionale, i suoi dubbi, le sue domande, i suoi talenti, i suoi blocchi, i sui desideri, i suoi bisogni… Così facendo avviamo un dialogo interno che ci conduce a cogliere possibili soluzioni ai conflitti intrapsichici e/o di relazione con gli altri e col mondo esterno. In questo procedere si trovano stimoli e conferme nella partecipazione e nell’appoggio sia dello psicodrammatista che dell’eventuale gruppo.

Con lo psicodramma siamo messi in condizione di (ri)sperimentare delle situazioni piuttosto che di raccontarle. La messa in scena permette di avviare, in un contesto protetto e rassicurante, un dialogo percepibile, attivo e costruttivo fra i diversi aspetti di noi. Possiamo giungere così ad un più alto livello di coscienza di sé e di fiducia, e possiamo accedere a modi maggiormente spontanei e creativi nel relazionaci a oi stessi e agli altri.

Lo psicodramma può con estrema naturalezza essere utilizzato nella messa in scena delle nostre vite passate, così come della presente vita. Le vite precedenti offrono inoltre una scena già "teatrale" in partenza, essendo ambientate in altre epoche e in altri luoghi; il lavoro viene facilitato dalla parziale disidentificazione dei protagonisti della vita passata, che sentiamo essere noi e contemporaneamente non i noi attuali.

 

Il disegno con la mano non-dominante e altre tecniche creative.



E’ possibile utilizzare gli strumenti creativi, ad esempio il disegno o la modellazione dell’argilla, in modo che l’attività creativa diventi una forma di meditazione e di contatto con le parti di noi solitamente lontane dalla coscienza. Tale contatto può essere anche nella direzione di una scoperta di temi delle nostre vite passate.
Dal punto di vista pratico, si tratta in genere di bypassare la consapevolezza ordinaria operando ad esempio ad occhi chiusi e con la mano non dominante.

Tali tecniche sono molto adatte quando incontriamo dei blocchi nell’esplorazione di una vita precedente, con le persone che hanno difficoltà nel lavoro in meditazione guidata o per aprire nuove prospettive su un tema.